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New York, maratona col sorriso

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Tornare a correre dopo uno stop di tre anni, con spirito e motivazioni diverse.

E’ quanto ha fatto ieri mattina Stefano Baldini, correndo la Ing New York City Marathon in 2h43’41”.

 

Non c’era il bus delle sette del mattino ad attenderlo come quando era un top atleta, no a Fort Wadsworth, è andato come tutti i maratoneti di Born2Run, partendo ben prima delle luci dell’alba, quando la temperatura sfiorava appena 7 gradi.

L’arrivo nell’immenso prato, con le tensostrutture e i bagni chimici sbattuti dal vento gelido, facendo stretching a ritmo di musica per cercare di riscaldarsi in attesa della partenza delle ore 9.40.

La canzone “New York New York” di Frank Sinatra, quindi lo start dal Verrazzo Bridge.

Il Campione olimpico era lì, nella prima wave, insieme ai top runners. Indossava un paio di pantaloncini larghi e una canotta con il logo di Action Aid, l’organizzazione internazionale impegnata nella lotta alla fame e alla povertà nel mondo, che ha mostrato orgoglioso spogliandosi della felpa dopo avere percorso il ponte che vibrava al passaggio dei maratoneti.

Già perché dopo l’addio al professionismo Baldini ha deciso di correre solo per fini benefici, donando i propri chilometri a coloro che ne hanno più bisogno.

Com’è andata la gara? Quali le sensazioni?

«E’ stato emozionante correre la maratona di New York, sono passati sei anni dall’ultima volta (nel 2006 l’aveva corsa in 2h11” giungendo sesto, nda). Sono partito con un gruppetto di 5-6 maratoneti di Born2Run, anche se non siamo riusciti a concludere la gara tutti insieme. Ho corso la prima parte da Staten Island al Queensborough Bridge, più lentamente mantenendo un’andatura costante sui 4 minuti al chilometro, aumentando poi il ritmo nella seconda parte, in particolare all’altezza della First Avenue dove sono sceso sui 3’40” al km».

Il Maratoneta reggiano, oggi ct della nazionale giovanile, in quest’ultimo periodo si è allenato tantissimo, ma è riuscito ugualmente a concludere la prova con un ottimo tempo, senza alcun problema fisico.

«Negli ultimi mesi ho corso al massimo un’ora e mezza, per questo motivo pensavo che mi sarebbero venuti i crampi, invece non ho avuto alcun problema. Ho bevuto a ogni rifornimento e ho assunto delle maltodestrine al 20° e al 30° chilometro. Ho corso in progressione, le gambe erano leggere e ho spinto nella seconda parte della gara».

E’ così riemerso lo spirito agonistico del campione, che mai per sua stessa ammissione, si è assopito.

Meglio correre da amatore o da top runner?

«Le sensazioni sono molto differenti, ieri ho goduto appieno del percorso e della gente che mi stava attorno, delle urla e del tifo del pubblico, devo però ammettere che era stupendo correrla da top runner, per competere. Sono due mondi diversi; oggi corro per divertirmi, senza esasperare i tempi e soprattutto per scopi benefici».

Ogni quartiere è differente, il pubblico è ovunque e grida il tuo nome, ti dice “Go runner, go”, non fermarti, segui il flusso.

I cartelli con le scritte di supporto si susseguono dall’inizio alla fine, come le urla festanti della folla e il rumore sordo delle migliaia di passi dei maratoneti sul terreno che tanto ricorda il battito del cuore. Così che la New York City Marathon diventa una sinfonia bellissima di suoni che trascina quasi magicamente al traguardo.

Non puoi ritirarti, no, se sei in mezzo al gruppo vai avanti, corri, cammini, se sei stanco ti fermi, ma termini la gara, per diventare un finisher e mostrare orgoglioso la medaglia che ti mettono al collo non appena transiti sul traguardo.(Born2Run)

  • Marcos

    Inserito alle 2013-12-16 21:17:39

    Buenas noches.
    El dia de antes del maraton o dos antes iva paseando por la calle y te cruzaste con nosotros. Ibas corriendo y te vi de refilon y enseguida le dije a mi mujer -juraria a ver visto a Baldini! Esta noche me acordado de ese flash q tuve esa tarde y me alegro saber q si q eras tu. Un saludo desde España.

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