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Atene 2004, il ricordo di Fidal

Baldini, il verdetto di maratona

10 anni fa Stefano Baldini vinceva l'Olimpiade di Atene. Frammenti di memoria da quella 42,195 chilometri entrata nel mito sportivo.

di Giorgio Cimbrico

Stefano Baldini di dieci anni fa conduce a un bivio, a una decisione: meglio un aiku, una composizione poetica giapponese lunga un soffio, o il tentativo di un poema epico? Optiamo per il primo. 

Le bandiere al tramonto
scolpiscono un fregio panathenaiko

Perché quel che rimane impresso nella testa, nella coscienza, nel ricordo è quella muraglia di bandiere di tutto il mondo che sventolavano nello stadio di pietra antica, scaldata dal sole forte del pomeriggio popolato di cicale. Chi le agitava, non tifava, attendeva un verdetto assoluto, aspettava chi avrebbe vinto la maratona corsa dal tumulo dei caduti nello scontro senza quartiere contro i persiani alla piccola città in cui il gusto della discussione aveva partorito la democrazia. Le radici dell’Occidente. IL PERCORSO.

Tornare a quell’imbrunire, a quel precipitare nel buio nell’ultimo giorno dei Giochi, rischiarato dalle luci che Stefano iniziò a intravvedere nella sua ultima corvé, significa precipitarsi in un cocktail di sentimenti: brivido, commozione e l’affanno che prende davanti a un grande fatto: “Sarò capace di riprodurlo, di trasmettere almeno in parte quel che sto vivendo?”. E’ l’ansia da pagina bianca che ha colpito scrittori veri e solidi, ma anche i piccoli, trascurabili epigoni che devono riempire spazi espressi in righe, in moduli.

Nell’aiku lo stadio a ferro di cavallo è stato sbrigato con un sostantivo, fregio, e un aggettivo, panathenaiko: riportano ai marmi Elgin conservati al British Museum e da 200 anni oggetto di diatriba tra la Grecia e la Gran Bretagna. Stefano, quella sera, diventò il compagno in una delle innumerevoli visite a quelle opere immortali come le cantate di Bach, a quelle processioni di personaggi che procedono a piedi o montati su sbuffanti cavalcature dai muscoli guizzanti. In dieci anni la riconoscenza è immutata e il tempo non la intaccherà.(fidal.it)

     

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