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Intervista su Runner's World di gennaio, parte 1

La seconda vita di Stefano Baldini

Un campione è sempre tale. Stefano Baldini un po' di più, con il suo alto profilo umano, il sorriso cordiale, la forza dell'esempio, specie per i giovani. Oggi corre più piano, ma forse con maggior passione, come testimonia racconto della sua New York 2013.

di Marco Tarozzi

Adesso è un'altra cosa, e lo sapevi. Magari ti rivedi ragazzino ai tempi in cui tuoi fratelli ti portavano correre sulle strade del reggiano o appena più grande quando dovevi viaggiare fino a Bologna per trovare magiche notti estive della pista in cui confrontati con atleti già adulti, perché quelli della tua età non tenevano il passo. Adesso che sei quello di Atene 2004 e tanto altro ancora hai completato il giro di giostra e ti ritrovi nel gruppo, felice di esserci perché NYCM, insomma la maratona di New York, nell'immaginario collettivo resta la grande festa della gente carica di contenuti, di volti, di storia e perché quello che conta è il piacere della corsa che non è mai venuto meno nemmeno quando eri più forte di tutti. Stefano Baldini, un mese e un po' dopo ritorno a New York. Da amatore, o se preferite da atleta che ha chiuso un cerchio, ma nel cui fisico riaffiorano ancora i segni del talento, quando vengono stimolati. E' stata un'altra storia naturalmente. Vissuta e vista da una nuova angolazione. E allora, dopo averla assimilata, respirata fino in fondo arriva la voglia di raccontarla. “L'idea di correre di nuovo per 42 km parte da lontano: come si sa dovevo farlo sempre a New York nel 1012. Ero la a fare assistenza per l'agenzia Born2run e avevo preparato tutto. L'idea era quella di raccogliere fondi per il Comune di Reggiolo, che nella provincia di Reggio Emilia è stato il più colpito dal terremoto dello scorso anno. Poi è successo che un altro tragico evento naturale ha costretto gli organizzatori a una scelta dolorosa e necessaria. Incroci strani e crudeli nel destino. Senza maratona, siamo comunque riusciti a raccogliere 8.500 euro, che ho personalmente consigliato sindaco di Reggiolo la scorsa primavera.” Nel frattempo sono successe tante cose. Per esempio che Stefano, uno che si impegna sempre al massimo in quello che fa, si è immerso nel suo nuovo incarico di Direttore Tecnico del settore giovanile della Fidal. Continuando a portare in giro il verbo della corsa. Paradossalmente con molto meno tempo da dedicare alla sua, di corsa. “La realtà è che adesso faccio altro, e se prima la giornata girava tutto intorno all'atletica, ora è l'allenamento, quando riesco a farlo, ad esser subordinato a tutto il resto. Fortunatamente, aggiungo. C'è un tempo per ogni cosa. Per fare l'agonista a tempo pieno, ma a un certo punto anche semplicemente per muoversi, essere reattivi e più possibile brillanti. Quest'anno non avevo avuto abbastanza tempo preparare un evento benefico ad hoc per New York e a dirla tutta nemmeno per correre: a luglio sono riuscito ad allenarmi quattro volte in 30 giorni. Insomma, proprio non c'era l'idea di andare oltreoceano, come un anno fa, ma a settembre ho ritrovato un po' di condizione e ho deciso di farlo comunque. In modo molto più estemporaneo”.

Senza dimenticare l'impegno sociale ,che anzi è stata la molla per caricare un atleta che non frequentava più da tempo le strade di maratona. Le sue strade. “Ho deciso di concentrare l'attenzione su Actionaid, ONLUS che si occupa di adozione a distanza con la quale collaboro ormai da tre anni, e questo mi ha dato la motivazione giusta. Ma la preparazione è stata ben diversa da quella di un tempo. I miei lunghi? Ho corso due volte una ventina di km e una volta 23, tutto qui. Ma poi in gara ho trovato un gruppo che viaggiava appena sopra i 4 minuti al chilometro e mi ci sono trovato alla perfezione. Sono anche riuscito ad aumentare il ritmo strada facendo. Li ho persi di vista al Queensboro Bridge, poi sulla First Avenue tutto mi sembrava bellissimo, allora ho cominciato a vedere il traguardo che si avvicinava e sentirmi in sicurezza. Bella sensazione, che non provavo da tanto. Del resto per i primi 10 km non ha fatto altro che vedere gente che mi superava, ma dal 10º in poi mi sonorifatto con gli interessi. Dico davvero, me la sono proprio goduta questa maratona di New York. E l'ho anche finita in 2h43'41”, non male per uno che è fuori da tanto tempo”. Lo dice aprendo un sorriso di quelli che spiegano più delle parole. E' vero, Stefano Baldini è ancora innamorato della corsa. E' proprio la stessa passione che aveva da ragazzino e non l'ha persa nemmeno quando il divertimento è diventato mestiere e bisognava sbattersi per restare ad alta quota. “Vero, da questo punto di vista le cose non sono cambiate. La corsa è rimasta un piacere proprio come quando la praticavo ad alto livello. Ora non uso più il cronometro, esco di casa faccio soltanto lavori in progressione . Ho una visione diversa delle cose: mi piace godermi il percorso, mi diverte scoprire il mondo che c'è oltre gli allenamenti, capire che è diverso, nuovo. Non preferisco questa condizione a quella di prima. Allenarmi per essere un top runner è più stimolante, per me. Non lo preferiscono ma lo accetto e comunque era un'esperienza da fare anche questa, mi mancava. Così come sono orgoglioso di impegnarmi in progetti di solidarietà: tutto quello che ho fatto negli ultimi tre anni ha sempre avuto uno scopo benefico”. La Grande Mela si è lasciata scoprire, questa volta. Negli angoli, nei dettagli. Stefano l'ha respirata fino in fondo, felice con un ragazzino. Facendo cose che non aveva mai fatto prima. Cose semplici eppure nuove per lui. Tipo dare il cinque alla gente che aspetta i bordi della strada. Normale no? Eppure ve lo immaginate un top runner che si mette a dare il cinque a tutti? Non si fa, e si perde un momento chiave di quella maratona: l'empatia che si crea tra Runners e pubblico. Beh, finalmente l'ho provata anch'io, quella sensazione. E poi sono riuscito...ad ascoltare la musica. Fa sorridere la cosa? Eppure uno che corre per la vittoria è talmente concentrato che tutte quelle band grandi e piccole, coloratissime, non le nota neppure. Questa volta per me è stato un concerto di due ore e 40 minuti, qualcosa di fantastico.

Stefano a New York intervistato da Il Resto del Carlino

Baldini a new york

«Correrò l'undicesima maratona Mi diverto e faccio beneficenza»

«Ml METTERO' IN MEZZO AL GRUPPONE CERCANDO DI RADUNARE UN PO' DI ITALIANI CHE VOGLIANO ARRIVARE INTORNO ALLE 3 ORE»

«Sulla canotta avrò la scritta ActionAid, onlus per l'adozione di bimbi a distanza»

Claudio Lavaggi

Stefano Baldini oggi lo possiamo riassumere in due soli "titoli" d'enorme spessore, uno da atleta e uno da dirigente: campione olimpico di maratona ad Atene 2004 ed attuale commissario tecnico della nazionale italiana giovanile di atletica leggera. Nel mezzo, però, una marea di altri impegni, incarichi e collaborazioni, sicuramente non ultima quella di accompagnatore per la Born2Run, che si definisce "tour operator specializzato in turismo sportivo di maratone e podismo in Italia e nel mondo, maratona di New York in particolare". E quindi da oggi... «Sì, partiamo proprio oggi, anche se quest'anno i numeri sono sicuramente minori che in passato. A parte la crisi, in tanti sono stati scottati dalla mancata edizione dell'anno scorso (dovuta al famoso uragano Sandy, n.d.r.). Quindi credo che il nostro gruppo sarà di circa 400 persone, mentre in totale gli italiani al via sono circa 1.800». Baldini compreso... «Beh, sì, ho il pettorale 1505 e correrò tutta la maratona. In realtà dobbiamo usare i termini giusti: diciamo che farò quello che dovevo fare l'anno scorso e cioè mettermi in mezzo al gruppone, cercando magari di radunare intorno a me un po' d'italiani che vogliano correre intorno alle 3 ore. Ma di qui a parlare di gara ce ne passa». Contiamo le tue partecipazioni? «Direi 10: cinque da atleta, una da ospite quando ricevetti il premio Abebe Bikila e quattro da accompagnatore. Questa dovrebbe essere l'undicesima volta, la prima nel 1996, l'ultima nel 2007 e un terzo posto nel '97 in 2h.09'31” come miglior piazzamento. Nel 2002 il mio miglior tempo in 2h.09'12”». Dunque l'idea è quella di divertirsi e basta. «Non solo, certo in corsa sarò tranquillo e rilassato, ma nel frattempo porto avanti un'attività benefica per la ActionAid, una onlus per l'adozione a distanza di bambini. Collaboro da tre anni e porterò questa scritta sulla canotta». Ma se Parigi e sempre Parigi, New York è sempre New York? «Assolutamente sì, a livello di fascino di maratona non ha uguali nel mondo. Io ci sono stato tante volte e ogni anno regala qualcosa di nuovo. E' questo il suo bello ed è per questo che si toma volentieri nel tempo. In più quest'anno l'organizzazione deve fare bella figura, perché le proteste per l'anno scorso sono state davvero tante. E' un ulteriore banco di prova per la maratona 2013». Quindi unisci il viaggio di piacere a quello di lavoro. Ma non solo, giusto? «Vero, perche lunedì mi sposterò a Eugene, nell'Oregon, dove dal 22 luglio dell'anno prossimo si svolgeranno i campionati mondiali juniores d'atletica. Sarà un'accurata «site visit», una visita ad impianto, alberghi e condizioni per la nostra nazionale che ha carte in regola per risultare protagonista». A questo punto siamo passati dal Baidini-maratoneta al Baldini-tecnico. Puoi già fare un bilancio di questo tuo primo anno? «La stagione non è ancora finita, perché ricordiamoci che a novembre ci sono le Gymnasiadi in Brasile, un evento internazionale di alto valore riservato a ragazzi sino a 17 anni. Gli azzurri saranno 37, purtroppo ho avuto un numero chiuso e sono stato costretto a scelte, ma abbiamo elementi di valore tra i quali anche il nostro Yassin Bouih che correrà gli 800». Gare, ma anche esperienze importanti? «Soprattutto questo: andremo 12 giorni lontanissimi da casa, quasi a creare la situazione di chi un domani farà sport a livello massimo. Diciamo una simulazione di olimpiade a soli 17 anni, un'esperienza unica, direi». Per il resto come giudichi la stagione dei tuoi azzurri e in particolare quella dei reggiani? «Quest'anno tra raduni e impegni della nazionale abbiamo visto 309 ragazzi che non mi sembrano davvero pochi. Ognuno ha la propria storia, il proprio tecnico, la propria struttura, sono tante realtà da tenere presenti. Abbiamo avuto molte manifestazioni giovanili e molti si sono messi in mostra. Riguardo ai reggiani, beh, a parte Bouih di cui ho detto, in evidenza Sara Corradin (poi infortunata nel finale di stagione, n.d.r.), l'astista Zobbi ed il mezzofondista Guerrieri, soprattutto ad inizio annata. Per noi l'importante è tenerli sempre motivati, perché sono l'atletica del domani». (IlRestoDelCarlino)

Intervista su MarieClaire

La buona notizia è che bisogna fare shopping. Il che, se questa è stata praticamente l'unica attività definibile motoria della vostra vita, è davvero un ottimo primo step e un sicuro incoraggiamento. La cattiva è che: no, non potete prendere quel modello solo perché "mi piace tanto il colore". Scegliere la scarpa giusta è la prima cosa da fare per non ritrovarsi con muscoli doloranti e voglia zero di continuare quella tortura. Perché il punto è che bisogna iniziare dal basso: sia in termini di prestazione che di abbigliamento. Ce lo dice Stefano Baldini, campione olimpionico e testimonial Asics, che incontriamo in occasione del lancio delle nuove Asics GEL-SUPER J33, scarpe progettate per chi ha una "pronazione" più accentuata e ha bisogno di alternare un modello neutro a uno specifico per il suo piede.

Abbia pazienza ma siamo neofiti: che significa pronazione?

È la tendenza a correre (o a camminare) appoggiando il peso verso l'interno del piede. È una caratteristica di quasi tutti, ma in alcuni è più accentuata. Per questi corridori nasce la GEL-SUPER J33, una scarpa specifica per pronatori che alternata a modelli più ammortizzati permette di allenare il piede nella maniera migliore possibile ottimizzando i risultati su ogni tipo di superficie.

Allenare il piede?


Certo! Non bisogna dimenticare che il piede ha 33 muscoli - per questo la linea si chiama 33 - e per stimolarli nel modo giusto bisogna scegliere le scarpe più adatte. Per i pronatori l'ideale è alternare queste specifiche con quelle neutre: in questo modo non si affatica il piede ma nemmeno lo si lascia "addormentare". Bisogna stimolarlo invece per non accentuare il "difetto" ed evitare possibili infortuni. D'altronde il nostro motto non è "run" ma "run again", cioè continua a correre. Non basta iniziare, bisogna andare avanti!

Ma se invece il piede appoggia dall'altro lato?


Si chiama supinazione, ma in questo caso non c'è l'esigenza di un modello ad hoc. Vanno benissimo le neutre.

Consigli per chi inizia da zero?


Si parte dalle scarpe: scegliere quelle più adatte è non solo figuratamente il primo passo. Poi, non volere tutto e subito: chi cerca performance eccellenti dall'inizio smetterà in tempo record. Ci vuole tempo per stabilire la connessione mente-corpo che soltanto la corsa ti può dare. Infine, avere un abbigliamento che ci aiuta a sfruttare al meglio le potenzialità dei nostri muscoli, come la linea che sfrutta la tecnologia Motion Muscle Support, che hanno delle parti in elastan che sono più o meno resistenti a seconda della zona e che aiutano a scaricare la fatica mentre sostengono e ammortizzano le vibrazioni. In modo diverso da uomo a donna, naturalmente.(Francesca Zaccagnini)

Intervista su mensrunninguk

Baldini: Farah can win London Marathon

Mo Farah has what it takes to conquer the London Marathon at the first attempt. That is the view of 2004 Olympic Marathon champion Stefano Baldini.

The Italian, who took gold in Athens, has followed the reigning 10,000m world and Olympic champion’s progress since training with Farah in Kenya and says the Brit can claim victory in his first outing over the marathon distance.

“Mo has ten years at top on the track and over cross country distances, so he probably needs some time to become a real marathon runner, but I think it's possible for him to win at the first attempt because he is a champion,” said Baldini, speaking at the launch of the new Asics Gel Super J33 in Milan.

Baldini told Men’s Running: “It will be completely different because of the course - on road the and not the track, and it’s different because of his style. Mo is a long step runner, and he needs to run with shorter steps.

“Normally you need two marathons (to get used to it) and by your third you are ok, because you need 18 months with six months in between races, then you are ready to be strong and consistent.

“Some Africans run their first marathon very fast and then run a bad second, bad third, then they’re OK in the fourth, so the key is to be consistent over a long period. But I am confident for Mo. We ran together in Kenya some years ago in Iten. He is a very smart guy, he knows himself and knows everything about running.”

But Baldini warned Farah not to get sucked into a fast early pace when he tackles the cream of African distance running over the ultimate distance. The likes of new world record holder Wilson Kipsang and experienced names such as Geoffrey and Emmanuel Mutai will be wary of Farah’s speed at the finish and could attempt to tire him out with a quick race.

“They have to put on a strong pace from beginning, because they can’t give him the chance to feel comfortable. Mo has to stay in the back, like this year, he ran half the marathon in London and stayed quiet. The marathon starts after 30km, before that it’s easy to run a 2:55 (per km) pace.”

Farah’s road-racing inexperience was exposed by Kenenisa Bekele at the Great North Run in September when the older man got away from him on the final descent and even Farah’s famed final kick couldn’t close the gap to the great Ethiopian, but Baldini says he will be better for the experience.

“It could have been a lack of experience but he also had a long season,” said the Italian. “He ran fast from the beginning to the end of season and half marathon is a tough race to finish with.

“From now to London next year, he has six months, so it’s his best period, he doesn’t have to compete a lot, he just has to take his time.”(mensrunninguk.co.uk)

Stefano su Runner's World Brasile

Ieri sul Corriere dello sport i consigli per preparare la Maratona di Roma

Baldini: in corsa usate scarpe rodate per 50 km

I consigli dell'olimpionico del 2004: “Sveglia alle 6. E bevete molto, anche se non avete sete”.

Manca meno di un mese alla Maratona di Roma. Stefano Baldini, 41 anni, olimpionico sulla distanza ad Atene 2004 e vincitore a Roma nel 1998, oggi d.t. del settore giovanile della Fidal, ci regala preziosi consigli su come affrontare la corsa romana del 17 marzo.

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Articolo sul sito World Masters Games 2013

La corsa non ha età” Il segreto è la giusta conoscenza di se stessi”

Maratona, gara simbolo di ogni Olimpiade, gara simbolo della determinazione, del sacrificio, della resistenza fisica e anche dell’intelligenza. 42,195 km prima di poter alzare le braccia al cielo in segno di vittoria e quando questo avviene sullo stesso percorso dove la maratona è nata, cioè Atene, il sapore di questa vittoria è ancora più dolce. Quando questo regala la medaglia d’oro olimpica e questa medaglia si colora d’azzurro, l’emozione che dà è unica. Tutto questo ha un nome, quello di Stefano Baldini, che nell’estate del 2004, grazie al suo arrivo vittorioso sulla pista dello Stadio Panathinaiko di Atene, ha regalato all’Italia e a tutti i tifosi e appassionati di questa disciplina, una fortissima emozione.

Un grande campione Stefano Baldini, il cui palmares, nel quale spicca l’oro olimpico, è ricchissimo di successi: un oro nell’Europeo 1998, due bronzi ai Mondiali (2001 e 2003), di nuovo l’oro nei Mondiali di mezza maratona (1996) e tante, tante vittorie.  A lui appartiene tuttora il record italiano di maratona: 2h07’22’’, stabilito a Londra nel 2006. Baldini si è ritirato dall’attività agonistica nell’ottobre 2010, ma è rimasto nel mondo dell’atletica collaborando con il settore tecnico della Fidal.

 Il nostro percorso di avvicinamento ai World Master Games di Torino 2013, ci ha portato a ‘chiacchierare’ con questo grande atleta azzurro sul tema della corsa a ogni età, sulle motivazioni da cercare per correre una maratona, su come affrontare la mezza maratona inserita nei WMG a Torino e infine con il suo saluto agli atleti che si affronteranno nel capoluogo piemontese tra circa otto mesi.

La corsa è indiscutibilmente una disciplina che supera la barriera dell’età. Qual è il ‘fascino segreto” di questo sport?

Il segreto è semplice: indipendentemente dal tuo livello, dalla velocità, dall’età, chi corre ha una grande conoscenza di se stesso e delle proprie reazioni durante uno sforzo fisico. Avere sotto controllo la connessione tra mente e corpo, riconoscere certe sensazioni, è una soddisfazione più grande di una medaglia ed è alla portata di tutti.

Che motivazioni deve trovare un atleta (specie ‘master’) per preparare una maratona?

Gli stimoli e le motivazioni vanno dall’inseguire il benessere psicofisico alla ricerca del proprio limite, dalla sfida con stesso a quella con amici o avversari. L’agonismo sportivo è, a qualsiasi livello, il pane quotidiano di chi poi sa gestire al meglio le difficoltà della vita di tutti i giorni

La medaglia d’oro di Atene è ben impressa nella memoria di tutti gli appassionati di sport. Cosa ha significato per lei quel giorno?

Atene è stata la perfetta chiusura del cerchio: sono riuscito a concentrare nelle due ore più importanti della mia vita sportiva tutte le esperienze e quello che avevo imparato in venti anni di atletica. Poi potete immaginare cosa vuol dire per un maratoneta vincere quell’oro, sul percorso storico dove la maratona è nata: è stata una gioia pari a quella che ho provato alla nascita delle mie figlie.

A Torino, gli atleti correranno la mezza maratona. Quale consiglio può dare loro?

La mezza è molto più vicina a un 10000 che a una maratona. E’ in ogni caso una distanza da non prendere alla leggera, perché anche le condizioni climatiche la rendono più o meno impegnativa. Se farà molto caldo il consiglio è di arrivare alla partenza ben idratati e correre un po’ sottoritmo nei primi 10 km per coprire più velocemente la seconda parte (negative split). Il rimontare quelli che avranno esagerato all’inizio sarà uno stimolo eccezionale per correre al massimo fino al traguardo. 

La voglia di correre ritengo non passi mai. Trova ancora il tempo di sfidare il cronometro?

Corro quasi tutti i giorni, da 10 a 15 km, spesso anche senza cronometro. Dopo aver fatto di questo strumento un compagno insostituibile, ora durante le mie uscite l’ho messo un po’ a riposo. In compenso lo utilizzo per prendere i tempi agli altri.

Infine, cosa può augurare un campione come lei agli atleti che si sfideranno ai World Masters Games?

Posso augurare buon divertimento, che deve essere sempre il fine ultimo di un’attività sportiva. Non mi sono mai tolto dalla testa questo aspetto anche nel preparare le gare più importanti e per questo sono riuscito ad avere una vita agonistica lunga e piena di soddisfazione.

Un saluto che non può che essere da stimolo per tutti quelli che intendono mettersi alla prova e un invito, per chi fosse ancora un po’ indeciso, a non perdere tempo, iscrivendosi subito ai World Master Games di Torino. Per alzare le braccia al cielo, per dire a se stessi ‘ce l’ho fatta’. Per aggiungere l’ennesima istantanea nell’album della propria vita agonistica e non solo. 

Andrea Ballerini  (torino2013wmg.org)

Oggi intervista su Tuttosport

Baldini: “Torino, alternativa a New York”

Andrea Schiavon

Ci voleva un uragano per riportare un cast degno di una major a correre una maratona italiana. Tra gli effetti collaterali di Sandy, c'è pure questo: annullata la maratona di New York i top runners si sono reindirizzati su nuovi appuntamenti per non buttare mesi d'allenamento e così la Turin Marathon può concedersi il lusso di schierare atleti degni di una delle sei maratone milionarie che compongono il cicuito delle major. Al via ci saranno Sharon Cherop, Hilda Kibet e Valeria Straneo. Tre nomi per un record della corsa da realizzare sul percorso nuovo nuovo disegnato dal patron Luigi Chiabrera. A Torino nessuna donna ha mai corso sotto le 2 ore e 26 minuti (il primato appartiene alla keniana Agnes Kiprop in 2h26'22” nel 2009) “ma stavolta tutte e tre le favorite possono scendere sotto quel tempo. L'annullamento di New York ha permesso a Torino di costruire una gara da record” assicura Stefano Baldini, un passato recente da campione olimpico e un presente diviso tra le attività da testimonial Asics, commentatore per Sky e tutor per la federazione di atletica.

Le chanches della Straneo? La Cherop ha vinto la maratona di Boston e il pronostico ovviamente è tutto per lei. Io però ho personalmente assistito all'ultimo test che Valeria ha fatto prima di partire per New York: può correre una gara da protagonista, su ritmi non lontani dal record italiano (2h23'44”)”. Baldini parla con cognizione di causa, dato che dopo aver chiuso la carriera nel 2010 ha continuato a lavorare all'interno del mondo della maratona, affiancando anche il suo storico allenatore Luciano Gigliotti. In periodo di elezioni federali c'è pure chi vorrebbe un Baldini commissario tecnico. “Non sono il tipo da promuovere autocandidature e non so nemmeno se mi sento pronto per un ruolo del genere. Di certo io sono a disposizione, sganciato da qualsiasi cordata, perchè credo che il settore tecnico debba restare fuori dalle campagne elettorali”. Nella sfida elettorale che tra due settimane opporrà Alberto Morini e Alfio Giomi, chiunque sia il successore di Franco Arese non potrà prescindere da Stefano Baldini, un patrimonio che l'atletica italiana non si può permettere di perdere. Basta trascorrere qualche ora con lui allo stand Asics: i maratoneti se lo contendono per un autografo, una foto, un consiglio. E non è solo una questione d'immagine...Baldini anche da dirigente ha lo stesso approccio che aveva in gara: un killer meticoloso. In questi due anni oltre ad acquistare una certa disinvoltura in tv si è messo a studiare, frequentando un master in sports management. E nel frattempo è diventato papà per la seconda volta. “Laura adesso ha nove mesi, mentre Alessia, che ha 11 anni, fa già atletica. La specialità? Sembra portata per il salto in lungo. L'ideale per non fare paragoni né con il papà né con la mamma (l'ex primatista italiana dei 400 Virna De Angeli ndr)”.

Nei prossimi mesi è attesa un'altra mamma azzurra, dopo l'annuncio di ieri di Anna Incerti. “Sono incinta. Io e Stefano diventeremo genitori a maggio” ha detto la campionessa europea, a Torino per accompagnare il marito Stefano Scaini che oggi sarà impegnato in una gara maschile nella quale non è difficile pronosticare un podio tutto africano. “Aspettiamo Anna per gli europei 2014” ipotizza Baldini, indossando un po' i panni del dirigente e un po' quelli del commentatore. Con Straneo, Console e Ejjafini già alle prese con passeggini e parchi giochi, la maratona femminile italiana sarà sempre più una questione tra mamme.

 

Articolo di Stefano sulla rivista "SDS" del Coni

L'articolo è un estratto del Project work che Stefano ha realizzato durante il Corso di Management Sportivo della Luiss business school in collaborazione con la Scuola dello sport del Coni.

 

Rassegne stampa di Londra 2012

La Stampa

Baldini e la crisi dell’atletica 
“Io citì? Se mi vogliono...”

L’ex olimpionico di maratona: “L’Italia ha ottimi giovani, ma 
li disperde Schwazer mi ha davvero deluso, non ha capito che era un privilegiato”

di Giorgio Viberti

Stefano Baldini, olimpionico 2004 di maratona, è in vacanza all’Hotel Riva degli Etruschi di San Vincenzo, che è anche la sede invernale degli stage Fidal di mezzofondo e marcia, oltreché punto di riferimento del pattinaggio azzurro (vi si è allenata anche Carolina Kostner) e di molti team di ciclismo (come la Lampre di Cunego e Scarponi). Baldini vorrebbe disintossicarsi dopo le deludenti performance, in pista e fuori, dell’atletica azzurra, ma da tecnico Fidal (è fra i responsabili del settore mezzofondo e “tutor” federale con la Dorio e Mori) non riesce a staccare la spina.

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Rassegne stampa di Londra 2012

Il Resto del Carlino

La mia maratona in tv, col triathlon mi gasavo”

di C.Lavaggi

Stefano Baldini si sta godendo le meritate vacanze dopo la chiusura delle Olimpiadi di Londra. La sua non è stata la solita fatica sulle strade della maratona, ma la 'maratona televisiva', visto che Sky, che lo ha ingaggiato come commentatore tecnico, ha dedicato centinaia di ore all'evento.

Si è stata una fatica un po' diversa. Siccome alloggiavo a un'ora dall'impianto di atletica, succedeva che alle 7.30 di mattina si era pronti per partire e fino alle 2 di notte non si rientrava”.

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Rassegne stampa di Londra 2012

Nella vita, qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre” 

Stefano Baldini, classe 1971, è il maratoneta italiano per eccellenza. Tantissimi i successi che lo hanno visto protagonista: 13 titoli italiani tra 10 Km e mezza maratona (21,097 km), un trionfo in Coppa Europa sui 10 Km, 2 titoli Europei di maratona (42,195 km), 1 titolo Mondiale di mezza maratona, 2 bronzi Mondiali in maratona e per tre volte detentore del primato italiano sulla distanza alla maratona di Londra, imperdibile appuntamento primaverile…  ma la vittoria della vita è stata di certo l’oro Olimpico di Atene 2004. Una prova di coraggio e resistenza che Stefano rinnova ogni giorno, con grande passione e grande disciplina perché un vero atleta lo è innanzi tutto nell’anima e per sempre.

Correre è un po’ come volare: incontri la resistenza dell’aria; le difficoltà una per una rispondono all’appello al punto che gambe e mente iniziano a vacillare, ma se insisti decolli e non ti puoi più fermare…(Viviana Passaretti,www.you-ng.it) 

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Rassegne stampa di Londra 2012

Baldini e il fascino olimpico “In Europa si sente di più”

C’è un uomo solo al comando, ha il fisico asciutto, i capelli biondi e gli occhi vispi. Sullo sfondo non ci sono i tornanti dello Stelvio ma se vogliamo lo scenario è ancora più suggestivo: lo stadio Panathinaiko di Atene che nel 1896 ospitò i primi Giochi olimpici dell’era moderna. Vincere la maratona, la madre di tutte le gare, nella culla della civiltà sportiva, ti consegna direttamente alle leggenda senza passare per la storia.

L’eroe in quell’estate di otto anni fa è Stefano Baldini, capace di conquistare l’oro olimpico in quella specialità che è diventata una sorta di altopiano africano. Sono passati otto anni da quell’impresa e dopo quattro edizioni dei Giochi vissute in campo, il maratoneta di Castelnovo Sotto (Reggio Emilia) si posiziona sui blocchi di partenza per debuttare come opinionista.

Sarà infatti il commentatore tecnico per le gare di atletica per Sky, un appuntamento per il quale si è preparato con la meticolosità che lo contraddistingueva quando correva. Ma stavolta ripetute, scatti “lunghi” li ha provati al microfono.(Valentino Beccari,gazzettadireggio)

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Oggi articolo su "Gazzetta di Reggio"

Concerto di Natale. Il flauto di Griminelli incanta il pubblico dell'Ariosto

Connubio riuscito fra grande musica e solidarietà del progetto "Io ci credo!"

 

 

 

REGGIO EMILIA (7 dicembre 2011) -Una serata perfettamente riuscita, che ha sancito il connubio fra grande musica e solidarietà. E’ questa l’impressione ricavata dal concerto di Natale che ha visto protagonista Andrea Griminelli, ieri sera sul palco del Teatro Ariosto nell’evento promosso da Cariparma, il cui ricavato andrà al progetto “Io ci credo!”, organizzato da Ascmad-Prora onlus. Tantissimi gli ospiti intervenuti, a cominciare dal prefetto Antonella De Miro, Sira Zedda, responsabile della Banca d'Italia filiale di Reggio, Gianni Borghi e Cristina Carbognani, presidente e vicepresidente della Fondazione Manodori, Stefano Landi, presidente degli Industriali, quindi Pierluigi Saccardi, vicepresidente della Provincia, Annamaria Artoni, l’olimpionico Stefano Baldini, Giampiero Maioliceo di Cariparma Crédit Agricol, poi Stefano Dallari,  l’assessore al Welfare Matteo Sassi, l’avvocato Roberto Sutich e il direttore del Giornale di Reggio Roberto Rozzi. Amore per la cultura, spinta al sociale e attenzione al territorio in un unico evento: sono questi gli ingredienti del concerto di Natale di Cariparma, che ha abbracciato il progetto “Io ci credo” di Ascmad-Prora per dotare dell’avveniristico macchinario per la cura dei tumori la Radioterapia Oncologica dell’Arcispedale, diretta dalla dottoressa Cinzia Iotti, che di Ascmad-Prora Onlus è anche vicepresidente. 
Protagonista della serata, nella cornice del teatro Ariosto è stata la musica dei solisti filarmonici italiani che hanno accompagnato Andrea Griminelli, flautista correggese di fama mondiale. Il grande musicista ha aderito al progetto assieme a Carlo Ancelotti e Stefano Baldini. Il ricavato della serata ad ingresso libero sarà interamente devoluto al progetto “Io ci credo”, slogan che da il titolo alla campagna di raccolta fondi.(gazzettadireggio.it)

 

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