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Rassegne stampa di Londra 2012

La Stampa

Baldini e la crisi dell’atletica 
“Io citì? Se mi vogliono...”

L’ex olimpionico di maratona: “L’Italia ha ottimi giovani, ma 
li disperde Schwazer mi ha davvero deluso, non ha capito che era un privilegiato”

di Giorgio Viberti

Stefano Baldini, olimpionico 2004 di maratona, è in vacanza all’Hotel Riva degli Etruschi di San Vincenzo, che è anche la sede invernale degli stage Fidal di mezzofondo e marcia, oltreché punto di riferimento del pattinaggio azzurro (vi si è allenata anche Carolina Kostner) e di molti team di ciclismo (come la Lampre di Cunego e Scarponi). Baldini vorrebbe disintossicarsi dopo le deludenti performance, in pista e fuori, dell’atletica azzurra, ma da tecnico Fidal (è fra i responsabili del settore mezzofondo e “tutor” federale con la Dorio e Mori) non riesce a staccare la spina.

Baldini, lei a Londra aveva anche il ruolo di opinionista tv per Sky. Dalla doppia angolazione, come ha visto la nostra atletica?



«Senza Di Martino, Howe e Schwazer, sapevo che avremmo raccolto poco. Donato nel triplo è stato ottimo. Però...».



Però?



«L’Italia è in caduta libera: 21º posto nel ranking mondiale».



Le cause?



«Tante, come la concorrenza mondiale di uno sport ormai globale ma anche i problemi del nostro settore giovanile».



Carenza di vocazioni? Pochi nuovi praticanti?



«No, anzi. Fino agli under 20 l’Italia non è inferiore alle nazioni big e spesso va meglio».



Poi però i senior falliscono...



«Perché dopo i 20 anni gli atleti migliori entrano nei gruppi sportivi militari che hanno più interessi nazionali che grandi ambizioni internazionali. E molti talenti si disperdono».



Però, se non ci fossero i club militari, rischierebbero di smettere. Non ci sono più società gloriose come Iveco, Snia, Pro Patria, Ina...



«Vero. In Italia forse solo nel nuoto sopravvivono club privati a fianco di quelli militari».



E perché non nell’atletica?



«Perché le piscine possono dare qualche reddito, i campi di atletica invece solo debiti».



Che fare allora?



«Il Progetto Azzurro della Fidal dovrebbe seguire i giovani almeno fino ai 23 anni».



Forse mancano i soldi, visti anche i tagli del Coni...



«No, la nostra Federatletica è fra le più ricche del mondo. Se mai il problema da affrontare è la distribuzione delle risorse».



A dicembre ci saranno le elezioni federali, poi verrà affrontato il discorso del settore tecnico. Il ct Uguagliati è molto a rischio. Che ne dice?



«Ho letto che il futuro ct sarò io. Strano, non ne so nulla».



Lei è un uomo di campo, esperto, nè giovane nè vecchio, l’ideale: si tira fuori?



«A chi non piacerebbe guidare la Nazionale? Certo, devo ancora imparare un sacco di cose, ma se la Fidal dovesse chiamarmi io sarò disponibile».



Franco Arese si è ricandidato alla presidenza, Alfio Giomi per ora è l’unico antagonista dichiarato ma già si fa il nome di Eddy Ottoz. Lei con chi sta?



«È tutto molto più complesso ed è ancora presto per capire che cosa succederà. Di certo io porrei alcune condizioni».



Per esempio?



«Vorrei più libertà di azione e una squadra mia di cui fidarmi».



Per poi fare che cosa?



«Primo, non disperdere i giovani under 20. Poi lavorare senza subire ingerenze esterne e con l’autonomia che c’era negli anni 80-90. E migliorare i rapporti con i gruppi sportivi militari».

Che invece,vedi i casi Howe e Di Martino, sono spesso difficili...



«Due vicende che potevano e dovevano essere gestite meglio. Per entrambi Londra era un obiettivo clou, chissà se avranno un’altra chance del genere».



È andata peggio a Schwazer.



«Una cocente delusione. Alex sembrava una roccia, invece si è dimostrato un uomo debole. Un olimpionico dovrebbe essere un modello per tutti, non gli basterà quella conferenza stampa per ripulirsi. Si è pentito? Sì, quando l’hanno smascherato. Così è troppo facile. Cercava solo una vita normale? Era un privilegiato e non l’ha capito, adesso la sua vita sarà peggio di prima».

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