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Curiosando qua e là,ecco un'intervista al fisioterapista Daniele Parazza

Dal sito fidalemiliaromagna.it

(nella foto Parazza, il primo da sinistra, festeggia Stefano all'arrivo della maratona olimpica assieme a Luciano Gigliotti e al Presidente della Fidal Gianni Gola)

Daniele Parazza, fisioterapista della Fidal e di Stefano Baldini Intervista a cura di Giancarlo Brunetti

Terminate le scuole superiori, trova lavoro come progettista di segnalamento ferroviario di sicurezza, ma ben presto abbandona l’attività per intraprendere gli studi che lo porteranno alla professione di fisioterapista.
Ha praticato l’atletica leggera, iniziando a correre con la formazione del Monte San Giovanni per passare, dopo qualche anno, al Cus Bologna. Vanta i seguenti personali: m.1500 4.09.3, m.3000 8.46.5, m.5000 15.21.7.

Daniele, come spieghi un passaggio così radicale. Da un lavoro tranquillo e d’ufficio, alla libera professione e perché proprio alla pratica del massaggio ?
Il mio interesse nacque in occasioni di alcuni infortuni che mi colpirono quando correvo. Constatare come, attraverso manipolazioni e massaggi, si potesse recuperare, fisicamente, una persona, stimolò la mia curiosità. Così decisi di abbandonare un lavoro, tutto sommato noioso, per un altro decisamente gratificante.

Inizi questa nuova professione con una grande carica d’entusiasmo, continuando a rimanere legato al mondo dell’atletica. Quando debutti in “nazionale” ?
L’esordio è datato 1991. Partecipai ad un raduno a Formia con il gruppo degli ottocentisti, tra i quali Benvenuti, D’Urso e Viali. Nello stesso anno, arriva la prima convocazione in “Nazionale”; destinazione Francoforte per la Coppa Europa. Sono seguite quattro Olimpiadi (1992/2004) sei Mondiali, nove Coppe Europee, tre Campionati Europei e tre Mondiali di Cross.
Da allora, pur seguendo tutti gli atleti della nazionale, ho sempre dedicato particolare cura al gruppo gestito da Gigliotti. In pratica ho seguito tutta la carriera sportiva di Lambruschini, della Guida e di Baldini.

Perché questa attenzione così spiccata nel seguire il gruppo di Gigliotti ?
E’ un discorso particolare. Il gruppo che seguo e al quale mi sento di appartenere, è una piccola famiglia e come tale ha sicuramente influenzato la mia formazione e maturazione umana. E’ un mix di professionalità e ricerca di valori umani e sportivi. In questo insieme, appare fondamentale la figura e il ruolo di Gigliotti. E’ una guida, è l’animatore del gruppo, è colui che indirizza e accompagna gli atleti verso gli obiettivi e non solo quelli sportivi. Incarna la figura del saggio al quale ti rivolgi quando hai bisogno di stimoli e certezze. Il suo non è un ruolo puramente tecnico. Ti aiuta a crescere, non solo sportivamente, ma come uomo. Il rapporto che nasce supera il semplice fatto sportivo. La mia presenza in nazionale è motivata anche dalla sua presenza. Con l’esperienza e i successi maturati è diventato un personaggio dal forte carisma. Nonostante si possa considerare un tecnico inattaccabile, forte dei tanti successi ottenuti, ha l’umiltà di mettersi sempre in discussione. Questo è molto importante perché aiuta a crescere e migliorare.

In questo gruppo così ben amalgamato il dott. Fiorella che ruolo ricopre ?
Fiorella è il medico sportivo della nazionale, e segue con particolare attenzione le discipline di resistenza. E’ stato anche lui atleta, faceva parte del C.S. Carabinieri, ed era un bravo marciatore. (personale di 40.54.60 nei 10.000 e cinque maglie azzurre tra 1983 e il 1987, n.d.r.) Grazie a questa esperienza, acquisita sul campo, riesce a capire ancora meglio i meccanismi fisico-psicologici che coinvolgono l’atleta. Esegue e valuta i test sugli atleti e in base ai risultati ottenuti, vengono stabiliti i cicli e l’intensità dei lavori successivi. Dunque sulla sua diagnosi, Gigliotti costruisce i programmi di allenamento. Quindi capisci che se nel team non esiste affiatamento e coesione tutto salta. E’ molto importante che tra tutti i componenti esista la massima stima e lealtà nei rapporti umani.

Veniamo alla tua olimpiade; come ha avuto inizio ?
L’anno olimpico 2004 è iniziato con la trasferta in Namibia tra gennaio e marzo. Per dedicarmi al gruppo dei maratoneti olimpici, ho tralasciato parte del mio lavoro. Praticamente ho vissuto con loro, condividendo tutto. Emotivamente ad Atene ho corso anche io. Dopo la Namibia sono seguiti i ritiri di Livigno, Predazzo e Saint Moriz. In queste località si è svolta la parte qualitativa del lavoro che ha subito alcuni importanti ritocchi, resi necessari dall’esito della maratona di Londra, nella quale Stefano capì di non essere sufficientemente preparato per affrontare la gara olimpica. In quella occasione si rese conto di non essere pronto ai cambi di ritmo, non era in grado di reggere le improvvise accelerazioni che gli atleti africani impongono, con scatti inferiori ai 3’ per km.

Parlaci dell’atleta Stefano Baldini.
Stefano è un atleta di talento, che ha costruito la sua fortuna sulla tenacia, sulla dedizione all’allenamento e nell’avere dato continuità alle indicazioni tecniche che provenivano da Gigliotti, quasi con fede assoluta. E’ un uomo e un atleta che si conosce alla perfezione, quindi è in grado di scegliere sempre il momento giusto.

Come ha affrontato l’avvicinarsi dell’impegno olimpico ?
Quest’anno, durante gli stages in altura, Stefano ha sempre dato prova di notevole efficienza, anzi, questa cresceva con l’avvicinarsi dell’olimpiade. La meticolosità nell’affrontare i dettagli tecnici e la scrupolosa osservanza dei criteri di rigenerazione lo hanno portato integro agli impegni stagionali più impegnativi, dimostrando una condizione muscolare ed un assetto biomeccanico invidiabili. La disarmante superiorità dimostrata all’Amatrice-Configno era la conferma di quanto evidenziato in altura a S.Moritz. L’aver superato di slancio il breve ma intenso periodo di acclimatamento al caldo della pianura padana, lo spingeva con fiducia e ottimismo verso la calura ateniese. Il momento chiave è stato il test sostenuto il 25 agosto. Il responso confermava che ci si trovava di fronte al miglior Baldini di sempre. Detto per inciso i valori di acido lattico riscontrati nel sangue, facevano supporre che in una maratona piatta e con temperatura fresca, il responso cronometrico si sarebbe aggirato intorno alle due ore e sei minuti.

Daniele, come fisioterapista, conoscevi perfettamente la condizione fisica di Stefano. La tua vigilia olimpica come è trascorsa ?
Ero tranquillo, sereno. Sicuramente influenzato dalla padronanza emotiva di Stefano e confortato dai responsi di otto mesi di lavoro. Il giorno della gara, Stefano, ha rinunciato alla proverbiale sgambata di preriscaldamento, consigliato anche da Gigliotti. Considerando che la maratona partiva nel tardo pomeriggio, si è limitato ad una seduta di circa mezz’ora di stretching assistito.
L’avvicinarsi della gara era un ossessivo ripetersi di costanti segnali positivi, a volte sfociavano in
rituali scaramantici che si ripetevano e si rincorrevano. All’interno del team la fatica più grossa era quella di contenere una piacevole ma pericolosa sensazione di euforia. Ad un certo punto l’idea di accontentarci di un bronzo non era più accettabile.
Difficilmente dimenticherò l’espressione di Stefano in quel di Maratona, nelle fasi preliminari del riscaldamento. Sembrava una delle tante gare su strada e non la maratona olimpica, dove da lì a poco avrebbe stupito tutti.

E Gigliotti ?
Lui era consapevole dello stato di forma dell’atleta. Forse era prigioniero del piacevole sospetto di dover vivere due ore di emozioni intense. Era proprio Stefano a rincuorarlo e a ringraziarlo prima della partenza. Credo che Lucio si sia commosso profondamente nel corso delle fasi culminanti della gara, davanti al monitor della televisione le sue parole avevano il tono di un saggio e la misurata consapevolezza di colui che già sà come finirà la gara. I suoi occhi sembravano rivivere il peso dell’emozione di tanti trionfi.

Come hai vissuto il dopo vittoria ? Parte di quella medaglia è anche tua !
Sembrerà strano ma l’avvicinarsi trionfale di Stefano al Panatinaikon sembrava una cosa naturale e lo sforzo maggiore era di non festeggiare troppo in anticipo la sua vittoria. Conoscevo troppo bene il contenuto di quella espressione di assoluta tranquillità e sicurezza che significava assoluta padronanza di sé. Era un rincorrersi tumultuoso di emozioni. Probabilmente l’emozione più grande si è manifestata al ritorno a casa. Per alcuni giorni mi era impossibile sfuggire ai ripetuti brividi che senza preavviso mi accompagnavano durante la giornata.
Proprio per queste meravigliose emozioni ho ringraziato Stefano e gli altri componenti del Dream Team, ai quali mi sento indissolubilmente legato.

Daniele, abbiamo parlato dell’anno olimpico, ma la Tua collaborazione con Stefano quando è iniziata ?
Bè, direi che l’inizio si può collocare al 1.10.2000. Lo spogliatoio antistante la zona di partenza della maratona olimpica di Sidney era il solito teatro di emozioni contenute o represse, gesti nervosi, aromi inconfondibili di oli canforati o simili, occhiate furtive che spiavano, scrutavano gli avversari più temuti. Quel giorno, durante il rituale protocollo di riscaldamento sul lettino dei massaggi, compresi la grande forza di Stefano Baldini. I suoi occhi, nei quali leggevo la dignità e il coraggio di chi non molla mai, non potevano nascondermi i segnali dell’animo colpito a tradimento nel precedente ferragosto. Un mese e mezzo di ansie, paure e sofferenze per quella rima sacrale lesionata sul più bello, col pensiero sempre più vicino alla pur lontana baia di Sidney. Nonostante tutto , mai una parola di sconforto, un’imprecazione contro la sfortuna, mai un ritardo per il rituale riscaldamento della regione infortunata, mai una rinuncia agli allenamenti. Ecco, quel pomeriggio australiano che chiudeva mestamente la mia terza esperienza olimpica racchiudeva il germoglio di un’impresa che tutt’ora mi procura un’emozione profonda.
Lo sguardo pre gara di Sidney era solo una pallida comparsa rispetto al rassicurante sorriso che Stefano sfoderava a pochi minuti dal warm-up della maratona ellenica.
Alcuni fotogrammi mi tornano spesso alla mente, come una sortita a casa italia per il pranzo, senza rinunciare ad un generoso bicchiere di Dolcetto d’Alba con relativo brindisi propiziatorio,….oppure la conferenza stampa al villaggio olimpico, alla vigilia della gara; con Stefano assoluto padrone della scena e i giornalisti in silenzio a prendere nota, quasi annichiliti e increduli di fronte a tale sicurezza.
Certo, il pomeriggio del 25 agosto, avevamo toccato con mano…scientifica la condizione atletica di Stefano, sottoponendolo all’ultima fatica pre-maratona: 6x2000 corsa a ritmi maratona (Intorno a 3’ x km) con recupero di 2’. Il test del lattato ci segnalava uno stato di forma magico e il prof. Gigliotti a ripetermi sempre più spesso che ne avremmo visto delle belle!!
Alle 23 della sera pre gara, all’appuntamento sul lettino per le consuete ultime regolazioni al diaframma e alle tensioni craniali per eliminare le tensioni che crea l’attesa pre gara, era giunto un Baldini nemmeno troppo diverso da quello che, nelle monotone sere di S.Moritz, consumava in compagnia la classica birra della buonanotte.

     

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