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Articolo sulla rivista "La corsa"

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In occasione dei festeggiamenti di fine carriera la rivista "La corsa" dedica a Stefano una lunga serie di commenti dei più importanti addetti ai lavori.

 

Stefano il Grande (di Walter Brambilla)
Raccontiamo l’ultima settimana da atleta  di Stefano Baldini prima di dare l’addio ufficiale all’agonismo, che non è purtroppo coinciso  con il Giro al Sas di Trento dove tutto era stato predisposto per “l’occasione”. Un’occasione  che, a questo punto, non ci sarà più.   Prima di scrivere la fatidica parola “sipario” sotto il nome del nostro campione olimpico, sarà bene ricostruire, non solo la sua carriera (numeri che leggerete in un’altra pagina), ma il susseguirsi degli avvenimenti nei primi giorni di ottobre, che coincidono con gli ultimi della carriera dell’azzurro.   Prima di tutto, però, ci riposizioniamo all’ultimo giorno di agosto, quando il sottoscritto consigliò a Gianni Demadonna, manager di Stefano Baldini, di allestire una conferenza stampa a Roma o a Milano per annunciare ufficialmente il ritiro della medaglia d’oro di Atene. Da parte dell’ex atleta trentino all’inizio non vi era stato un grande interesse; forse non ricordava di aver fatto un’analoga operazione con Francesco Panetta nel 1998: nella medesima situazione, infatti, il campione del mondo dei 3000 siepi nel 1987 a Roma, nonché nostro attuale collaboratore, chiuse la sua carriera al Giro al Sas di Trento, dopo aver invitato un congruo numero di giornalisti in un ristorante milanese. Prima di arrivare a gestire una situazione simile, Stefano doveva comunque correre ancora a Sheffield, poi prendere parte a Pordenone ai Campionati di corsa su strada dei 10 km (trattati sul numero scorso) e infine, sabato 9 ottobre, essere appunto protagonista alla 64ª edizione del Giro di Trento.  Tra Pordenone e Trento c’era però una distanza siderale in termini di tempo, quasi un mese… Nel quale Baldini ha proseguito nei suoi allenamenti e si è recato anche a Berlino per seguire la maratona nella capitale tedesca accompagnando un gruppo di aficiondos. Proprio lì, durante un allungo, accusava un malanno a una gamba. Grave? Forse neppure lui ci ha pensato. Per sicurezza, però, ha detto basta, mi fermo qualche giorno. Dopo una settimana la conferenza stampa di addio a Milano, davanti a non meno di 35 giornalisti, tra stampa scritta e televisioni, arrivati da tutta Italia. Un successo, vista anche la presenza del presidente Franco Arese e del D.T. Francesco Uguagliati, che con Lucio Gigliotti hanno fatto da ala alla chiacchierata che Stefano stesso ha condotto alla grande, affidandosi solo un piccolo foglietto con qualche appunto scritto in precedenza. Il giorno successivo, il Giro al Sas veniva presentato solennemente nel capoluogo della regione. Tutto perfetto. Grandi nomi al via, come ad esempio Edwin Soi, il keniano che già si era imposto lo scorso anno. Ma mercoledì 6 ottobre una telefonata gelava tutti. Stefano con poteva correre. Troppo era il dolore che provava e che non gli permetteva di mettere un piede dopo l’altro di corsa. Via mail annunciava: “Cari amici, devo purtroppo comunicare che non sarò alla partenza del 64° Giro al Sas, perché nell’ultimo allenamento a velocità sostenuta fatto in questi giorn,i prima della gara, si è riacutizzato l’infortunio che ho avuto questa primavera, precisamente un ‘inizio di lacerazione della inserzione prossimale miotendinea del bicipite femorale sinistro’. È un vero peccato perché stavo correndo molto bene, avevo appena vinto il mio ultimo titolo italiano a Pordenone e gli organizzatori del Giro al Sas hanno organizzato benissimo la manifestazione. Sarà comunque una grande festa, quindi aspetto tutti in piazza a Trento sabato pomeriggio. La festa, in effetti, c’è stata. Si è mossa anche mamma Rai per una diretta su Raisport di un’ora con tanto di salottino per gli ospiti dove sono transitati un po’ tutti. Stefano è stato intervistato, sul palco, in diretta, in registrata, ha ricevuto premi dal Comune di Trento dalle mani del Sindaco, ha ricevuto dalle mani di Fabio Monti, inviato del Corriere della Sera, un quadro con la doppia pagina del quotidiano milanese dove veniva raccontata la vittoria olimpica. Si è palesato pure il sindaco di Bolzano, appassionato e competente di atletica, che viene dal nostro mondo e si esibisce anche in veste di speaker. Stefano ha fatto il giro del circuito cittadino in pieno centro su un’auto scoperta con due ragazze che hanno fatto da contorno, mentre lui salutava la folla. Sì, proprio un bagno di folla. Tanta la gente in piazza per applaudirlo per l’ultima volta: alla kermesse trentina, del resto, Baldini ha preso parte ben 12 volte, vincendone tre. Significativa quella del 2004, subito dopo Atene. Fu un’apoteosi, davanti a un pubblico impazzito che si era addirittura abbarbicato sui lampioni per vedere la gara. Quella sera Stefano rimase per quasi due ore a firmare autografi. Bene ha fatto il biondo “ex ragazzo” emiliano (visto che ora ha 39 anni…) a ribadire che una vittoria olimpica può fare perdere la brocca in seguito alla popolarità conquistata. “Per fortuna ho vinto l’Olimpiade a 33 anni, fossi stato più giovane….” A tutti ha ammesso di essere pronto alla nuova vita che lo attende. “Il mondo che mi circonda non mi ha affatto nauseato”, lo ha detto e annunciato in altre occasioni. Mentre al suo mentore Lucio Gigliotti viene proposto di continuare sino a Londra 2012 a guidare i maratoneti, in verità pochi, visto che si tratterà di tenere sotto pressione Anna Incerti e Rosalba Console tra le donne e Ruggero Pertile tra gli uomini (almeno per ora, alla fine del 2010, le cose stanno così), Baldini dovrebbe nel frattempo essere una bandiera dell’atletica da sventolare in tutte le occasioni: dal cross nella stagione invernale, alle maratone nel corso dell’anno. Una specie di trampolino di lancio per il suo futuro. Per carità, per ora sono solo supposizioni, ma pensiamo di non andare molto lontano dalla realtà. Adesso si può tirare giù il sipario.

Sto studiando
Che Baldini lasci l’agonismo è normale, però a una condizione: che lui, la sua esperienza, il percorso fatto (non soltanto quello chilometrico, ovviamente), il suo entusiasmo e le sue idee chiare non vadano perdute. È troppo facile ricordare le sue vittorie e l’emozione di quel pomeriggio ateniese che a ripensarci adesso pare ancora più fantastico di quanto già sia stato. Tutto è stato raccontato e analizzato. Ma Baldini fuori causa, ghiacciato in qualche fotogramma, immobile in un archivio, non va bene, non è accettabile. Nel giorno dell’addio l’ha annunciato: “Sto studiando per restare”. Qualcuno colga l’invito. Guido Alessandrini (Tuttosport) 

A caratteri cubitali
Baldini e ... eeessstop! 
Cos’altro vuoi dire (o scrivere) su Stefano che ha deciso di smettere se non un “GRAZIE” a caratteri cubitali? Sì, perché Stefano è stato davvero un grandissimo, un insieme di talento e intelligenza che lo ha fatto arrivare oltre i limiti immaginati, davanti a moltissimi di quelli che - spesso più di lui - avevano quantità industriali del primo ingrediente. Ci ha portati idealmente, e mi scuso per quel “ci” ha portati, dove non t’aspettavi, o solo speravi o solo sognavi, o solo...  E allora che altro vuoi dire (o scrivere): GRAZIE STEFANO, a caratteri cubitali! Grazie di avermi fatto increspar la voce, che i più diranno “e a noi che ci ... della tua voce”! Ma grazie davvero, ha smesso un grande. Che forse l’ha fatto di poco fuori tempo massimo. L’ha ammesso egli quoque. L’ideale sarebbe stato farlo dopo una maratona terribile, per contesto tattico e livello assoluto, e per lui fantastica per dignità, come quella di PECHINO 2008, stesso palcoscenico olimpico, quattro anni dopo il sogno di ATENE 2004. Ma pensa un po’ la storia di Stefano se - come sarebbe potuto tranquillamente accadere senza gli acciacchi e l’infortunio di primavera - si fosse conclusa con una medaglia europea a Barcellona! Da storia a fiaba. Ma no, la fiaba c’era già stata e che fiaba è stata comunque, anche così. Da quel biondino sorridente e furbo, che sapeva il fatto suo, che correva su e giù per la piana reggiana all’eroe di Atene e tanto altro! E allora, solo, GRAZIE STEFANO e - mi raccomando grafica - A CARATTERI CUBITALI e con il punto esclamativo in fondo ben visibile. Franco Bragagna (Rai) 

Vincere da favorito
Quando si usa il termine “campione” si delinea una figura precisa, che non è certo solo quella del vincitore. Stefano Baldini è un campione: non tanto per la longevità da protagonista della sua carriera, che pure significa molto, quanto soprattutto perché, nelle difficoltà non soltanto sportive, ha saputo costruire il suo successo più importante. E vincere da favorito, dichiarando con largo anticipo il proprio obbiettivo, è qualche cosa che soltanto pochi, pochissimi “grandi” hanno saputo fare nella loro carriera. Giorgio Barberis (Spiridon) 

Fedele a se stesso
Stefano Baldini, molto banalmente, è la notte di Atene 2004. Di quando, subito dopo la gara, trascinato da un entusiasmo raramente provato, mi sono ritrovato nel tunnel in zona arrivo, a fendere un muro di folla che camminava in senso contrario al mio, per andare ad abbracciare lui e gli uomini del suo staff. E di quando, solo alcune ore dopo, ho avuto il privilegio di festeggiare quel trionfo fino a tarda ora, al suo fianco e con pochi altri. Stefano, persino in quei momenti, è rimasto fedele a se stesso, a un personaggio che non s’è mai concesso tanto, ma che con le proprie imprese ha parlato più di tutti gli altri messi insieme. Tra le più grandi, di imprese, quella di Londra 2006, quando vinto tutto quello che ha vinto, è stato capace ancora una volta di ritoccare il record italiano. Roba da campioni, campioni veri. Ah, per ammirazione nei suoi confronti e della sua storia, una volta ho anche disubbidito a un mio direttore. Ma nemmeno Stefano saprà mai come e perché... Andrea Buongiovanni  (Gazzetta dello Sport) 

Imperdibile
L’aria guerriera di chi non ha risparmiato neppure un chilometro pur di arrivare all’oro olimpico nel posto più straordinario di tutti. Gli occhi bellissimi che hanno dentro una luce speciale, occhi ai quali nessuno potrà più rubare il sorriso e la serenità. Stefano Baldini, l’uomo della bassa, l’uomo di Castelnovo di Sotto, è un eroe dei nostri tempi, un uomo prima ancora che un campione, davvero speciale. Lo è non solo per le sue straordinarie imprese ma per tutto quello che ha fatto e, soprattutto, per come lo ha fatto. Nella sua carriera, lunga inimitabile e meravigliosa, mai un tormento, mai un’accusa: sempre positivo, sempre uomo leale. Sempre uomo di sport. Ha sofferto, ha interpretato nel modo giusto la sua passione, il suo essere atleta. Un esempio per tutti e la dimostrazione che l’ambizione che ciascuno di noi può essere coronata. Un campione e un amico da non perdere mai. Carlo Santi (Il Messaggero) 

29 agosto 2004
Stefano Baldini uscì da una notte che era caduta improvvisa, entrò in uno stadio dalla luce accecante, dalla folla che salutò quell’ingresso con un coro di gioia liberatoria. Ogni frammento visivo e sonoro, ogni sensazione, ogni particolare, ogni moto dell’anima è infisso dentro di noi, dentro lui, e non potrà essere rimosso. Era il 29 agosto 2004, allo stadio Panathenaiko. Giorgio Cimbrico (Il Secolo XIX) 

Solo tre parole
Beh, adesso lo dico: incastonato nell’immensità. Claudio Colombo  (Il Corriere della Sera) L’ambasciatore Stefano Baldini non è stato solo un grande campione ma anche una grande persona genuina e sempre disponibile. Un ragazzo della porta accanto. Nella memoria rimarranno indelebili i ricordi delle sue imprese ma l’aspetto che voglio ricordare di Baldini è il suo ruolo di ambasciatore dell’atletica. Un vero esempio per i giovani che si stanno avvicinando all’atletica ispirandosi a Stefano. Baldini ha lasciato l’agonismo ma non il mondo dell’atletica dove continuerà a dare il suo prezioso consiglio trasferendo la sua esperienza di atleta di grande livello ai giovani nel suo ruolo di tutor del “Progetto Londra 2012”.  Diego Sampaolo (Iaaf) 

(Lascia un vuoto) Inimitabile 
Ho cominciato a seguire Baldini quando era ancora junior e l’ho visto maturare sia come atleta sia come uomo. Non basta dire che lascia un vuoto: Stefano, per quello che ha dato all’atletica, resterà inimitabile.  Fausto Narducci (Gazzetta dello sport) Come un fotogramma C’è un sistema infallibile per cogliere appieno il senso estetico dell’arrivo di Baldini al traguardo di Atene: rivederlo in silenzio, e in negativo, come un fotogramma di Robert Krasker. È anche il miglior modo per dimostrare quanto sia inadeguata, dinanzi ad epifanie agonistiche di tale portata, qualsiasi parola. Augusto Frasca (Il Tempo) 

Un esempio
Stefano Baldini ci lascia in regalo l’immagine di un uomo vero e di un atleta esemplare, uno da poter sempre indicare come esempio ai nostri figli: ha insegnato a tutti qualcosa, non soltanto con le gambe. Gianni Romeo “La Stampa” 

Nulla è impossibile
È senz’altro stata per me una grande fortuna e una bellissima e gratificante esperienza allenare un campione di questo calibro. Capita molto di rado purtroppo incontrare atleti con una testa come quella di Stefano... Il resto lo hanno messo mamma e papà Baldini. I risultati parlano da soli e sono quelli di una lunghissima carriera, possibile solo ad atleti che hanno scelto di percorrere una strada lunga e difficile senza scegliere scorciatoie... Ecco, questo è quello che più mi preme sottolineare, perchè la figura che Stefano ha lasciato ai giovani e a quanti amino questo nostro sport è quella di un ragazzo “pulito” che attraverso il lavoro costante, l’impegno, la motivazione e la determinazione nel perseguire questa strada è riuscito a coronare i suoi sogni. Nothing is impossible! Lucio Gigliotti (Responsabile della maratona italiana) 

Un turbodiesel
Il migliore complimento che si possa fare a Stefano Baldini a conclusione della sua strepitosa carriera credo consista nel fatto che ogni allenatore avrebbe voluto lavorare con un atleta come lui, davvero esemplare per serietà, applicazione, comportamento agonistico e grande sensibilità tattica. In un’atletica italiana molto spesso contraddistinta da scelte di comodo, il suo esempio, anche come fedeltà al club civile di appartenenza, è di quelli da sottolineare con il circolino rosso. Con lui Luciano Gigliotti, in particolare nella vittoria olimpica di Atene 2004, ha compiuto davvero un capolavoro tecnico, trasformandolo da un maratoneta ritenuto una sorta di diesel resistentissimo, ma in difficoltà sui cambi di ritmo, in un turbodiesel capace di correre gli ultimi 10 km di Atene in 28.59! Cappello per entrambi. Giorgio Rondelli (Correre) Passo dopo passo Un’occhiata indietro, per mettere a fuoco la storia appena conclusa. E lo sguardo va lontano, come la mente, ripensando a quanta strada ha fatto quel ragazzo che correva nelle campagne emiliane. Sembrava il meno forte del gruppo emergente di vent’anni fa, bronzo juniores nel Mondiale di cross a squadre. Passo dopo passo, Stefano Baldini poi ha saputo costruire una carriera immensa, unica per longevità e presenza costante negli appuntamenti che contano. Due titoli europei, due podi iridati e già basterebbero per nobilitare ogni palmarès. Ma c’è di più: il trionfo nella gara delle gare, la maratona di Atene, quando l’Olimpo ha chiamato l’uomo che aveva imparato a gestirsi come nessun altro, pragmatico sia negli allenamenti che di fronte agli avversari. Lo specialista più continuo, capace di piegare la resistenza africana, mentre si scioglieva nella calura il favorito Tergat, primatista mondiale. Fino all’ingresso solitario del biondo reggiano nello stadio ateniese, che regala l’eternità, e un indimenticabile inno di Mameli, vibrante colonna sonora di chiusura di quei Giochi. Anche se in fondo il Baldini vincente era sbocciato prima, come lui stesso ha raccontato: forse nell’ultima recita per i diecimila in Coppa Europa nel ’95, oppure l’anno dopo sulle strade di Maiorca, con l’inatteso oro mondiale sulla mezza. Fu allora che capì, insieme al condottiero Gigliotti, che il suo futuro non era in pista, ma sulla distanza più lunga. Stefano si è dimostrato campione pulito, grande nella sua normalità. Oggi è un uomo sereno, che ha raggiunto tutti i traguardi sportivi. Dotato di intelligenza acuta e senso pratico, potrà far valere il suo patrimonio di esperienza e, da buon comunicatore, è pronto per trasmetterlo alle nuove generazioni: adesso come tutor federale, un domani magari anche in ruoli più importanti. L’eroe di Maratona inizia una seconda vita. Luca Cassai (Fidal Marche)  

64º Giro al Sas - Bis di Edwin
Una volata ha deciso i destini della 64ª edizione del Giro di Trento. La manifestazione affonda le sue radici addirittura a inizio Novecento, quando ancora Trento era sotto l’impero di Francesco Giuseppe, ma ha iniziato a contarle esattamente dal 1945. Un tempo si correva il 1 Novembre. Una tradizione: in piazza con le caldarroste, lo ha ricordato più volte Primo Gretter atleta trentino che qualche anno prima di Gianni Demadonna iniziò a scrivere il suo nome dell’albo d’oro della gara, la seconda in Italia per anzianità, dopo il Giro di Castelbuono e u’edizione in più dei cugini di Rovereto che programmano il tutto un settimana prima (vedere commento in altra parte del giornale, nda). Volata dicevamo, ovvero quella di Edwin Soi che bissava la vittoria dell’anno precedente, davanti a Wilson Busienei e al mai domo ucraino Sergiy Lebid. Al sesto posto si piazzava Andrea Lalli, che per lunghi tratti della gara ha condotto e guidato il gruppo dei migliori palesando uno stato di forma all’inizio di ottobre già buono per la stagione dei cross che lo vedrà come sempre tra i protagonisti. Il suo crono sotto i 29’ lo dimostra ampiamente. In piazza, a raccogliere applausi, anche Anna Incerti, bronzo a Barcellona, per seguire il marito Stefano Scaini,
w.b. 

Il pianto degli dei
Anche il cielo piangeva il 4 ottobre scorso, giorno in cui Stefano Baldini - il “dio di maratona”, come titolò il quotidiano rosa il giorno dopo la vittoria olimpica ad Atene 2004 -  annunciava a Milano il suo addio all’agonismo. Quante lacrime d’acqua sono cadute! Stefano ci ha persino scherzato su, ma l’abbiamo capito tutti che dentro era un sacco dispiaciuto. Se solo il fisico l’avesse sorretto di più, infatti, questo straordinario atleta ce lo saremmo potuto godere ancora un po’. E ad alti livelli, anche se chiaramente ben centellinati (come sta a dimostrare il titolo italiano dei 10 km vinto pochi giorni prima!!). Perché la sua determinazione, la sua sana predisposizione alla fatica e al sacrificio, la sua mente così tatticamente lucida…non sono certo venute meno. Anzi! Ma i conti bisogna sempre farli con la realtà e nella realtà il suo fisico ha detto “stop”.  Prima o poi, del resto, doveva succedere. Forse sarebbe stato meglio dopo Pechino 2008; di sicuro lui ha sperato potesse essere più glorioso a Barcellona 2010; certamente non poteva più essere rimandato. In ogni caso non ha rimpianti, Stefano; forse può aver fatto qualche errore, però ha dato, e ricevuto, il massimo. Tutto ciò grazie a tante splendide persone che l’hanno consigliato, sostenuto e guidato: come la famiglia Corradini, tutta Rubiera (Emilio e Marco Benati in primis), il suo allenatore Lucio Gigliotti, il Dott. Fiorella, il fiosioterapista storico Daniele, i vari presidenti e c.t. federali, le aziende sponsorizzatrici, i grandi avversari incontrati. Adesso è il momento di passare dall’altra parte e restituire qualcosa. Il “Progetto Azzurro”, che lo vede nelle vesti di tutor tecnico-agonistico di alcuni giovani di talento, è già partito quest’anno; poi continuerà a lavorare con Asics, suo sponsor tecnico da lungo tempo; e sempre, comunque, cercherà di studiare e impegnarsi al massimo per essere all’altezza dei nuovi incarichi. Questo, in sintesi, è quel che ha detto Stefano Baldini salutando buona parte del suo mondo che “fu” - un gruppetto selezionato di giornalisti, grandi atleti del passato, tecnici e dirigenti federali, Presidente Arese in testa - al “PrimoNovecento Osteria” di Milano. Nell’occasione - e ve lo diciamo giusto per dare un’idea del suo modo di essere - ha anche regalato ad Arese e De Madonna due quadri emblematici: rispettivamente della vittoria olimpica ad Atene e di quella dello stesso anno al Giro al Sas (2004). Il Presidente e il manager l’hanno ringraziato. E non solo per quello. Tutta l’atletica italiana è infatti infinitamente grata a questo campione - “il più grande di tutti i grandi campioni allenati” (parole di Lucio Gigliotti) -  per tutto quello che le ha regalato e soprattuto per quello che ha dimostrato di essere: una persona vera, pulita, semplice, normale. In altre parole, un Uomo. Con la “U” maiuscola.  E allora, tutti in piedi: standing ovation per l’ultimo grande alfiere di un formidabile movimento sportivo che poggiava le sue radici negli anni ‘80 e il cui fulgido splendore chissà mai quando (e se)  rivedremo... Grazie di tutto, Stefano. E in “bocca al lupo”. Di cuore.  e.b.  


Baldini & Show alla Maratona di Atene 2010
S tefano Baldini - vincitore proprio nella capitale ellenica, nel 2004, dell’oro olimpico - non ha certo voluto mancare all’edizione numero 2500 della “storica” corsa. Nell’occasione, ha anche accompagnato sino alla partenza una delegazione di atleti Show Personal Training Club di Padova, arrivati poi tutti orgogliosamente al traguardo. Eccoli, nella foto, con Stefano al centro (in ordine sparso: Carlo Daniele, Alberto Tommasini, Marco Fabris, Alberto Ceoldo, Carla Marson, Alessandro Chelotti, Arianna Azzolini, Manuele Molinari, Manuel Gasparin, Giorgio Leo, Gianni Cisternino, Chiara Carraro, Carla Ferraro, Franco Leo, Alessandra Beghetto, Gianluca Spolverato, Fabio Ughi, Tiziana Vitalone).                     
Enrico Leo   Nella storia Col suo titolo olimpico nella distanza simbolo dei Giochi dell’Era Moderna e con le altre pregevoli prestazioni siglate nel corso di una lunga quanto esemplare carriera, Stefano Baldini è entrato nella storia dell’Atletica Leggera italiana e mondiale. Con la sua affabilità, l’eleganza nei modi e l’esemplare professionalità è invece entrato nel cuore di quanti hanno avuto modo di conoscerlo, anche da lontano, come uomo e come campione e, magari, di averlo avuto come amico. Mi auguro che rimanga nel mondo dello sport portandovi la stessa umanità piena di determinazione.  Marco Marchei  (Runner’s World) 

Come in un film
Uno dei film di Peppone e Don Camillo finisce in dissolvenza, con la ripresa dall’alto di un treno a vapore che si allontana da una piccola stazione della Bassa. Prima che salgano i titoli di coda, si intravede il nome del paese, scritto sul muro dell’edificio: Castelnovo di Sotto. Quando me ne sono accorto, all’ennesima replica su Rete 4, non ho potuto fare a meno di pensare che vent’anni dopo quelle riprese da lì sarebbe partito un altro treno, carico di talento. Altro pensiero ricorrente: da lì a Mandrio di Correggio c’è poca strada. Sarà solo caso? Gelindo amava ripetere: “Un campione è un uomo che muore due volte”. Sarà per questo che non ha mai organizzato una gara di addio. Stefano l’ha fatto, ed è giusto e buono che i campioni ci mostrino come si fa ad affrontare ciò che sappiamo ci farà soffrire. Ora che i titoli di coda sono suoi, mi permetto la prepotenza di aggiungervi, in fondo, alcuni nomi di donne e uomini da campo: Franca Chiericati da Crevalcore, fondatrice del “mini-Baldini” Club nel 1989, e Paolo Cristoferi, Aldo “Simon” Quilotti, Sergio “Sivori” Minarini, Umberto “Bertino” Rossi, Paolo Bassi, Cesare e Laura Parmeggiani e Oreste Gnoli,  cioè i giudici di gara - animatori dei Fidalestate del giovedì sera a Bologna, in cui Stefano, “in distrazione” dei regolamenti Fidal, correva da allievo contro i seniores. E già li batteva! Daniele Menarini (Correre) 

Grazie
A Stefano Baldini posso solo dire grazie. Grazie per le emozioni che mi ha regalato, grazie per le opportunità professionali che con le sue imprese mi ha offerto. Ho conosciuto campioni dello sport in diversi settori, ma raramente o forse mai ho trovato una figura bella e pulita come quella di Stefano. Il mondo dello sport non lo può perdere perché qualità umane e professionali come le sue sono un patrimonio di questo mondo. Pierangelo Molinaro (Gazzetta dello Sport) 

Vivere per correre
Di che classe è Stefano Baldini? Immensa, perché si possono usare soltanto superlativi assoluti per definire un atleta che, a 33 anni, arriva primo all’Olimpiade in fondo al percorso che da Maratona conduce sulla pista nera del Panathinako di Atene, nella sera in cui si chiudono i Giochi, al tramonto del sole e 2494 anni dopo l’urlo Nike di Fidippide. Baldini resta un atleta immenso, perché ha saputo resistere a tutte le tentazioni di questo mondo e non ha mai perso la passione per la corsa. Non l’hanno rovinato i successi, i guadagni, la consapevolezza di essere il migliore, la fatica, gli allenamenti, le gare, i chilometri, il peso della responsabilità. Ci vuole un bel coraggio per correre per 180.000 chilometri (quattro volte e mezzo il giro del mondo all’altezza dell’equatore) e fare atletica per trent’anni. Ma l’immensità di Baldini è nel suo modo di essere, nella capacità di aver rappresentato un esempio per i ragazzi, per il modo nel quale ha saputo interpretare la faccia bella dell’atletica e dimostrare con i fatti che non c’è niente di più bello della corsa. Vivere per correre e non correre per vivere. Fabio Monti (Corriere della Sera) 

Figlio della bassa
Parafrasando una famosa canzone di Francesco Guccini potremmo anche noi cantare “… un altro atleta è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà?” Già, perché anche per questo grande campione, figlio di una terra grassa e abbondante come la bassa, il tempo della gloria è finito. A 39 anni ha deciso di lasciare un “mestiere” faticoso ma che tante soddisfazioni gli ha offerto. Basta sudore, puzza di piedi stanchi e doloranti, levatacce nella fredda stagione, corse nella nebbia, trasferte, e tutta quella roba lì che accompagna un atleta di alto livello. Ora potrà godersi con calma la figlia, gli allori e, perché no (se lo è ampiamente meritato) la più che rassicurante condizione economica. Ciao, vecchia gloria. Ci mancherà la tua corsa sulle strade del mondo. Un unico rammarico: troveremo qualcuno con cui sostituirti, un altro che sappia infiammarci di gioia e farci trepidare?  Daniele Perboni (La Barriera)  

Sudore e lacrime
Vigilie: Sydney, Edmonton, Monaco, Parigi, Atene, Helsinki, Göteborg, Pechino. Gli stessi riti, le stesse persone (Lucio, il caposquadra, Pierluigi, l’analista, Daniele, il meccanico), lo stesso clima da dietro le quinte. L’incapacità, sua, di andare sopra le righe; l’incapacità, nostra, di considerarlo “solo” uno come tutti gli altri. Flash. Su quella volata infinita. La sicurezza (per una volta lo si può dire: sì, la sicurezza, la certezza) di avere tra le mani l’asso pigliatutto. Il via. L’attesa per l’attacco azzurro. I secondi recuperati a mani piene ai battistrada. La fuga decisiva, la sua; la discesa col cuore in gola, la mia, verso la zona mista. Manca – per fortuna! – il sangue, ma ci sono sudore e lacrime nel ricordo, olfattivo e umorale, di quei momenti. L’abbraccio collettivo, la certezza di aver vissuto una delle più grandi imprese di sempre dello sport italiano, sublimazione dell’amore per l’atletica, l’estasi. L’estasi. Come faccio a non pensarci, Stefano? Marco Sicari (Fidal) 

Praticamente perfetto
Ogni volta che un atleta mi fa vivere un’emozione, mi spinge al bisogno intrinseco di ringraziarlo. Stefano Baldini ha avuto diversi ringraziamenti. La sua carriera ci ha spinto spesso all’emozione.  E anche quando qualcosa gli è andato male, è riuscito a conciliarci con lo sport: è stato umano, soprattutto umano. Talvolta simpatico, sempre gradevole. Dico Baldini e penso a un sorriso: mio e suo. Un cognome che nello sport nostro si è sempre ricoperto di gloria: nel ciclismo, nella scherma, nella maratona. Vale l’uomo, vale il cognome. Praticamente perfetto. Meglio: campione. Riccardo Signori (Il Giornale)

  • Véronique

    Inserito alle 2011-02-10 13:50:28

    Sei inimitabile.

    Replica al commento

  • stefano

    Inserito alle 2011-02-10 14:17:59

    Io devo davvero ringraziare tutti, la prima volta che ho letto questo articolo mi sono commosso, così tanti complimenti sono davvero una grande ed appagante soddisfazione personale.

    Replica al commento

 

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