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Giudice per i Gazzetta Awards

Baldini non ha dubbi: "È il giovane spadista Cedrini la nostra speranza"

Il maratona d'oro di Atene 2004 è un simbolo di Fair Play. Nella sua carriera non c'è mai stata una dichiarazione fuori luogo. Stefano è lo sportivo giusto per scegliere il Gentleman dell'anno: "Il 13enne Cedrini ha rifiutato una stoccata valida per il computer e ha perso, ma è il simbolo dei valori giusti"

29 NOVEMBRE 2015 – MILANO di Andrea Buongiovanni

È stato il vincitore del Referendum Gazzetta nella categoria Uomini Italia nel 2004, l’anno dello storico oro in maratona all’Olimpiade di Atene. Stefano Baldini, nel corso di una carriera gloriosa – benché quella resti la perla – ha centrato molti altri trionfi. Sempre con eleganza e con misura. Mai, da parte sua, c’è stata una dichiarazione fuori luogo o un atteggiamento sopra le righe. Un vero signore, della corsa e dello sport. Giusto, quindi, che possa esser lui a scegliere il Gentleman dell’anno nell’ambito dei Gazzetta Awards.

Baldini, per chi vota?

"Per Stefano Cedrini, il 13enne spadista di Ravenna che ha rifiutato una stoccata assegnatagli dal computer, perché non valida. Per quel punto la sua squadra ha perso un match importante. Un gesto così va preso a simbolo, è lo specchio del nostro mondo, dove ci sono ragazzi che ancora crescono con valori precisi, come il rispetto delle regole e che poi, per via di qualche baco nel sistema, vengono rovinati. Noi educatori (da d.t. dell’atletica italiana giovanile ora mi metto nella categoria) a volte facciamo passare messaggi sbagliati. Ma un atto così conferma che la possibilità di cambiare c’è".

Si sente investito di una nuova responsabilità?

"Sì, per tutto quel che dico e faccio quando lavoro con loro, coi genitori, i tecnici e i dirigenti. Una volta dovevo giustificare solo le mie azioni da atleta".

Chi altri ha apprezzato?

"Roberto Donadoni per l’orgoglio con cui, nonostante tutto, ha continuato a condurre il Parma. Da un allenatore dello sport più professionale e professionistico, è stato un segnale fortissimo. Proprio perché proveniente da un ambiente che troppo spesso simula. Tra Cedrini e Donadoni corre un filo che non va spezzato".

C’è qualche altro episodio che, nel 2015, l’ha colpita?

"Europei juniores di Eskilstuna, in luglio, finale maschile della 4x400: la Germania, quarta, fa ricorso contro la Francia, seconda, perché un frazionista, in curva, è uscito di corsia. Lo vince e i transalpini accettano il verdetto. Non presentano un controricorso, noi diventiamo d’argento e li scavalchiamo nel medagliere. Tocca a Jean Gracia, francese vice presidente della federazione europea, officiare la premiazione durante la festa finale: non solo non si tira indietro. Ma lo fa col sorriso sulle labbra".

E guardando al passato?

"Europei di Helsinki 1994, la mia prima grande rassegna. Avevo 23 anni e mi misero in camera con Alessandro Lambruschini e Francesco Panetta. Da loro, coi quali anche mi allenavo a Tirrenia, assorbivo tutto come una spugna. Ale, nella finale dei 3000 siepi, cade. Frank gli porge la mano, lo aiuta a rialzarsi, lo sprona a far gara di testa per non correre rischi e Lambruschini vince. Più atto da gentleman di così...".

 

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