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Intervista sul Giornale di Vicenza

 

Flop Rio? Difficile fare di più Del Buono l’aspetto a Tokyo

 

In greco Stefano significa "incoronato". Evidentemente l'oro conquistato da Stefano Baldini ai Giochi di Atene 2004, nella maratona, celebrato sul podio con la corona di ulivo attorno al capo, era scritto nel destino e nella carriera. L'ex azzurro, ora direttore tecnico del settore giovanile della federazione, è stato ospite del Panathlon Schio-Thiene. Accolto dal presidente Giuseppe Franco Falco, Baldini ha parlato della situazione dell'atletica italiana dopo Rio e lanciato Federica Del Buono verso Tokyo 2020.

Baldini, è eccessivo parlare di flop dell'atletica azzurra alle ultime Olimpiadi?

La prendo da distante: sono felice per quanto ha fatto vedere l'Italia nel complesso, molto meno per i risultati ottenuti dall'atletica. In realtà parlare di flop mi pare esagerato. Abbiamo raccolto quanto ci si aspettava.

Cioè nessuna medaglia?

Abbiamo perso le carte più pesanti per strada e parlo soprattutto di Tamberi.

E poi?

Il discorso è ampio. L'atletica, non dobbiamo dimenticarlo, è uno degli sport con la più alta incidenza di infortuni.

E poi è difficile da preparare e organizzare, oltrechè da praticare. Sono tante le ragioni per cui la disciplina non gode di grande fortuna ultimamente.

Gli altri problemi?

L'atletica ha bisogno di sbriciolare la teoria dell'alibi. E vedo troppo poco il lavoro di squadra. Negli ultimi anni è vero che noi siamo calati, ma non scordiamoci che si sono affacciati di prepotenza i paesi caraibici.

E a livello giovanile come va?

Si fanno più gare che allenamenti e così non va bene.

Per quanto riguarda gli appuntamenti clou della stagione?

Dal prossimo anno non si disputeranno più i mondiali under 18; mancano gli organizzatori.

Il suo nome è accostato soprattutto alla medaglia d'oro di Atene...

Sono uno abituato a guardare avanti, ma quella vittoria mi ha restituito tantissimo. Non è stata tanto la soddisfazione della medaglia, ma in quelle due ore, le più importanti della mia vita, ho messo tutto quello che avevo imparato dentro e fuori dal campo.

Cosa ricorda di Atene 2004?

Dovevano premiarmi e non trovavano il podio. Ero così felice che ho proprio detto agli organizzatori che non importava, potevano fare tutto in semplicità.

In gara?

Il momento più bello è quando mi sono trovato a correre da solo e ho fatto quattro chilometri in undici minuti.

A Rio l'unico vicentino è stato Galvan, mentre Del Buono non ce l'ha fatta ad andare. C'è lei nel futuro dell'atletica azzurra?

Quando troverà continuità nella salute, Federica saprà fare benissimo perchè è un'ottima atleta. E quella di Tokyo sarà la sua Olimpiade. Non deve scoraggiarsi. Io stesso, nel passaggio dal settore giovanile all'atletica dei grandi, ho avuto dei problemi fisici.

AV Despar è un modello per l'atletica italiana?

È una realtà importante, che ho avuto modo di apprezzare. Ha avuto la capacità di mettere insieme diverse forze vicine dell'atletica e di fare suo il concetto di multilateralità, ristrutturando un impianto disponibile ad ospitare grandi eventi.

Un consiglio ai maratoneti?

Non trascurate la forza, perchè abbassa il costo energetico del gesto. E una buona tecnica di corsa previene gli infortuni.

E agli sportivi?

Chi fa sport è una persona migliore.

La maratona è destinata ad avere la pelle nera?

Alle Olimpiadi ci sarà ancora spazio per la vittoria di un bianco.

Giochi di Roma 2024. Come è finita?

Avevamo bisogno di questi Giochi. Se non ci proviamo mai, non miglioreremo l'indole palazzinara.

Come lascerà a fine anno il movimento giovanile?

In ottima salute. Personalmente resto a disposizione della federazione. (giornaledivicenza.it)

 

     

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