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Instancabile Stefano, intervista di Podismo e Atletica

La tua pagina Facebook riporta come citazione preferita: “Nella vita qualsiasi cosa succeda, devi continuare a correre”. Cosa significa esattamente per te?

 

E' una frase che viene dal libro “Con le ali ai piedi” che ho scritto subito dopo Atene 2004. Il senso è che anche nei momenti di difficoltà non devi mollare mai, bisogna lottare con tutte le forze che hai a disposizione e reagire. Un po' come nella corsa, che condensa alla perfezione la vita quotidiana.

 

…e quando senti di non avere forze sufficienti, cosa fai? Ai tempi della tua stagione agonistica, come ti automotivavi?

Quando senti che la benzina sta finendo è il momento più difficile per un maratoneta, le sensazioni sono le stesse indipendentemente dalla velocità alla quale stai correndo e dal tuo valore di atleta. Chi è bravo se ne accorge con un po' di anticipo, a volte mi è successo e allora rallentavo quel poco che mi permetteva di gestire la situazione in attesa che passasse, mi concentravo su ogni passo con tutte le energie nervose che avevo risparmiato all'inizio quando invece cerchi di correre con la mente libera per entrare in gara mentalmente solo quando è necessario. Alcune “rimonte” che ho fatto sono venute proprio da questa capacità che avevo, naturalmente, imparato con l'esercizio in allenamento.

Leggiamo sempre sulla tua biografia che eri considerato il meno dotato della “generazione di fenomeni del ‘71”. Resta il fatto che la vostra generazione, con i vari Giacomo Leone, Francesco Bennici, Vincenzo Modica e tu stesso, rappresenta un unicum nella storia dell’atletica italiana. Cosa vi rendeva così eccezionali e cosa impedisce oggi di raggiungere i vostri primati?

Ai tempi della categoria allievi o juniores è normale fare previsioni sbagliate, a quell'età è facile migliorare rapidamente, basta allenarsi un po' di più. L'importante per un allenatore è far crescere e maturare per gradi i ragazzi, in modo da dar loro la possibilità di tirare fuori in massimo quando conta davvero. Certo che quelli del 71 andavano forte da giovani e anche da grandi, probabilmente la concentrazione di tanti buoni atleti nati nello stesso anno ci ha dato la possibilità di crescere ulteriormente perchè ogni gara era dura, non c'erano vittorie facili.

Racconti che la nascita di tua figlia Alessia ha cambiato la tua vita. Esattamente, cosa è successo, su un piano personale e delle tue abitudini di vita, da quel momento in poi?

La felicità di quel momento è impagabile, così come quella di veder crescere i tuoi figli. Mi sono sentito più maturo, più responsabile. Già ero uno che in allenamento si impegnava parecchio, poi l'ho fatto ancora di più. Pur considerandomi un privilegiato per la vita e le esperienze che ho fatto, dopo la nascita di Alessia era più difficile andar via di casa per un mese di allenamento e staccarsi dalla famiglia, per questo ero ancor più motivato a far bene e a rendere quel periodo produttivo. E' stato il salto di qualità definitivo, un fatto puramente mentale che soprattutto chi ha dei figli può capire.

E venne il giorno di appendere al chiodo le tue amate scarpette da corsa… Da cosa hai capito che non era il caso di procedere oltre e cosa ti manca di più dell’atletica “attiva”?

Come motivazione sarei ancora un ragazzino, purtroppo le tante battaglie e il tempo che passa poi ti presentano il conto e nelle ultime tre stagioni sono stati tanti i contrattempi fisici e i piccoli infortuni che non ti danno più la possibiltà di correre al massimo. Ho accettato il tutto con serenità: ho imparato, o meglio mi hanno insegnato già da piccolo che lo sport a quel livello dura poco; io l'ho fatto per 20 anni, devo essere felice. Corro sempre 4/5 volte la settimana senza cronometro ma mi mancano tanto le gare, la tensione prima di un appuntamento importante e il condividere tutto questo con alcuni amici che mi han fatto compagnia in questo bel viaggio che abbiamo fatto insieme.

Qual è il tuo rapporto con il trascorrere del tempo? Hai paura di invecchiare?

Paura di invecchiare no, lo spirito è sempre quello che conta; certo infastidisce il fatto che non riesci più a fare certe cose che facevi da ragazzo, ma poi te ne fai una ragione e ogni età ha i suoi momenti belli.

Dall'ottobre 2010 è iniziata una nuova fase della tua vita: tutor, manager sportivo, consulente e, a breve, commentatore tecnico per Sky Sport alle Olimpiadi di Londra. Che effetto fa prepararsi a vivere questa esperienza?

Da buon agonista sto prendendo tutto sul serio. Studio, mi aggiorno, voglio essere all'altezza della situazione. Se vogliamo che il mondo dell'atletica, della corsa e dello sport in generale cresca ulteriormente, bisogna che questo sia gestito e proposto in modo gioioso ma professionale. I ragazzi ci guardano e per loro lo sport, praticato e visto in tv, è ancora molto importante in un mondo che ci propone quotidianamente modelli sbagliati.

Da ex agonista che ha scelto la squadra del commento Sky, c’è qualcosa che ti piacerebbe trasmettere in particolare a chi guarderà le competizioni da casa?

Spero di trasmettere, avendole vissute in prima persona, l'emozione e la tensione che accompagna il gesto tecnico. Le Olimpiadi che vedremo su Sky non sono per un atleta soltanto la gara di quel giorno, ma il risultato dell'impegno e del lavoro di un quadriennio che si concretizza in pochi salti o lanci, in una corsa o in una marcia, troppo spesso questo viene dimenticato.

Londra ti ha spesso portato fortuna consentendoti di raggiungere per ben tre volte il primato italiano di maratona. Pensi che questo possa essere un buon viatico per la nostra Nazionale di Atletica? Più in generale, quali sono le tue previsioni per le prossime Olimpiadi?

Faticheremo, questo è sicuro, come abbiamo fatto a livello mondiale da Pechino 2008 a oggi; la concorrenza a internazionale è sempre più tosta e la nostra nazionale sempre più ristretta; però confido molto nel fatto che l'anno olimpico ti da motivazioni ed energie che non pensavi di avere; Londra secondo me è una città magica, vicina, che già oggi e ogni giorno da qui a luglio tornerà nella mente dei nostri atleti motivandoli a dovere. Noi di Sky li seguiremo passo dopo passo, cercando di far vivere a chi sta casa le stesse emozioni che vivranno loro.

Per il resto mi aspetto bei gesti tecnici, agonismo, fair play e tanta atletica. 

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