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Intervista su Quimamme.it

Stefano Baldini che entra nell’arena dello Stadio Panatinaiko di Atene è rimasto, nel cuore degli italiani, come Tardelli che esulta dopo il gol del 2-0 nella finale mondiale contro la Germania Ovest. Era il 29 agosto del 2004, e la maratona, per tradizione la gara di chiusura dei giochi, ci regalava l’ultimo, bellissimo oro dell’Olimpiade di Atene. Stefano, dopo tante vittorie significative, entra nella storia raggiungendo l’obiettivo più importante. Eccolo, 4 anni dopo, di ritorno dal suo terzo appuntamento olimpico consecutivo. L’ultimo. Perché Pechino oltre al settimo posto è stato teatro dell’annuncio del suo ritiro dalla Nazionale. Ma lui continuerà a correre e a regalarci emozioni.

Quando è nato il tuo amore per l’atletica?
La mia è una famiglia numerosa, siamo 11 fratelli, 6 maschi e 5 femmine. Ero un ragazzino, avevo circa 10 anni e i miei fratelli maggiori già facevano atletica quindi è stato piuttosto semplice avvicinarmi a questo bellissimo sport. Ai tempi poi l’atletica veniva promossa anche a scuola: c’erano i giochi della gioventù e varie possibilità per praticarla. Ho iniziato con i 50 metri piani e sono arrivato ultimo. Poi sono passato agli 800 e ho vinto subito: in quel momento ho capito che la mia strada sarebbe stata il mezzofondo.

I tuoi genitori ti hanno agevolato nel momento in cui il tuo talento si è manifestato?
In realtà non hanno mai considerato lo sport come una vera professione. Per i miei genitori era importante che io finissi gli studi e che trovassi un lavoro. L’atletica doveva essere solamente una passione. Devo ringraziarli perché, nonostante avessi subito messo in evidenza talento e capacità, con la loro cautela mi hanno aiutato a stare con i piedi per terra e a non montarmi la testa. Ho visto molti miei coetanei dotati bruciare le tappe e smettere molto presto. Io invece sono andato per gradi, allenandomi 3-4 volte alla settimana con impegno, costanza e sacrificio ma senza mai trascurare gli studi, ottenendo risultati sempre più importanti. Quanto è importante per un bambino praticare sport?
Credo sia fondamentale: lo sport agevola il processo di crescita psicofisica e allontana dalla “strada” in un’età delicata in cui è molto facile sbandare. Le proposte alternative sono varie e pericolose. I valori dello sport educano ad una vita sana ed equilibrata, forgiano il carattere e la personalità disciplinando le scelte future. Sicuramente contano molto anche la sovrastruttura, la famiglia in cui si cresce e il background personale. Ma, in alcune situazioni, lo sport è un vero toccasana.

Quali sono le caratteristiche fisiche e mentali per diventare un campione di atletica?
L’ atletica è una disciplina positiva perché non esiste un allenatore che ti mette in panchina e non c’è competizione con i compagni. Sei tu, da solo, che cerchi di migliorare con il lavoro e con la volontà. Superi i tuoi limiti e centri gli obiettivi. Inoltre l’atletica propone varie alternative: corsa, lanci, salti. E, per lo più, si pratica all’aria aperta. Un ruolo fondamentale è svolto dagli educatori che devono saper motivare nel modo corretto senza creare false illusioni di successo.

Hai figli?
Si, ho una bimba di 7 anni, Alessia, che fa sia danza classica che moderna ed è molto dotata. Da piccolissima ha anche fatto nuoto. Quello che mi auguro è che lei possa scegliere da sola la sua strada seguendo le sue inclinazioni. Non la forzerò in alcun modo né sulla scelte né in quelle di vita. Se ha talento arriverà da sola.

Un’ultima domanda. Che cos’hai provato quando hai tagliato il traguardo olimpico di Atene?
Un’emozione incredibile, la più grande. Appena prima del traguardo mi è passata davanti tutta la mia vita. Ero in uno stato di incredulità in cui non ci si rende bene conto del sogno che sta per diventare realtà. Atene poi è stata l’Olimpiade per definizione per l’atmosfera che evocava e per il calore del pubblico. Poi ho tagliato il traguardo. Ed un attimo dopo ho realizzato di avere vinto la medaglia d’oro olimpica e che tutti i sacrifici erano stati ripagati. Ed è stato straordinario. 

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