stefanobaldini.net

Intervista sul quotidiano "Il Centro"

Baldini: "l'atletica ha bisogno di più professionalità"

L'oro di Atene 2004 responsabile del settore giovanile: «In Abruzzo talenti interessanti, è una bella realtà»

SULMONA Stefano Baldini, campione olimpico di maratona ad Atene 2004, è osservatore interessato dei campionati Cadetti in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili. Un'occasione nella quale avrà l'opportunità di vedere all'opera i migliori giovani under 16. In attesa delle gare che inizieranno oggi, ha già individuato dei talenti potenzialmente campioni del domani? «A questa età è difficile dare giudizi. C'è chi fa atletica da anni e chi ha appena cominciato, chi è già cresciuto fisicamente e chi deve ancora svilupparsi. Limitiamoci a monitorare e a goderci le gare e la spensieratezza di questi ragazzi». 11 mezzofondo italiano è tra le specialità più depresse. Non ritiene che, oltre alla fisiologica dispersione dei talenti, alla crisi di vocazioni, nel mezzofondo giovanile vi sia un'eccessiva anticipazione delle tappe della progressione dell'allenamento? «Non penso, abbiamo avuto buoni risultati in questi due anni anche con ragazzi under 18 e under 20. I risultati vanno rapportati anche al resto del mondo. Troppo spesso crediamo fortissimi ragazzi italiani che a livello mondiale sono fuori dai primi venti, e io preferisco averli così fino alla categoria senior, quando inizia la vera atletica». In un recente libro, il professor Carlo Vittori sostiene che per evitare la perdita di talenti, occorrerebbe una formula di competizione internazionale a squadre, a livello under 18 e under 20, che eviti le esasperazioni agonistiche. «Sono d'accordo con Vittori. Purtroppo le regole le fa la Iaaf e la European Athletics e, l'Italia, essendo membro di queste federazioni, deve partecipare». Alla luce dei risultati contraddittori dell'atletica italiana (bene a livello giovanile nelle rassegne internazionali, anonima ai Mondiali di Pechino) qual'è la reale dimensione? «Abbiamo bisogno di professionalizzare l'atletica di quei 50 atleti di livello internazionale che abbiamo. Nel resto del mondo si lavora 30/40 ore la settimana sul campo con tecnici e staff professionisti». Lei porta ad esempio il suo percorso tecnico, quando da giovane il suo allenatore le consigliò di affidarsi a uno più esperto, Lucio Gigliotti, che poi l'ha portata a vincere l'Olimpiade. Un passo indietro che molti tecnici non sono disposti a fare. «Il mio è l'esempio da seguire, laddove il tecnico sociale non ha la possibilità di conoscenze e tempo per far fare il salto di qualità al proprio atleta, altrimenti è giustissimo che il binomio vada avanti. L'importante è non chiudersi e confrontarsi con gli altri costantemente». L'Abruzzo negli ultimi anni ha espresso giovani interessanti: agli italiani Cadetti si presenta con quattro atleti capofila stagionali Come giudica il movimento regionale? «Sono felicissimo che, nonostante le statistiche dicano che il baricentro dell'atletica si stia spostando al centro-nord, vengono a volte smentite da realtà come quella abruzzese. Abbiamo bisogno di tutti, sia dal punto di vista della promozione che da quello organizzativo, e colgo l'occasione per ringraziare Sulmona e il comitato regionale Abruzzo per aver organizzato questo Criterium».(Roberto Ragonese)

 

Articolo su Gazzetta di Parma

 

Un'inedita lezione di sport: il campione olimpico di Atene 2004 al Ballotta con gli alunni di Zani e Vianello. La scuola media Zani e la scuola media Vianello hanno incontrato ieri al campo sportivo Ballotta Stefano Baldini, medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene dei 2004. Una mattinata di sport, organizzata dalla società Forti e Liberi Atletica di Gian Carlo Chittolini, in cui gli studenti hanno avuto l'occasione di «provare l'atletica» cimentandosi nella corsa, nel lancio e nel salto. Al progetto «Prova l'atletica», promosso dalla Forti e Liberi, prendono parte in totale circa 600 ragazzini. «In questa giornata i ragazzi hanno la possibilità di provare le varie discipline dell'atletica. Abbiamo invitato Stefano Baldini per enfatizzare i valori dello sport. Ringrazio la dirigente scolastica Lorenza Pellegrini che, insieme alle docenti di educazione motoria Sandra Dini, Paola Iemmi, Gabriella Affaticati e Alessandra Manini, hanno accolto il nostro progetto». Nel corso della mattinata i ragazzi hanno avuto, quindi, l'occasione di provare le diverse specialità dell'atletica leggera, sotto la guida dei loro insegnanti e di Chittolini e con il contributo di Daniela Zatorri, Ambra Gatti, Steve Abe e Giacomo Zilocchi. A fare da tecnico audio e video è stato Stefano Dioni del Vespa Club Cavallo. Stefano Baldini, omaggiato dal pasticcere Claudio Gatti di Tabiano con una delle sue famose focacce, ha parlato dell'importanza dello sport. «Partecipo spesso a eventi come questo. E' importante far provare l'atletica nella scuole. Per alcuni può essere l'inizio di qualcosa di importante. L'atletica è la disciplina più varia e quella che sta alla base di tutte le altre», ha spiegato. Secondo Baldini la pratica sportiva nelle scuole è fondamentale: «Tanti bambini fanno sport, ma tanti altri no. Quindi farlo nelle scuole diventa fondamentale. Innanzitutto per imparare a muoversi e prevenire eventuali difficoltà motorie - ha sottolineato - . Importante è anche farlo con un po' di agonismo, organizzando qualche piccola gara. Si impara a vincere e perdere e, quindi, a superare le difficoltà e gli ostacoli della vita». Infine Baldini, reggiano, ha parlato del suo legame con Fidenza: «Vado sempre volentieri nelle scuole dove c'è la voglia di far provare l'atletica. A Fidenza, inoltre, mi lega l'amicizia con Gian Carlo Chittolini, Maurizio Pratizzoli e Paola Iemmi».(Gazzetta di Parma, foto Chittolini)

Press Zone del 6 settembre/Il Resto del Carlino

Non posso salvarla da solo”

L'attuale CT Federale delle giovanili italiane si è goduto le vacanze in Spagna e torna al lavoro

E' bello che molti ricordino l'oro di 11 anni fa”

di Claudio Lavaggi

Stefano Baldini si è goduto le sue ferie a Barcellona e Palma di Maiorca nel momento in cui l'atletica giovanile, di cui è il c.t. Federale, riposava, mentre gli occhi di tutti erano erano puntati sui mondiali di Pechino.

Allora è tornato sul luogo del delitto?

Mi ero ripromesso di tornare a Palma, dopo che vinsi 19 anni fa il mondiale di mezza maratona su questo lungomare. Sono legatissimo a questa gara e così mi sono fatto immortalare proprio sul traguardo di allora e sono andato nello stesso albergo in cui festeggiammo il titolo. Da atleta, il turista non si riesce a fare.”

E poi gli 11 anni dall'oro olimpico

Beh, fa piacere che molti ricordino il 29 agosto, ma ora preferirei festeggiare i risultati dei nostri ragazzi.”

Ai recenti mondiali di Pechino 'zero tituli' e zero medaglie con pochissimi piazzamenti

Io non c'entro con gli assoluti, né per le scelte, né per la trasferta. Però non è bello che si parli di atletica solo in caso di doping o per i flop”.

Ma la sua opinione ce la può dare?

Il discorso sarebbe davvero lungo da fare, se avete due pagine...Diverse nostre punte erano infortunate, alcuni per ottenere il minimo si sono spremuti prima e sono arrivati fuori condizione. Poi c'è da dire che l'atletica mondiale ha fatto passi giganteschi, con 45 secondi netti sui 400 non sei nei primi 25 al mondo, ma sarebbe ampiamente il primato italiano...”

I gruppi militari croce e delizia. Professionismo di stato ma anche appagamento da stipendio sicuro?

Senza gruppi militari cosa facciamo, solo dilettantismo? Nel mondo ci sono atleti che investono su se stessi o sono supportati dai club o dalle federazioni e tendono al professionismo puro. Oggi mi pare difficile che ci sia una ditta come per me fu la Corradini Calcestruzzi che possa investire a medio e lungo termine su un atleta.”

Bacchetta magica da usare?

Usare tanto equilibrio per gestire le risorse che abbiamo, gruppi militari compresi, ma anche gli allenamenti quotidiani.”

I risultati dei suoi giovani, però, sono stati ottimi e vanno in controtendenza. Ce li può ricordare?

Volentieri, 9 medaglie ai campionati europei juniores con ben 27 finalisti; 2 medaglie ai mondiali allievi e 4 ai giochi europei Eyof.”

Quindi il movimento di base c'è

Io dico di sì, noi abbiamo convocato 300 giovani all'anno ai vari raduni con la risposta pari al 90%, segno che ragazzi e allenatori credono in questo progetto.Tra l'altro abbiamo sempre convocato il giovane ed il suo allenatore, in un quadriennio di lavoro, 1200 tra allievi e juniores mi pare una bella cifra”.

E il livello dei tecnici?

A me pare adeguato. Poi ci sono alcuni che possono seguire il giovane nella sua evoluzione a senior, altri che non possono anche a livello di tempo”.

Ma la grande novità è che anche lei è un tecnico

Vero, da pochi mesi alleno l'azzurro Andrea Lalli, un atleta valido sia in maratona che nel cross e in pista. Deve ritrovarsi e decidere il suo obiettivo, per me è stimolante seguirlo, ma anche un dovere perchè Lalli è un atleta della nazionale”.

Un noto giornale italiano ha buttato lì un'idea. Perchè non affidare a Stefano Baldini la ripresa dell'atletica italiana?

Qui non si tratta di una persona che di colpo risolva tutti i problemi che abbiamo. Ci vuole una squadra e molto valida”.

Lei non si annoia mai, vero?

No, tra famiglia (tre figli, n.d.r.) i raduni dei giovani e il commento per Sky dei meeting internazionali non ne ho proprio il tempo.

Intervista Tuttosport: "In crociera per fare sport"

 

Vacanza salutistica con la leggenda della maratona a bordo dell'Allure of the Seas. Tuttosport è pronto a regalare una vacanza da sogno a tutti gli appassionati dello sport. Ci sarà anche il principe della maratona Stefano Baldini a bordo dell'Allure of the Seas, il gioiello galleggiante di Royal Caribbean che partirà da Civitavecchia il prossimo 27 agosto. Medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene 2004, dopo aver detto addio alle corse nel 2010, Baldini ancora oggi coltiva la sua passione nei panni di Direttore Tecnico del settore giovanile della Fidal cercando di trasmettere la sua esperienza a tutti quei ragazzi che sognano di ripetere le sue gloriose gesta sportive.

Perché hai deciso di salire a bordo di questa "crociera dello sport"? Per curiosità, nel senso che mi piace conoscere persone nuove soprattutto quelle neofite dello sport e che hanno voglia di cominciare a muoversi. E poi perché chi vuole fare dello sport ha una forte motivazione personale e sono persone dalle quali c'è sempre qualcosa da imparare.

L'Allure of the Seas è la nave più grande al mondo. Posto ideale per correre in mare aperto? Può essere il luogo ideale nel momento in cui saremo in navigazione, ma a questo legheremo anche la possibilità di andare a correre nei porti nei quali attraccheremo e le due cose insieme saranno, per chi parteciperà, un bel ricordo e magari una motivazione fortissima per continuare a correre anche dopo.

Quindi gli allenamenti saranno strutturati sia a bordo che sulla terraferma? Sì, faremo delle attività di formazione dove ci incontreremo per parlare e scambiarci delle opinioni e anche dell'attività fisica vera e propria sia sulla nave durante la navigazione, ma anche nei porti dove allestiremo un percorso sui lungomare. Abbiamo pensato un programma molto carino e rilassante.

La crociera è la vacanza per eccellenza del relax e anche dove si mangia tanto. Come invoglierai gli ospitl a seguire le tue lezionl? Dobbiamo far funzionare bene il nostro corpo. Nessuno si priverà del buon cibo e delle possibilità che la nave offre, ma cercheremo di rendere la vacanza piacevole anche dal punto di vista salutistico, muovendoci e consumando quello che mangiamo.

Pensi che Il fatto di trovarsi a seguire delle lezioni con un campione come te, possa avvicinare curiosi e soprattutto giovani a uno sport come la maratona? Lo spero proprio. lo mi spoglio dei miei vestiti da campione per mettermi allo stesso livello dei nostri ospiti, proprio perché mi piacerebbe far passare il messaggio che qualcuno che è riuscito a ottenere dei grandi risultati nello sport è una persona normalissima. Questo per dire che ognuno di noi può raggiungere degli ottimi risultati praticando sport senza puntare per forza a una medaglia d'oro, ma anche solo allo star bene quotidiano.

Nel tuo palmares anche la medaglia d'oro alle Olimpladi di Atene. È questa la vittoria che porti sempre nel cuore? Al di là della vittoria olimpica, io sarei comunque stato soddisfatto di quello che avevoportato a casa prima. Sono riuscito a tirare fuori il meglio da me stesso nelle occasioni più importanti e questa è per uno sportivo la vittoria più bella. Poi è chiaro che il sogno per chi fa le Olimpiadi è quello di partecipare e magari vincere e quando lo realizzi è davvero il massimo.

Oggi sei il direttore tecnico del settore giovanile della Fidal, quali gli obiettivi che ti sei posto? Abbiamo un settore giovanile eccellente. L'ho ereditato e cerco di continuare la linea già tracciata. Dobbiamo cercare di mettere tutti i giovani nelle possibilità di dare il massimo e creare loro le condizioni migliori per esprimere al meglio il proprio talento.

L'estate è alle porte e approfitto della tua esperienza per chiederti un consiglio per tutti coloro che si improvvisano corridori. Come comportarsi? L'improvvisazione porta spesso a degli effetti collaterali. Bisogna informarsi bene e non esagerare. Ci vuole gradualità. Per avere dei benefici bisogna correre almeno tre ore e mezza alla settimana, ma come tutte le cose bisogna avere pazienza perché effetti immediati non ce ne sono e conquistarsi i risultati giorno dopo giorno.

Chiudiamo con un invito al lettori a salire a bordo con te. Sicuramente ci divertiremo perché staremo del tempo insieme e darò la possibilità a tutti di esprimersi in base alla propria personalità. Inoltre darò dei consigli che non saranno invadenti, ma saranno dei correttivi a eventuali errori e cercherò a mia volta di imparare qualcosa dalle persone che avrò di fronte.

Tel. 06 454101 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Intervistato dal blog vadodicorsa

 

 

Chissà perché si pensa ai grandi atleti come a persone sfuggenti e altezzose, Stefano Baldini è tutto il contrario: è sorridente, accogliente e disponibile. Ci sediamo, parliamo di del più e del meno. Difficile trovare una domanda a cui non abbia già risposto. Chiedere qualcosa di originale è impresa quasi impossibile e mi scoccia continuare a fargli sempre le stesse domande. Allora mi limito ad abbozzare qualche argomento e ad ascoltare attenta, cercando di cogliere le emozioni che stanno dietro alle parole e ai contenuti: “Sono nato in una famiglia numerosa con undici figli (6 maschi e 5 femmine), per ricevere attenzione da piccolo dovevo sgomitare. Correre mi ha dato la possibilità di uscire di casa e fare esperienze che mi hanno portato a crescere come persona. La corsa ha contribuito fortemente a far uscire una parte di me che senza non sarei mai riuscito a tirare fuori. Peraltro lo sport fatto ad un certo livello devi già sapere che non sarà sempre la tua strada, dura poco è una parentesi della propria esistenza, bisogna cercare di godersi questo periodo perché è uno dei più belli della vita e quando finisce lo si rimpiange tantissimo. Mi è sempre piaciuto gareggiare, la tensione dei momenti importanti, quelli di quando metti il numero sul petto, per questo ho cercato di portare più avanti possibile questa fase, ma sapendo che finisce ho cercato di viverla al massimo e nel modo più soddisfacente possibile. Momenti difficili ce ne sono stati, ce ne sono sempre , però devi avere la voglia di ripartire e avere vicino persone che ti fanno vivere nel modo giusto il quotidiano, ovvero insegnandoti che non tutto va bene, che è più difficile vincere che perdere, ma che dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Quando poi riesci ad arrivare ad un buon risultato, magari dopo tante battute d’arresto, il successo ha un sapore decisamente più buono rispetto alle cose che arrivano invece un po’ per caso. La corsa è democratica: vede tutte le persone partire dalla stessa linea, correre sullo stesso percorso, davanti allo stesso pubblico e tagliare lo stesso traguardo, non esiste uno sport come questo.

 

Leggi l'articolo completo su https://vadodicorsa.wordpress.com/2015/04/14/quel-viaggio-chiamato-maratona/

 

Made in Emilia Romagna su Gazzetta dello Sport

Made in Emilia Romagna. Storie di campioni.

Il mio Kenya, l'aria buona e i cappelletti

Stefano Baldini, il più grande maratoneta italiano, va indietro nel tempo quando “le nebbie in Padania erano toste e correndo quasi ti perdevi”. “Noi emiliani siamo gente allegra, che lavora. E mangia bene: mia mamma cucinava come per un albergo”.

Di Pierangelo Molinaro

Stefano Baldini, il più grande maratoneta italiano di sempre, oro olimpico nel 2004 sul leggendario percorso di Atene, parla con fierezza della sua Emilia. Quart'ultimo di 11 fratelli a Castelnuovo Sotto, nella parte settentrionale della provincia di Reggio Emilia, ha conosciuto tutto il buono della terra. Papà Tonino alleva mucche da latte per il Parmigiano Reggiano., il panorama era di infiniti prati d'erba per il foraggio e cereali. “Molti si sono chiesti perchè, nonostante tutto il correre che facessi, non soffrivo mai di anemia, né di allergie, recuperavo bene e avevo sempre un buon tono muscolare – racconta Stefano, ora c.t. della nazionale giovanile di atletica -. Il segreto era nell'aria buona e quello che mangiavo. Il latte proveniente dalla stalla, la carne di bestie che sapevi come le avevi allevate, la verdura e la frutta dell'orto. Sì, lo confesso, sono abituato ai cibi migliori. Colpa anche di mia madre, della sua pasta fatta in casa con le uova delle nostre galline, dei suoi cappelletti, degli arrosti. Anche se, quando eravamo a tavola tutti e 13 per lei era cucinare per un albergo. Se mettevi il salame sulla tavola per cominciare, ne servivano almeno tre. L'oro della terra, ma anche le nebbie della pianura Padana. “Adesso non ci sono più, ma quando correvo da ragazzo erano toste, quasi ti perdevi. Ma quello era il mio Kenya. Costeggiavo i canali e dopo dieci, dodici chilometri arrivavo al Po, la riva destra, quella meridionale. Una terra splendida, un'aria incredibilmente pulita. Me ne sono reso conto sino in fondo solo dopo, ci ero nato dentro e non me ne accorgevo. Penso alla cascina dove vivevamo: ancora si arriva solo con una strada bianca. Però quando la corsa per Baldini è diventata una cosa seria, è stato costretto ad emigrare. “A Rubiera, sempre provincia di Reggio, ma a due passi da Modena. Correvo per la Corradini, azienda locale di cementi per cui ho lavorato dal 1992 al '99. A Rubiera mi sono trasferito definitivamente nel 1999, quando mi sono sposato con Virna. E' diversa da Castelnuovo, più città, con incroci di autostrade, ma basta fare un chilometro e sei di nuovo in campagna. Quando il mio allenatore, Luciano Gigliotti, mi portava a fare i “lunghi” e correvo per 40 chilometri, riuscivo a rimanere anche 20 minuti senza vedere un'auto. Anche qui l'aria è pulitissima, il paesaggio bello, ma in questa terra durante la carriera difficilmente sono rimasto più di sei mesi l'anno, con i raduni e le gare. In inverno andavamo a cercare temperature più miti in Toscana, in riva al mare, in primavera in Namibia; in estate, per i grandi appuntamenti, a St Moritz. Ma era sempre bello tornare a casa, vedere la mia gente”. “Si, sono fiero di questa terra, dei miei conterranei. Guardate il terremoto del 2012. Devastante. Ma la gente si è rimboccata le maniche e, praticamente senza aiuti, ha già ricostruito tutto. Ecco, noi siamo solo quello che produciamo, Parmigiano, Lambrusco e motori: gli emiliani sono allegri, ma badano al sodo, credono nel lavoro, si rimboccano le maniche e ci mettono l'anima”.

Stefano in visita a Gazzetta dello Sport

«CORRERE E' UNA FEDE MA SERVE PIU' CULTURA»

«Si guarda il cronometro e si perde il bello. Il vero obiettivo è la salute»

di PIERANGELO MOLINARO

Della maratona Stefano Baldini sa tutto. Ne ha corse 26 vincendo quella più importante, l'olimpica di Atene 2004. E non ha smesso di correre: a novembre ha corso ancora a New York, a 43 anni. «Per il piacere di correre nel gruppo, di vedere la città dal centro della scena», dice. Domenica a Milano Stefano sarà alla partenza, poi infilerà la cuffia di Radio DeeJay e la racconterà con Linus e Davide Cassani.

Un nuovo percorso. Le piace? «Forse non tutti lo ameranno perché ci sono molte curve, ma io lo preferisco. Prima si partiva dalla Fiera di Rho, tanto rettilineo, ma strade deserte. Propendo per la città perché ai lati c'è la gente, il paesaggio cambia più in fretta. Non è facile disegnare un percorso rispettando le esigenze della gente, il fatto è che bisogna poter aprire le strade appena passa l'ultimo concorrente». Scusi Baldini, ma ad esempio a Berlino per la maratona chiudono il centro per due giorni.«Altra cultura... Ma c'è una cosa che cambierei, l'ora della partenza. Domenica la maratona di Milano parte alle 9.30. Io la anticiperei di un'ora o anche più. Perché si riaprono prima le strade e poi chi chiude in quattro ore ha almeno metà gara sotto un grande caldo». Parlava di cultura. Cosa ci manca?«Molto, e il nostro Paese ne sta perdendo ancora. Anche nella corsa manca cultura. Vedo troppa gente fra gli amatori inseguire il cronometro. Sbagliato. La corsa va goduta, serve a migliorare la salute. La gente si consuma per affrontare la maratona. Ma ci può essere agonismo anche senza sfidare il tempo. In altri paesi è diverso, ci sono ad esempio molte più 10 km».Per questo non abbiamo un nuovo Baldini?«E? un discorso complesso. C'è la scuola, dove vedo però che lo sport tende più a uscire che ad entrare. In atletica il futuro è nel privato, le società. E pure la scuola deve sfruttare il privato, i suoi tecnici. Penso che lo sport a scuola debba essere obbligatorio. Mancano i soldi? Leviamolo dall'ultimo triennio delle superiori, dove un ragazzo è già indirizzato, e pratichiamolo alle elementari. La nostra sta diventando una malattia sociale, i ragazzi soffrono di incapacità motorie e poi si tende all'obesità. Una giusta dose di movimento, quindi una popolazione più sana, limita in prospettiva anche le spese sanitarie. E scusate se è poco...»La realtà è che dopo il suo ritiro fatichiamo a trovare maratoneti. La fatica fa paura?«Non è vero, a tanti ragazzi piace faticare. E, come responsabile dell'atletica giovanile, vi dico che esprimiamo talenti, anche come numeri, ma poi non sappiamo valorizzarli».Qualche anno fa i bianchi avevano rinunciato alla corsa resistente davanti allo strapotere africano. Ora Paesi come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rialzato la testa.«La federazione francese ha più di 100 allenatori distaccati e pagati dal ministero della Pubblica Istruzione, i britannici hanno sfruttato al meglio la spinta ed i fondi stanziati per l'Olimpiade di Londra, gli Stati Uniti hanno ancora il loro punto di forza nel sistema scolastico. Noi dobbiamo fare un passo indietro, ripensare il lavoro di programmazione a lungo termine, mettere insieme i migliori perché si stimolino a vicenda in un luogo adatto. Ma non ci possiamo lamentare, abbiamo il campione europeo Meucci e Lalli, che penso possa fare buone cose sulla maratona. E poi le donne, anziane forse, ma veloci. Certo, ci vorrebbe qualche giovane in più».Ci mancano i «nuovi italiani».«Stanno arrivando, siamo solo alla seconda generazione, la Francia è già alla terza. Ma c'è pure un fenomeno nuovo, quello degli italiani che vanno a studiare negli Stati Uniti, dove è decisamente più facile conciliare scuola e sport. Sono già una dozzina. Luca Cacopardo ad esempio è al Mit di Boston, Jacopo Spanò, il velocista, a Washington. Questa estate almeno 5 nostri atleti che parteciperanno agli Europei juniores andranno a studiare oltre oceano».Torniamo alla maratona. Qual è l'età migliore per iniziare?«La maratona ce l'hai già dentro. Quando vidi alla televisione Bordin vincere all'Olimpiade di Seul avevo 17 anni, ma capii che quella sarebbe stata anche la mia strada. Corsi per anni in pista, ma sapevo che sarei finito su quella distanza».

La sua è stata una carriera immacolata, ma l'hanno convocata anche per il caso Schwazer. «Sono stato convocato due volte, la prima a Firenze e poi a Bolzano. Ero stato chiamato come testimone e la stampa mi ha trattato come fossi imputato. No, non è stato affatto piacevole e ho letto falsità e sospetti lanciati a caso. Potrei anche adire alle vie legali, ma per il lavoro che sto facendo preferisco stare zitto per il bene dell'atletica leggera e del ruolo che ho nei confronti dei giovani”.

I consigli di Stefano per la 5 Mulini

La Cinque Mulini in scena nel weekend, il 14 e 15 febbraio a San Vittore Olona alle porte di Milano è più che mai la gara di cross internazionale più quotata e blasonata, l'unica con il pubblico delle grandi occasioni. Una classica che resta nel cuore con un'introduzione - il sabato 14 - dedicata ai giovani e giovanissimi - poi domenica 15 è il giorno della prova per i campioni. Una gara perfetta per i giovani

Di questa gara ha un bellissimo ricordo Stefano Baldini, anche perché lha corsa subito dopo loro olimpico. Stefano ci regala qualche consiglio e dritta sulla campestre che cade proprio nel weekend di San Valentino. È una gara per i giovani - ci racconta - di nicchia in senso eccellente e di grande tradizione, una cross molto sentita soprattutto in Lombardia dove la parte giovanile è per fortuna molto attiva.

Piccoli campioni crescono anche qui: Diciamo di si perché io la Cinque Mulini me la ricordo bene, - racconta il campione che oggi è responsabile tecnico del settore giovanile FIDAL - è una gara che ho vinto nell88 nella giovanile allievi under 18. Già mi muovevo bene a quel tempo e partecipavo ad eventi di un certo livello. Questo tipo di gare erano quotate e, mentre oggi i ragazzi possono gareggiare più frequentemente con i più grandi, allora si cercavano le gare importanti per confrontarsi proprio con i più forti.

Occhio al fondo

È uno dei cross più quotati la gara di San Vittore Olona, tutta su sterrato: Ho un bel ricordo perché lho corsa poi nellinverno 2005, subito dopo loro olimpico (ad Atene, nella maratona ndr) e davanti ad un bel pubblico, quello delle grandi occasioni. Tutto questo calore e la bella accoglienza è stata una sorpresa per me, anche perché non avevo gareggiato moltissimo dopo lOlimpiade.

Il terreno probabilmente sarà ghiacciato la mattina presto, consigli in corsa già che ci siamo, spiega con generosità il tecnico Baldini : Con il passaggio delle persone diventa molto più calpestato e fangoso quel terreno inizialmente ghiacciato. Quindi bisogna tenerne conto.

La sera prima, la preparazione e il recupero

E ancora: Il consiglio che posso dare per questa gara, per i Master, che partono alla mattina presto, è quello di curare la cena della sera precedente e la colazione la mattina della gara, che è un bellimpegno per il fisico, dove il dispendio energetico è alto. Per questo serve una colazione completa e bilanciata 40 30 30 e un presport unora prima della gara, che ci fornisca lenergia pura di cui abbiamo bisogno. Invece per chi non gareggia presto ma un po più in là nella giornata, lideale è fare uno spuntino a metà mattina. Molto importante anche il recupero post gara: lo dico sempre che è importante come l'allenamento!.

Le scarpe giuste

Anche se si tratta di 10 km, è una gara impegnativa dal punto di vista dello sforzo fisico e muscolare, - continua Baldini - ci vuole del tempo per recuperare. Ma non basta. Serve anche la scarpa giusta: per i Master quelle da trail vanno bene, soprattutto se non sono abituati alle scarpe chiodate. Le consiglio anche perché essendo una gara popolare ci sono diversi tipi di partecipanti. Per chi è abituato ai chiodi vanno bene quelli di 12mm, non più lunghi perché potrebbero dare fastidio, soprattutto quando si passa attraverso i mulini, dove ci sono sassi e ghiaia.

Scarpe giuste dunque: La raccomandazione è quella di indossare una scarpa protettiva, con una suola più gommata rispetto a quella da pista per una maggiore stabilità, soprattutto quando ci si ritrova a dover fare i conti con un terreno usurato, dove sono già passati gli altri.

L’abbigliamento

E infine per l'abbigliamento come si fa? Non serve troppo pesante, io non mi coprivo molto: riscaldante per le gambe è ideale, magari con i gambali compressivi per i polpacci, ottimi per la circolazione. Sopra consiglio un intimo a manica lunga e i guanti, se fa un po più caldo anche un intimo a manica corta.

Media Relations

Enervit S.p.A.

Intervista su Gazzetta dello Sport per GazzaPitti

Il Dio di Atene

La vocazione alla fatica e i dieci fratelli

Il ragazzo d'oro della maratona all'Olimpiade del 2004 ha scritto la storia dell'atletica azzurra grazie alla fede e una determinazione straordinaria. “In una famiglia con 11 figli devi essere per forza competitivo, anche solo per farti notare”

Testo di Pierangelo Molinaro

Talvolta sorge il dubbio se l'Italia e gli italiani abbiano meritato un campione come Stefano Baldini. Perchè Stefano nella sua lunga carriera ci ha insegnato cosa sia il sacrificio, la serietà, la fede, quella fede che l'ha portato passo dopo passo, chilometro dopo chilometro a conquistare il titolo olimpico della maratona all'Olimpiade di Atene 2004. Un oro che nessun altro su quel mitico percorso potrà mai più conquistare. Ma tutta questa vocazione alla fatica nella storia di Stefano Baldini non è stata un caso. L'ha imparata a casa, in una famiglia di contadini, dove le giornate cominciano all'alba, dove le mucche non conoscono domenica o festività. E la competitività? Sempre lì. “In una famiglia con undici tra fratelli e sorelle devi per forza essere competitivo, almeno per farti notare dai genitori”, racconta Stefano.

E pure l'avventura della corsa è iniziata in famiglia, nella pianura padana, sulle orme del fratello Pietro che dopo il lavoro si allenava per partecipare alle non competitive. “Era un gioco - spiega Baldini – a 13 anni mi qualificai per la finale dei Giochi della Gioventù sui 2000 metri, ma non andò bene”. Si, perchè forse il nostro più grande maratoneta di sempre non è stato baciato dal talento come un Bolt, ma ogni conquista gli è costata fatica. Prima una carriera in pista: “Buono in Italia e in Europa, ma non in grado di competere con i migliori africani” con una carriera chiusa comunque con un personale sui 10000 metri di 27'43”. Poi l'avventura della maratona.

L'idea mi è venuta nel 1996 durante la finale dei Giochi di Atlanta, quando Gebrselasie e Tergat mi doppiarono. Quel sorpasso mi bruciò e con il mio allenatore Luciano Gigliotti, cominciammo a prendere in considerazione le buone prestazioni che avevo negli allenamenti più lunghi su strada”. Due anni dopo agli Europei di Budapest Baldini conquistava il titolo continentale davanti ad altri due azzurri. Tutto facile? Tutt'altro. “Il 1999 ed il 2000 sono stati anni terribili – confessa ancora – tre microfratture al bacino mi hanno messo k.o. Sino al ritiro dei Giochi di Sydney. Avevo problemi posturali che provocavano questi danni da stress. Li ho superati con un grande lavoro in palestra di potenziamento dei muscoli addominali e dorsali”. Un anno dopo l'emiliano era bronzo mondiale a Edmonton. Ma non tutti capirono la sua scelta, nel 2002, di rinunciare alla maratona agli Europei di Monaco, per tornare ai 10000. Qualcuno gli diede addirittura dello scansafatiche. “Invece era l'intuizione giusta, perchè per essere al vertice della maratona bisognava essere anche veloci ed elastici e queste qualità le costruisci in pista”. Un altro bronzo mondiale in maratona a Parigi nel 2003 prima del grande attacco all'oro olimpico di Atene. “Sapevo che era la mia ultima occasione, sapevo di essere competitivo, e correndo con i migliori tutti gli anni a Londra, avevo capito quali ossero le mie armi e quelle degli avversari. Avevo motivazioni incredibili, la fortuna di stare bene e potermi allenare con continuità”. Quella gara fu un capolavoro, padrone della corsa dal primo all'ultimo metro sino al trionfo solitario. “Un giorno incredibile, che mi ha ripagato di tutto”.

Ancora un titolo Europeo a Goteborg nel 2006, “Poi a 35 anni ho sentito che il mio fisico cominciava a presentarmi il conto”. Ancora un 12° posto ai Giochi di Pechino 2008 ed il ritiro, prima di un estemporaneo ritorno senza fortuna agli Europei di Barcellona 2010. Ora Stefano è responsabile del settore giovanile azzurro. “Cerco di rendere un poco di quello che l'atletica mi ha dato. Non mancano i ragazzi, ma le motivazioni, dobbiamo dare una scossa all'ambiente”. E nessuno può essere un esempio migliore di lui.

Intervista sul Giornale di Brescia

Atletica. Stefano Baldini, il re di Atene «Riaprite il mio campo Calvesi»

Il campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: « Lì c'è la storia»

II campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: “Lì c'è la storia” Due braccia rubate all'agricoltura, due gambe consacrate alla storia olimpica di tutte le storie olimpiche dello sport italiano. Nessun vincitore crede al caso. Chi vince lo fa perché ha sempre pensato di poter vincere. Perché ce l'ha dentro. Perché possiede talento innato, ma anche l'intelligenza di capire che la potenza è nulla senza il controllo della testa e del carattere. Un vincente è tale perché crede e investe nei e sui propri mezzi diventando: «Imprenditore di me stesso. Io sono stato questo. Da ragazzino vincevo, ma non sono subito stato un fenomeno. Ho lavorato, sono cresciuto rispettando le tappe. Mi sono costruito. E sono diventato un campione olimpico». By Stefano Baldini. Alias eroe di Atene 2004. Campione olimpico della madre di tutte le discipline olimpiche, la maratona. Stefano Baldini è passato da Brescia ieri pomeriggio. Si è accomodato nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia dove è stato protagonista del primo di sei appuntamenti del ciclo «IncontriAMO lo sport». Baldini, 44 anni, ora responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai (ma anche un mucchio di altre cose: opinionista, testimonial di associazioni benefiche, all'attivo anche due libri) si è raccontato al giornalista Sky Fabio Tavelli davanti ad una folta platea come atìeta, come uomo. Nato e cresciuto in una famiglia originaria di Viadana e trasferitasi in pro vincia di Reggio Emilia con 11 figli: «Sei maschi e cinque femmine: capite bene che ho imparato subito il concetto di competizione...» con mamma e papa agricoltori che ancora oggi, in quella che è l'attività che coinvolge la maggior parte dei fratelli di Stefano, si occupano della produzione di latte. Chissà: se non avesse fatto l'atleta - pardon, il campione - forse sarebbe toccato anche a lui. Che però si è disegnato un percorso alternativo. Tutto di corsa. Tutto vincente. Non per caso appunto, ma per scelta. Con le idee chiare. Come quelle che aveva quel giorno del '94, era 1º maggio, in cui arrivò a Brescia per disputare i campionati italiani, specialità lOmila metri: «Alla vigilia di quella gara che ricordo bene anche perché fa il giorno della morte di Ayrton Senna - racconta - dichiarai che ero sicuro di vincere. Ma che tanto avevo già deciso che mi sarei dato alla maratona». E allora, ci piace pensare - forzandola un po' - che Brescia sia stata una specie di crocevia per Baldini. Che il suolo del mitico «Calvesi» gli abbia portato una briciola di fortuna. Già, il «Calvesi», quello off-limits da oltre un anno e mezzo causa Pcb. «Per me - dice Baldini al nostro giornale - è una ferita. È un dispiacere sapere che un campo sul quale si è fatta la storia e che già nel suo nome richiama la storia dell'atletica, sia chiuso. Spero che possa tornare presto a nuova vita. Una città come Brescia non può non avere strutture all'altezza». Anche perché: «Qui c'è un bei movimento. Ad esempio c'è la Brixia che fa confluire tutti i giovani emergenti della zona più interessanti». Ha un occhio su tutto Baldini: «Bisogna essere sempre preparati, bisogna sempre studiare. In particolare sento moltissimo la responsabilità del ruolo che occupo per la Federazione. È un lavoro entusiasmante, per me e per i ragazzi con i quali mi spoglio subito dei miei successi da atleta: mi metto sul loro livello, devono vedermi vicino e reale». E poi devono studiare. Non transigo. A marzo con i ragazzi delle superiori andremo in Cina per delle gare: chi però non avrà un certo rendimento a scuola rimarrà a casa. Prima di tutto viene il diventare persone complete che un domani sapranno cosa fare della propria vita». Ma in definitiva, come si fa a diventare campioni? «Rispettando i processi di crescita, abbandonando la logica calcistica: ovvero conta solo vincere. Non è così. Si può essere "campioni" anche facendo squadra. E ai genitori dico: non pressate i figli, lasciateli sempre scegliere».

Intervista su Bresciaoggi

In Loggia il campione olimpico sfoglia l'album dei ricordi

Baldini, una favola iniziata da Brescia con un «tricolore»

Una spinta bresciana nella storia del re di Atene 2004 «La corsa all'oro? Tutto è partito dal campo Calvesi...»

Folco Donati

Stefano Baldini, il campione olimpico di Atene 2004 nella maratona, ha inaugurato ieri pomeriggio, in un salone Vanvitelliano gremito da molti appassionati, la serie di interviste denominata «IncontriAMO lo sport». Organizzato dal Comune di Brescia in collaborazione con la Diocesi e la San Filippo spa, l'incontro è stato il primo dei sei che nelle prossime settimane vedranno sfilare sul palco in Loggia l'allenatore della nazionale di basket, Simone Pianigiani (l'appuntamento è per martedì prossimo), l'ex tennista Paolo Bertolucci, l'atleta paralimpica Giusy Versace, l'ex campione di pallavolo Andrea Zorzi e a chiudere, l'ex difensore di Milan e Brescia, Filippo Galli. STERANO BALDINI, intervistato dal giornalista Fabio Tavelli, si è dimostrato un abile intrattenitore, muovendosi fra ricordi, consigli, suggerimenti, previsioni e citazioni, raccogliendo alla fine grande consenso fra quanti lo hanno ascoltato per quasi due ore. Oggi apprezzato tecnico della nazionale giovanile di atletica leggera. Baldini ha ricordato fra i molti frammenti della sua straordinaria carriera una delle prime imprese: «La mia camera vincente è partita da Brescia - ha ricordato il campione olimpico -. Il titolo italiano dei 10000 metri l'ho vinto proprio qui: la prima medaglia d'oro di un certo valore me la misi al collo il primo maggio del 1994, lo stesso giorno in cui morì Ayrton Senna, dopo aver corso testa a testa con il siciliano Vincenzo Modica e averlo battuto sul rettifilo finale del campo dedicato a Sandro Calvesi. Fu un'emozione incredibile: conservo ancora un ricordo indelebile di quella bella impresa, un successo che mi lega a Brescia con grande emozione». IL CAMPIONE emiliano ha spiegato in modo molto esplicito e nei minimi dettagli i suoi ritmi di allenamento, le sue diete, alcune volte rigide, altre blande, le tante rinunce e le molte soddisfazioni di un campione che resterà nella storia per aver vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi, proprio nella specialità che per antonomasia ricorda i giochi olimpici, nella città e nello stadio dove la stessa maratona è nata. Il massimo per un atleta. E SULLE IMMAGINI della vittoria colta il 29 agosto del 2004, più volte gli applausi spontanei partiti dall'attenta platea hanno interrotto il suo racconto: «Avrò rivisto centinaia di volte questo filmato e quello che ancora oggi mi sorprende è il mio sguardo all'arrivo - ha raccontato Baldini -. Davvero in quel momento non mi sono reso conto di quello che avevo fatto, l'ho capito poi con il passare del tempo. Fra una cosa e l'altra quella notte andai a dormire attorno alle 3 e alle 7 ero già in piedi, dicendomi che avrei avuto il tempo di recuperare il sonno il giorno seguente. In effetti per sei mesi ho sempre rincorso questo recupero, perché in effetti dopo quella vittoria la mia vita cambiò. L'impresa all'Olimpiade ha cambiato la mia vita, ma al traguardo non mi resi conto, ma non me ne importava niente di non dormire a sufficienza. Ero il campione olimpico di una maratona corsa ad Atene, il massimo per ogni atleta che pratica la mia specialità». Stefano Baldini, emiliano di Castelnovo Sotto, aveva realizzato il sogno di ogni maratoneta e oggi, con la modestia che gli viene riconosciuta da tutto l'ambiente, cerca di trasmettere ai giovani che l'atletica italiana gli consegna i suoi segreti, con la speranza di poter applaudire in futuro un'altra medaglia olimpica azzurra.

Intervista su Corriere della Sera-Brescia

Il runner Baldini: «Che tristezza il Calvesi chiuso»

di Lilina Golia

«II mio auspicio è quello di rivedere presto i ragazzi di Brescia allenarsi sul campo della loro città. Il Calvesi è un impianto storico e sarebbe una sconfitta se i giovani talenti smettessero di fare sport per le difficoltà di trovare una pista vicino a casa». Lo dice Stefano Baldini, ex azzurro dell'atletica e ora dirigente federale che con il campo di via Morosini, da tempo chiuso, in attesa di bonifica, ha un legame affettivo per la vittoria nei lomila metri conquistata da ragazzo ai campionati italiani. E nella sua veste di responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai vede anche nelle strutture, un incentivo allo sport. Della sua esperienza di atleta e di uomo Baldini, papa per la terza volta da una settimana, parlerà oggi, dalle 18 a palazzo Loggia, durante il primo degli appuntamenti di «Incontriamo lo sport», ideati dal giornalista bresciano di Sky, Fabio Tavelli. La corsa rimane la sua vita, pur con motivazioni tutte nuove, dovendo seguire atleti in erba e cercare di individuare i suoi eredi. «Lavorare con i giovani significa lavorare per il futuro». Nel presente tra i "grandi" ci sono Daniele Meucci e Andrea Lalli, entrambi non ancora trentenni, che, inseme ad altri, tengono alto il nome dell'atletica italiana. E tra i ragazzini non mancano quelli di belle speranze. «Non tutti hanno le giuste opportunità per realizzarsi, per tirare fuori il meglio. Capita di trovare molti ostacoli, di non trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Bisogna far si che le giovani promesse diventino qualcosa di più». Traspare tutta la sua passione quando parla dei suoi ragazzi che da un lato sprona a far sempre meglio, mentre dall'altro li protegge per non bruciare le tappe. «I risultati vanno prolungati nel tempo». E fa l'esempio della nazionale femminile di maratona, «la più forte di tutti i tempi» che a Zurigo agli ultimi europei ha incollato tutti alla tv. «Tutte ragazze che viaggiano sui 40 anni». Ed è un piacere vederle in azione. Ma il pensiero di Baldini va poi all'esercito di agonisti non professionisti, tesserati per le migliaia di società sportive italiane, oltre che a «tutti quelli che corrono per stare bene, che fanno atletica senza sapere di farlo. Sarebbe bello accoglierli nella grande casa di quelli che gareggiano a vari livelli». E non si sottrae all'attualità della polemica sull'aumento dei costi di tesseramento e trasferimento degli atleti. «Non è una decisione della Fidai — spiega — L'atletica rimane tra gli sport meno costosi, ma ci sono state indicazioni del Coni perché le federazioni di tutti gli sport si livellassero in questo senso. L'autofinanziamento, insieme ai contributi di Coni e sponsor, rimane comunque un punto fondamentale per il sostentamento di tutte le attività per i giovani». Parla da dirigente accorto, con il bagaglio del suo glorioso passato da atleta. Carriera iniziata a 9 anni in pista per i 50 metri con una gara da dimenticare. «Mi sono spaventato allo sparo dello start e sono arrivato ultimo». Ride ancora di quel momento, ma precisa subito: «Mi sono rifatto alla gara dopo, vincendo gli 800». Da lì un crescendo, fino ad arrivare ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi, con la maratona delle maratone, corsa per vincere. Cosi è stato, con tanto di record sul percorso storico, 2h10'55", battutto solo l'anno scorso, A 39 anni, lasciate le gare, ha deciso di ridare allo sport quello che lo sport gli aveva dato in vent'anni di carriera, rispondendo alla chiamata della Federazione. E tra un impegno e l'altro, a «distanza siderale per non interferire troppo», mette in chiaro, fa il tifo per la figlia Alessia. «È una velocista, come la mamma, Virna De Angeli ex primatista azzurra dei 400 piani, ma si cimenta anche nel lungo», dice smettendo i panni da dirigente e indossando orgogliosamente quelli di papà.

 

Intervista su runningtravel.it

Il vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene del 2004 ci svela qualche segreto su come preparare e affrontare nel migliore dei modi una gara importante

DI DAVIDE GRILLI

Dio di maratona. E' questo il titolo della prima pagina della Gazzetta dello Sport il giorno dopo la conquista della medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene del 2004 tagliando il traguardo in 2:10:55 e correndo l’ultima metà di gara in 1:03:18,una straordinaria impresa che catapulta Stefano Baldini nell'Olimpo dei grandi maratoneti. Il primo posto nel 1996 ai campionati mondiali di mezza maratona, la vittoria del campionato europeo di Maratona nel 1998, la vittoria della Maratona di Roma nello stesso anno e la vittoria alla maratona di Madrid nel 2001 sono solo alcuni dei grandi traguardi raggiunti dal maratoneta reggiano. Negli anni successivi la medaglia d'oro colleziona altri importanti successi come l'oro nella maratona ai campionati europei di atletica nel 2006 e il terzo posto alla maratona di New York nel 2007. Il suo segreto? Tanti allenamenti, una buona strategia in gara ma soprattutto tanta passione per la corsa, quella che attualmente cerca di diffondere con il suo attuale ruolo di responsabile Fidal dell'attività giovanile. Un esempio da imitare e seguire. In questa intervista ci svela alcuni segreti su come preparare, in pista e a tavola, e affrontare una gara e una maratona.

Quando hai iniziato a correre?

Ho iniziato da bambino, nell’azienda agricola dei miei genitori: c’erano dei capannoni distanti tra i campi e per raggiungerli andavo sempre di corsa. Per me correre è sempre stato un gesto naturale, spontaneo e molto divertente, ma crescendo la spontaneità deve lasciare spazio anche alla programmazione.

Come affronti l’ultima settimana prima di una gara?

È la settimana più importante, dove puoi concretizzare o vanificare tutto il lavoro fatto. Dal punto  di vista fisico è fondamentale il recupero: non bisogna commettere l’errore di voler accumulare chilometri per essere più allenati. Quindi, attività più leggera, riposo e… cerco di non pensare troppo alla gara: lo consiglio a tutti per non correre il rischio di crearsi ansie.

Quindi è meglio non esagerare?

Certo, la regola vale tanto per l’allenamento quanto per l’alimentazione. Io per esempio, l’ultima settimana continuo ad alimentarmi come nelle settimane precedenti, proseguo con una dieta bilanciata ed evito qualsiasi esperimento o eccesso.

Ma il famoso carico di carboidrati dei giorni precedenti?

Sfatiamolo: allenandoci di meno e mangiando allo stesso modo, il nostro serbatoio di glicogeno si riempirà naturalmente. Evitiamo di esagerare con i quantitativi: si appesantirebbe ulteriormente il fegato.

Come ti prepari il giorno prima della gara?

Controllo tutto il materiale, che deve essere già stato ampiamente testato durante le settimane precedenti: mai andare in gara con un paio di scarpe nuove! Ma anche gli integratori devono essere provati in allenamento.

Hai qualche suggerimento o segreto per i neofiti alle prime gare?

Sì, per esempio il maratoneta utilizza dei cerotti sui capezzoli e della vaselina nell’interno coscia e sotto le ascelle per evitare lo sfregamento e la conseguente irritazione dopo vari chilometri. Sembrano dettagli ininfluenti, ma possono compromettere una prestazione.

Che tipo di colazione fai la mattina della gara?

Faccio colazione alcune ore prima del via per non aver problemi di digestione; una colazione non pesante, con una piccola quota di proteine e senza eccedere con i carboidrati. Un’ora e mezza circa prima del via aggiungo un paio di Enervit Pre Sport, alimento energetico con carboidrati altamente digeribili.

Mentre corri a cosa fai più attenzione?

Penso al ritmo che ho impostato, a non stare troppo vicino alle altre persone, a non strafare nei primi chilometri; spesso si rischia di andare oltre le nostre possibilità, andando fuori giri. Partite piano, c’è sempre tempo per recuperare.

Quanto è importante la concentrazione mentale?

È fondamentale, ma il segreto è entrare in gara, dal punto di vista mentale, il più tardi possibile. Le energie mentali ci serviranno nella seconda metà della gara. Risparmiate energia nella prima parte correndo anche più liberi e lontani dal gruppo.

Come ti integri durante la gara?

Recuperare i liquidi è importantissimo in qualsiasi condizione climatica. Portate con voi in gara integratori pratici, alcuni si possono  attaccare anche al pettorale come le pastiglie di Enervit GT Sport. Poi uso carboidrati liquidi di pronto utilizzo, facilmente assimilabili uno al 20° km e uno al 30° km. Consiglio di assumerli poco prima del ristoro, per bere subito dopo una sosta.

Come ci si deve comportare ai ristori? Si rischia di perdere minuti preziosi?

Fermatevi ai ristori e bevete un bicchiere con sali minerali, perderete solo pochi secondi. Chi non vuole perdere tempo può pinzare il bicchiere con le tre dita in modo da chiuderlo e bere più comodamente. È fondamentale provare gli integratori salini in allenamento!

Cos’è il famoso “muro” del 30° chilometro?

Qualcuno lo vede prima, qualcuno lo vede dopo, qualcuno non lo incontra neanche. Se questo crollo fisico arriva, significa che siamo stati troppo dispendiosi nella prima parte di gara. Il problema si può superare ponendosi degli obiettivi intermedi, lottando psicologicamente contro se stessi, e cercando di sfruttare al meglio i ristori. Io consiglio di correre in progressione tenendosi un margine nella prima metà, da sfruttare nella seconda parte. Superare gli atleti in difficoltà, correndo più velocemente di loro, psicologicamente dà una gran carica!

Dopo la gara è importante assumere integratori?

Dopo aver tagliato il traguardo, la gara non è ancora finita! Il recupero per il prossimo impegno inizia da quel momento. Entro la prima mezzora dopo la gara, il nostro corpo viene stimolato in modo più diretto: quindi metabolizza meglio ciò che viene assunto.

Ci puoi svelare qualche altro trucco prezioso?

Non tutti sanno gestire la densità dell’allenamento: vedo tanti podisti gareggiare a ogni uscita. Bisogna gestire gli allenamenti con un po’ di margine, in modo da controllarli, come gli esercizi da fare. Un segreto è correre da soli e gestire la connessione mente-corpo.

Un consiglio per la Maratona?

Guardate la maratona come distanza globale, dal primo metro al 42° km; vi aiuterà a gestire bene la prima parte o i momenti di difficoltà.

Intervista su Corriere dello Sport

Intervista a Stefano Baldini - Baldini: una corsa contro il diabete

L'olimpionico: «Combattere la malattia è come una maratona, ogni passo in più è una vittoria»

Dalla leggendaria pianura di Maratona al Panathinaikon Stadium di Atene. Come Filippide nel 490 a.C., nel 2004 Stefano Baldini è entrato nella storia vincendo la gara principe dell'atletica in una Olimpiade, secondo italiano a riuscire nell'impresa dopo Gèlindo Bordin a Seul nel 1988. Difficile dimenticare il sorriso in quel 29 agosto ateniese, quando l'alierà ÇÇåïïå Baldini tagliò il traguardo della corsa tra il boato del pubblico aggiudicandosi l'ultima gara della XXVuI edizione dei Giochi Olimpici. Fu il culmine di una carriera a grandissimi livelli per lui, partito da Casteinovo di Sotto, provincia reggiana, e finito sul podio quando non vincitore - di tutte le più importanti maratone al mondo, da Londra a New Yorkpassando per Roma. Abbandonata l'attività agonistica, Stefano Baldini ha messo la propria esperienza al servizio delle Federazione italiana atletica leggera, diventando responsabile del settore giovanile. Sia quando macinava chilometri sulle piste, sia oggi che li mette nel motore per seguire in tutta Italia le nuove leve del movimento fondistico, Baldini si è sempre speso con grande disponibilità per favorire la sensibilizzazione sul tema del diabete - facendo anche da testimonial dell'Associazione nazionale italiana atleti diabetici della sua cura e soprattutto della sua prevenzione grazie a una corretta attività sportiva. Di seguito, la sua testimonianza esclusiva a Radio Cusano Campus (89.100 in fin a Roma e nel Lazio e in streaming su www.radiocusanocampus.it) legata al progetto di comunicazione dell'Ateneo rispetto alla lotta al diabete. Lei è stato un testimonial d'eccezione nella sensibilizzazione e nella lotta al diabete. Perché ha scelto di dedicarsi a questa causa? «Perché è pieno di gente che corre e ho scoperto, strada facendo, che l'attività sportiva rappresenta un aiuto concreto per chi soffre di questa patologia. Lo sport incide direttamente sull'utilizzo dei farmaci, quindi l'attività fisica è fondamentale perché alleggerisce la somministrazione di farmaci». La maratona e la lotta al diabete hanno qualche aspetto in comune? «Certo, perché sono gare lunghe che puntano forte sulla gestione ottimale delle energie. Fisiche, per quanto riguarda la maratona, finanziarie per la ricerca. La strada è simile e presenta le stesse asperità e gli stessi momenti di difficoltà ma con un traguardo comune che è una grande impresa. Ð diabete è una malattia dura da combattere e ogni piccolo risultato nella ricerca e nel con trastarla è importantissimo». Attività fisica e prevenzione del diabete vanno di pari passo. Ha un messaggio per chi fatica ad avvicinarsi allo sport perché portatore di questa malattia? «Sicuramente un messaggio di speranza. Sono andato personalmente a seguire alcune gare di atletica per diabetici, nel Meeting DiAtletica, e rappresentano un messaggio positivo. Questi atleti non hanno vergogna di mostrare la loro malattia e trovano nell'attività sportiva un modo per stare bene e soprattutto una motivazione personale di riscatto nei confronti di persone che li vedono come dei malati. Insomma, lo sport diventa un mezzo per farsi forza e darsi energia e spinta anche nella vita. Ci sono atleti di qualsiasi livello e il risultato che conta non è una misura o un tempo ma la soddisfazione di essere riusciti e che ti porta a dire "ce la posso fare"». I valori dello sport aiutano a costruire una vite sana ed equilibrata. Ora lei è responsabile del settore giovanile della Fidai. Quanto è difficile far avvicinare i più giovani all'atletica? «Oggi i più giovani iniziano presto a fare attività agonistica, già quando sono alle elementari. Ora non è difficile tanto avviarli all'atletica ma farli continuare. Un po' perché nel mondo dell'atletica ci sono tanti volontari, fondamentali per il movimento ma spesso con un'età media alta: alla lunga possono faticare a lavorare con i più piccoli. Collateralmente c'è il problema delle strutture, che chia

ramente incide. Gli impianti dove le società lavorano sono a gestione pubblica; se fossero a gestione diretta delle società ci sarebbe una manutenzione diversa e una qualità degli impianti superiore che garantirebbe una maggiore qualità nell'allenamento». L'impegno dell'oro di Atene per la ricerca: «Lattìvità sportiva è un aiuto concreto, serve a farsi forza»

Intervista di Carlino Reggio, Stefano parte per New York

Stefano parte per New York, domenica la maratona.

di Claudio Lavaggi

Parte oggi l’ultimo contingente dei 90 reggiani che domenica prossima calcheranno le strade di New York per corrervi la maratona dei sogni, forse non la più bella, di sicuro la più “attraente” nonostante un costo di iscrizione di ben 525 dollari. Sui 50.000 al via, circa 2.000 saranno italiani, mentre per quanto riguarda i reggiani si può procedere solo per indizi. Anche il sito podistinet si è arreso alle leggi americane sulla privacy che non comunicano gli elenchi degli atleti prima della gara. Come da cinque anni a questa parte con loro ci sarà anche Stefano Baldini, che per la Born2run cura l’avvicinamento di 410 atleti (più 300 turisti) alla maratona della Grande Mela.

“Si annunciano giorni faticosi, ma anche divertenti - dice Stefano - tornare a New York aggiunge sempre qualcosa alle esperienze precedenti. Come agonista ne ho corse cinque, con un terzo posto nel 97 e un personale di 2h09’12” nel 2002”.

Ma in particolare cosa chiedono i podisti?

“Beh io corro con loro gli ultimi allenamenti, do consigli su alimentazione, vestiario, scarpe, sabato sera abbiamo la riunione in cui si spiegano tutti i dettagli tecnici, poi domenica li accompagno alla partenza”.

Dopo di che può partire anche lei…

“Sì, l’anno scorso sono arrivato 121°, ma quest’anno andrà peggio, in ogni caso un lungo da 33 km l’ho fatto e se non facciamo i matti in partenza, penso di correre a 4’ a km”.

Parla al plurale?

“Sì, con me c’è anche Ottavio Andriani (ex azzurro da 2h10’, oggi quarantenne n.d.r.), compagno di mille allenamenti e penso che correremo insieme. Io, con Orietta Berti, Griminelli e Ancelotti sostengo il progetto dell’Ascmad-Prora per l’acquisto di un macchinario del reparto endoscopia del Santa Maria Nuova, lui a sua volta una onlus pugliese”.

Chiudiamo con uno spot. Perché correre a New York?

 

“Perchè New York è unica, una città che l’anno prossimo voglio far vedere anche a mia figlia Alessia”.

 

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