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Oggi articolo sulla "Gazzetta dello sport"

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Maratona anno zero. Dopo Baldini il vuoto.

L’Italia che corre ha scoperto di essere la patria di buoni talenti della maratona nel 1984, quando Orlando Pizzolato, atleta fino ad allora sconosciuto, ha vinto la classica di New York. L’atleta veneto quel giorno fu costretto a superare una sorta di crisi di identità, si fermò 4 volte, strangolato più dall’angoscia di essere improvvisamente protagonista, che dalla fatica, ma nessuno lo raggiunse. Era una giornata calda, insopportabilmente afosa di novembre…

BUGIA Qui a Osaka nell’aria spessa e rovente Migidio Bourifa, unico italiano in gara, si è sciolto in fretta, come la sua bugia di essere arrivato all’ultimo momento ma in ottima forma. Un atleta può anche mentire a se stesso, ma gli allenatori che l’hanno visto ultimamente non si sono accorti che non aveva neppure addosso le energie per arrivare decentemente a metà gara? Fra il 1984 e questa giornata buia si sono vissuti momenti di esaltazione incredibile. Pizzolato e Poli hanno aperto la strada a Bordin, campione olimpico a Seul. Poi con Baldini sono cresciuti anche Goffi, Modica, Leone. Il settore è stato florido, brillante per più di 20 anni. Ora l’Italia che corre è invecchiata e sembra vicina alla pensione. Baldini ha ancora qualche colpo da sparare, ma deve amministrare con acume le risorse limitate. Gli altri: Di Cecco, Caimmi, Andriani, Pertile, sono ormai anche loro anzianotti, il loro orizzonte quindi è abbastanza limitato e quello che preoccupa è che alle loro spalle c’è veramente il vuoto.

RICAMBIO Mancano diverse generazioni di corridori che possano garantire un ricambio decente. “Attualmente – dice Luciano Gigliotti, una vita spesa a costruire corridori di successo – ci sono solo Meucci e Lalli con le qualità necessarie per sfondare nella maratona. Ma prima devono finire di affinarsi in pista. Non c’è altro al momento. Perché? Non ci sono più giovani che vogliano sacrificarsi e, come dice anche Sebastian Coe, noi non facciamo niente per andare incontro alle loro esigenze. I tecnici validi ci sono. Basta contare quanti sono gli allenatori italiani che sono immigrati all’estero e che, coltivando talenti africani, raccolgono medaglie. Mancano gli atleti e non venitemi a dire che sono le corse su strada a rovinare l’evoluzione! E’ una palla cosmica. Faremmo meglio a rimboccarci le maniche, invece di piangerci addosso. Diverso è il discorso delle donne. Lì credo che possa uscire qualcosa di buono. L’Incerti è di valore, dobbiamo solo lasciarle il tempo di maturare come atleta di alto livello, poi ci sono la Console, che tornerà dopo la meternità, la Genovese. La situazione è molto diversa, più positiva”.

VERITA’ I grandi risultati di Baldini negli ultimi anni hanno nascosto la realtà, hanno anche illuso. “Non me – precisa Gigliotti – perché da anni presento rapporti in federazione in cui parlo di questa crisi in arrivo. Però è stato tutto sottovalutato. A Osaka ogni cosa è andata storta perché dopo la rinuncia di Baldini, che non era in condizione di correre, gli altri si sono dileguati ed è rimasto Bourifa. Non posso dare torto a nessuno, ma è meglio chiarire le cose. Siamo in crisi, ma non siamo morti”.   

     

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