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Argomento maratona su Gazzetta dello Sport

Maratona

Pure l'Italia nel gorgo dell'Europa

di Pierangelo Molinaro

Il c.t. Magnani e il suo vice Baldini spiegano cosa si fa per sfuggire alla crisi del continente

Domenica la Suisse Milano Marathon assegna il titolo italiano della maratona. Una decennio fa, con Stefano Baldini e non solo, su questa distanza dominavamo il mondo, ora il quadro è profondamente cambiato a livello planetario: stracomanda l'Africa, l'Europa è precipitata e l'Italia fatica a trovare interpreti di livello internazionale. Lo vediamo in tutto il panorama della strada e le distanze più lunghe della pista (5000, 10.000 e 3000 siepi).I numeri Le cifre sono strazianti. Se si prendono in esame le liste mondiali 2013 della maratona, alle spalle del leader Wilson Kipsang Kiprotich ci sono altri 50 keniani ed etiopi. Al 51° posto il primo non africano, il giapponese Kazuhiro Maeda (2h08'), il primo atleta con passaporto europeo, Abraham Kiprotich (Francia, 2h08'33”) è 75°, il primo europeo di nascita, l'ucraino Oleksandr Sitkovsky (2h09'14” a Firenze) è 108°. E il primo italiano? Daniele Meucci, che con il 2h12'03” del decimo posto di New York è 283 °.L'Europa Quest'anno senza Mondiali e Olimpiadi ci risparmieremo qualche legnata e la maratona di Milano servirà per definire i numeri 5 e 6 (con Meucci, Lalli, Pertile e Pellecchia già sicuri) della squadra che agli Europei di Zurigo (12/17 agosto) gareggerà per la Coppa Europa di specialità (4 risultati validi). «A Scaini e Goffi chiediamo un risultato inferiore alle 2h15'», spiega il c.t. azzurro Massimo Magnani che contesta lo stato di profonda crisi della corse resistente italiana.Speranze «Meno di una settimana fa, spiega il tecnico, la nostra squadra femminile si è piazzata quarta ai Mondiali di mezza maratona a Copenaghen. Se ci fosse stata anche Anna Incerti, atterrata da un'influenza nell'immediata vigilia, avremmo potuto salire sul podio. Una situazione simile non succedeva dal 1996. A livello femminile abbiamo una buona squadra, quella maschile per Zurigo la conoscete ed è praticamente fatta. In quella gara chiaramente punteremo su Lalli e Meucci, con Pertile che, grazie alla sua esperienza, li dovrebbe pilotare. Ma come settore tecnico siamo guardando sotto i nomi che conoscete, a caccia di giovani che stiamo seguendo nella loro preparazione e nella loro crescita. Qualche giovane c'è, il nostro compito è lasciare loro il tempo di crescere e di arrivare sulla distanza della maratona al momento giusto ».

Ma cosa c'è davvero dietro agli atleti che conosciamo? Stefano Baldini, lavora proprio su questa fascia e non nega il momento. «Tutte le federazioni europee soffrono degli stesso problemi, spiega Baldini che ieri sera ha parlato al Road Runners di Milano e domenica correrà nella staffetta Enervit for Anpil insieme a Linus e Cassani. Basta vedere la Spagna che dopo stagioni da protagonista fatica ora a trovare atleti di valore. Noi, dopo la generazione di Bordin, Pizzolato e Poli, abbiamo trovato i nati fra il 1971 ed il '74, fra cui ci sono anch'io, che hanno coperto la scena per quindici anni. Quello che stiamo vivendo è un periodo di transizione». Ma non è facile, e lo conferma sempre Baldini, che sta lavorando per allestire la nazionale che ci rappresenterà ai Mondiali juniores di Eugene: «Ho tanti ragazzi da scegliere per 800 e 1500 metri e nessuno per 5000 e 10.000. Il problema è più culturale che tecnico, la fatica non è più di moda e certe distanze spaventano. Ma a monte ci sono anche errori. Sono convinto che molti atleti e atlete sbaglino distanza, perché è finito il tempo dell'evoluzione allungando la distanza, oggi si deve subito partire dove si può emergere».(gazzetta dello sport)

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