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Articolo su Tuttosport del 12/10

BALDINI A NEW YOR PENSANDO A PECHINO

di WALTER BRAMBILLA

Milano.Si è scomodato persino George Hirsch, presidente del New York Road Runners Club per annunciare che Stefano Baldini sarà al via domenica 4 novembre nella mitica maratona di New York. Il fascino della Big Apple ha nuovamente contagiato il nostro campione olimpico, che nella megalopoli yankee ha corso ben cinque volte, l'ultima lo scorso anno (sesto).Suo miglior risultato un terzo posto nel 1997.

 La novità di quest'anno, annunciata proprio ieri nella sala Appiani dell'Arena, è costituita dall'assenza dei pace-makers, ovvero di coloro che hanno l'incarico di tenere alto il ritmo di gara, con lo scopo di siglare grandi tempi. Questa volta gli organizzatori hanno cambiato vela (un mese ci fa ha adottato questa iniziativa anche il meeting di Zurigo), a loro interessa avere al via Baldini. Non hanno mai avuto un campione olimpico che abbia iscritto il proprio nome nell'Albo d'oro della maratona più famosa al mondo e tutti sanno che Baldini in ottime condizioni sa leggere e interpretare le gare al limite della perfezione.
Inizia proprio a New York la stagione che dovrebbe portare l'azzurro in brillanti condizione per le Olimpiadi di Pechino. Scartata dunque l'ipotesi di correre a dicembre a Fukuoka in Giappone. Troppo tardi per stabilire i programmi del prossimo anno. A questo punto Stefano ha dichiarato: "spero di avere a disposizione 10 mesi di salute per potermi allenare bene, qualora Pechino dovesse darmi delle soddisfazioni non è detto che il 2008 debba essere il mio ultimo anno da atleta agonista". Ci pare chiaro che i programmi della medaglia d'oro di Atene sono ancora in fase embrionale, tutto dipenderà dalla maratona americana. A tale proposito, conoscendo bene il tracciato, assai difficile, ricco di difficoltà, oltre al mitico ponte di Queensborough e ai saliscendi della First Avenue, Baldini ha candidamente ammesso che un crono attorno alle 2 ore e 10 minuti è da considerarsi un signor tempo. L'ultima apparizione in gara del maratoneta italiano risale al 16 settembre a Lisbona (mezza maratona in 1h03'55). Nulla di eclatante, anzi parrebbe un segnale negativo. "Sono migliorato da allora, quest'anno ho patito molto in lavori fatti in quota. Li ho patiti, sin dal ritorno dallo stage in Namibia che in un paio di altre occasioni, come ad esempio a Castelbuono, dopo aver lavorato nel corso dell'estate in Abruzzo (Campo Imperatore). Lo scorso anno Stefano patì molto gli allunghi degli africani sulla First Avenue, fu costretto a una rimonta che gli permise solo di andare a raccogliere qualche atleta scoppiato. Nulla di più. "I successi importanti che ho ottenuto, come quelli olimpici e quelli europei mi hanno sempre visto al comando, o quasi nel corso della gara. Per questo motivo a New York dovrò rimanere sempre nelle prime posizioni". Certo che Stefano troverà pane per i suoi denti nella maratona che coinvolgerà anche non meno di 3000 amatori italiani, gli organizzatori americani hanno già ingaggiato i keniani Rop e Lel, il sudafricano Ramaala e i brasiliano Marilson Gomes Dos Santos, primo lo scorso anno a Central Park. L'Italia può contare sulle vittorie di Pizzolato e Poli a metà anni Ottanta, Giacomo Leone dieci anni più tardi e tra le donne di Franca Fiacconi. Cosa accadrà quest'anno? Tra meno di un mese sapremo tutto.

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