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Oggi una pagina intera su "La Stampa"

La Stampa, quotidiano torinese, dedica oggi una pagina intera a Stefano in previsione Barcellona. Intervista di Giulia Zonca.

Baldini e l'ultima maratona "Nessun giovane meglio di me"

Oro olimpico nel 2004, a 39 anni torna agli Europei: «Una sola gara, poi smetto»

GIULIA ZONCA

Stefano Baldini si ripresenta a una maratona a 39 anni dopo un ritiro durato un paio di stagioni. Non ha paura dell’effetto Schumacher, il campione che torna e resta nel gruppo?

«Non sto inseguendo nulla e non ho niente da perdere. È un colpo solo, una gara singola ed è il cronometro a dimostrare che la posso affrontare. In Europa i tempi delle maratone sono ancora bassi. Se guardate l’età media delle squadre iscritte, l’Italia non è neanche la più anziana. Eppure siamo quasi tutti all’ultimo giro. Non so se rappresentiamo l’Italia che invecchia o quella che non molla».

La nazionale di calcio con la media d’età alta ha fatto brutta figura ai Mondiali, la squadra di sci di fondo ormai anzianotta ha deluso alle Olimpiadi. Perché lo sport insiste?

«Perché non c’è nessuno a mandarci in pensione. Se ci fosse qualcuno in grado di correre una 42 km in 2 ore e 7’, cioè il mio record italiano, io non andrei agli Europei. Ed è probabile che Cannavaro abbia fatto lo stesso ragionamento. Comunque io ho dei riscontri, la mia condizione cresce. Sento la medaglia lontana e quindi non la nomino ma ho i miei obiettivi minimi. E i miei sogni, non impossibili».

Però non corre una maratona da Pechino 2008.

«Avrei preferito fare una prova, solo che ho avuto un brutto infortunio, la parziale rottura di un tendine sotto il gluteo. Mi sono bloccato in dicembre e il progetto stava per tramontare, ma appena ho potuto riprendere non sono riuscito a stare fermo».

Perché non ci sono giovani dietro di voi?

«Sarò banale, però fino agli Anni Ottanta e Novanta i giovani c’erano, abbastanza per scovare dei talenti, ora i numeri sono così bassi che serve un colpo di fortuna. Colpa della mentalità, della scarsa cultura che abbina lo sport alla fatica».

Lei ha macinato 8500 km l’anno senza fare fatica?

«Sì, ovvio che bisogna far lavorare il fisico ma il punto è la testa. I ragazzi di oggi sono spinti solo dal risultato e quello non arriva sempre e comunque non basta. Agli inizi a spronarmi erano il miglioramento e la curiosità: conoscere gente nuova, viaggiare, far parte di una società, di un gruppo. Poi da professionista la fiammella mi si è sempre accesa appena arrivato nella città di gara. Dove è il percorso? Quando si comincia? È l’agonismo, quella molla che trasforma la paura in energia. Adesso vediamo esordienti che si portano in pista, in strada, in campo la paura vera e credono che per superarla serva lo psicologo».

Non serve?

«Un mental coach serio può dare solo una struttura, il resto, il necessario, o ce l’hai dentro o è finita. E non è questione di esperienza, quella serve per non ripetere gli errori non per superare l’ansia».

Quando ha capito di volerci provare?

«All’inizio mi ha trascinato il mio allenatore, Gigliotti. In realtà è che io aspettavo solo che qualcuno me lo chiedesse. A fine maggio ho visto che i presupposti c’erano e che la motivazione era viva».

E il resto dell’ambiente come ha reagito, federazione, sponsor?

«Come era normale: sono rimasti defilati. Nessuno mi ha ostacolato e nessuno mi ha incoraggiato. Forse non credevano che sarei arrivato in fondo, capivano che potevo fermarmi da un momento all’altro. Mi hanno convocato quindi ormai è fatta».

E la famiglia, sua figlia che le ha detto?

«Di stare a casa. Le dispiaceva perdermi di nuovo di vista. Ma le ho chiesto un permesso speciale. Questa è davvero l’ultima maratona».

Si è ispirato a qualche ritorno celebre?

«Per carità. Nello sport la linea tra il patetico e l’eroico è davvero sottile, preferisco evitare la carrellata di chi è andato bene e chi no. Non sono un fissato che non si sa arrendere, sono un atleta che tenta una maratona europea convinto di poterci stare e comunque vada quel che ho fatto resta».

E dopo che farà?

«Studierò e mi aggiornerò per essere un manager dello sport a 360 gradi. Questo è il mio mondo ma non voglio restarci per meriti acquisiti, sarò preparato».

  • puzzolboy

    Inserito alle 2010-07-28 09:18:41

    stefano,
    sei sempre incredibile e con dei bei piedoni per terra!
    da quello che dici si capisce che a barcellona farai la prestazione che hai preparato con tanta fatica e amore, e tua figlia sarà contenta di averti dato una dispensa speciale, poi, come sempre sostengono i veri atleti che tu rappresenti più che degnamente, verrà il risultato più giusto.
    in bocca al lupo e stracciali tutti.
    un abbraccio di cuore
    andrea

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  • FRANCA_NY2009

    Inserito alle 2010-08-02 18:38:27

    Ciao Stefano,
    ti ho seguito con l\'entusiasmo di una \"giovane\" fan anche se conosci la mia età! Con lo stesso entusiasmo ti raccomando di non mollare visto che non è l\'età che influisce sul risultato. Non dimenticarti che sei stato il primo maratoneta a tenere testa agli africani!!!
    Se ti ricordi ancora di me ti mando un caro saluto e un abbraccio da Padova
    Franca

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