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Intervista su "Il Giornale"

Atene, Baldini, la maratona: un pezzo della nostra storia

(IlGiornale.it "vado di corsa", il blog di Antonio Ruzzo)

Difficile intervistare Stefano Baldini. Almeno per me. Difficile perchè, come mai mi capita, ho fatto fatica a tenere a bada quel tifoso che dieci anni fa mentre lui entrava nel Panatinaikò era praticamente in piedi su una scrivania della redazione con un altro paio di colleghi. E chi se la scorda più quella maratona?  Quando l’Italia vinse il mondiale con la banda  Bearzot fu Nando Martellini dal Bernabeu a incorniciare la storia ripetendo per tre volte quel “Campioni del mondo” che segnò la gioventù di molti. Quella domenica  29 agosto di dieci anni fa toccò invece a Franco Bragagna fermare un pezzo di leggenda sportiva azzurra con quel “bravo, bravo, bravo” che ancora oggi fa venire la pelle d’oca. Stefano Baldini e la maratona perfetta. Perchè per un maratoneta nulla può chiedere di più alla sua vita se non vincere la maratona olimpica ad Atene. Dieci anni sono passati. E sembra ieri, l’emozione è ancora viva.  Tant’è che domani a Rubiera Baldini correrà una dieci chilometri che doveva essere una sgambata con qualche suo amico ed invece saranno in più di duemila a festeggiare, a ricordare, a celebrare. Anche se chiacchierando capisci che  “celebrare” non dev’essere tra i verbi che preferisce il Dio di maratona, come lò chiamò la Gazzetta. La sua medaglia è in una cassetta di sicurezza in banca. E là resta. Stefano Baldini è invece un uomo che vive del presente. Che guarda avanti e e pensa più a ciò che sta per fare che a ciò che ha fatto. Commenti in tv, Sky, un nuovo libro, la trasmissione di Radio deejay con Linus e Cassani ma soprattutto la nazionale. E’ il direttore tecnico della settore giovanile della Fidal e si occupa di tutto dalla preparazione, alla gestione degli eventi e del budget.  Un ruolo di primissimo piano affidato a chi da atleta ha avuto un ruolo di primissimo piano. Che tradotto significa che i giovani dell’atletica azzurra sono in ottime mani. Lo senti parlare e ti accorgi  che Atene c’è, c’è sempre  però è lontana. E’ cosa fatta. Ti accorgi che sta pensando in avanti, ha già passato il chilometro trentacinque e si avvia verso nuovi traguardi. Il maratoneta che ha fatto innamorare gli italiani della maratona ora è il pefetto manager di se stesso. Essenziale, lucido, preciso, determinato proprio come quando correva. Proprio come quando affiancò Vanderlei Lima da Silva dopo il sottopasso a 5 chilometri dall’arrivo. E allora Atene torna.  Torna il sogno. Torna la pelle d’oca per un’emozione ” che non si immaginava di raccontare” e invece è diventata un pezzo di storia. Della storia di molti di noi.

Stefano Baldini, dov’è la medaglia della maratona di Atene?
«In banca, in una cassetta di sicurezza…».


Lo sa che è un pezzo di storia dello sport azzurro?
«Sì me ne sono reso conto anche se forse ho realizzato dopo».


Una sera d’estate di 10 anni fa, il suo ingresso nello stadio Panatinaikò, un’Italia che improvvisamente si innamora della maratona. Che effetto fa?
«È una magia che continua. E dire che la mia gara doveva essere quella delle olimpiadi di Sidney, quattro anni prima. Ci arrivai preparatissimo poi un mese prima del via una frattura da stress fece saltare tutto. Credevo fosse finita. Ma c’era Atene. Correre la maratona olimpica ad Atene per un maratoneta è il sogno della vita. In quegli anni credo di averci pensato ogni volta che mi allenavo, praticamente ogni giorno…».


E il sogno come finiva?
“Finiva come è finito…».
Con il “Bravo, bravo, bravo!” di Franco Bragagna telecronista Rai che incorniciò per sempre quella vittoria.

Quante volte l’ha rivisto quel trionfo?
«Almeno un centinaio. La telecronaca Rai, quella di Eurosport per godermi corsa e commenti. Poi negli anni ogni volta che sono andato ad insegnare in una scuola, a un convegno, a una presentazione».


E qual è la sensazione?
«Sempre una bella sensazione…».
Si torna là, in quel sottopassaggio a 5 chilometri dal traguardo, quando i fari delle auto della giuria illuminarono davanti a lei il brasiliano Da Silva…
«Si, lì sinceramente ho capito che avrei vinto. L’americano Keflezighi aveva ceduto e io vedevo Vanderlei sempre più vicino. Avevo ancora un bel margine di energie, sapevo che avrei potuto correre quei chilometri senza abbassare il ritmo…».


Gli ultimi chilometri, la linea blu della maratona sull’asfalto, Atene…È più tornato su quei passi?
«Si una volta in autobus per la celebrazione dei 2500 anni della battaglia di Maratona e un’altra in mountain bike commentando una gara. Ma nel 2005 sono tornato per fatti miei, da solo. E una mattina ho corso gli ultimi 12 chilometri fino all’arrivo…».


La sua leggenda che venerdì rivive a Rubiera. Voleva ricordarla correndo una 10 chilometri con qualche amico e invece vi ritroverete in 2mila…
“Sì, tutto vero. Voleva essere un semplice allenamento e invece abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni. Sinceramente non volevo celebrare Atene ma alla fine è giusto così..».


Scusi, perché?
«Perché preferisco concentrarmi sul Baldini di oggi. Ciò che è stato resta, ciò che devo ancora fare mi dà entusiamo…».


E oggi cosa fa la medaglia olimpica di Atene?
«Sono il direttore tecnico del settore giovanile della Fidal, la federazione italiana di atletica. Un ruolo che mi occupa a tempo pieno…».


Ha nelle mani l’atletica che sarà?
«Sì è un ruolo importante. Tra l’altro proprio in questi giorni abbiamo vinto in Cina due medaglie d’argento e una di bronzo alle olimpiadi giovanili. Che è un po’ esagerato chiamare olimpiadi però sono un bel banco di prova…».


Ma non solo atletica…
«Sì non solo atletica anche se poi alla fine tutto gira intorno a lì. Mi ha esaltato l’esperienza di commentatore delle olimpiadi di Londra con Sky e mi sta esaltando la trasmissione che con Enervit seguo con Linus e Cassani su Radio Deejay. Un’ora di telefonate, consigli, aneddoti sullo sport di fatica. E ci seguono in tanti perché ormai maratona, granfondo ciclistiche, triathlon stanno diventando sport popolari..».


Merito anche suo che per anni è stato “il maratoneta” azzurro. Poi qualche settimana fa agli Europei di Zurigo è arrivato Daniele Meucci. Un passaggio di testimone..
«Sì finalmente… Avevo paura di dovermi rassegnare a fare il maratoneta azzurro fino a settant’anni. Bene così. Daniele è forte ed è il segnale concreto che la tradizione azzurra di maratona continua…».


Lei intanto però continua a correre, non si sa mai…
«No io ora corro solo per star bene. Quattro o cinque volte la settimana per 10-15 chilometri. Meglio se con qualche amico. Ma soprattutto senza orologio, tempi e stress. In questo senso Atene è lontana…».

     

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