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Rassegne stampa di Londra 2012

Nella vita, qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre” 

Stefano Baldini, classe 1971, è il maratoneta italiano per eccellenza. Tantissimi i successi che lo hanno visto protagonista: 13 titoli italiani tra 10 Km e mezza maratona (21,097 km), un trionfo in Coppa Europa sui 10 Km, 2 titoli Europei di maratona (42,195 km), 1 titolo Mondiale di mezza maratona, 2 bronzi Mondiali in maratona e per tre volte detentore del primato italiano sulla distanza alla maratona di Londra, imperdibile appuntamento primaverile…  ma la vittoria della vita è stata di certo l’oro Olimpico di Atene 2004. Una prova di coraggio e resistenza che Stefano rinnova ogni giorno, con grande passione e grande disciplina perché un vero atleta lo è innanzi tutto nell’anima e per sempre.

Correre è un po’ come volare: incontri la resistenza dell’aria; le difficoltà una per una rispondono all’appello al punto che gambe e mente iniziano a vacillare, ma se insisti decolli e non ti puoi più fermare…(Viviana Passaretti,www.you-ng.it) 

D) Stefano sei cresciuto in una famiglia numerosa: ottavo di ben undici figli. Cosa ha rappresentato per te? 

R) La famiglia numerosa mi ha dato una grande mano nella vita e nello sport: è bello crescere in mezzo a tanti fratelli e sorelle e anche adesso è sempre una gioia ritrovarsi ancor più numerosi dopo che tanti hanno formato delle nuove famiglie. Per lo sport penso che vivere insieme a tanti fratelli mi abbia regalato il germe della competizione: bisognava sgomitare soltanto per avere attenzione dai miei genitori. 

D) Ricordi la prima volta che hai messo le scarpe ai piedi ed hai cominciato a correre? 

R) A 10 anni mi sono infilato nella macchina dei miei fratelli che andavano ad allenarsi al campo, il bello è che mia mamma non lo sapeva quindi mi sono anche preso una sonora sgridata. 

D) Il podio è la tua seconda casa. Tantissimi i successi che ti hanno visto protagonista, ma la vittoria della vita è stata di certo l'oro Olimpico di Atene 2004. Quali le emozioni che non scorderai mai? 

R) Non dimenticherò, durante la gara, l'assoluto controllo di me stesso e della distanza; poi il traguardo nel mitico stadio Panatinaiko, così pieno di storia ed infine il podio durante la cerimonia di chiusura, davvero un sogno per tutti quelli che praticano sport. È stato un grande privilegio. 

D) 42 km e 195 m sono davvero tanti per le gambe, per il fiato e soprattutto per la testa. Ma per quanto sia arduo correrla, una maratona comincia molto prima della linea di partenza. C’è stato un momento, più duro degli altri, in cui hai pensato “basta!”? 

R) A me piace correre, mi diverte, la fatica è un accessorio necessario al raggiungimento dell'obiettivo “enjoy” e non mi è mai costata nulla. I momenti difficili sono più legati agli infortuni, a qualche dolore che mi impediva di dare il massimo. Sydney 2000 da questo punto di vista è stato un bivio: davanti all'ennesimo infortunio, per di più durante la maratona olimpica, ho deciso ancora una volta di reagire. 

D) I Giochi Olimpici di Londra 2012 sono alle porte. Quali le possibilità per l’atletica italiana? Esiste secondo te un vivaio di giovani promesse? 

R) Per l'Italia dell'atletica saranno Giochi difficili, la concorrenza è elevatissima, ma Schwazer, Donato, Rigaudo, Greco e mi auguro qualche sorpresa possono far bene. C'è una scuola e ci sono giovani promesse: ad esempio domenica scorsa Alessia Trost ha vinto l'oro nel salto in alto ai Mondiali under 20. 

D) Nell’ottobre del 2010 si è conclusa la tua attività agonistica. Collaborando con il settore tecnico della Fidal, in un certo senso oggi sei dall’altra parte della barricata. Quali riflessioni genera la nuova prospettiva? 

R) È tutto diverso, ma mi piace anche lo stare dall’altra parte. Può sembrare difficile l'avere a che fare con ragazzi che sono stati tuoi compagni di squadra, però l'atletica non è uno sport professionistico, siamo una grande famiglia. Spero di poter dare al mio sport qualcosa di ciò che ho imparato in tutti questi anni sui campi di allenamento e di gara. 

D) I tuoi allenamenti si sono sempre snodati tra Rubiera, Modena e la natia Castelnuovo di Sotto. Come hai reagito al recente terremoto che ha colpito così duramente gli emiliani? 

R) C'è paura ma anche tanta voglia di ripartire, gli emiliani sono gente tosta. Prendo una frase di un mio libro “Nella vita, qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre” (Con le ali ai piedi – Mondadori - 2005). 

D) In ultimo una curiosità. Ho sempre diviso i runners in due categorie: all’arrivo vi sono quelli che possono descrivere il paesaggio e quelli che potrebbero presentare un’istanza al Comune descrivendo minuziosamente ogni più piccola buca. Durante la tua carriera agonistica ovviamente rientravi nella seconda categoria! Ma oggi ti puoi permettere di appartenere alla prima? 

R) Certo che posso! Oggi corro solo per star bene, mi alleno con i ragazzi ai ritiri se ne ho voglia, mi diverto ancora e posso godermi di più i fantastici posti che frequentiamo per allenarci. A novembre correrò New York per beneficenza, ad un ritmo che mi possa permettere addirittura, e finalmente, di fare anche le foto.

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