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Da Fidal.it

Da ieri pomeriggio, in compagnia del tecnico Luciano Gigliotti, Stefano Baldini è a New York, dove domenica mattina prenderà parte alla maratona della città statunitense. Quella del campione azzurro, eroe olimpico di Atene 2004, è probabilmente una delle vigilie più complesse vissute nel corso degli ultimi, straordinari anni di carriera. Il 2007 è stato avaro di soddisfazioni per Baldini: il ritiro di Londra in primavera, la rinuncia al mondiale di Osaka, la costante sensazione di dover rincorrere quella forma, quella brillantezza, mai venute meno nel corso delle ultime stagioni. Sullo sfondo, l'inesorabile conto alla rovescia verso Pechino, l'Olimpiade cinese, obiettivo dichiarato del campione da almeno un triennio. In sostanza, quello che si porrà di fronte a Baldini domenica mattina (nel pomeriggio italiano) è un primo, importantissimo bivio sulla strada che porta ai Giochi. Dovesse venir fuori un risultato positivo, o quanto meno incoraggiante, la marcia proseguirebbe dritta, rettilinea. In caso contrario, lo stesso Baldini ha già più volte fatto capire (l'ultima all'inizio di ottobre, a Milano) che si troverebbe nella condizione di dover riconsiderare - in tutto o in parte - il suo progetto.

Gli ultimi segnali sono stati contrastanti. Con le quotazioni in leggero rialzo dopo la buona prova di efficienza svolta alla maratona di Carpi, dove l'azzurro ha coperto circa 25 chilometri a buon ritmo di corsa. Ma è indiscutibile che a New York, con il parco di avversari che si troverà di fronte (il keniano Martin Lel e il brasiliano Dos Santos in testa) le condizioni saranno tutt'altra cosa. Insomma, sarà gara vera, ed inevitabilmente anche Baldini dovrà essere quello vero. Non necessariamente in grado di imporsi (cosa che del resto non ha mai fatto a New York: nessuno gli chiederà di farlo proprio adesso), ma certamente di chiudere la prova non lontanissimo dai primi, o comunque con un crono dignitoso. Attorno a quelle 2h10-2h11 che con ogni probabilità diventeranno il minimo FIDAL per la partecipazione ai Giochi. Prima della partenza, Baldini ha effettuato i consueti test di valutazione con il supporto del dottor Pierluigi Fiorella. Poi, ha annunciato - ottenendo i sacrosanti complimenti del presidente del Consiglio Romano Prodi - che correrà anche per sostenere la moratoria italiana contro la pena di morte, la cui discussione all'Assemblea delle Nazioni Unite è ormai prossima. Un Baldini dunque non soltanto atleta, ma anche ambasciatore di principi purtroppo non ancora universalmente condivisi, a conferma - ove ancora necessaria - della statura dell'uomo, oltre che del campione.

E Stefano Baldini sarà la punta di un movimento italiano davvero imponente: le statistiche parlano di oltre 3.500 nostri connazionali iscritti alla prova (sui 40.000 totali), un numero paradossalmente superiore a quello presentato dalla stragrande maggioranza delle gare di casa nostra. Conta il fascino della meta, certo, ma è indiscutibilmente rilevante anche quello ormai esercitato da una gara che per molti, e per un numero infinito di ragioni, è diventata "la gara", la corsa delle corse. Nel fiume tricolore, tante storie targate Italia: dalla sfida di Alex Zanardi, che si cimenterà sui 42 chilometri nella categoria Handbikers, a quella di Raffaele Panebianco, non vedente romano che coronerà, calpestando le strade della "big apple", il sogno della carriera di atleta. E storie per certi versi più vicine a quella di Baldini e a chi pratica lo sport di vertice: come quella di Ruggero Pertile, l'altro azzurro di prima fila che correrà a New York. Già protagonista a Udine, in occasione dei Mondiali di mezza maratona di metà ottobre (dove ha colto il personale di 1h02:17 malgrado la brutta caduta in avvio), il veneto sembra presentarsi all'appuntamento in notevoli condizioni di forma. Correrà con ogni probabilità d'attesa, cercando poi, nella seconda parte di gara, di risalire verso il vertice. Anche per lui, la corsa verso Pechino passa dagli Stati Uniti.

m.s.

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