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Intervista su Gazzetta dello Sport per GazzaPitti

Il Dio di Atene

La vocazione alla fatica e i dieci fratelli

Il ragazzo d'oro della maratona all'Olimpiade del 2004 ha scritto la storia dell'atletica azzurra grazie alla fede e una determinazione straordinaria. “In una famiglia con 11 figli devi essere per forza competitivo, anche solo per farti notare”

Testo di Pierangelo Molinaro

Talvolta sorge il dubbio se l'Italia e gli italiani abbiano meritato un campione come Stefano Baldini. Perchè Stefano nella sua lunga carriera ci ha insegnato cosa sia il sacrificio, la serietà, la fede, quella fede che l'ha portato passo dopo passo, chilometro dopo chilometro a conquistare il titolo olimpico della maratona all'Olimpiade di Atene 2004. Un oro che nessun altro su quel mitico percorso potrà mai più conquistare. Ma tutta questa vocazione alla fatica nella storia di Stefano Baldini non è stata un caso. L'ha imparata a casa, in una famiglia di contadini, dove le giornate cominciano all'alba, dove le mucche non conoscono domenica o festività. E la competitività? Sempre lì. “In una famiglia con undici tra fratelli e sorelle devi per forza essere competitivo, almeno per farti notare dai genitori”, racconta Stefano.

E pure l'avventura della corsa è iniziata in famiglia, nella pianura padana, sulle orme del fratello Pietro che dopo il lavoro si allenava per partecipare alle non competitive. “Era un gioco - spiega Baldini – a 13 anni mi qualificai per la finale dei Giochi della Gioventù sui 2000 metri, ma non andò bene”. Si, perchè forse il nostro più grande maratoneta di sempre non è stato baciato dal talento come un Bolt, ma ogni conquista gli è costata fatica. Prima una carriera in pista: “Buono in Italia e in Europa, ma non in grado di competere con i migliori africani” con una carriera chiusa comunque con un personale sui 10000 metri di 27'43”. Poi l'avventura della maratona.

L'idea mi è venuta nel 1996 durante la finale dei Giochi di Atlanta, quando Gebrselasie e Tergat mi doppiarono. Quel sorpasso mi bruciò e con il mio allenatore Luciano Gigliotti, cominciammo a prendere in considerazione le buone prestazioni che avevo negli allenamenti più lunghi su strada”. Due anni dopo agli Europei di Budapest Baldini conquistava il titolo continentale davanti ad altri due azzurri. Tutto facile? Tutt'altro. “Il 1999 ed il 2000 sono stati anni terribili – confessa ancora – tre microfratture al bacino mi hanno messo k.o. Sino al ritiro dei Giochi di Sydney. Avevo problemi posturali che provocavano questi danni da stress. Li ho superati con un grande lavoro in palestra di potenziamento dei muscoli addominali e dorsali”. Un anno dopo l'emiliano era bronzo mondiale a Edmonton. Ma non tutti capirono la sua scelta, nel 2002, di rinunciare alla maratona agli Europei di Monaco, per tornare ai 10000. Qualcuno gli diede addirittura dello scansafatiche. “Invece era l'intuizione giusta, perchè per essere al vertice della maratona bisognava essere anche veloci ed elastici e queste qualità le costruisci in pista”. Un altro bronzo mondiale in maratona a Parigi nel 2003 prima del grande attacco all'oro olimpico di Atene. “Sapevo che era la mia ultima occasione, sapevo di essere competitivo, e correndo con i migliori tutti gli anni a Londra, avevo capito quali ossero le mie armi e quelle degli avversari. Avevo motivazioni incredibili, la fortuna di stare bene e potermi allenare con continuità”. Quella gara fu un capolavoro, padrone della corsa dal primo all'ultimo metro sino al trionfo solitario. “Un giorno incredibile, che mi ha ripagato di tutto”.

Ancora un titolo Europeo a Goteborg nel 2006, “Poi a 35 anni ho sentito che il mio fisico cominciava a presentarmi il conto”. Ancora un 12° posto ai Giochi di Pechino 2008 ed il ritiro, prima di un estemporaneo ritorno senza fortuna agli Europei di Barcellona 2010. Ora Stefano è responsabile del settore giovanile azzurro. “Cerco di rendere un poco di quello che l'atletica mi ha dato. Non mancano i ragazzi, ma le motivazioni, dobbiamo dare una scossa all'ambiente”. E nessuno può essere un esempio migliore di lui.

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