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Intervista su Corriere della Sera-Brescia

Il runner Baldini: «Che tristezza il Calvesi chiuso»

di Lilina Golia

«II mio auspicio è quello di rivedere presto i ragazzi di Brescia allenarsi sul campo della loro città. Il Calvesi è un impianto storico e sarebbe una sconfitta se i giovani talenti smettessero di fare sport per le difficoltà di trovare una pista vicino a casa». Lo dice Stefano Baldini, ex azzurro dell'atletica e ora dirigente federale che con il campo di via Morosini, da tempo chiuso, in attesa di bonifica, ha un legame affettivo per la vittoria nei lomila metri conquistata da ragazzo ai campionati italiani. E nella sua veste di responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai vede anche nelle strutture, un incentivo allo sport. Della sua esperienza di atleta e di uomo Baldini, papa per la terza volta da una settimana, parlerà oggi, dalle 18 a palazzo Loggia, durante il primo degli appuntamenti di «Incontriamo lo sport», ideati dal giornalista bresciano di Sky, Fabio Tavelli. La corsa rimane la sua vita, pur con motivazioni tutte nuove, dovendo seguire atleti in erba e cercare di individuare i suoi eredi. «Lavorare con i giovani significa lavorare per il futuro». Nel presente tra i "grandi" ci sono Daniele Meucci e Andrea Lalli, entrambi non ancora trentenni, che, inseme ad altri, tengono alto il nome dell'atletica italiana. E tra i ragazzini non mancano quelli di belle speranze. «Non tutti hanno le giuste opportunità per realizzarsi, per tirare fuori il meglio. Capita di trovare molti ostacoli, di non trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Bisogna far si che le giovani promesse diventino qualcosa di più». Traspare tutta la sua passione quando parla dei suoi ragazzi che da un lato sprona a far sempre meglio, mentre dall'altro li protegge per non bruciare le tappe. «I risultati vanno prolungati nel tempo». E fa l'esempio della nazionale femminile di maratona, «la più forte di tutti i tempi» che a Zurigo agli ultimi europei ha incollato tutti alla tv. «Tutte ragazze che viaggiano sui 40 anni». Ed è un piacere vederle in azione. Ma il pensiero di Baldini va poi all'esercito di agonisti non professionisti, tesserati per le migliaia di società sportive italiane, oltre che a «tutti quelli che corrono per stare bene, che fanno atletica senza sapere di farlo. Sarebbe bello accoglierli nella grande casa di quelli che gareggiano a vari livelli». E non si sottrae all'attualità della polemica sull'aumento dei costi di tesseramento e trasferimento degli atleti. «Non è una decisione della Fidai — spiega — L'atletica rimane tra gli sport meno costosi, ma ci sono state indicazioni del Coni perché le federazioni di tutti gli sport si livellassero in questo senso. L'autofinanziamento, insieme ai contributi di Coni e sponsor, rimane comunque un punto fondamentale per il sostentamento di tutte le attività per i giovani». Parla da dirigente accorto, con il bagaglio del suo glorioso passato da atleta. Carriera iniziata a 9 anni in pista per i 50 metri con una gara da dimenticare. «Mi sono spaventato allo sparo dello start e sono arrivato ultimo». Ride ancora di quel momento, ma precisa subito: «Mi sono rifatto alla gara dopo, vincendo gli 800». Da lì un crescendo, fino ad arrivare ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi, con la maratona delle maratone, corsa per vincere. Cosi è stato, con tanto di record sul percorso storico, 2h10'55", battutto solo l'anno scorso, A 39 anni, lasciate le gare, ha deciso di ridare allo sport quello che lo sport gli aveva dato in vent'anni di carriera, rispondendo alla chiamata della Federazione. E tra un impegno e l'altro, a «distanza siderale per non interferire troppo», mette in chiaro, fa il tifo per la figlia Alessia. «È una velocista, come la mamma, Virna De Angeli ex primatista azzurra dei 400 piani, ma si cimenta anche nel lungo», dice smettendo i panni da dirigente e indossando orgogliosamente quelli di papà.

 

     

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