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Il primato di Gebre non spaventa Baldini

di Guido Alessandrini

“Mi aspettavo una maratona in 2h04’26”. Ma c’è riuscito al fresco e su un percorso piatto mentre a Pechino, dove voglio difendere il mio oro olimpico, avrà problemi ben maggiori. Che io ho già superato”.

- Baldini, ha visto il tampone di Gebrselassie nella maratona?

Certo, due ore, quattro minuti e ventisei secondi. Miglior prestazione mondiale.

- Sorpreso? Preoccupato?

Sorpreso assolutamente no. Anzi pensavo che prima o poi avrebbe battuto quello precedente, le 2h04’55” di Tergat. Già negli anni scorsi si era capito che ce la poteva fare. E anche in questo 2007. E’ sceso cinque o sei volte sotto le due ore e sette e soprattutto ha tempi in pista eccezionali.

- Già, è stato primatista mondiale dei 5000 e dei 10000…

Come Tergat. Ma anche lui, come il keniano, ha avuto bisogno di molto tempo per cambiare le caratteristiche del suo motore. Confronto a me, ad esempio, Gebre è praticamente un velocista. Io sui 10000 ero discreto, lui fortissimo e in più correva ance i 1500. E poi a Berlino…

- A Berlino…?

Il percorso è una delle variabili importanti nella maratona. E questa tedesca è piatta, senza saliscendi, velocissima. Insomma perfetta. In quella di Atene, invece, dove ho vento l’Olimpiade nel 2004, il percorso aveva un percorso tutt’altro che lineare. Ma penso che Gebre possa fare anche meglio del tempo di domenica scorsa.

E questo non la preoccupa, pensando all’Olimpiade di Pechino 2008?

Gebre, come Tergat, è arrivato tardi alla maratona. Quando hanno affrontato la prima avevano già 30 anni mentre io ho debuttato a 24. E sono sempre stato votato alle lunghe distanze. Con questo voglio dire che loro hanno dovuto cambiare caratteristiche importanti del proprio organismo, io no. E poi a Berlino…

- Che cos’altro aveva Berlino?

Il clima. Anche quello era perfetto. Non c’era il caldo, l’umido, l’aria soffocante delle gare inserite nelle grandi manifestazioni estive. Prendete l’ultimo mondiale, in agosto, a Osaka: una gara durissima, caldissima. Al trentaduesimo chilometro avevano tutti quanti il serbatoio vuoto tranne Kibet, che infatti ha vinto. La chiave di tutto è il costo energetico della corsa. Nelle maratone precedenti, Gebre non aveva ancora capito bene i meccanismi e a tre o quattro chilometri dalla fine crollava. Ecco il motivo per cui sono convinto che lui possa fare meglio di 2h04’26”.

- E lei continua a non essere preoccupato…

So benissimo che Gebre è forte, e con lui tutti gli altri. Guardando unicamente i tempi, mi darebbe un chilometro. Ma senza percorso piatto e con il caldo, il gap si stringe. E poi in un’Olimpiade ci sono altre variabili.

- Ovvero?

Il ritmo, la strategia. Lì non si parte veloci proseguendo su quel passo. In un’Olimpiade o in un Mondiale si parte molto più piano, diciamo da 2h e 12’, e poi cominciano gli strappi, gli allunghi. Qualcuno piazza all’improvviso ritmi violenti. E’ lì che bisogna valutare i costi energetici.

Si direbbe che lei sappia valutarli molto bene.

Ad Atene ci sono riuscito, anche perché nei tre mesi precedenti mi ero allenato in maniera perfetta. Da allora non ci sono più riuscito, ma riproverò. L’obiettivo è appunto la capacità di sopportare i cambi di ritmo ma anche di finire forte. Non mi riferisco alla volatina di 150 metri ma agli ultimi dieci chilometri.

- Ha già in mente un piano per riprovare a vincere l’oro olimpico?

In teoria si. Ad esempio, quest’anno non ho mai staccato, non ho fatto nemmeno un giorno di vacanza. E oggi ho corso 38 chilometri. Ma ho verificato che le mie condizioni non sono quelle necessarie per il mondiale di maratonina, il 14 ottobre a Udine. Non sono abbastanza competitivo. Quindi rinuncio, come avevo fatto per i Mondiali di Osaka.

- Altre maratone nei prossimi mesi?

Se sistemo le cose, ne farò una entro fine anno. Forse il 4 novembre a New York o magari quella di Fukuoka in dicembre, non so ancora. E poi una in primavera. Sempre che le mie condizioni fisiche siano quelle giuste. Il discorso vale anche per Pechino: la mia carriera è così bella che non deciderò mai di entrare in gara in un appuntamento di questo livello per fare brutta figura e rovinare tutto.

  • vegetable

    Inserito alle 2007-10-02 14:44:08

    Complimenti ancora una volta a Stefano per l'abilità con la quale sa gestire le domande dei giornalisti, a volte assai sibilline.
    Concordo con quanto ha affermato, in particolare sul fatto che, senza nulla togliere al pluricampione etiope, una maratona olimpica non ha nulla a che vedere con una gara comune e sapete perchè?
    Perchè al di la che nessuno "sputa" su di un ricco montepremi, mai e poi mai è paragonabile una medaglia olimpica con una montagna di soldi; nemmeno da pensarci lontanamente. I soldi .....prima o poi finiscono... la medaglia olimpica no è poi è ... NELLA STORIA......!!!!!
    Un saluto a tutti e a presto

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  • GENE

    Inserito alle 2007-10-02 15:29:31

    Per vincere una maratona olimpica ci vogliono:
    Talento: perchè se la macchina non è una fuoriserie non si vince nulla;
    Puntualità: la macchina deve essere a puntino il giorno della maratona;
    Poesia: l'arte e la tecnica di saper imprimere alla gara l'andatura giusta al momento giusto.
    Se non c'è questo cocktail vincente è difficile poter conquistare una medaglia e forse questo il motivo per cui Stefano ne ha conquistata qualcuna in più di altri che sulla carta parrebbero più talentuosi.
    Anch'io faccio i complimenti a Stefano per i "dribbling" ubriacanti al giornalista di Tuttosport ... anche questa è poesia!

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