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Oggi interviste sui giornali locali

Sia Gazzetta di Reggio che Il Resto del Carlino dedicano oggi spazio ad interviste a Stefano Baldini.

GAZZETTA DI REGGIO (di Alessandro Zelioli)

 “OLIMPIADI; PER ORA ASPETTO” Rubiera.

”Sono sereno, perché le cose brutte della vita sono altre”. Stefano Baldini si schernisce nel vedere il can-can creato dalla microfrattura da stress al ginocchio, tegola per chi, come l’oro di Atene 2004, iniziava a raffinare la preparazione in vista della maratona del 24 agosto a Pechino, dove il campione vuole difendere il trono olimpico a dispetto dei 37 anni che compirà il prossimo mese.

Ma come fa a essere così sereno?

Queste sono cose che bisogna accettare – dice Baldini – perché fanno parte dello sport. Sono momenti che ho già vissuto e che sono normali. Ovvio che questo era un anno importante per me e speravo che andasse tutto perfettamente bene. Ora agiamo di conseguenza e ci rimbocchiamo le maniche su quello che si può fare.

Che cosa in particolare?

Bici e palestra. Per il resto posso solo stare fermo e aspettare.

Ha già cancellato il 24 agosto dal suo calendario?

Troppo presto per dirlo. Se a fine maggio sarò in grado di riprendere al 100%, avrò anche tutto il tempo per preparare l’impegno olimpico come si deve.

L’infortunio ha condizionato la prova di Londra?

No. In quella maratona ho subito una batosta e basta. Il problema si è manifestato nel pomeriggio, ma in gara non l’ho sentito.

Perché parla di batosta?

Otto minuti sono un distacco immenso. Certo, in quella gara si è scoperta una nuova generazione di atleti molto più giovani provenienti dalla pista e che corrono molto forte. Tre o quattro sono usciti da Londra, altri in altre maratone. Questa è una cosa normale. Soprattutto l’Africa proporrà sempre un turnover di altissima qualità, perché il bacino è impressionante. Ci sono tutti, non solo i keniani.

Sembra sofferente mentre racconta questo momento. Soffre più nel fisico o psicologicamente?

Nè l’uno né l’altro. Sono realista e non voglio farmi illusioni, come ho sempre fatto nella mia vita. La grinta mi aiuterà ma, ripeto, le cose brutte della vita sono altre. Non bisogna drammatizzare quello che è il mio mestiere. Ho dolore solo quando appoggio e ammortizzo la spinta della corsa.

Cosa ha pensato al momento della diagnosi?

Ho subito pensato a ripartire. Chiaro che c’è del rammarico, così come c’è la gioia di sapere che in tanti mi hanno mostrato affetto e rinnovato la loro amicizia inondandomi di telefonate e messaggi. Un incoraggiamento che fa piacere e morale. La famosa benzina che ho sempre usato per andare avanti.

Quanto conta, nell’affrontare questo momento, la medaglia di Atene?

C’è la consapevolezza di aver già fatto tanto. Del resto, sarebbe stato difficile arrivare al top della forma a Pechino, comunque fossero andate le cose. Per me, però, non è impossibile. Non dimentico le cose belle fatte, ma cerco di crearmi sempre nuovi obiettivi; penso solo a come affrontare il prossimo impegno. Forse questo è il segreto di tanti risultati.

Quest’infortunio può cambiare qualcosa nelle sue scelte future?

Tutto dipende sempre dai risultati. Londra mi ha già dato un segnale non molto positivo, e i risultati fanno motivazioni. Le batoste no. Ma prima di parlare del futuro riverso tutte le mie attenzioni verso questi 4 mesi estivi. Poi tireremo le somme. Posso dire che se avrò voglia continuerò, altrimenti è meglio lasciar perdere. Ma, per me almeno, non è un assillo.

Forse, soprattutto gli africani, sperano in un suo ritiro. Quindici anni ad alto livello non si possono dimenticare. Atene è stata solo la punta dell’iceberg?

Ho avuto una bella continuità e sono convinto che diverse generazioni del Kenia mi abbiano avuto sempre come punto di riferimento. Un avversario che è riuscito sempre a mantenersi ad alto livello per tanti anni. Ma questo è molto dispendioso, e prima o poi ti presenta il conto. Per me, comunque, è motivo di orgoglio personale.

Solo orgoglio?

Orgoglio e ambizione sono le molle che mi hanno sempre spinto a lavorare duro, convinto di quello che stavo facendo. Per questo sono ancora qui, alla faccia di chi mi chiede sempre quando mi ritiro. Posso permettermi di rispondere: quando voglio.

Lei è juventino. Del Piero sta facendo una stagione eccezionale dopo aver superato un grave infortunio. Le servirà come stimolo?

Alla sua età ho vinto l’oro ad Atene. Ha 4 anni in meno di me, e in uno sport di squadra è un po’ diverso. Nella maratona devi fare tutto da solo.

Terrorismo, politica, afa e smog. Quanti nemici ha questa olimpiade?

Ogni volta che c’è una manifestazione che crea grande interesse si parla di altro. Io, perlomeno, devo pensare solo ad allenarmi bene per fare la mia parte, come tutti gli altri. Alla fine lo sport trionferà ancora una volta, e le Olimpiadi saranno un successo.

 

 

IL RESTO DEL CARLINO (di Claudio Lavaggi)

BALDINI HA GIA’ RITROVATO IL SORRISO”SONO SICURO: A PECHINO CI SARO’”
Stefano Baldini è ai box: non è un pit-stop volontario, anche se l’intenzione dell’olimpionico è proprio quella di trasformarlo in un “provvidenziale rifornimento”. Sono gli strascichi della maratona di Londra, che hanno procurato all’azzurro uno stato di prefratturazione nella zona mediale del piatto tibiale sinistro. Una sorta di microfrattura da stress.

“E’ successo nella gara londinese – dice Stefano da Rubiera – forse dovuto anche alla contrattura rimediata ai societari nel cross. Di fatto nel finale della corsa non ammortizzavo più gli impatti col terreno: immediatamente a caldo non me ne sono accorto, ma quando il corpo si è raffreddato ho capito che qualcosa non andava. Sono stato a visionare il percorso a Pechino ed anche la lamentavo dolori. Ho fatto un controllo e la diagnosi è questa. La prognosi è di 30 giorni da Londra, quindi ormai solo un paio di settimane”

E nel frattempo?

Sinceramente io penso che andrò a Pechino. Lo so che questi giorni di pausa mi toglieranno un po’ di preparazione, ma va detto che comunque avrei fatto scarico e ricostruzione. Magari a fermare un po’ tutti i muscoli ci potrò pure guadagnare. Io a metà maggio penso di poter riprendere per poter andare in ritiro a Livigno. Si, i tempi saranno un po’ più ristretti, ma mi è già capitato altre volte e tre mesi di lavoro ci sono tutti comunque.

E allora guardiamo alla Cina e ai suoi problemi…

Lasciamo stare la politica, io vado per gareggiare: a Pechino lo smog è veramente tangibile, la città non è granchè, mentre il villaggio dove alloggeremo dal 12 al 21 agosto mi pare molto accogliente. C’è un fiume, una pista ciclabile, ottimo per allenarsi. Il percorso mi sembra molto bello e veloce, tutto in città. Credo di aver fatto bene ad andare a visionare, così a metà agosto saprò già a cosa vado incontro.

  • Chacho

    Inserito alle 2008-04-28 23:59:47

    Ti amiamo! Questa e la mentalita che si deve avere in questi casi! Speriamo che tu riesca a ricuperarti, dando il 110%, come sempre hai fatto! I tuoi fedeli fans, sempre con te, nei momenti belli per farti dei complimenti, e nei brutti per brindarti tutto il nostro supporto. Stefano, per favore, facci questo immenso regalo, vai a Beijing. Un altra maratona, un altra Olimpiada, tu sempre presente! Niente mi farebbe piu felice che vederti correndo nelle strade di Pekino. Ti desideriamo il meglio. Speriamo una pronta ricuperazione. Sempre con te Stefano!

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