stefanobaldini.net

Marco Pastonesi celebra Stefano nelle sue "Storie di sport"

Se nella vita c’è un giorno o almeno un’ora. Se nella vita c’è un appuntamento o almeno un momento. Se nella vita c’è una meta o almeno un traguardo, una luna nel pozzo o almeno un filo di lana, allora quello: Atene, 29 agosto 2004, la maratona olimpica.

Trentadue chilometri – i primi - a studiare, risparmiare, controllare, custodire, disciplinare. Poi nove chilometri – i più duri - ad attaccare, immaginare, rispondere, verificare, staccare. Infine uno, l’ultimo – comunque indimenticabile -, convinto di avercela fatta, e così cercando di misurare i confini della felicità, gli orizzonti della gloria, i limiti dell’eternità. Primo Stefano Baldini, in due ore, 10 minuti e 55 secondi, secondo lo statunitense Mebrahtom Keflezighi a 34 secondi, terzo il brasiliano Vanderlei de Lima a 1 minuto e 16 secondi.

L’impresa della vita – avrebbe poi scritto nell’autobiografia “Con le ali ai piedi” –, quella che dà un senso a tutto, quella che hai sempre sognato, quella per la quale hai lavorato per giorni mesi anni, con il sole la pioggia la neve il caldo il freddo, quella per la quale ti sei entusiasmato al solo pensiero e ti sei abbattuto perché pensavi fosse irraggiungibile”. Se capitò proprio a lui, non fu un caso.

Baldini è uno che ha trovato la propria Betlemme a Castelnovo di Sotto nel Reggiano, il proprio altopiano keniano nella Pianura Padana, la propria filosofia nel passo dopo passo, giorno dopo giorno, sfida dopo sfida, sapendo che ogni maratona è una vita vissuta, un calvario desiderato, una follia asfaltata. Baldini volò come Fidippide da Maratona ad Atene, come Dorando Pietri a Londra, come Gelindo Bordin a Seul, eppure anche come l’ultimo dei maratoneti in una qualsiasi 42 chilometri e 195 metri, prima zavorrato e poi liberato di pensieri e paure, incertezze e misteri.

Quel giorno Baldini aveva 33 anni, un’età che valeva e suonava come un destino. Quattro anni più tardi, nel 2008, all’Olimpiade di Pechino, la sua vita presentava un altro giorno o almeno un’altra ora, e ci arrivò logorato più nel corpo che nella mente. E siccome la maratona non regala tutto, ma può togliere tutto, fu dodicesimo. Poi, dal 2010, Baldini ha continuato a dedicarsi alla corsa e ai corridori ma per restituire, trasmettere e magari condividere quello che aveva conquistato. La corsa come segreto e complicità, come tecnica e spirito, come formula e passione. Insomma: come scienza, ma anche come arte.

Ed è quello che Baldini fa su Radio Deejay, ogni domenica, duettando con Linus. Con chilometrica leggerezza.

www.enervit.com

     

    Archivio Notizie