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Intervista sul Giornale di Brescia

Atletica. Stefano Baldini, il re di Atene «Riaprite il mio campo Calvesi»

Il campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: « Lì c'è la storia»

II campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: “Lì c'è la storia” Due braccia rubate all'agricoltura, due gambe consacrate alla storia olimpica di tutte le storie olimpiche dello sport italiano. Nessun vincitore crede al caso. Chi vince lo fa perché ha sempre pensato di poter vincere. Perché ce l'ha dentro. Perché possiede talento innato, ma anche l'intelligenza di capire che la potenza è nulla senza il controllo della testa e del carattere. Un vincente è tale perché crede e investe nei e sui propri mezzi diventando: «Imprenditore di me stesso. Io sono stato questo. Da ragazzino vincevo, ma non sono subito stato un fenomeno. Ho lavorato, sono cresciuto rispettando le tappe. Mi sono costruito. E sono diventato un campione olimpico». By Stefano Baldini. Alias eroe di Atene 2004. Campione olimpico della madre di tutte le discipline olimpiche, la maratona. Stefano Baldini è passato da Brescia ieri pomeriggio. Si è accomodato nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia dove è stato protagonista del primo di sei appuntamenti del ciclo «IncontriAMO lo sport». Baldini, 44 anni, ora responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai (ma anche un mucchio di altre cose: opinionista, testimonial di associazioni benefiche, all'attivo anche due libri) si è raccontato al giornalista Sky Fabio Tavelli davanti ad una folta platea come atìeta, come uomo. Nato e cresciuto in una famiglia originaria di Viadana e trasferitasi in pro vincia di Reggio Emilia con 11 figli: «Sei maschi e cinque femmine: capite bene che ho imparato subito il concetto di competizione...» con mamma e papa agricoltori che ancora oggi, in quella che è l'attività che coinvolge la maggior parte dei fratelli di Stefano, si occupano della produzione di latte. Chissà: se non avesse fatto l'atleta - pardon, il campione - forse sarebbe toccato anche a lui. Che però si è disegnato un percorso alternativo. Tutto di corsa. Tutto vincente. Non per caso appunto, ma per scelta. Con le idee chiare. Come quelle che aveva quel giorno del '94, era 1º maggio, in cui arrivò a Brescia per disputare i campionati italiani, specialità lOmila metri: «Alla vigilia di quella gara che ricordo bene anche perché fa il giorno della morte di Ayrton Senna - racconta - dichiarai che ero sicuro di vincere. Ma che tanto avevo già deciso che mi sarei dato alla maratona». E allora, ci piace pensare - forzandola un po' - che Brescia sia stata una specie di crocevia per Baldini. Che il suolo del mitico «Calvesi» gli abbia portato una briciola di fortuna. Già, il «Calvesi», quello off-limits da oltre un anno e mezzo causa Pcb. «Per me - dice Baldini al nostro giornale - è una ferita. È un dispiacere sapere che un campo sul quale si è fatta la storia e che già nel suo nome richiama la storia dell'atletica, sia chiuso. Spero che possa tornare presto a nuova vita. Una città come Brescia non può non avere strutture all'altezza». Anche perché: «Qui c'è un bei movimento. Ad esempio c'è la Brixia che fa confluire tutti i giovani emergenti della zona più interessanti». Ha un occhio su tutto Baldini: «Bisogna essere sempre preparati, bisogna sempre studiare. In particolare sento moltissimo la responsabilità del ruolo che occupo per la Federazione. È un lavoro entusiasmante, per me e per i ragazzi con i quali mi spoglio subito dei miei successi da atleta: mi metto sul loro livello, devono vedermi vicino e reale». E poi devono studiare. Non transigo. A marzo con i ragazzi delle superiori andremo in Cina per delle gare: chi però non avrà un certo rendimento a scuola rimarrà a casa. Prima di tutto viene il diventare persone complete che un domani sapranno cosa fare della propria vita». Ma in definitiva, come si fa a diventare campioni? «Rispettando i processi di crescita, abbandonando la logica calcistica: ovvero conta solo vincere. Non è così. Si può essere "campioni" anche facendo squadra. E ai genitori dico: non pressate i figli, lasciateli sempre scegliere».

     

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