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Età, delusioni e infortuni, ma a Pechino difenderà l’oro

Baldini, ultimo show

«Psicologicamente sono a posto e anche la salute è buona» L’emiliano ha ritrovato la forma, ma non si presenta in Cina da favorito: «Mi basta arrivare tra i primi otto». Da battere sono i keniani, tutti e tre allenati dall’italiano Rosa

WALTER BRAMBILLA
PIMPANTE. Quanto basta. Specie dopo aver appreso che con lui per le Olimpiadi cine­si partiranno Ruggero Perti­le
e Ottaviano Andriani. Lui è Stefano Baldini, il campio­ne olimpico di Atene 2004. Classe 1971, il 25 maggio ha compiuto 37 anni. La voglia di esserci in quel di Pechino, all’azzurro non è mai venuta meno. Lo promise quattro an­ni fa vincendo ad Atene. La promessa è stata mantenuta, nonostante tutti i contrat­tempi che gli sono accaduti. I problemi per il maratoneta azzurro, quest’anno non sono mancati. L’ottimo quarto po­sto a New York lo scorso no­vembre, una stagione inver­nale trascorsa in Namibia e la maratona di Londra d’apri­le, avrebbero dovuto chiarire le sue reali possibilità di riu­scire a risalire sul podio olim­pico. Il risultato londinese ha, invece, affossato tutte le sue attese. «Ho vinto il campiona­to inglese di maratona» disse Baldini con la sua solita im­pertinenza verso sé stesso do­po il 2h13’06 che gli valse il tredicesimo posto davanti al­l’inglese
Robinson. Poi un ul­teriore infortunio, una noiosa microfrattura, lo ha tenuto lontano da gare e allenamen­ti, ma con la sua proverbiale caparbietà è riuscito a ricom­porre i pezzi del mosaico ne­cessari per prendere parte al­la maratona olimpica.

IN ALTURA In questi giorni si trova a Celerina, due passi da St.Moritz, dove se il clima non è eccellente, piove spesso, può però usufruire di percor­si misurati, di due compagni d’avventura (Pertile e An­driani) e di tutti i benefici del lavoro svolto in altura. In quota c’era stato sino ai primi giorni di giugno, precisamen­te a Livigno. Al ritorno le sen­sazioni che Stefano Baldini ha provato non erano le mi­gliori. «Sono in ritardo, sono in ritardo» ripeteva spesso. Poi una toccata e fuga, anco­ra a Londra per una 10 km. Nulla di eccezionale, ma una vittoria, seppur davanti a dei carneadi, non si butta mai via. «E’ tornato da Londra, con un altro spirito - ammet­teva il suo tecnico Lucio Gi­gliotti -. Forse, se la marato­na non fosse il 24 agosto, ma un po’ dopo...». Nel frattempo Stefano digerisce chilometri su chilometri, quantità e qua­lità, Per quantità s’intende una razione di 33 km giorna­lieri. A Pechino l’azzurro tro­verà molto caldo. Il percorso lo conosce, lo ha visionato su­bito dopo la contro perfor­mance di Londra. Il giorno successivo, infatti, è volato nella capitale cinese per car­pirne i segreti. «Il tracciato è piatto, con solo 22 curve, se ri­mani da solo diventa tutto più difficile. Come mi sento psicologicamente a 29 giorni dall’evento? Bene la salute è buona. Sono sereno».

BASTA CLAUSURA Secon­do Lucio Gigliotti i favoriti so­no i keniani. Tutti e tre segui­ti da Gabriele Rosa. Si tratta di Robert Cheruyiot, vincito­re di Boston, Samuel Wanju­ri (detentore della miglior prestazione mondiale sulla mezza maratona) e Martin Lel (primo a New York e a Londra). Ma Stefano cosa si augura? «Mi basta arrivare tra i finalisti. Il che significa tra i primi otto». Un risultato che lo appagherebbe degli sforzi fatti quest’anno, dove tra l’altro a gareggiato po­chissimo: un cross a Monza a febbraio e una gara su strada nello stesso mese a Catania, la maratona di Londra e l’al­tro appuntamento già citato di 10 km. «Mi rifarò dopo le Olimpiadi - ci ricorda Stefano -. Il 3 agosto ultimo test su strada prima dei Giochi a Bojano (Campobasso), poi mi vedrete molte altre volte su strada. Devo rifarmi».

NIENTE RITIRO Non pen­siate che il prossimo anno Stefano Baldini pensi di ap­pendere le scarpe al chiodo. Niente affatto. Per una sta­gione intende divertirsi, ma­gari correrà anche un’ultima maratona. Dal 2010 sarà di­sponibile per qualsiasi espe­rienza lavorativa. Chi lo vor­rebbe addirittura in politica, chi all’interno della federazio­ne, ma lo stesso emiliano ha dichiarato ai microfoni dell’A­rena di Milano, nel corso del­la sua presentazione ufficiale alla maratona di New York, che uno dei suoi sogni sareb­be quello di fare il giornalista. Prima però c’è una gara lun­ga 42 km e 195 metri da por­tare a termine, forse l’ultima della sua vita da atleta di ver­tice.

 

Il sogno impossibile: un bis riuscito a Bikila e Cierpinski
CONTRO tutti i pronostici Stefano Baldini pro­verà a tornare ad essere, per un giorno, il “ dio di maratona”. La sfida, che oggi appare impossibi­le, è di realizzare la doppietta riuscita solo ad Abebe Bikila e Waldemar Cierpinski. L’etiope fu perfetto a Roma 1960 e Tokyo 1964: scalzo o con le scarpe, nulla poteva fermarlo. Meno epico il doppio successo del tedesco ( orientale) Cierpin­ski, definito dai suoi stessi connazionali, un “ esempio vivente di mediocrità”: sorprendente a Montreal 1976, quando batté proprio il campio­ne olimpico uscente Frank Shorter, a Mosca 1980 fu agevolato dal boicottaggio promosso dagli Usa. E, stando alle accuse dello stesso Shorter, quello non fu l’unico aiuto per Cierpinski, accu­sato dall’americano di essere l’ennesimo prodot­to dei laboratori targati Ddr. L’anagrafe però non depone a favore di Baldini: Bikila all’epoca del secondo successo aveva 32 annni, Cierpinski 30. L’azzurro lo scorso 25 maggio ne ha compiuti 37. Tanti, anche se sei un campione. Lo stesso Bikila a 36 anni dovette ritirarsi dopo 17 chilometri a Città di Messico 1968, fermato da un infortunio e dall’incalzare di Mamo Wolde. Anche gli dei in­vecchiano. Solo le loro imprese restano immorta­li.
ANDREA SCHIAVON

  • GENE

    Inserito alle 2008-07-28 09:33:53

    Manca meno di 1 mese alla maratona olimpica.
    Nonostante l\'orario saremo sicuramente in tanti ad assistere alla gara.
    Spero Stefano possa rifinire bene la preparazione, perchè quel giorno possa avere una bella soddisfazione e noi con lui.
    Fa piacere sapere che ci saranno anche Andriani e Pertile, un\'ottima compagnia.
    I keniani sono forti, si sa, ma dovranno esserlo proprio quel giorno, per cui tutto può succedere.
    Incrociamo le dita e continuiamo a sognare, non costa nulla.

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