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Stefano parla di maratona su La Stampa

La primavera della maratona “Solo la strada dà certe emozioni”

Baldini fa le carte a una stagione speciale. A 10 anni dall'oro di Atene.

Di Giulia Zonca

Nella primavera delle maratone c'è chi cambia ritmo, chi ricorda, chi omaggia e chi si trasforma. In una sola stagione un frullato di sentimenti esposti per 42 km di fatica e speranze. La prossima settimana a Parigi Kenenisa Bekele, 2 ori olimpici nei 10000metri e uno nei 5000, esordisce sulla distanza e tra 15 giorni lo segue Mo Farah, re dei Giochi di Londra sulla pista. Il 21 aprile si corre a Boston a un anno dall'attentato che ha ucciso 3 persone e ne ha ferite più di duecento. Non è un mese qualsiasi per chi corre e serve un uomo speciale per raccontare rivoluzioni e passioni, uno capace di vincere, giusto 10 anni fa, la maratona più famosa di tutte, Atene 2004.

Stefano Baldini come vede il passaggio di Bekele e Farah dalla pista alla strada?

Percorsi diversi. Bekele ha già espresso il massimo in pista e ha chiuso un percorso. Farah avrebbe potuto migliorare i crono ma se ne è fregato e ha inseguito nuovi stimoli, forse ha inciso l'età: è un trentenne e avrà bisogno di esperienza in questo mondo prima di eccellere.

Qual'è l'aspetto più traumatico del passaggio?

Il cambio di sensazioni. In pista ti esalta la brillantezza, quando ti alleni per le lunghe distanze sei sempre stanco e no lo sai gestire subito.

Due abituati a sentirsi favoriti, pagheranno il fatto di avere avversari più forti?

Se non trovano il modo per evitare i confronti consumeranno troppe energie nervose ancora prima di partire.

Pronostici?

Vedo meglio Bekele, ha scelto una maratona più riparata ed era già fuori dalla mischia. Ha avuto tempo per prepararsi. E disintossicarsi. L'altro è l'uomo copertina della corsa di oggi e si butta nella gara più tosta, in casa, con i riflettori addosso.

Cosa spinge un atleta vincente a fare un salto nel buio?

La ricerca di motivazioni e per uno abituato allo stadio, la strada è esaltante. Respiri la città, senti il tifo ad un metro: ti arriva addosso, sulla pelle. Corri con gli amatori il che significa che alla partenza vibrano insieme le ambizioni di migliaia di persone. Poi magari qualcuno osa sedotto dagli sponsor e dalle offerte, ma spero che non sia il caso di campioni così. Anche perchè in quel caso sarebbe dura reggere il primo impatto. Non è quasi mai felice.

Lei lo ricorda?

Prima maratona a 24 anni, Venezia: la luce si è spenta. Al 36° km ero convinto di attaccare, al 37° ero senza benzina, tipico di chi ha appena lasciato la pista e non sa capire i limiti. Ci vuole solo coerenza, bisogna insistere.

Lei però è tornato indietro.

C'erano di mezzo delle Olimpiadi e mi hanno condizionato. Ho assaggiato la maratona nel 1995 e l'anno dopo c'era Atlanta, non ero pronto per la 42 km li e volevo gareggiare così l'ho fatto in pista. Forse è stato un errore.

Anche gli italiani aggiungono chilometri. Meucci e Lalli si sono buttati nella maratona.

Presto per capire: Lalli è spesso infortunato e gli acciacchi lo condizionano. Meucci mi sembra più pronto. Ma noi oggi siamo più forti con le donne.

La Federazione punta sulla maratona degli Europei di agosto. Legittimo?

Altrochè. A livello europeo dobbiamo fare risultati, soprattutto al femminile. Parliamo di ragazze che vanno molto veloci ma non sono più giovanissime. E' ora di prenderle le medaglie.

Il presidente Giomi ha definito l'atletica italiana “parrocchiale”: provocazione o fotografia?

Non sono d'accordo. Lui si lascia trasportare dal tifo, è appassionato e si fa coinvolgere, è questo il suo motore. Bisogna essere più distaccati: abbiamo fatto riforme importanti sul sistema tecnico e sul progetto under 23. Giusta o sbagliata abbiamo preso una direzione e bisogna vedere dove porta.

La maratona da non perdere questa primavera?

Londra per la concorrenza e Boston per l'emozione. Ci sarà molto più pubblico del solito, gli americani sono così: se li offendi reagiscono in massa. Sarà come la prima maratona di New York dopo l'11 settembre. Invidio gli italiani che saranno là perchè so che sarà da brividi.

Lei invece a 10 anni dall'oro di Atene dove corre?

In agosto faremo una gara-anniversario a casa mia, a Rubiera. Poi ho in programma un cortometraggio per rivivere il successo e la riedizione del libro che ho scritto dopo la vittoria. E nel decennale mi concedo New York. Non sono allenato ma ci sta.

10 anni dopo cosa è rimasto di quel giorno di gloria?

La soddisfazione di aver messo sulla strada tutto quello che avevo vissuto e imparato nelle 2 ore più importanti della mia carriera.

Lo sa che a Londra si è iscritto il prete che invase la strada ad Atene?

Ancora vuole correre? Del resto ha segnato quelle olimpiadi, è anche il suo anniversario.

     

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