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Un pò di rassegna stampa

Sul mensile First di luglio che esce in allegato a Panorama c'è un bellissimo articolo di moda: protagonisti alcuni degli azzurri che difenderanno i colori dell'Italia a Pechino 2008, tra i quali Howe, Magnini, Brugnetti, Cassina e tanti altri compreso Baldini alle pagine 122 e 123.

Un'intervista a Baldini anche sull'ultimo numero de "L'Orologio", grazie al fatto che Stefano è testimonial di Sector.

Diverse visioni del tempo

STEFANO BALDINI

È tempo di Olimpiadi. Come da tradizione, a chiudere i Giochi è la maratona maschile. A colloquio con un grande campione, andiamo a scoprire quanto conta il fattore tempo in una gara di corsa sulla distanza di 42,195 chilometri. di Simonetta Suzzi 

Vincere la maratona sullo storico itinerario percorso da Filippide nel 490 a.C. per portare la notizia della vittoria dei Greci sui Persiani, è sicuramente un momento indimenticabile per un atleta. Grazie alla vittoria dell’oro nell’Olimpiade di Atene nel 2004, con un tempo di 2 ore, 10 minuti e 54 secondi, Stefano Baldini, classe 1971, è entrato nella storia dello sport, tagliando il traguardo nello stadio di Panathinaiko, dove nel 1896 si disputarono i primi Giochi olimpici di epoca moderna. In attesa di vederlo difendere il podio nelle Olimpiadi di Pechino, ci parla dell’importanza del tempo in un gara, di come gestirlo e cronometrarlo, e dell’ormai imminente preparazione ai Giochi ai quali parteciperà da campione in carica, con il peso delle aspettative che tutto ciò inevitabilmente comporta.  Com’è cominciato tutto questo?Ho iniziato quando ero molto piccolo, seguendo i miei fratelli più grandi che già praticavano l’atletica. Dalla prima volta che mi sono trovato su un campo per un allenamento, ho abbandonato subito il calcio. Avevo dieci anni e da lì è cominciata come una piccola “condanna”: corse e corse sempre più lunghe. Ho iniziato subito con le gare: anche senza allenamenti, riuscivo a ottenere i miei primi risultati. Questo mi ha creato motivazione, passione e interesse e per questo motivo ho deciso di continuare, nonostante i problemi e i sacrifici che comporta praticare sport a un certo livello per un adolescente, allora - negli anni Ottanta - come oggi.  Il tempo per chi corre è sicuramente un elemento fondamentale. Quanto è importante e come si gestisce durante una corsa? Due sono le cose fondamentali per chi corre: tempo e distanza. Il tempo in particolare. In allenamento io corro sempre con il cronografo (a volte in gara non lo uso), perché spesso e volentieri gli allenamenti vengono misurati non tanto in distanza quanto in tempo con il cronografo. Quando faccio un percorso nuovo e ancora non misurato, ad esempio, in genere considero di correre un’ora, e non una distanza, ad esempio 15 chilometri. Soprattutto gli allenamenti più importanti, poi, sono scanditi da minuti e secondi in modo molto preciso. In ogni caso, è importante anche la distanza quando ci si prepara alle velocità di gara, nelle quali il tempo è sempre rapportato ai chilometri percorsi.  Quindi in gara e in allenamento il concetto di tempo è diverso?Sostanzialmente no, anche perché in certi tipi di allenamento i tempi sono abbastanza vicini a quelli che si fanno in gara. L’unica cosa che incide e cambia quando corro una maratona è il luogo. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, la misurazione è in miglia e quindi devo riuscire a resettare un po’ il modo di pensare in base alle miglia e non ai chilometri. Non è una cosa molto difficile, però a volte può metterti in difficoltà. Anche il ritmo delle gambe e la respirazione sono legate al concetto di tempo che passa?Io ormai ho acquisito una sensibilità tale che in base al mio affanno o alle sensazioni riesco a capire a che velocità sto andando. Nella corsa la velocità la misuriamo in tempo e non in chilometri orari, cosa che si fa ad esempio in altri tipi di sport, come possono essere quelli motoristici o il ciclismo. Un atleta esperto riesce ad avere una sensibilità tale da capire a che velocità sta correndo. Come si gestisce la fatica, quando arriva, in una corsa?Nei 42 chilometri della maratona i primi 30 sono i più facili: i momenti di difficoltà nella prima ora e mezza di una gara per un top runner non ci sono quasi mai. La difficoltà sta più dopo il trentesimo chilometro, nell’ultima mezz’ora di gara, che solitamente è quella più pesante. Ci sono state occasioni in cui non ho mai avuto un momento di crisi, ce ne sono state altre invece nelle quali ce ne sono stati diversi. In quel caso allora devi essere bravo a gestirli, facendoli passare velocemente e riuscendo a risparmiare quelle poche energie che ti sono rimaste per cercare di arrivare al traguardo il prima possibile.  Esistono delle tecniche?Bisogna cercare di rimanere il più possibile rilassati, perché se ti irrigidisci consumi molte più energie. È l’unico piccolo segreto. È chiaro che per un atleta amatoriale la cosa è più facile perché, se vuole, si può anche fermare e camminare. Per un professionista, invece, il tempo finale è importantissimo. Sempre a proposito di tempo: quanto dura la preparazione di una maratona per un’Olimpiade e in particolare per la prossima di Pechino, con tutti i problemi - caldo, afa, micropolveri - che potrebbero rendere difficoltosa la gara?Un atleta già abbastanza allenato impiega fra i 2 mesi e mezzo e i 3 a preparare una maratona di alto livello. Le Olimpiadi di Pechino inizieranno ad agosto, perciò io dal primo giugno comincio la preparazione vera e propria. Si corrono parecchi chilometri, circa 240 a settimana, che sono una media di 35 al giorno. Ovviamente, ci sono alcuni giorni che sono molto intensi, altri di recupero, dove comunque si corrono almeno 30 chilometri, però a ritmi più blandi. La cosa bella è che quando ci si sta allenando si sente e si percepisce una vera e propria crescita del proprio organismo, del proprio motore se così si può dire… Sicuramente il problema climatico incide, anche se quello su cui si punta maggiormente è cercare di essere preparati al tipo di gara che si va a fare. Quella di Pechino sarà molto tattica, piena di cambi di ritmo, di scatti. Perciò bisogna essere preparati soprattutto a quello. Mediamente, comunque, cerchiamo di adattarci al clima che andremo a trovare soltanto negli ultimi 20 giorni, anche perché è meglio arrivare al giorno della gara in buona salute piuttosto che, pur di essere acclimatati a tutti i costi, uccidersi di allenamenti in presenza di grande caldo o di elevata umidità. Perciò tutta l’estate la trascorrerò in montagna e cercherò di adattarmi alle condizioni di Pechino soltanto negli ultimi 20 giorni. Ci sono molte differenze nella preparazione tra la maratona di Pechino e quella che ha corso ad Atene nel 2004?In realtà no. Credo che più o meno si ricalcheranno lo stesso metodo di lavoro e gli stessi allenamenti, perché sono gare molto simili che si somigliano parecchio. È vero che a Pechino farà molto più caldo e sarà più umido, ma quello che cambierà non sarà tanto il tipo di allenamento, quanto piuttosto l’approccio alla gara, perché il caldo e l’umidità ti frenano ancora di più. Sulla preparazione fisica incide anche la differenza di fuso orario?Andremo a Pechino almeno 12 giorni prima, proprio per smaltire le 6 ore di fuso. Ad Atene, invece, sono andato solo 4 giorni prima. La differenza la farà anche il fatto che in Cina si correrà alle 7.30 del mattino, che è una cosa poco usuale. Dovremo allenarci anche a quello, perché la sveglia suonerà veramente molto presto, verso le 4 del mattino.  Parlando della Cina e della prossima Olimpiade, qual è il suo parere di atleta sul problema del Tibet e sul boicottaggio dei giochi?Noi siamo atleti e l’unica cosa che vogliamo fare è andare alle Olimpiadi e gareggiare, proprio per portare il nostro messaggio di pace e di uguaglianza.  Ad Atene ha corso con gli occhiali da sole?Gran parte della gara sì. Era tardo pomeriggio e il sole stava calando: per i primi 30 chilometri ce l’avevamo in faccia ed era abbastanza fastidioso. Normalmente non utilizzo occhiali, ma in questi casi sì: consente di mantenere anche i muscoli del viso più rilassati perché non hai la luce che ti batte negli occhi, permettendoti di rimanere rilassato anche in tutto il resto del corpo. Probabilmente anche a Pechino li utilizzerò. La maratona è uno sport di resistenza. Quali caratteristiche fisiche bisogna avere?Ci vuole un fisico bestiale (ride)! Oltre a qualità fisiche, però, ci vogliono anche qualità psicologiche molto spiccate. Si corre metà di gambe e metà di testa. È molto importante saper gestire le sensazioni del proprio corpo e i segnali che ci dà. E poi bisogna essere in grado di sostenere degli sforzi prolungati.  E quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano?Soprattutto lo stress, al quale sono sottoposti i muscoli delle gambe. Quindi essere preparati è la cosa più importante. Nell’allenamento si lavora molto in palestra.. Il tutto però serve per rendere la tua tecnica di corsa il più economica possibile, in modo che si possano spendere al meglio le energie. La maratona è uno sport individuale, ma ha anche un aspetto per così dire corale, che prevede la partecipazione di una folla di persone durante una gara. Insomma, non si è mai soli. Ci si riesce a estraniare o si percepisce sempre la presenza dell’avversario?Si percepisce eccome. Anche se ci sono dei momenti in cui effettivamente è importante riuscire a essere il più possibile concentrati su se stessi per capire come sta reagendo il tuo organismo allo sforzo. Però diciamo che la presenza degli avversari è sempre lì. Al mio livello ci sono dei momenti in cui si rimane nel vero senso della parola da soli, quando si riescono a staccare gli avversari o viceversa. Sono perciò dei veri e propri momenti di solitudine, che possono essere esaltanti perché ti trovi in testa da solo, o estremamente difficili perché vuol dire che sei rimasto indietro.  Come vive uno sportivo il trascorrere del tempo?Io chiuderò abbastanza presto la mia carriera di atleta ad alto livello, che però è durata tantissimo. Ho quasi 37 anni, ma sono ormai circa 20 che corro a livello internazionale. La cosa mi basta, perché tra l’altro in tutto questo c’è anche abbastanza stress: lo stare per molto tempo lontani da casa, i numerosi sacrifici e le rinunce alle quali si deve sottostare... L’atleta è un po’ come un uomo con due vite: una più breve (quella sportiva) e una più molto lunga. Io rimarrò comunque sempre uno sportivo, non solo dentro: farò sempre movimento perché mi piace ed è una cosa che mi fa stare bene. Anche la sua vita è una corsa contro il tempo? Sempre, dalla mattina alla sera. Non riesco a gestire il mio tempo come vorrei, avrei bisogno di una giornata di 30 ore, ma questa credo che sia una cosa normale per la maggior parte delle persone. Poi ci sono dei giorni nei quali il tempo non passa mai ma, mediamente, trascorre troppo velocemente… 

  • demin94

    Inserito alle 2008-07-06 12:49:23

    Mi ha molto interessato il pezzo dove tu spieghi come è iniziata la tua carriera (anche se lo sapevo già perchè ho il tuo libro) anche io faccio calcio ma lo ho abbandonato perchè vorrei intraprendere l\'atletica

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