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BALDINI: "L'EUROPA RESTA NEL MIRINO"

Terzo ai tricolori di mezza maratona, l'oro di Atene non molla: "Dieci anni fa vincevo, ora soffro. Ma amo correre: agli europei per il podio"

Il volto teso, attento, come ad "ascoltare" il proprio corpo. Più che cercare qualcuno o qualcosa, al termine della maratonina del Garda gli occhi di Stefano Baldini sembravano guardare dentro, a quel tendine che il 25 febbraio lo aveva fermato, sconvolgendogli i piani di avvicinamento al primo agosto, giorno della maratona agli Europei di Barcellona. Sul Garda Baldini voleva capire se valesse ancora la pena fare fatica, o se invece fosse giunto il momento di chiudere la carriera. E' arrivato sesto assoluto, terzo degli italiani, in 1h04'57": abbastanza per proseguire il lavoro con l'ok del tecnico Luciano Gigliotti, che a fine gara l'ha portato via in fretta e furia. "C'era la finale per la promozione del Modena rugby. Luciano è vicepresidente e ha voluto che dessi il calcio d'inizio. E' venuto fuori anche bene, un drop bello lungo. Sì, un pò mi ero allenato..."

- Baldini, come sta il giorno dopo?

Bene. Oggi (ieri,ndr) mi sono allenato regolarmente, senza i postumi che di solito seguono le gare lunghe. Non ho avuto fastidi e questa è la cosa più positiva.

- Quello di domenica era un percorso difficile...

Molte curve, poco scorrevole, in salita dal decimo al sedicesimo km e poi in discesa. In salita sono andato col mio passo, credevo che davanti andassero più piano, però bella discesa finale, con le gambe stanche, ho recuperato. E' stato un banco di prova importante.

- E' arrivato sesto, e terzo tra gli italiani dietro a Pertile e Curzi.

Sì, ho preso un minuto dal vincitore e 50" da Pertile. Distacchi pesanti, ma in questo momento non potevo fare di più.

- Crede di poter comunque essere competitivo a Barcellona?

Sì. Tutto sommato per gli Europei Pertile è uno dei miei favoriti, e non ce l'ho molto lontano. Una maratona in primavera sarebbe stata importante, ma se penso che a fine febbraio ero lì per lasciar perdere...

- Cos'era successo?

E' un vecchio fastidio a un tendine rotuleo (in realtà è quello del flessore sinistro, n.d.staff). Già in Kenya, a gennaio, non mi aveva fatto lavorare come volevo. Il 14 febbraio a Santa Margherita non avrei dovuto correre, ma ormai c'erano i cartelloni con il mio nome, gli incontri nelle scuole già fissati: quando sei un personaggio pubblico comunque devi rispettare chi ti chiama. Mi sono ritirato al 12° km, non ne avevo proprio.

- E lo stop?

E' arrivato il 25 febbraio, in allenamento a San Vincenzo. Mi sono fermato 40 giorni, è stato lì che ho pensato di mollare. Però poi mi sono detto "Riprovo, faccio sempre in tempo a lasciar perdere". Il fatto è che in me c'è sempre una fiamma che non si spegne, e credo che se continuerò a migliorare con questa costanza, a Barcellona potrò avere qualche velleità.

- Si chiede mai "Chi me lo fa fare?"

Sì, mi capita tutti i giorni. Ma non mi è successo domenica, durante la gara. Era come se stessi facendo la maratona olimpica. Evidentemente sono nato per correre, per gareggiare. Ogni tanto mi chiedo che senso abbia dopo aver vinto tanto, ma mi piace lo sport e bene così, anche se ho faticato. Dieci anni fa una gara così l'avrei vinta tranquillamente. Ora mi accontento.

(Simone Battaggia - Gazzetta dello Sport)

 
     

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