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Intervista su Bresciaoggi

In Loggia il campione olimpico sfoglia l'album dei ricordi

Baldini, una favola iniziata da Brescia con un «tricolore»

Una spinta bresciana nella storia del re di Atene 2004 «La corsa all'oro? Tutto è partito dal campo Calvesi...»

Folco Donati

Stefano Baldini, il campione olimpico di Atene 2004 nella maratona, ha inaugurato ieri pomeriggio, in un salone Vanvitelliano gremito da molti appassionati, la serie di interviste denominata «IncontriAMO lo sport». Organizzato dal Comune di Brescia in collaborazione con la Diocesi e la San Filippo spa, l'incontro è stato il primo dei sei che nelle prossime settimane vedranno sfilare sul palco in Loggia l'allenatore della nazionale di basket, Simone Pianigiani (l'appuntamento è per martedì prossimo), l'ex tennista Paolo Bertolucci, l'atleta paralimpica Giusy Versace, l'ex campione di pallavolo Andrea Zorzi e a chiudere, l'ex difensore di Milan e Brescia, Filippo Galli. STERANO BALDINI, intervistato dal giornalista Fabio Tavelli, si è dimostrato un abile intrattenitore, muovendosi fra ricordi, consigli, suggerimenti, previsioni e citazioni, raccogliendo alla fine grande consenso fra quanti lo hanno ascoltato per quasi due ore. Oggi apprezzato tecnico della nazionale giovanile di atletica leggera. Baldini ha ricordato fra i molti frammenti della sua straordinaria carriera una delle prime imprese: «La mia camera vincente è partita da Brescia - ha ricordato il campione olimpico -. Il titolo italiano dei 10000 metri l'ho vinto proprio qui: la prima medaglia d'oro di un certo valore me la misi al collo il primo maggio del 1994, lo stesso giorno in cui morì Ayrton Senna, dopo aver corso testa a testa con il siciliano Vincenzo Modica e averlo battuto sul rettifilo finale del campo dedicato a Sandro Calvesi. Fu un'emozione incredibile: conservo ancora un ricordo indelebile di quella bella impresa, un successo che mi lega a Brescia con grande emozione». IL CAMPIONE emiliano ha spiegato in modo molto esplicito e nei minimi dettagli i suoi ritmi di allenamento, le sue diete, alcune volte rigide, altre blande, le tante rinunce e le molte soddisfazioni di un campione che resterà nella storia per aver vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi, proprio nella specialità che per antonomasia ricorda i giochi olimpici, nella città e nello stadio dove la stessa maratona è nata. Il massimo per un atleta. E SULLE IMMAGINI della vittoria colta il 29 agosto del 2004, più volte gli applausi spontanei partiti dall'attenta platea hanno interrotto il suo racconto: «Avrò rivisto centinaia di volte questo filmato e quello che ancora oggi mi sorprende è il mio sguardo all'arrivo - ha raccontato Baldini -. Davvero in quel momento non mi sono reso conto di quello che avevo fatto, l'ho capito poi con il passare del tempo. Fra una cosa e l'altra quella notte andai a dormire attorno alle 3 e alle 7 ero già in piedi, dicendomi che avrei avuto il tempo di recuperare il sonno il giorno seguente. In effetti per sei mesi ho sempre rincorso questo recupero, perché in effetti dopo quella vittoria la mia vita cambiò. L'impresa all'Olimpiade ha cambiato la mia vita, ma al traguardo non mi resi conto, ma non me ne importava niente di non dormire a sufficienza. Ero il campione olimpico di una maratona corsa ad Atene, il massimo per ogni atleta che pratica la mia specialità». Stefano Baldini, emiliano di Castelnovo Sotto, aveva realizzato il sogno di ogni maratoneta e oggi, con la modestia che gli viene riconosciuta da tutto l'ambiente, cerca di trasmettere ai giovani che l'atletica italiana gli consegna i suoi segreti, con la speranza di poter applaudire in futuro un'altra medaglia olimpica azzurra.

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