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Intervista su Corriere dello Sport

Intervista a Stefano Baldini - Baldini: una corsa contro il diabete

L'olimpionico: «Combattere la malattia è come una maratona, ogni passo in più è una vittoria»

Dalla leggendaria pianura di Maratona al Panathinaikon Stadium di Atene. Come Filippide nel 490 a.C., nel 2004 Stefano Baldini è entrato nella storia vincendo la gara principe dell'atletica in una Olimpiade, secondo italiano a riuscire nell'impresa dopo Gèlindo Bordin a Seul nel 1988. Difficile dimenticare il sorriso in quel 29 agosto ateniese, quando l'alierà ÇÇåïïå Baldini tagliò il traguardo della corsa tra il boato del pubblico aggiudicandosi l'ultima gara della XXVuI edizione dei Giochi Olimpici. Fu il culmine di una carriera a grandissimi livelli per lui, partito da Casteinovo di Sotto, provincia reggiana, e finito sul podio quando non vincitore - di tutte le più importanti maratone al mondo, da Londra a New Yorkpassando per Roma. Abbandonata l'attività agonistica, Stefano Baldini ha messo la propria esperienza al servizio delle Federazione italiana atletica leggera, diventando responsabile del settore giovanile. Sia quando macinava chilometri sulle piste, sia oggi che li mette nel motore per seguire in tutta Italia le nuove leve del movimento fondistico, Baldini si è sempre speso con grande disponibilità per favorire la sensibilizzazione sul tema del diabete - facendo anche da testimonial dell'Associazione nazionale italiana atleti diabetici della sua cura e soprattutto della sua prevenzione grazie a una corretta attività sportiva. Di seguito, la sua testimonianza esclusiva a Radio Cusano Campus (89.100 in fin a Roma e nel Lazio e in streaming su www.radiocusanocampus.it) legata al progetto di comunicazione dell'Ateneo rispetto alla lotta al diabete. Lei è stato un testimonial d'eccezione nella sensibilizzazione e nella lotta al diabete. Perché ha scelto di dedicarsi a questa causa? «Perché è pieno di gente che corre e ho scoperto, strada facendo, che l'attività sportiva rappresenta un aiuto concreto per chi soffre di questa patologia. Lo sport incide direttamente sull'utilizzo dei farmaci, quindi l'attività fisica è fondamentale perché alleggerisce la somministrazione di farmaci». La maratona e la lotta al diabete hanno qualche aspetto in comune? «Certo, perché sono gare lunghe che puntano forte sulla gestione ottimale delle energie. Fisiche, per quanto riguarda la maratona, finanziarie per la ricerca. La strada è simile e presenta le stesse asperità e gli stessi momenti di difficoltà ma con un traguardo comune che è una grande impresa. Ð diabete è una malattia dura da combattere e ogni piccolo risultato nella ricerca e nel con trastarla è importantissimo». Attività fisica e prevenzione del diabete vanno di pari passo. Ha un messaggio per chi fatica ad avvicinarsi allo sport perché portatore di questa malattia? «Sicuramente un messaggio di speranza. Sono andato personalmente a seguire alcune gare di atletica per diabetici, nel Meeting DiAtletica, e rappresentano un messaggio positivo. Questi atleti non hanno vergogna di mostrare la loro malattia e trovano nell'attività sportiva un modo per stare bene e soprattutto una motivazione personale di riscatto nei confronti di persone che li vedono come dei malati. Insomma, lo sport diventa un mezzo per farsi forza e darsi energia e spinta anche nella vita. Ci sono atleti di qualsiasi livello e il risultato che conta non è una misura o un tempo ma la soddisfazione di essere riusciti e che ti porta a dire "ce la posso fare"». I valori dello sport aiutano a costruire una vite sana ed equilibrata. Ora lei è responsabile del settore giovanile della Fidai. Quanto è difficile far avvicinare i più giovani all'atletica? «Oggi i più giovani iniziano presto a fare attività agonistica, già quando sono alle elementari. Ora non è difficile tanto avviarli all'atletica ma farli continuare. Un po' perché nel mondo dell'atletica ci sono tanti volontari, fondamentali per il movimento ma spesso con un'età media alta: alla lunga possono faticare a lavorare con i più piccoli. Collateralmente c'è il problema delle strutture, che chia

ramente incide. Gli impianti dove le società lavorano sono a gestione pubblica; se fossero a gestione diretta delle società ci sarebbe una manutenzione diversa e una qualità degli impianti superiore che garantirebbe una maggiore qualità nell'allenamento». L'impegno dell'oro di Atene per la ricerca: «Lattìvità sportiva è un aiuto concreto, serve a farsi forza»

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