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Intervista a Linus su Gazzetta di Reggio

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Linus: prima Baldini correva, ora è un uomo

A Rubiera per il decennale dell’oro olimpico anche il deejay, che racconta l’amicizia con il campione

RUBIERA. A poche ore dall’evento in paese si respira ancora un po’ dell’atmosfera gioiosa e felice del Baldini-day. E mentre il campione olimpico se ne va a spasso per il mercato con la famiglia, si iniziano a tirare le somme. Solo nei prossimi giorni si avranno le cifre ufficiali e si potrà sapere la quota che verrà destinata all’associazione Ascmad Prora, che servirà per la nuova gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’ospedale Santa Maria Nuova. E se Stefano Baldini è stato il protagonista assoluto della giornata di venerdì, il secondo posto spetta di diritto a Linus, uomo simbolo di Radio Deejay e amico di Stefano. Il direttore della storica radio è salito sul palco per presentare, insieme a Baldini, il libro “Sempre con le ali ai piedi”, che tra l’altro vede proprio in calce la sua prefazione. Baldini e Linus, con Davide Cassani, anche quest’anno saranno i protagonisti della trasmissione radiofonica “Deejay training center”.

Era impossibile mancare all’appuntamento con il decennale della medaglia olimpica di Baldini?

«Era impossibile – dichiara Linus – perché è come se fosse il mio decennale».

Cosa ricorda di quel giorno?

«Era come se l’avessi vinta io. Era una mia vittoria oltre a quella di un mio amico».

La vostra amicizia nasce prima o dopo l’oro di Atene?

«Ci conoscevamo già prima perché Stefano era stato ospite in radio. Io sono un maratoneta dell’ultima ora dal momento che ho iniziato a correre nel 2002. Amico allora era una parola grossa, lo siamo diventati con il tempo».

È venuto in radio un paio di volte e adesso non se ne liberà più...

«Non riesco più a mandarlo via – dice ridendo – ma se la cava molto bene».

Una scelta azzeccata?

«Assolutamente sì. Perché Stefano è molto bravo, basta ascoltarlo quando commenta i meeting di atletica o le olimpiadi. Lui è davvero preparato non solo sul suo sport, ma anche sugli altri. E la sua non è solo una conoscenza sportiva ma anche fisica. Non sempre chi smette di fare il professionista è poi altrettanto bravo a fare il commentatore».

Sta pensando al calcio?

«Brava».

Secondo lei come è cambiato Stefano Baldini in questi dieci anni?

«È diventato un uomo, mentre prima era solo un ragazzo che correva. Adesso, invece, fa correre l’azienda Baldini. Lavora molto e lo fa in modo concreto: non mi sembra che abbia subito traumi particolari con il passaggio dalla corsa alla vita reale».

Tutti gli riconoscono una grande modestia. La pensa così anche lei?

«Stefano è modesto esattamente come lo sono io: in realtà nessuno dei due lo è. O, meglio, siamo consapevoli. Abbiamo ricevuto una buona educazione dai genitori e non ostentiamo nulla, ma siamo entrambi consapevoli del nostro valore».

Venerdì ha firmato autografi per due ore sempre con il sorriso sulle labbra. Quanti altri lo avrebbero fatto?

«Quello è mestiere, è dovere. La gente che ti chiede l’autografo, in qualche modo sta contribuendo al tuo successo. Negarsi è veramente stupido e maleducato».

Molti sostengono che festeggiare il decennale di una vittoria olimpica significa che nel frattempo non è successo niente e che si è costretti a vivere di ricordi...

«Vero, ma non mi sembra questo il caso. Questa è una ricorrenza, una cifra tonda. Stesso giorno, stessi orari: era giusto celebrare l’anniversario».

Venerdì Baldini ha corso a meno di quattro minuti al chilometro: sarebbe riuscito a tenere il passo?

«Per carità, io sono scarso e pure un po’ acciaccato».

(Cristiana Filippini,gazzettadireggio.it)

     

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