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Oggi articolo su "Il Messaggero"

Baldini "Maratona, rieccomi"

di Carlo Santi

- Stefano, com’è nata l’idea di tornare a vestire la maglia azzurra e correre di nuovo la maratona?

Al momento preferisco parlare soltanto del tornare a correre una maratona, poi a primavera conclusa tireremo le somme con Gigliotti e vedremo il da farsi, è chiaro che a questo punto devo vivere sportivamente "alla giornata" senza fare troppi proclami.

- Nel 2009 si è dedicato a gare non troppo lunghe.

Mi sono concentrato su distanze più brevi e allenato a ritmo ridotto: non mi sono divertito tanto. Lo stimolo che ti da una 42 km è stato il mio pane in tutti questi anni ed è normale che a un certo punto ti ritrovi davanti al bivio "smettere" o "riprovarci".

- L’intenzione è gareggiare agli Europei di Barcellona e difendere il tuo titolo. A luglio avrai 39 anni. Carlos Lopes ha vinto la maratona di Los Angeles ’84, aveva 38 anni e ha ottenuto 2h09:21. E’ la dimostrazione che si può essere ancora competitivi.

Dipenderà molto dalle sensazioni, dai risultati in allenamento e in gara delle prossime settimane. Al momento Barcellona è solo un sogno da coltivare con pazienza. A 39 anni è una sfida che oggi mi stimola ma manca ancora parecchio tempo e io spero tanto di continuare ad avere buona salute in questo periodo.

- Questa è una sfida all’anagrafe o una scommessa con te stesso? Una maratona non lo corri da Pechino, agosto 2008.

Un pò tutte e due, io corro ancora perchè mi piace e mi fa star bene, sento molto consenso intorno e non ho nulla da perdere: niente potrà cancellare quello che ho già fatto.

- Cosa vuole dire per l’Italia dello sport: Baldini ritorna in azzurro?

Per l'Italia dello sport penso potrebbe essere una cosa buona, un bel messaggio, ma solo se sarò competitivo; per l'atletica invece significherebbe che manca la generazione che avrebbe dovuto convincermi ad andare in pensione.

- Quali sensazioni provi adesso rispetto agli anni in cui preparavi Olimpiadi o Mondiali andando in Namibia?

Faccio molta più fatica a recuperare certi allenamenti impegnativi e in generale ad adattarmi all'altitudine. In Namibia ho passato 400 giorni tra il 1997 e il 2008. Certo che andare in Africa durante il nostro inverno è piacevole.

- Come ti stai preparando in Kenya con il gruppo degli italiani con Gigliotti? Qual è la tua giornata tipo, quanti chilometri percorri?

Sto facendo molti km, era dal 2008 che non superavo i 200 a settimana. La giornata tipo prevede doppio allenamento sull'altopiano di Iten, a oltre 2300 metri di altitudine, poi si sta in palestra, c'è un fisioterapista che lavora nel camp di Gianni Demadonna, il mio manager, che ci segue. La situazione è ideale. Nel tempo libero leggo libri o guardo qualche film.

- Quali sono i tuoi programmi? Dopo il Kenya c’è la Toscana e poi una maratona di verifica. Sarai a Treviso? Quale prestazione vorresti ottenere?

Dopo il Kenya gareggio a Santa Margherita Ligure il 14 febbraio, una mezza maratona, prima di un periodo di due settimane a Riva degli Etruschi per trasformare il lavoro fatto qui. Di Treviso so che c'è una trattativa.

- Perché l’Italia, che ha avuto grandi maratoneti, una vera scuola che ha vinto coppe Europa e del Mondo, adesso non ha più maratoneti competitivi?

Non è solo un problema di maratona, anche il mezzofondo soffre sia a livello di quantità che di qualità. Chi tra i giovani oggi ha voglia di fare sport sul serio? Si fa molto più sport in età scolare per poi smettere a 15-16 anni, e anche nel calcio., Bisogna cercare di invertire questa tendenza anche se oggi sembra una situazione irreversibile.

- Ti rimetti in gioco con l’oro di Atene 2004. Può venire spontaneo chiederti: chi te lo fa fare?

Come dicevo prima, mi piace correre e comunque l'oro di Atene non me lo può proprio togliere nessuno.

- Nel 2009 hai guardato un po’ da fuori l’atletica azzurra. Ai Mondiali l’Italia non ha fatto una gran figura. Cosa pensi del movimento e cosa si dovrebbe fare, secondo te, per essere più competitivi? Questione di atleti o di testa, quella dei dirigenti?

Lavorare meglio sui giovani mi sembra scontato ma necessario. Per il resto mi piacerebbe avere una bacchetta magica. 

- Cosa direbbe, o dice, a sua figlia Alessia, e agli altri bambini per fare amare lo sport?

Socializzare, gareggiare, divertirsi, imparare a vincere e a perdere. Sembrano banalità ma portano sempre a risultati eccezionali.

- In Italia, nel mondo del calcio, si assiste ad episodi poco corretti negli stadi, con cori razzisti, vedi gli "attacchi" a Balotelli. Che segnale può dare tutto lo sport, e l’atletica, per debellare questo fenomeno?

L'atletica è isola felice per fortuna, il calcio ha un gran bisogno di migliorare la propria cultura.

- Perché avviene questo nello sport? Di chi è la colpa, della società troppo litigiosa, specchio della nostra politica, o a tuo avviso ci sono altre ragioni?

Lo sport dovrebbe essere solo sport. Quando invece diventa show-business entrano in gioco altri fattori e il gioco o la prestazione vanno sempre in secondo piano, secondo me manca un bel pò di educazione civica.

 

 

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