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Intervista su "Il Fatto quotidiano"

Intervista a Stefano Baldini

L`oro Baldini: "Per correre 42 km servono testa e anni" di Elio Pirari

Atene domenica 29 agosto 2004, Maratona, ore 18, parte l'ultima gara della XXVIII Olimpiade moderna. I primi dieci chilometri sono in leggera discesa ma dal 18esimo si comincia a salire. Al chilometro 32 il dislivello è di 150 metri. A metà gara il brasiliano Vanderlei de Lima ha 15" di vantaggio su Stefano Baldini, Lee Bong Ju e José RÍOS. De Lima allunga, dalla soggettiva di un operatore tv si capisce che il brasiliano sta che è una bellezza, il suo vantaggio cresce, ora è di 28". Ma un evento imprevedibile capovolge la storia. Uno squilibrato in preda a estasi mistica, tale Cornelius Neil Horan, che tempo addietro aveva dichiarato guerra agli atei occupando il circuito di Silverstone, Bibbia alla mano trascina il maratoneta sudamericano oltre le transenne. La missione di Cornelius è divulgare il sacro ovunque, vada come vada, costi quel che costi. I greci, che oltre le transenne com'è noto avevano spostato molto prima della nascita di Cristo la quasi totalità dei concetti umani, laicamente si dichiarano neutrali e non intervengono. Vanderlei si divincola a fatica e riparte, ma all'ultimo sottopasso Baldini e Mebraton Keflezighi gli sono alle spalle, qualche metro e lo raggiungono. Baldini ne ha molto più degli altri, brucia De Lima, impietrisce Keflezighi, porta a casa l'ultimo oro a disposizione ed entra nei libri di storia. Stefano Baldini è stato il secondo italiano a vincere una maratona olimpica dopo Gelindo Bordin.

Baldini, cosa le passò per la testa negli ultimi chilometri? Dopo il corpo a corpo con De Lima gli ultimi quattro li corsi in perfetta solitudine. Cosa ricorda? Ho ricordi belli, quei quattro chilometri furono lunghissimi e troppo brevi, improvvisamente mi trovai faccia a faccia con la mia storia d'atleta. Pensai a quello che avevo fatto per arrivare fino a lì, alle prime campestri, alle gare scolastiche, ai Giochi della Gioventù. Nel 2004 ad Atene avevo 33 anni, ma venti di quelli li avevo già spesi correndo. Dal Dorando Pietri piangente al Bikila scalzo l'effetto non solo ottico della maratona è quello di un doloroso attraversamento del deserto. Non è così, non più. Oggi la maratona si vince in volata. E fai più fatica a seguirla dal divano di casa che a correrla, in gara devi pensare a un mucchio di cose, devi tessere strategie, marcare gli avversari, fare attenzione a dove metti i piedi. Chi corre per vincere alla fatica non ci pensa.

Cosa deve e cosa non deve fare un aspirante maratoneta? Deve rispettare le regole, allenarsi con grande volontà e buttarsi a capofitto nell'impresa. Nonostante tutte le schifezze, doping eccetera, lo sport è una sintesi di regole e non fa prigionieri, chi sballa prima o poi fallisce. Le regole vanno estese alla vita quotidiana, una buona alimentazione è fondamentale perché in vista delle competizioni bisogna saper recuperare. Com'è la dieta di un maratoneta? Una alimentazione equilibrata in carboidrati, proteine e grassi, 50, 30 e 20. Noi italiani siamo fortunati, il problema si pone quando andiamo a gareggiare in altri continenti. Il gesto tecnico della corsa non sembra poi così complicato. Non lo è, è naturale, semplice ma non banale, chi lo fa bene ha molte più possibilità di vincere.

Come si fa a capire se un ragazzo diventerà un buon mezzofondista, un centometrista o un maratoneta? Prima o poi si capisce, se sei un mezzofondista non puoi pensare di competeré sui cento metri piani. Qual è l'età migliore per cominciare? Non c'è, in atletica la specializzazione è tardiva, questo perché molti dei nostri ragazzi cominciano con altri sport. Del resto nella corsa prolungata i risultati migliori arrivano in età matura.

Il reclutamento come avviene? Attraverso le società sportive. E le federazioni, che ora si occupano direttamente delle scuole. Prima c'erano i Giochi della Gioventù, ora ci sono i Giochi Sportivi Studenteschi.

Da noi le società sportive funzionano? Benone. Sono radicate nel territorio. Ma non è il reclutamento di base il nostro problema, anche se gli sport di squadra sui giovani esercitano una forte attrazione.

Perché il presidente Fidal Giomii ha definito l'atletica italiana "da parrocchia", cosa voleva dire? Voleva dire che da qualche anno ci siamo chiusi in noi stessi, oltre confine risultiamo inadeguati e ci sembra di scalare le montagne, più in generale questo spaesamento coinvolge un po' tutti i ragazzi italiani, per quanto ci riguarda in Fidai stiamo provando a rimediare.

Lei è il direttore del settore giovanile, chi è un buon maestro? Quello che trova un metodo efficace per farsi capire, che non deve ripetere due volte la stessa cosa e che riesce a stabilire un rapporto di complicità con gli atleti.

Lei a che età ha cominciato? A dieci anni, per gioco, correndo dietro ai fratelli, mi piacque subito.

Doveva correre molto, tra fratelli e sorelle siete un esercito. Undici, ho cinque fratelli e cinque sorelle.

Lei è di Casteinuovo di Sotto. I miei hanno un'azienda agricola, produciamo latte per il Parmigiano Reggiano, ho fatto una vita in azienda. Mi è servito, non è retorica.

Perché non ha pensato di fare il calciatore? Ci ho provato ma non ero granché. Eppoi a me piace fare di testa mia, decidere da solo, gli sport di squadra non mi hanno mai suggestionato troppo.

Dal mezzofondo è passato al fondo, poi alla maratona, una scelta tattica, strategica? Per qualche motivo sì, non si diventa buoni maratoneti a vent'anni.

Qual è la maratona più bella del mondo? Londra, poi New York, Parigi, Tokio.

Roma? Roma ha un grande fascino, è la più romantica, ma per competeré con le altre deve darsi una sistemata, c'è ancora molto da fare.

Chi è stato il più grande maratoneta di tutti i tempi? Bikila, lui ha segnato il passaggio dall'atleta affaticato a quello che ha deciso di far faticare gli altri, Bikila è stato il primo grande maratoneta dell'era moderna, un fantastico fuoriclasse. Bikila correva scalzo... Dalle sue parti ancora oggi corrono quasi tutti scalzi. Ah, perché? Non per scelta tecnica, forse stiamo parlando di una non scelta, molti di loro le scarpe non possono ancora permettersele.

Tv e media vi aiutano? L'interesse per l'atletica negli ultimi anni ha subito un ridimensionamento generale. Ai primissimi piani il nostro è uno sport brillante, coinvolgente e molto televisivo òà certo non possiamo sognare il pubblico e l'audience del calcio, noi italiani poi non ne parliamo, siamo capaci di restare incollati al video per seguire partite agghiaccianti. Ma è vero che noi dell'atletica non siamo grandi venditori, anche qui c'è da lavorare.

 

Stefano Baldini viene da una famiglia di undici fratelli. Oltre alla medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene, è primatista italiano della maratona (2.07.22). Stefano non è l'unico in famiglia a correre: il suo fratello maggiore Marco ha un personale di 2.16.32 sulla stessa distanza. E la moglie-l'ex atleta azzurra Vima De Angeli è nella top ten delle migliori prestazioni italiane di tutti i tempi in quattro spedalità: 100m, 200m, 400m e 400m ostacoli.

COSE DA FARE

RISPETTARE LE REGOLE La disciplina va estesa alla vita di ogni giorno.

USARE LA TESTA Chi corre per vincere deve tessere strategie, marcare gli avversari SCEGLIERE UN BUON MAESTRO Serve una persona che sappia entrare in complicità con gli atleti.

COSE NIENTE SCHIFEZZE E DOPING Chi sballa primo o poi fallisce.

MANGIARE MALE La buona alimentazione aiuta a recuperare. Un regime equilibrato prevede proteine, carboidrati e grassi.

CORRERE MALE La corsa è un gesto naturale, non banale. Muoversi bene è essenziale.

     

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