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Forte l'Italia Allievi di Donetsk

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“Quest’Italia dai grandi numeri era oggettivamente un rischio, ma ora possiamo parlare di un investimento quasi perfettamente riuscito”: il direttore tecnico delle nazionali giovanili, Stefano Baldini, è raggiante nel momento in cui cala il sipario su Donetsk 2013, edizione che ha portato al bilancio azzurro due medaglie, l’argento di Erika Furlani nell’alto ed il bronzo della marciatrice Noemi Stella (esattamente come nella passata edizione in Francia).

Poi snocciola le sue cifre: “Siamo partiti in 65, e solo uno non ha gareggiato: io ho contato 28 primati personali (in realtà, considerando tutti i miglioramenti nelle progressioni, siamo a 31: oltre a 12 PB nelle singole prove delle specialità multiple, nda), due primati italiani, un altro paio sfiorati, e il record nel computo dei finalisti – 10 tra gli otto – e nella classifica a punti, 35 contro i 25 del precedente massimo storico e i 24 dell’ultima edizione di Lille 2011, dove ci fu pure il record di otto finalisti”.

Tutto giusto, Stefano è stato davvero attento, ma non si ferma qui nella sua analisi: “Ripeto, il fatto di aver portato tutti quelli che avevano fatto il minimo Iaaf è stata una scelta che poteva ritorcersi contro: in realtà io ho annotato non più di 15 casi che potremmo definire di controprestazioni, ossia una parte meno che fisiologica in una formazione di quest’età così numerosa”. Tra l’altro eravamo la delegazione più numerosa, cosa che è stata notata da tutti con una certa sorpresa, ma che alla fine è stata per la spedizione italiana anche fonte di ammirazione da parte degli osservatori: perché il comportamento dei ragazzi è stato assolutamente all’altezza della situazione. "E poi vuoi mettere? Per un azzurro in campo, in tribuna ne avevamo altri 64 a fare il tifo: e si sono fatti sentire!".

La gestione del gruppo ha costituito un aspetto da curare: “Con tanti atleti in gara – riprende Baldini – occorreva anche uno staff tecnico adeguato: quelli presenti, tra responsabili di settore e i tre tecnici personali invitati, hanno dato tutto quello che serviva e non ci si potrà certo rimproverare di aver ecceduto sotto questo profilo”.  

Poi il DT ritorna sulle valutazioni strettamente agonistiche: “A parte le medaglie e i finalisti, quando considero il chi e il come dei piazzamenti dal 9° al 12° posto mi si apre il cuore: sono altri 10 e su questi, sul loro desiderio di emergere ancora, io confido ancor di più perché ci sono ragazzi di valore che non hanno visto qui premiati i loro sforzi”.

Ma ci sono stati anche aspetti negativi? Baldini non ha difficoltà a parlare con franchezza: “Io ne ho segnati due in particolare: in primo luogo il fatto che alcuni si siano un po’ adagiati dopo aver superato un turno e non abbiano approfittato di un contesto come questo per migliorare ancora. Ma questo può dipendere dalla scarsa abitudine dei nostri agli impegni ravvicinati di alto livello. E poi i casi di mancata classifica per prove non valide: io lo dico senza problemi, i tre nulli non li ammetto e non voglio vederli. Anzi, mi dispiace soprattutto per i ragazzi, perché credo che non esista peggior mortificazione per un atleta”.

Sulla consistenza del gruppo, il campione olimpico di maratona è altrettanto chiaro: “Per me non esistono solo questi 65 (20 dei quali al primo anno di categoria): il gruppo elite degli allievi sul quale stiamo lavorando comprende anche la selezione del ’97 che andrà all’EYOF, altri 20 oltre ai quattro che hanno già gareggiato qui e si sposteranno ad Utrecht (tutti lanciatori: Leonardo Fabbri, Tiziano Di Blasio, Marta Baruffini ed Ilaria Casarotto). Ma ci sono anche quelli che avevano fatto il minimo in specialità già coperte ed erano rimasti a casa per scelta tecnica: questi cercherò di coinvolgerli nei Centri Estivi giovanili e spero che l’esempio di coloro che si sono fatti onore qui sia produttivo. Insomma, parliamo di circa 120 allievi nel complesso”.

Ed ora? “Non c’è neanche il tempo di pensare, sono già carico per gli Europei juniores di Rieti: sono convinto che ci divertiremo come e forse ancor più che qui a Donetsk”.(RaulLeoni,fidal.it)

     

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