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Intervista sul quotidiano "Il Centro"

Baldini: "l'atletica ha bisogno di più professionalità"

L'oro di Atene 2004 responsabile del settore giovanile: «In Abruzzo talenti interessanti, è una bella realtà»

SULMONA Stefano Baldini, campione olimpico di maratona ad Atene 2004, è osservatore interessato dei campionati Cadetti in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili. Un'occasione nella quale avrà l'opportunità di vedere all'opera i migliori giovani under 16. In attesa delle gare che inizieranno oggi, ha già individuato dei talenti potenzialmente campioni del domani? «A questa età è difficile dare giudizi. C'è chi fa atletica da anni e chi ha appena cominciato, chi è già cresciuto fisicamente e chi deve ancora svilupparsi. Limitiamoci a monitorare e a goderci le gare e la spensieratezza di questi ragazzi». 11 mezzofondo italiano è tra le specialità più depresse. Non ritiene che, oltre alla fisiologica dispersione dei talenti, alla crisi di vocazioni, nel mezzofondo giovanile vi sia un'eccessiva anticipazione delle tappe della progressione dell'allenamento? «Non penso, abbiamo avuto buoni risultati in questi due anni anche con ragazzi under 18 e under 20. I risultati vanno rapportati anche al resto del mondo. Troppo spesso crediamo fortissimi ragazzi italiani che a livello mondiale sono fuori dai primi venti, e io preferisco averli così fino alla categoria senior, quando inizia la vera atletica». In un recente libro, il professor Carlo Vittori sostiene che per evitare la perdita di talenti, occorrerebbe una formula di competizione internazionale a squadre, a livello under 18 e under 20, che eviti le esasperazioni agonistiche. «Sono d'accordo con Vittori. Purtroppo le regole le fa la Iaaf e la European Athletics e, l'Italia, essendo membro di queste federazioni, deve partecipare». Alla luce dei risultati contraddittori dell'atletica italiana (bene a livello giovanile nelle rassegne internazionali, anonima ai Mondiali di Pechino) qual'è la reale dimensione? «Abbiamo bisogno di professionalizzare l'atletica di quei 50 atleti di livello internazionale che abbiamo. Nel resto del mondo si lavora 30/40 ore la settimana sul campo con tecnici e staff professionisti». Lei porta ad esempio il suo percorso tecnico, quando da giovane il suo allenatore le consigliò di affidarsi a uno più esperto, Lucio Gigliotti, che poi l'ha portata a vincere l'Olimpiade. Un passo indietro che molti tecnici non sono disposti a fare. «Il mio è l'esempio da seguire, laddove il tecnico sociale non ha la possibilità di conoscenze e tempo per far fare il salto di qualità al proprio atleta, altrimenti è giustissimo che il binomio vada avanti. L'importante è non chiudersi e confrontarsi con gli altri costantemente». L'Abruzzo negli ultimi anni ha espresso giovani interessanti: agli italiani Cadetti si presenta con quattro atleti capofila stagionali Come giudica il movimento regionale? «Sono felicissimo che, nonostante le statistiche dicano che il baricentro dell'atletica si stia spostando al centro-nord, vengono a volte smentite da realtà come quella abruzzese. Abbiamo bisogno di tutti, sia dal punto di vista della promozione che da quello organizzativo, e colgo l'occasione per ringraziare Sulmona e il comitato regionale Abruzzo per aver organizzato questo Criterium».(Roberto Ragonese)

 

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