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Pagina-manifesto di Baldini: "Lo sport pulito premia sempre"

L’oro ai Giochi di Atene 2004 parla del momento difficile che sta attraversando la sua atletica: “Quando fai sport in modo trasparente hai vinto la tua gara più importante. Quella con te stesso”

20 SETTEMBRE 2014 - MILANO

“Un campione olimpico non è soltanto un atleta che vince una gara. E’ un uomo o una donna che si trasforma, non appena taglia il traguardo, in un messaggero di valori che oggi sembrano quasi smarriti”.

L’UOMO — Poche parole, semplici ma efficaci. Parole dettate dal cuore di un uomo che ha reso grande l’atletica italiana e che dieci anni fa ha coronato il suo sogno più grande, quello di vincere la maratona olimpica.

 

Stefano Baldini ha scelto la via più originale e coraggiosa per dire la sua sul difficile momento che sta vivendo l’atletica italiana di cui è uno dei simboli più prestigiosi. L’olimpionico di Atene 2004, quello che la Gazzetta aveva celebrato con la prima pagina intitolata Dio di maratona ha deciso di comprare uno spazio del nostro giornale, senza farlo sapere neanche ai familiari più stretti, per sensibilizzare i nostri lettori e i suoi tifosi sullo sport pulito.

I VALORI — Domani Baldini sarà impegnato in qualità di responsabile azzurro juniores a Udine per l’incontro internazionale con Francia e Serbia: “Auguro ai giovani, ai ragazzi che praticano atletica leggera e coltivano i propri sogni nello sport di avere, come è successo a me, la possibilità di crescere, di scegliere e di imparare a farlo autonomamente” evidenzia Baldini nella sua missiva.

Vuole sottolineare la propria adesione ad alcuni, fondamentali “valori che oggi sembrano quasi smarriti”, in un momento storico in cui l’atletica è al centro delle cronache non tanto per i risultati sportivi ma per colpa di uno scandalo doping senza precedenti: “le scorciatoie sono il modo più balordo per raggiungere un risultato”.

Parte da molto lontano il discorso di Baldini, da quel 29 agosto 2004 che gli ha cambiato la vita e che ha voluto ricordare nella sua Rubiera con amici, parenti e tifosi. Un’emozione unica, ricordata a dieci anni di distanza dal calore e dall’affetto delle persone: “Il vostro è stato un abbraccio lungo come una maratona, enorme e commuovente, che mi ha avvolto e regalato una soddisfazione, un insegnamento e una responsabilità ben più importante della medaglia che mi sono messo al collo”, sottolinea l’olimpionico a pagina 28 della Gazzetta odierna, che conclude così, con un “monito” volto a spronare giovani e meno giovani ad agire nel segno dell’umiltà: “Ricordate che si può arrivare a grandi risultati anche senza sembrare in partenza dei fenomeni e che nella vita, come nello sport, qualsiasi cosa succeda, bisogna continuare a correre”.(Gasport,gazzetta.it)

     

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