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I consigli di Stefano per la 5 Mulini

  • Pubblicato: Venerdì, 13 Febbraio 2015 13:48
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La Cinque Mulini in scena nel weekend, il 14 e 15 febbraio a San Vittore Olona alle porte di Milano è più che mai la gara di cross internazionale più quotata e blasonata, l'unica con il pubblico delle grandi occasioni. Una classica che resta nel cuore con un'introduzione - il sabato 14 - dedicata ai giovani e giovanissimi - poi domenica 15 è il giorno della prova per i campioni. Una gara perfetta per i giovani

Di questa gara ha un bellissimo ricordo Stefano Baldini, anche perché lha corsa subito dopo loro olimpico. Stefano ci regala qualche consiglio e dritta sulla campestre che cade proprio nel weekend di San Valentino. È una gara per i giovani - ci racconta - di nicchia in senso eccellente e di grande tradizione, una cross molto sentita soprattutto in Lombardia dove la parte giovanile è per fortuna molto attiva.

Piccoli campioni crescono anche qui: Diciamo di si perché io la Cinque Mulini me la ricordo bene, - racconta il campione che oggi è responsabile tecnico del settore giovanile FIDAL - è una gara che ho vinto nell88 nella giovanile allievi under 18. Già mi muovevo bene a quel tempo e partecipavo ad eventi di un certo livello. Questo tipo di gare erano quotate e, mentre oggi i ragazzi possono gareggiare più frequentemente con i più grandi, allora si cercavano le gare importanti per confrontarsi proprio con i più forti.

Occhio al fondo

È uno dei cross più quotati la gara di San Vittore Olona, tutta su sterrato: Ho un bel ricordo perché lho corsa poi nellinverno 2005, subito dopo loro olimpico (ad Atene, nella maratona ndr) e davanti ad un bel pubblico, quello delle grandi occasioni. Tutto questo calore e la bella accoglienza è stata una sorpresa per me, anche perché non avevo gareggiato moltissimo dopo lOlimpiade.

Il terreno probabilmente sarà ghiacciato la mattina presto, consigli in corsa già che ci siamo, spiega con generosità il tecnico Baldini : Con il passaggio delle persone diventa molto più calpestato e fangoso quel terreno inizialmente ghiacciato. Quindi bisogna tenerne conto.

La sera prima, la preparazione e il recupero

E ancora: Il consiglio che posso dare per questa gara, per i Master, che partono alla mattina presto, è quello di curare la cena della sera precedente e la colazione la mattina della gara, che è un bellimpegno per il fisico, dove il dispendio energetico è alto. Per questo serve una colazione completa e bilanciata 40 30 30 e un presport unora prima della gara, che ci fornisca lenergia pura di cui abbiamo bisogno. Invece per chi non gareggia presto ma un po più in là nella giornata, lideale è fare uno spuntino a metà mattina. Molto importante anche il recupero post gara: lo dico sempre che è importante come l'allenamento!.

Le scarpe giuste

Anche se si tratta di 10 km, è una gara impegnativa dal punto di vista dello sforzo fisico e muscolare, - continua Baldini - ci vuole del tempo per recuperare. Ma non basta. Serve anche la scarpa giusta: per i Master quelle da trail vanno bene, soprattutto se non sono abituati alle scarpe chiodate. Le consiglio anche perché essendo una gara popolare ci sono diversi tipi di partecipanti. Per chi è abituato ai chiodi vanno bene quelli di 12mm, non più lunghi perché potrebbero dare fastidio, soprattutto quando si passa attraverso i mulini, dove ci sono sassi e ghiaia.

Scarpe giuste dunque: La raccomandazione è quella di indossare una scarpa protettiva, con una suola più gommata rispetto a quella da pista per una maggiore stabilità, soprattutto quando ci si ritrova a dover fare i conti con un terreno usurato, dove sono già passati gli altri.

L’abbigliamento

E infine per l'abbigliamento come si fa? Non serve troppo pesante, io non mi coprivo molto: riscaldante per le gambe è ideale, magari con i gambali compressivi per i polpacci, ottimi per la circolazione. Sopra consiglio un intimo a manica lunga e i guanti, se fa un po più caldo anche un intimo a manica corta.

Media Relations

Enervit S.p.A.

Intervista su Gazzetta dello Sport per GazzaPitti

  • Pubblicato: Mercoledì, 14 Gennaio 2015 18:59
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Il Dio di Atene

La vocazione alla fatica e i dieci fratelli

Il ragazzo d'oro della maratona all'Olimpiade del 2004 ha scritto la storia dell'atletica azzurra grazie alla fede e una determinazione straordinaria. “In una famiglia con 11 figli devi essere per forza competitivo, anche solo per farti notare”

Testo di Pierangelo Molinaro

Talvolta sorge il dubbio se l'Italia e gli italiani abbiano meritato un campione come Stefano Baldini. Perchè Stefano nella sua lunga carriera ci ha insegnato cosa sia il sacrificio, la serietà, la fede, quella fede che l'ha portato passo dopo passo, chilometro dopo chilometro a conquistare il titolo olimpico della maratona all'Olimpiade di Atene 2004. Un oro che nessun altro su quel mitico percorso potrà mai più conquistare. Ma tutta questa vocazione alla fatica nella storia di Stefano Baldini non è stata un caso. L'ha imparata a casa, in una famiglia di contadini, dove le giornate cominciano all'alba, dove le mucche non conoscono domenica o festività. E la competitività? Sempre lì. “In una famiglia con undici tra fratelli e sorelle devi per forza essere competitivo, almeno per farti notare dai genitori”, racconta Stefano.

E pure l'avventura della corsa è iniziata in famiglia, nella pianura padana, sulle orme del fratello Pietro che dopo il lavoro si allenava per partecipare alle non competitive. “Era un gioco - spiega Baldini – a 13 anni mi qualificai per la finale dei Giochi della Gioventù sui 2000 metri, ma non andò bene”. Si, perchè forse il nostro più grande maratoneta di sempre non è stato baciato dal talento come un Bolt, ma ogni conquista gli è costata fatica. Prima una carriera in pista: “Buono in Italia e in Europa, ma non in grado di competere con i migliori africani” con una carriera chiusa comunque con un personale sui 10000 metri di 27'43”. Poi l'avventura della maratona.

L'idea mi è venuta nel 1996 durante la finale dei Giochi di Atlanta, quando Gebrselasie e Tergat mi doppiarono. Quel sorpasso mi bruciò e con il mio allenatore Luciano Gigliotti, cominciammo a prendere in considerazione le buone prestazioni che avevo negli allenamenti più lunghi su strada”. Due anni dopo agli Europei di Budapest Baldini conquistava il titolo continentale davanti ad altri due azzurri. Tutto facile? Tutt'altro. “Il 1999 ed il 2000 sono stati anni terribili – confessa ancora – tre microfratture al bacino mi hanno messo k.o. Sino al ritiro dei Giochi di Sydney. Avevo problemi posturali che provocavano questi danni da stress. Li ho superati con un grande lavoro in palestra di potenziamento dei muscoli addominali e dorsali”. Un anno dopo l'emiliano era bronzo mondiale a Edmonton. Ma non tutti capirono la sua scelta, nel 2002, di rinunciare alla maratona agli Europei di Monaco, per tornare ai 10000. Qualcuno gli diede addirittura dello scansafatiche. “Invece era l'intuizione giusta, perchè per essere al vertice della maratona bisognava essere anche veloci ed elastici e queste qualità le costruisci in pista”. Un altro bronzo mondiale in maratona a Parigi nel 2003 prima del grande attacco all'oro olimpico di Atene. “Sapevo che era la mia ultima occasione, sapevo di essere competitivo, e correndo con i migliori tutti gli anni a Londra, avevo capito quali ossero le mie armi e quelle degli avversari. Avevo motivazioni incredibili, la fortuna di stare bene e potermi allenare con continuità”. Quella gara fu un capolavoro, padrone della corsa dal primo all'ultimo metro sino al trionfo solitario. “Un giorno incredibile, che mi ha ripagato di tutto”.

Ancora un titolo Europeo a Goteborg nel 2006, “Poi a 35 anni ho sentito che il mio fisico cominciava a presentarmi il conto”. Ancora un 12° posto ai Giochi di Pechino 2008 ed il ritiro, prima di un estemporaneo ritorno senza fortuna agli Europei di Barcellona 2010. Ora Stefano è responsabile del settore giovanile azzurro. “Cerco di rendere un poco di quello che l'atletica mi ha dato. Non mancano i ragazzi, ma le motivazioni, dobbiamo dare una scossa all'ambiente”. E nessuno può essere un esempio migliore di lui.

Intervista sul Giornale di Brescia

  • Pubblicato: Mercoledì, 14 Gennaio 2015 16:57
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Atletica. Stefano Baldini, il re di Atene «Riaprite il mio campo Calvesi»

Il campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: « Lì c'è la storia»

II campione olimpico della maratona nel 2004 ieri in Loggia ha ricordato quando vinse un campionato italiano sulla pista bresciana: “Lì c'è la storia” Due braccia rubate all'agricoltura, due gambe consacrate alla storia olimpica di tutte le storie olimpiche dello sport italiano. Nessun vincitore crede al caso. Chi vince lo fa perché ha sempre pensato di poter vincere. Perché ce l'ha dentro. Perché possiede talento innato, ma anche l'intelligenza di capire che la potenza è nulla senza il controllo della testa e del carattere. Un vincente è tale perché crede e investe nei e sui propri mezzi diventando: «Imprenditore di me stesso. Io sono stato questo. Da ragazzino vincevo, ma non sono subito stato un fenomeno. Ho lavorato, sono cresciuto rispettando le tappe. Mi sono costruito. E sono diventato un campione olimpico». By Stefano Baldini. Alias eroe di Atene 2004. Campione olimpico della madre di tutte le discipline olimpiche, la maratona. Stefano Baldini è passato da Brescia ieri pomeriggio. Si è accomodato nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia dove è stato protagonista del primo di sei appuntamenti del ciclo «IncontriAMO lo sport». Baldini, 44 anni, ora responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai (ma anche un mucchio di altre cose: opinionista, testimonial di associazioni benefiche, all'attivo anche due libri) si è raccontato al giornalista Sky Fabio Tavelli davanti ad una folta platea come atìeta, come uomo. Nato e cresciuto in una famiglia originaria di Viadana e trasferitasi in pro vincia di Reggio Emilia con 11 figli: «Sei maschi e cinque femmine: capite bene che ho imparato subito il concetto di competizione...» con mamma e papa agricoltori che ancora oggi, in quella che è l'attività che coinvolge la maggior parte dei fratelli di Stefano, si occupano della produzione di latte. Chissà: se non avesse fatto l'atleta - pardon, il campione - forse sarebbe toccato anche a lui. Che però si è disegnato un percorso alternativo. Tutto di corsa. Tutto vincente. Non per caso appunto, ma per scelta. Con le idee chiare. Come quelle che aveva quel giorno del '94, era 1º maggio, in cui arrivò a Brescia per disputare i campionati italiani, specialità lOmila metri: «Alla vigilia di quella gara che ricordo bene anche perché fa il giorno della morte di Ayrton Senna - racconta - dichiarai che ero sicuro di vincere. Ma che tanto avevo già deciso che mi sarei dato alla maratona». E allora, ci piace pensare - forzandola un po' - che Brescia sia stata una specie di crocevia per Baldini. Che il suolo del mitico «Calvesi» gli abbia portato una briciola di fortuna. Già, il «Calvesi», quello off-limits da oltre un anno e mezzo causa Pcb. «Per me - dice Baldini al nostro giornale - è una ferita. È un dispiacere sapere che un campo sul quale si è fatta la storia e che già nel suo nome richiama la storia dell'atletica, sia chiuso. Spero che possa tornare presto a nuova vita. Una città come Brescia non può non avere strutture all'altezza». Anche perché: «Qui c'è un bei movimento. Ad esempio c'è la Brixia che fa confluire tutti i giovani emergenti della zona più interessanti». Ha un occhio su tutto Baldini: «Bisogna essere sempre preparati, bisogna sempre studiare. In particolare sento moltissimo la responsabilità del ruolo che occupo per la Federazione. È un lavoro entusiasmante, per me e per i ragazzi con i quali mi spoglio subito dei miei successi da atleta: mi metto sul loro livello, devono vedermi vicino e reale». E poi devono studiare. Non transigo. A marzo con i ragazzi delle superiori andremo in Cina per delle gare: chi però non avrà un certo rendimento a scuola rimarrà a casa. Prima di tutto viene il diventare persone complete che un domani sapranno cosa fare della propria vita». Ma in definitiva, come si fa a diventare campioni? «Rispettando i processi di crescita, abbandonando la logica calcistica: ovvero conta solo vincere. Non è così. Si può essere "campioni" anche facendo squadra. E ai genitori dico: non pressate i figli, lasciateli sempre scegliere».

Intervista su Bresciaoggi

  • Pubblicato: Mercoledì, 14 Gennaio 2015 16:56
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In Loggia il campione olimpico sfoglia l'album dei ricordi

Baldini, una favola iniziata da Brescia con un «tricolore»

Una spinta bresciana nella storia del re di Atene 2004 «La corsa all'oro? Tutto è partito dal campo Calvesi...»

Folco Donati

Stefano Baldini, il campione olimpico di Atene 2004 nella maratona, ha inaugurato ieri pomeriggio, in un salone Vanvitelliano gremito da molti appassionati, la serie di interviste denominata «IncontriAMO lo sport». Organizzato dal Comune di Brescia in collaborazione con la Diocesi e la San Filippo spa, l'incontro è stato il primo dei sei che nelle prossime settimane vedranno sfilare sul palco in Loggia l'allenatore della nazionale di basket, Simone Pianigiani (l'appuntamento è per martedì prossimo), l'ex tennista Paolo Bertolucci, l'atleta paralimpica Giusy Versace, l'ex campione di pallavolo Andrea Zorzi e a chiudere, l'ex difensore di Milan e Brescia, Filippo Galli. STERANO BALDINI, intervistato dal giornalista Fabio Tavelli, si è dimostrato un abile intrattenitore, muovendosi fra ricordi, consigli, suggerimenti, previsioni e citazioni, raccogliendo alla fine grande consenso fra quanti lo hanno ascoltato per quasi due ore. Oggi apprezzato tecnico della nazionale giovanile di atletica leggera. Baldini ha ricordato fra i molti frammenti della sua straordinaria carriera una delle prime imprese: «La mia camera vincente è partita da Brescia - ha ricordato il campione olimpico -. Il titolo italiano dei 10000 metri l'ho vinto proprio qui: la prima medaglia d'oro di un certo valore me la misi al collo il primo maggio del 1994, lo stesso giorno in cui morì Ayrton Senna, dopo aver corso testa a testa con il siciliano Vincenzo Modica e averlo battuto sul rettifilo finale del campo dedicato a Sandro Calvesi. Fu un'emozione incredibile: conservo ancora un ricordo indelebile di quella bella impresa, un successo che mi lega a Brescia con grande emozione». IL CAMPIONE emiliano ha spiegato in modo molto esplicito e nei minimi dettagli i suoi ritmi di allenamento, le sue diete, alcune volte rigide, altre blande, le tante rinunce e le molte soddisfazioni di un campione che resterà nella storia per aver vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi, proprio nella specialità che per antonomasia ricorda i giochi olimpici, nella città e nello stadio dove la stessa maratona è nata. Il massimo per un atleta. E SULLE IMMAGINI della vittoria colta il 29 agosto del 2004, più volte gli applausi spontanei partiti dall'attenta platea hanno interrotto il suo racconto: «Avrò rivisto centinaia di volte questo filmato e quello che ancora oggi mi sorprende è il mio sguardo all'arrivo - ha raccontato Baldini -. Davvero in quel momento non mi sono reso conto di quello che avevo fatto, l'ho capito poi con il passare del tempo. Fra una cosa e l'altra quella notte andai a dormire attorno alle 3 e alle 7 ero già in piedi, dicendomi che avrei avuto il tempo di recuperare il sonno il giorno seguente. In effetti per sei mesi ho sempre rincorso questo recupero, perché in effetti dopo quella vittoria la mia vita cambiò. L'impresa all'Olimpiade ha cambiato la mia vita, ma al traguardo non mi resi conto, ma non me ne importava niente di non dormire a sufficienza. Ero il campione olimpico di una maratona corsa ad Atene, il massimo per ogni atleta che pratica la mia specialità». Stefano Baldini, emiliano di Castelnovo Sotto, aveva realizzato il sogno di ogni maratoneta e oggi, con la modestia che gli viene riconosciuta da tutto l'ambiente, cerca di trasmettere ai giovani che l'atletica italiana gli consegna i suoi segreti, con la speranza di poter applaudire in futuro un'altra medaglia olimpica azzurra.

Intervista su Corriere della Sera-Brescia

  • Pubblicato: Mercoledì, 14 Gennaio 2015 16:55
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Il runner Baldini: «Che tristezza il Calvesi chiuso»

di Lilina Golia

«II mio auspicio è quello di rivedere presto i ragazzi di Brescia allenarsi sul campo della loro città. Il Calvesi è un impianto storico e sarebbe una sconfitta se i giovani talenti smettessero di fare sport per le difficoltà di trovare una pista vicino a casa». Lo dice Stefano Baldini, ex azzurro dell'atletica e ora dirigente federale che con il campo di via Morosini, da tempo chiuso, in attesa di bonifica, ha un legame affettivo per la vittoria nei lomila metri conquistata da ragazzo ai campionati italiani. E nella sua veste di responsabile del settore tecnico giovanile della Fidai vede anche nelle strutture, un incentivo allo sport. Della sua esperienza di atleta e di uomo Baldini, papa per la terza volta da una settimana, parlerà oggi, dalle 18 a palazzo Loggia, durante il primo degli appuntamenti di «Incontriamo lo sport», ideati dal giornalista bresciano di Sky, Fabio Tavelli. La corsa rimane la sua vita, pur con motivazioni tutte nuove, dovendo seguire atleti in erba e cercare di individuare i suoi eredi. «Lavorare con i giovani significa lavorare per il futuro». Nel presente tra i "grandi" ci sono Daniele Meucci e Andrea Lalli, entrambi non ancora trentenni, che, inseme ad altri, tengono alto il nome dell'atletica italiana. E tra i ragazzini non mancano quelli di belle speranze. «Non tutti hanno le giuste opportunità per realizzarsi, per tirare fuori il meglio. Capita di trovare molti ostacoli, di non trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Bisogna far si che le giovani promesse diventino qualcosa di più». Traspare tutta la sua passione quando parla dei suoi ragazzi che da un lato sprona a far sempre meglio, mentre dall'altro li protegge per non bruciare le tappe. «I risultati vanno prolungati nel tempo». E fa l'esempio della nazionale femminile di maratona, «la più forte di tutti i tempi» che a Zurigo agli ultimi europei ha incollato tutti alla tv. «Tutte ragazze che viaggiano sui 40 anni». Ed è un piacere vederle in azione. Ma il pensiero di Baldini va poi all'esercito di agonisti non professionisti, tesserati per le migliaia di società sportive italiane, oltre che a «tutti quelli che corrono per stare bene, che fanno atletica senza sapere di farlo. Sarebbe bello accoglierli nella grande casa di quelli che gareggiano a vari livelli». E non si sottrae all'attualità della polemica sull'aumento dei costi di tesseramento e trasferimento degli atleti. «Non è una decisione della Fidai — spiega — L'atletica rimane tra gli sport meno costosi, ma ci sono state indicazioni del Coni perché le federazioni di tutti gli sport si livellassero in questo senso. L'autofinanziamento, insieme ai contributi di Coni e sponsor, rimane comunque un punto fondamentale per il sostentamento di tutte le attività per i giovani». Parla da dirigente accorto, con il bagaglio del suo glorioso passato da atleta. Carriera iniziata a 9 anni in pista per i 50 metri con una gara da dimenticare. «Mi sono spaventato allo sparo dello start e sono arrivato ultimo». Ride ancora di quel momento, ma precisa subito: «Mi sono rifatto alla gara dopo, vincendo gli 800». Da lì un crescendo, fino ad arrivare ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi, con la maratona delle maratone, corsa per vincere. Cosi è stato, con tanto di record sul percorso storico, 2h10'55", battutto solo l'anno scorso, A 39 anni, lasciate le gare, ha deciso di ridare allo sport quello che lo sport gli aveva dato in vent'anni di carriera, rispondendo alla chiamata della Federazione. E tra un impegno e l'altro, a «distanza siderale per non interferire troppo», mette in chiaro, fa il tifo per la figlia Alessia. «È una velocista, come la mamma, Virna De Angeli ex primatista azzurra dei 400 piani, ma si cimenta anche nel lungo», dice smettendo i panni da dirigente e indossando orgogliosamente quelli di papà.

 

Intervista su runningtravel.it

  • Pubblicato: Mercoledì, 26 Novembre 2014 08:24
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Il vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene del 2004 ci svela qualche segreto su come preparare e affrontare nel migliore dei modi una gara importante

DI DAVIDE GRILLI

Dio di maratona. E' questo il titolo della prima pagina della Gazzetta dello Sport il giorno dopo la conquista della medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene del 2004 tagliando il traguardo in 2:10:55 e correndo l’ultima metà di gara in 1:03:18,una straordinaria impresa che catapulta Stefano Baldini nell'Olimpo dei grandi maratoneti. Il primo posto nel 1996 ai campionati mondiali di mezza maratona, la vittoria del campionato europeo di Maratona nel 1998, la vittoria della Maratona di Roma nello stesso anno e la vittoria alla maratona di Madrid nel 2001 sono solo alcuni dei grandi traguardi raggiunti dal maratoneta reggiano. Negli anni successivi la medaglia d'oro colleziona altri importanti successi come l'oro nella maratona ai campionati europei di atletica nel 2006 e il terzo posto alla maratona di New York nel 2007. Il suo segreto? Tanti allenamenti, una buona strategia in gara ma soprattutto tanta passione per la corsa, quella che attualmente cerca di diffondere con il suo attuale ruolo di responsabile Fidal dell'attività giovanile. Un esempio da imitare e seguire. In questa intervista ci svela alcuni segreti su come preparare, in pista e a tavola, e affrontare una gara e una maratona.

Quando hai iniziato a correre?

Ho iniziato da bambino, nell’azienda agricola dei miei genitori: c’erano dei capannoni distanti tra i campi e per raggiungerli andavo sempre di corsa. Per me correre è sempre stato un gesto naturale, spontaneo e molto divertente, ma crescendo la spontaneità deve lasciare spazio anche alla programmazione.

Come affronti l’ultima settimana prima di una gara?

È la settimana più importante, dove puoi concretizzare o vanificare tutto il lavoro fatto. Dal punto  di vista fisico è fondamentale il recupero: non bisogna commettere l’errore di voler accumulare chilometri per essere più allenati. Quindi, attività più leggera, riposo e… cerco di non pensare troppo alla gara: lo consiglio a tutti per non correre il rischio di crearsi ansie.

Quindi è meglio non esagerare?

Certo, la regola vale tanto per l’allenamento quanto per l’alimentazione. Io per esempio, l’ultima settimana continuo ad alimentarmi come nelle settimane precedenti, proseguo con una dieta bilanciata ed evito qualsiasi esperimento o eccesso.

Ma il famoso carico di carboidrati dei giorni precedenti?

Sfatiamolo: allenandoci di meno e mangiando allo stesso modo, il nostro serbatoio di glicogeno si riempirà naturalmente. Evitiamo di esagerare con i quantitativi: si appesantirebbe ulteriormente il fegato.

Come ti prepari il giorno prima della gara?

Controllo tutto il materiale, che deve essere già stato ampiamente testato durante le settimane precedenti: mai andare in gara con un paio di scarpe nuove! Ma anche gli integratori devono essere provati in allenamento.

Hai qualche suggerimento o segreto per i neofiti alle prime gare?

Sì, per esempio il maratoneta utilizza dei cerotti sui capezzoli e della vaselina nell’interno coscia e sotto le ascelle per evitare lo sfregamento e la conseguente irritazione dopo vari chilometri. Sembrano dettagli ininfluenti, ma possono compromettere una prestazione.

Che tipo di colazione fai la mattina della gara?

Faccio colazione alcune ore prima del via per non aver problemi di digestione; una colazione non pesante, con una piccola quota di proteine e senza eccedere con i carboidrati. Un’ora e mezza circa prima del via aggiungo un paio di Enervit Pre Sport, alimento energetico con carboidrati altamente digeribili.

Mentre corri a cosa fai più attenzione?

Penso al ritmo che ho impostato, a non stare troppo vicino alle altre persone, a non strafare nei primi chilometri; spesso si rischia di andare oltre le nostre possibilità, andando fuori giri. Partite piano, c’è sempre tempo per recuperare.

Quanto è importante la concentrazione mentale?

È fondamentale, ma il segreto è entrare in gara, dal punto di vista mentale, il più tardi possibile. Le energie mentali ci serviranno nella seconda metà della gara. Risparmiate energia nella prima parte correndo anche più liberi e lontani dal gruppo.

Come ti integri durante la gara?

Recuperare i liquidi è importantissimo in qualsiasi condizione climatica. Portate con voi in gara integratori pratici, alcuni si possono  attaccare anche al pettorale come le pastiglie di Enervit GT Sport. Poi uso carboidrati liquidi di pronto utilizzo, facilmente assimilabili uno al 20° km e uno al 30° km. Consiglio di assumerli poco prima del ristoro, per bere subito dopo una sosta.

Come ci si deve comportare ai ristori? Si rischia di perdere minuti preziosi?

Fermatevi ai ristori e bevete un bicchiere con sali minerali, perderete solo pochi secondi. Chi non vuole perdere tempo può pinzare il bicchiere con le tre dita in modo da chiuderlo e bere più comodamente. È fondamentale provare gli integratori salini in allenamento!

Cos’è il famoso “muro” del 30° chilometro?

Qualcuno lo vede prima, qualcuno lo vede dopo, qualcuno non lo incontra neanche. Se questo crollo fisico arriva, significa che siamo stati troppo dispendiosi nella prima parte di gara. Il problema si può superare ponendosi degli obiettivi intermedi, lottando psicologicamente contro se stessi, e cercando di sfruttare al meglio i ristori. Io consiglio di correre in progressione tenendosi un margine nella prima metà, da sfruttare nella seconda parte. Superare gli atleti in difficoltà, correndo più velocemente di loro, psicologicamente dà una gran carica!

Dopo la gara è importante assumere integratori?

Dopo aver tagliato il traguardo, la gara non è ancora finita! Il recupero per il prossimo impegno inizia da quel momento. Entro la prima mezzora dopo la gara, il nostro corpo viene stimolato in modo più diretto: quindi metabolizza meglio ciò che viene assunto.

Ci puoi svelare qualche altro trucco prezioso?

Non tutti sanno gestire la densità dell’allenamento: vedo tanti podisti gareggiare a ogni uscita. Bisogna gestire gli allenamenti con un po’ di margine, in modo da controllarli, come gli esercizi da fare. Un segreto è correre da soli e gestire la connessione mente-corpo.

Un consiglio per la Maratona?

Guardate la maratona come distanza globale, dal primo metro al 42° km; vi aiuterà a gestire bene la prima parte o i momenti di difficoltà.

Intervista su Corriere dello Sport

  • Pubblicato: Sabato, 22 Novembre 2014 09:29
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Intervista a Stefano Baldini - Baldini: una corsa contro il diabete

L'olimpionico: «Combattere la malattia è come una maratona, ogni passo in più è una vittoria»

Dalla leggendaria pianura di Maratona al Panathinaikon Stadium di Atene. Come Filippide nel 490 a.C., nel 2004 Stefano Baldini è entrato nella storia vincendo la gara principe dell'atletica in una Olimpiade, secondo italiano a riuscire nell'impresa dopo Gèlindo Bordin a Seul nel 1988. Difficile dimenticare il sorriso in quel 29 agosto ateniese, quando l'alierà ÇÇåïïå Baldini tagliò il traguardo della corsa tra il boato del pubblico aggiudicandosi l'ultima gara della XXVuI edizione dei Giochi Olimpici. Fu il culmine di una carriera a grandissimi livelli per lui, partito da Casteinovo di Sotto, provincia reggiana, e finito sul podio quando non vincitore - di tutte le più importanti maratone al mondo, da Londra a New Yorkpassando per Roma. Abbandonata l'attività agonistica, Stefano Baldini ha messo la propria esperienza al servizio delle Federazione italiana atletica leggera, diventando responsabile del settore giovanile. Sia quando macinava chilometri sulle piste, sia oggi che li mette nel motore per seguire in tutta Italia le nuove leve del movimento fondistico, Baldini si è sempre speso con grande disponibilità per favorire la sensibilizzazione sul tema del diabete - facendo anche da testimonial dell'Associazione nazionale italiana atleti diabetici della sua cura e soprattutto della sua prevenzione grazie a una corretta attività sportiva. Di seguito, la sua testimonianza esclusiva a Radio Cusano Campus (89.100 in fin a Roma e nel Lazio e in streaming su www.radiocusanocampus.it) legata al progetto di comunicazione dell'Ateneo rispetto alla lotta al diabete. Lei è stato un testimonial d'eccezione nella sensibilizzazione e nella lotta al diabete. Perché ha scelto di dedicarsi a questa causa? «Perché è pieno di gente che corre e ho scoperto, strada facendo, che l'attività sportiva rappresenta un aiuto concreto per chi soffre di questa patologia. Lo sport incide direttamente sull'utilizzo dei farmaci, quindi l'attività fisica è fondamentale perché alleggerisce la somministrazione di farmaci». La maratona e la lotta al diabete hanno qualche aspetto in comune? «Certo, perché sono gare lunghe che puntano forte sulla gestione ottimale delle energie. Fisiche, per quanto riguarda la maratona, finanziarie per la ricerca. La strada è simile e presenta le stesse asperità e gli stessi momenti di difficoltà ma con un traguardo comune che è una grande impresa. Ð diabete è una malattia dura da combattere e ogni piccolo risultato nella ricerca e nel con trastarla è importantissimo». Attività fisica e prevenzione del diabete vanno di pari passo. Ha un messaggio per chi fatica ad avvicinarsi allo sport perché portatore di questa malattia? «Sicuramente un messaggio di speranza. Sono andato personalmente a seguire alcune gare di atletica per diabetici, nel Meeting DiAtletica, e rappresentano un messaggio positivo. Questi atleti non hanno vergogna di mostrare la loro malattia e trovano nell'attività sportiva un modo per stare bene e soprattutto una motivazione personale di riscatto nei confronti di persone che li vedono come dei malati. Insomma, lo sport diventa un mezzo per farsi forza e darsi energia e spinta anche nella vita. Ci sono atleti di qualsiasi livello e il risultato che conta non è una misura o un tempo ma la soddisfazione di essere riusciti e che ti porta a dire "ce la posso fare"». I valori dello sport aiutano a costruire una vite sana ed equilibrata. Ora lei è responsabile del settore giovanile della Fidai. Quanto è difficile far avvicinare i più giovani all'atletica? «Oggi i più giovani iniziano presto a fare attività agonistica, già quando sono alle elementari. Ora non è difficile tanto avviarli all'atletica ma farli continuare. Un po' perché nel mondo dell'atletica ci sono tanti volontari, fondamentali per il movimento ma spesso con un'età media alta: alla lunga possono faticare a lavorare con i più piccoli. Collateralmente c'è il problema delle strutture, che chia

ramente incide. Gli impianti dove le società lavorano sono a gestione pubblica; se fossero a gestione diretta delle società ci sarebbe una manutenzione diversa e una qualità degli impianti superiore che garantirebbe una maggiore qualità nell'allenamento». L'impegno dell'oro di Atene per la ricerca: «Lattìvità sportiva è un aiuto concreto, serve a farsi forza»

Intervista di Carlino Reggio, Stefano parte per New York

  • Pubblicato: Venerdì, 31 Ottobre 2014 21:01
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Stefano parte per New York, domenica la maratona.

di Claudio Lavaggi

Parte oggi l’ultimo contingente dei 90 reggiani che domenica prossima calcheranno le strade di New York per corrervi la maratona dei sogni, forse non la più bella, di sicuro la più “attraente” nonostante un costo di iscrizione di ben 525 dollari. Sui 50.000 al via, circa 2.000 saranno italiani, mentre per quanto riguarda i reggiani si può procedere solo per indizi. Anche il sito podistinet si è arreso alle leggi americane sulla privacy che non comunicano gli elenchi degli atleti prima della gara. Come da cinque anni a questa parte con loro ci sarà anche Stefano Baldini, che per la Born2run cura l’avvicinamento di 410 atleti (più 300 turisti) alla maratona della Grande Mela.

“Si annunciano giorni faticosi, ma anche divertenti - dice Stefano - tornare a New York aggiunge sempre qualcosa alle esperienze precedenti. Come agonista ne ho corse cinque, con un terzo posto nel 97 e un personale di 2h09’12” nel 2002”.

Ma in particolare cosa chiedono i podisti?

“Beh io corro con loro gli ultimi allenamenti, do consigli su alimentazione, vestiario, scarpe, sabato sera abbiamo la riunione in cui si spiegano tutti i dettagli tecnici, poi domenica li accompagno alla partenza”.

Dopo di che può partire anche lei…

“Sì, l’anno scorso sono arrivato 121°, ma quest’anno andrà peggio, in ogni caso un lungo da 33 km l’ho fatto e se non facciamo i matti in partenza, penso di correre a 4’ a km”.

Parla al plurale?

“Sì, con me c’è anche Ottavio Andriani (ex azzurro da 2h10’, oggi quarantenne n.d.r.), compagno di mille allenamenti e penso che correremo insieme. Io, con Orietta Berti, Griminelli e Ancelotti sostengo il progetto dell’Ascmad-Prora per l’acquisto di un macchinario del reparto endoscopia del Santa Maria Nuova, lui a sua volta una onlus pugliese”.

Chiudiamo con uno spot. Perché correre a New York?

 

“Perchè New York è unica, una città che l’anno prossimo voglio far vedere anche a mia figlia Alessia”.

Intervista di Il Resto del Carlino

  • Pubblicato: Venerdì, 26 Settembre 2014 15:39
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Baldini e un big anche sui libri

E' il primo reggiano ad ottenere il diploma di Tecnico di 4° livello Europeo: «E non mi fermo qui»

di Claudio Lavaggi

Torna a parlare solo d'atletica leggera, Stefano Baldini, e lo fa dall'alto del suo nuovo diploma di "Tecnico di 4° livello Europeo" ottenuto in settimana presso la Scuola dello Sport del Coni a Roma. Nel corso della sessione d'esami ha discusso un Project Work su: "Coaching e Leadership dei tecnici: attività di crescita nel nuovo modello tecnico della FIDAL". «Sì - dice Stefano - io credo che sia importante quello che si fa sul campo, ma anche studiare. Per questo, ottenuto il diploma d'istruttore e quello di allenatore, come c.t. azzurro ho potuto accedere a questo quarto livello, senza dimenticare che mi sono proprio oggi iscritto a quello di terzo, sui salti e prove multiple, che credo sia ricco per me di novità e dunque molto stimolante». Tornando al corso di quarto livello, che nessun reggiano ha nel proprio curriculum, eravate in molti? «Una quarantina, ma non era un corso d'atletica leggera e quindi c'erano bei nomi dello sport, come la velista Alessandra Sensini, il d.t. della vela Michele Marchesini e ancora la judoka Giulia Quintavalle». Lei dunque continua a studiare. «Certo, per mio sapere personale, perché sono commentatore in un grande network, perché devo gestire dei ragazzi e i loro tecnici, perché un domani potrei allenare io stesso. Questo diploma europeo giunge dopo un corso di management e un altro sulla direzione tecnica dei giovani». Giovani che le stanno dando ottime soddisfazioni. «Sì, c'è gran fermento e ottima collaborazione con i tecnici personali. Il mio invito è che collaborino i tecnici stessi, magari con allenamenti congiunti con atleti di città limitrofe». Ma non c'è il rischio che poi un atleta vada in altre società, come Ferrante Grasselli e Luca Ferretti alla Fratellanza Modena? «L'atleta cerca nuovi samoli anche negli allenamenti. L'importante è che restino i tecnici, perché di loro abbiamo bisogno in prospettiva».

Intervista a Linus su Gazzetta di Reggio

  • Pubblicato: Martedì, 02 Settembre 2014 22:04
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Linus: prima Baldini correva, ora è un uomo

A Rubiera per il decennale dell’oro olimpico anche il deejay, che racconta l’amicizia con il campione

RUBIERA. A poche ore dall’evento in paese si respira ancora un po’ dell’atmosfera gioiosa e felice del Baldini-day. E mentre il campione olimpico se ne va a spasso per il mercato con la famiglia, si iniziano a tirare le somme. Solo nei prossimi giorni si avranno le cifre ufficiali e si potrà sapere la quota che verrà destinata all’associazione Ascmad Prora, che servirà per la nuova gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’ospedale Santa Maria Nuova. E se Stefano Baldini è stato il protagonista assoluto della giornata di venerdì, il secondo posto spetta di diritto a Linus, uomo simbolo di Radio Deejay e amico di Stefano. Il direttore della storica radio è salito sul palco per presentare, insieme a Baldini, il libro “Sempre con le ali ai piedi”, che tra l’altro vede proprio in calce la sua prefazione. Baldini e Linus, con Davide Cassani, anche quest’anno saranno i protagonisti della trasmissione radiofonica “Deejay training center”.

Era impossibile mancare all’appuntamento con il decennale della medaglia olimpica di Baldini?

«Era impossibile – dichiara Linus – perché è come se fosse il mio decennale».

Cosa ricorda di quel giorno?

«Era come se l’avessi vinta io. Era una mia vittoria oltre a quella di un mio amico».

La vostra amicizia nasce prima o dopo l’oro di Atene?

«Ci conoscevamo già prima perché Stefano era stato ospite in radio. Io sono un maratoneta dell’ultima ora dal momento che ho iniziato a correre nel 2002. Amico allora era una parola grossa, lo siamo diventati con il tempo».

È venuto in radio un paio di volte e adesso non se ne liberà più...

«Non riesco più a mandarlo via – dice ridendo – ma se la cava molto bene».

Una scelta azzeccata?

«Assolutamente sì. Perché Stefano è molto bravo, basta ascoltarlo quando commenta i meeting di atletica o le olimpiadi. Lui è davvero preparato non solo sul suo sport, ma anche sugli altri. E la sua non è solo una conoscenza sportiva ma anche fisica. Non sempre chi smette di fare il professionista è poi altrettanto bravo a fare il commentatore».

Sta pensando al calcio?

«Brava».

Secondo lei come è cambiato Stefano Baldini in questi dieci anni?

«È diventato un uomo, mentre prima era solo un ragazzo che correva. Adesso, invece, fa correre l’azienda Baldini. Lavora molto e lo fa in modo concreto: non mi sembra che abbia subito traumi particolari con il passaggio dalla corsa alla vita reale».

Tutti gli riconoscono una grande modestia. La pensa così anche lei?

«Stefano è modesto esattamente come lo sono io: in realtà nessuno dei due lo è. O, meglio, siamo consapevoli. Abbiamo ricevuto una buona educazione dai genitori e non ostentiamo nulla, ma siamo entrambi consapevoli del nostro valore».

Venerdì ha firmato autografi per due ore sempre con il sorriso sulle labbra. Quanti altri lo avrebbero fatto?

«Quello è mestiere, è dovere. La gente che ti chiede l’autografo, in qualche modo sta contribuendo al tuo successo. Negarsi è veramente stupido e maleducato».

Molti sostengono che festeggiare il decennale di una vittoria olimpica significa che nel frattempo non è successo niente e che si è costretti a vivere di ricordi...

«Vero, ma non mi sembra questo il caso. Questa è una ricorrenza, una cifra tonda. Stesso giorno, stessi orari: era giusto celebrare l’anniversario».

Venerdì Baldini ha corso a meno di quattro minuti al chilometro: sarebbe riuscito a tenere il passo?

«Per carità, io sono scarso e pure un po’ acciaccato».

(Cristiana Filippini,gazzettadireggio.it)

Atene 2004, il ricordo di Fidal

  • Pubblicato: Lunedì, 01 Settembre 2014 00:14
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Baldini, il verdetto di maratona

10 anni fa Stefano Baldini vinceva l'Olimpiade di Atene. Frammenti di memoria da quella 42,195 chilometri entrata nel mito sportivo.

di Giorgio Cimbrico

Stefano Baldini di dieci anni fa conduce a un bivio, a una decisione: meglio un aiku, una composizione poetica giapponese lunga un soffio, o il tentativo di un poema epico? Optiamo per il primo. 

Le bandiere al tramonto
scolpiscono un fregio panathenaiko

Perché quel che rimane impresso nella testa, nella coscienza, nel ricordo è quella muraglia di bandiere di tutto il mondo che sventolavano nello stadio di pietra antica, scaldata dal sole forte del pomeriggio popolato di cicale. Chi le agitava, non tifava, attendeva un verdetto assoluto, aspettava chi avrebbe vinto la maratona corsa dal tumulo dei caduti nello scontro senza quartiere contro i persiani alla piccola città in cui il gusto della discussione aveva partorito la democrazia. Le radici dell’Occidente. IL PERCORSO.

Tornare a quell’imbrunire, a quel precipitare nel buio nell’ultimo giorno dei Giochi, rischiarato dalle luci che Stefano iniziò a intravvedere nella sua ultima corvé, significa precipitarsi in un cocktail di sentimenti: brivido, commozione e l’affanno che prende davanti a un grande fatto: “Sarò capace di riprodurlo, di trasmettere almeno in parte quel che sto vivendo?”. E’ l’ansia da pagina bianca che ha colpito scrittori veri e solidi, ma anche i piccoli, trascurabili epigoni che devono riempire spazi espressi in righe, in moduli.

Nell’aiku lo stadio a ferro di cavallo è stato sbrigato con un sostantivo, fregio, e un aggettivo, panathenaiko: riportano ai marmi Elgin conservati al British Museum e da 200 anni oggetto di diatriba tra la Grecia e la Gran Bretagna. Stefano, quella sera, diventò il compagno in una delle innumerevoli visite a quelle opere immortali come le cantate di Bach, a quelle processioni di personaggi che procedono a piedi o montati su sbuffanti cavalcature dai muscoli guizzanti. In dieci anni la riconoscenza è immutata e il tempo non la intaccherà.(fidal.it)

Intervista su "Il Giornale"

  • Pubblicato: Venerdì, 29 Agosto 2014 00:22
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Atene, Baldini, la maratona: un pezzo della nostra storia

(IlGiornale.it "vado di corsa", il blog di Antonio Ruzzo)

Difficile intervistare Stefano Baldini. Almeno per me. Difficile perchè, come mai mi capita, ho fatto fatica a tenere a bada quel tifoso che dieci anni fa mentre lui entrava nel Panatinaikò era praticamente in piedi su una scrivania della redazione con un altro paio di colleghi. E chi se la scorda più quella maratona?  Quando l’Italia vinse il mondiale con la banda  Bearzot fu Nando Martellini dal Bernabeu a incorniciare la storia ripetendo per tre volte quel “Campioni del mondo” che segnò la gioventù di molti. Quella domenica  29 agosto di dieci anni fa toccò invece a Franco Bragagna fermare un pezzo di leggenda sportiva azzurra con quel “bravo, bravo, bravo” che ancora oggi fa venire la pelle d’oca. Stefano Baldini e la maratona perfetta. Perchè per un maratoneta nulla può chiedere di più alla sua vita se non vincere la maratona olimpica ad Atene. Dieci anni sono passati. E sembra ieri, l’emozione è ancora viva.  Tant’è che domani a Rubiera Baldini correrà una dieci chilometri che doveva essere una sgambata con qualche suo amico ed invece saranno in più di duemila a festeggiare, a ricordare, a celebrare. Anche se chiacchierando capisci che  “celebrare” non dev’essere tra i verbi che preferisce il Dio di maratona, come lò chiamò la Gazzetta. La sua medaglia è in una cassetta di sicurezza in banca. E là resta. Stefano Baldini è invece un uomo che vive del presente. Che guarda avanti e e pensa più a ciò che sta per fare che a ciò che ha fatto. Commenti in tv, Sky, un nuovo libro, la trasmissione di Radio deejay con Linus e Cassani ma soprattutto la nazionale. E’ il direttore tecnico della settore giovanile della Fidal e si occupa di tutto dalla preparazione, alla gestione degli eventi e del budget.  Un ruolo di primissimo piano affidato a chi da atleta ha avuto un ruolo di primissimo piano. Che tradotto significa che i giovani dell’atletica azzurra sono in ottime mani. Lo senti parlare e ti accorgi  che Atene c’è, c’è sempre  però è lontana. E’ cosa fatta. Ti accorgi che sta pensando in avanti, ha già passato il chilometro trentacinque e si avvia verso nuovi traguardi. Il maratoneta che ha fatto innamorare gli italiani della maratona ora è il pefetto manager di se stesso. Essenziale, lucido, preciso, determinato proprio come quando correva. Proprio come quando affiancò Vanderlei Lima da Silva dopo il sottopasso a 5 chilometri dall’arrivo. E allora Atene torna.  Torna il sogno. Torna la pelle d’oca per un’emozione ” che non si immaginava di raccontare” e invece è diventata un pezzo di storia. Della storia di molti di noi.

Stefano Baldini, dov’è la medaglia della maratona di Atene?
«In banca, in una cassetta di sicurezza…».


Lo sa che è un pezzo di storia dello sport azzurro?
«Sì me ne sono reso conto anche se forse ho realizzato dopo».


Una sera d’estate di 10 anni fa, il suo ingresso nello stadio Panatinaikò, un’Italia che improvvisamente si innamora della maratona. Che effetto fa?
«È una magia che continua. E dire che la mia gara doveva essere quella delle olimpiadi di Sidney, quattro anni prima. Ci arrivai preparatissimo poi un mese prima del via una frattura da stress fece saltare tutto. Credevo fosse finita. Ma c’era Atene. Correre la maratona olimpica ad Atene per un maratoneta è il sogno della vita. In quegli anni credo di averci pensato ogni volta che mi allenavo, praticamente ogni giorno…».


E il sogno come finiva?
“Finiva come è finito…».
Con il “Bravo, bravo, bravo!” di Franco Bragagna telecronista Rai che incorniciò per sempre quella vittoria.

Quante volte l’ha rivisto quel trionfo?
«Almeno un centinaio. La telecronaca Rai, quella di Eurosport per godermi corsa e commenti. Poi negli anni ogni volta che sono andato ad insegnare in una scuola, a un convegno, a una presentazione».


E qual è la sensazione?
«Sempre una bella sensazione…».
Si torna là, in quel sottopassaggio a 5 chilometri dal traguardo, quando i fari delle auto della giuria illuminarono davanti a lei il brasiliano Da Silva…
«Si, lì sinceramente ho capito che avrei vinto. L’americano Keflezighi aveva ceduto e io vedevo Vanderlei sempre più vicino. Avevo ancora un bel margine di energie, sapevo che avrei potuto correre quei chilometri senza abbassare il ritmo…».


Gli ultimi chilometri, la linea blu della maratona sull’asfalto, Atene…È più tornato su quei passi?
«Si una volta in autobus per la celebrazione dei 2500 anni della battaglia di Maratona e un’altra in mountain bike commentando una gara. Ma nel 2005 sono tornato per fatti miei, da solo. E una mattina ho corso gli ultimi 12 chilometri fino all’arrivo…».


La sua leggenda che venerdì rivive a Rubiera. Voleva ricordarla correndo una 10 chilometri con qualche amico e invece vi ritroverete in 2mila…
“Sì, tutto vero. Voleva essere un semplice allenamento e invece abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni. Sinceramente non volevo celebrare Atene ma alla fine è giusto così..».


Scusi, perché?
«Perché preferisco concentrarmi sul Baldini di oggi. Ciò che è stato resta, ciò che devo ancora fare mi dà entusiamo…».


E oggi cosa fa la medaglia olimpica di Atene?
«Sono il direttore tecnico del settore giovanile della Fidal, la federazione italiana di atletica. Un ruolo che mi occupa a tempo pieno…».


Ha nelle mani l’atletica che sarà?
«Sì è un ruolo importante. Tra l’altro proprio in questi giorni abbiamo vinto in Cina due medaglie d’argento e una di bronzo alle olimpiadi giovanili. Che è un po’ esagerato chiamare olimpiadi però sono un bel banco di prova…».


Ma non solo atletica…
«Sì non solo atletica anche se poi alla fine tutto gira intorno a lì. Mi ha esaltato l’esperienza di commentatore delle olimpiadi di Londra con Sky e mi sta esaltando la trasmissione che con Enervit seguo con Linus e Cassani su Radio Deejay. Un’ora di telefonate, consigli, aneddoti sullo sport di fatica. E ci seguono in tanti perché ormai maratona, granfondo ciclistiche, triathlon stanno diventando sport popolari..».


Merito anche suo che per anni è stato “il maratoneta” azzurro. Poi qualche settimana fa agli Europei di Zurigo è arrivato Daniele Meucci. Un passaggio di testimone..
«Sì finalmente… Avevo paura di dovermi rassegnare a fare il maratoneta azzurro fino a settant’anni. Bene così. Daniele è forte ed è il segnale concreto che la tradizione azzurra di maratona continua…».


Lei intanto però continua a correre, non si sa mai…
«No io ora corro solo per star bene. Quattro o cinque volte la settimana per 10-15 chilometri. Meglio se con qualche amico. Ma soprattutto senza orologio, tempi e stress. In questo senso Atene è lontana…».

Intervista su "Il Fatto quotidiano"

  • Pubblicato: Mercoledì, 20 Agosto 2014 12:28
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Intervista a Stefano Baldini

L`oro Baldini: "Per correre 42 km servono testa e anni" di Elio Pirari

Atene domenica 29 agosto 2004, Maratona, ore 18, parte l'ultima gara della XXVIII Olimpiade moderna. I primi dieci chilometri sono in leggera discesa ma dal 18esimo si comincia a salire. Al chilometro 32 il dislivello è di 150 metri. A metà gara il brasiliano Vanderlei de Lima ha 15" di vantaggio su Stefano Baldini, Lee Bong Ju e José RÍOS. De Lima allunga, dalla soggettiva di un operatore tv si capisce che il brasiliano sta che è una bellezza, il suo vantaggio cresce, ora è di 28". Ma un evento imprevedibile capovolge la storia. Uno squilibrato in preda a estasi mistica, tale Cornelius Neil Horan, che tempo addietro aveva dichiarato guerra agli atei occupando il circuito di Silverstone, Bibbia alla mano trascina il maratoneta sudamericano oltre le transenne. La missione di Cornelius è divulgare il sacro ovunque, vada come vada, costi quel che costi. I greci, che oltre le transenne com'è noto avevano spostato molto prima della nascita di Cristo la quasi totalità dei concetti umani, laicamente si dichiarano neutrali e non intervengono. Vanderlei si divincola a fatica e riparte, ma all'ultimo sottopasso Baldini e Mebraton Keflezighi gli sono alle spalle, qualche metro e lo raggiungono. Baldini ne ha molto più degli altri, brucia De Lima, impietrisce Keflezighi, porta a casa l'ultimo oro a disposizione ed entra nei libri di storia. Stefano Baldini è stato il secondo italiano a vincere una maratona olimpica dopo Gelindo Bordin.

Baldini, cosa le passò per la testa negli ultimi chilometri? Dopo il corpo a corpo con De Lima gli ultimi quattro li corsi in perfetta solitudine. Cosa ricorda? Ho ricordi belli, quei quattro chilometri furono lunghissimi e troppo brevi, improvvisamente mi trovai faccia a faccia con la mia storia d'atleta. Pensai a quello che avevo fatto per arrivare fino a lì, alle prime campestri, alle gare scolastiche, ai Giochi della Gioventù. Nel 2004 ad Atene avevo 33 anni, ma venti di quelli li avevo già spesi correndo. Dal Dorando Pietri piangente al Bikila scalzo l'effetto non solo ottico della maratona è quello di un doloroso attraversamento del deserto. Non è così, non più. Oggi la maratona si vince in volata. E fai più fatica a seguirla dal divano di casa che a correrla, in gara devi pensare a un mucchio di cose, devi tessere strategie, marcare gli avversari, fare attenzione a dove metti i piedi. Chi corre per vincere alla fatica non ci pensa.

Cosa deve e cosa non deve fare un aspirante maratoneta? Deve rispettare le regole, allenarsi con grande volontà e buttarsi a capofitto nell'impresa. Nonostante tutte le schifezze, doping eccetera, lo sport è una sintesi di regole e non fa prigionieri, chi sballa prima o poi fallisce. Le regole vanno estese alla vita quotidiana, una buona alimentazione è fondamentale perché in vista delle competizioni bisogna saper recuperare. Com'è la dieta di un maratoneta? Una alimentazione equilibrata in carboidrati, proteine e grassi, 50, 30 e 20. Noi italiani siamo fortunati, il problema si pone quando andiamo a gareggiare in altri continenti. Il gesto tecnico della corsa non sembra poi così complicato. Non lo è, è naturale, semplice ma non banale, chi lo fa bene ha molte più possibilità di vincere.

Come si fa a capire se un ragazzo diventerà un buon mezzofondista, un centometrista o un maratoneta? Prima o poi si capisce, se sei un mezzofondista non puoi pensare di competeré sui cento metri piani. Qual è l'età migliore per cominciare? Non c'è, in atletica la specializzazione è tardiva, questo perché molti dei nostri ragazzi cominciano con altri sport. Del resto nella corsa prolungata i risultati migliori arrivano in età matura.

Il reclutamento come avviene? Attraverso le società sportive. E le federazioni, che ora si occupano direttamente delle scuole. Prima c'erano i Giochi della Gioventù, ora ci sono i Giochi Sportivi Studenteschi.

Da noi le società sportive funzionano? Benone. Sono radicate nel territorio. Ma non è il reclutamento di base il nostro problema, anche se gli sport di squadra sui giovani esercitano una forte attrazione.

Perché il presidente Fidal Giomii ha definito l'atletica italiana "da parrocchia", cosa voleva dire? Voleva dire che da qualche anno ci siamo chiusi in noi stessi, oltre confine risultiamo inadeguati e ci sembra di scalare le montagne, più in generale questo spaesamento coinvolge un po' tutti i ragazzi italiani, per quanto ci riguarda in Fidai stiamo provando a rimediare.

Lei è il direttore del settore giovanile, chi è un buon maestro? Quello che trova un metodo efficace per farsi capire, che non deve ripetere due volte la stessa cosa e che riesce a stabilire un rapporto di complicità con gli atleti.

Lei a che età ha cominciato? A dieci anni, per gioco, correndo dietro ai fratelli, mi piacque subito.

Doveva correre molto, tra fratelli e sorelle siete un esercito. Undici, ho cinque fratelli e cinque sorelle.

Lei è di Casteinuovo di Sotto. I miei hanno un'azienda agricola, produciamo latte per il Parmigiano Reggiano, ho fatto una vita in azienda. Mi è servito, non è retorica.

Perché non ha pensato di fare il calciatore? Ci ho provato ma non ero granché. Eppoi a me piace fare di testa mia, decidere da solo, gli sport di squadra non mi hanno mai suggestionato troppo.

Dal mezzofondo è passato al fondo, poi alla maratona, una scelta tattica, strategica? Per qualche motivo sì, non si diventa buoni maratoneti a vent'anni.

Qual è la maratona più bella del mondo? Londra, poi New York, Parigi, Tokio.

Roma? Roma ha un grande fascino, è la più romantica, ma per competeré con le altre deve darsi una sistemata, c'è ancora molto da fare.

Chi è stato il più grande maratoneta di tutti i tempi? Bikila, lui ha segnato il passaggio dall'atleta affaticato a quello che ha deciso di far faticare gli altri, Bikila è stato il primo grande maratoneta dell'era moderna, un fantastico fuoriclasse. Bikila correva scalzo... Dalle sue parti ancora oggi corrono quasi tutti scalzi. Ah, perché? Non per scelta tecnica, forse stiamo parlando di una non scelta, molti di loro le scarpe non possono ancora permettersele.

Tv e media vi aiutano? L'interesse per l'atletica negli ultimi anni ha subito un ridimensionamento generale. Ai primissimi piani il nostro è uno sport brillante, coinvolgente e molto televisivo òà certo non possiamo sognare il pubblico e l'audience del calcio, noi italiani poi non ne parliamo, siamo capaci di restare incollati al video per seguire partite agghiaccianti. Ma è vero che noi dell'atletica non siamo grandi venditori, anche qui c'è da lavorare.

 

Stefano Baldini viene da una famiglia di undici fratelli. Oltre alla medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene, è primatista italiano della maratona (2.07.22). Stefano non è l'unico in famiglia a correre: il suo fratello maggiore Marco ha un personale di 2.16.32 sulla stessa distanza. E la moglie-l'ex atleta azzurra Vima De Angeli è nella top ten delle migliori prestazioni italiane di tutti i tempi in quattro spedalità: 100m, 200m, 400m e 400m ostacoli.

COSE DA FARE

RISPETTARE LE REGOLE La disciplina va estesa alla vita di ogni giorno.

USARE LA TESTA Chi corre per vincere deve tessere strategie, marcare gli avversari SCEGLIERE UN BUON MAESTRO Serve una persona che sappia entrare in complicità con gli atleti.

COSE NIENTE SCHIFEZZE E DOPING Chi sballa primo o poi fallisce.

MANGIARE MALE La buona alimentazione aiuta a recuperare. Un regime equilibrato prevede proteine, carboidrati e grassi.

CORRERE MALE La corsa è un gesto naturale, non banale. Muoversi bene è essenziale.

Meucci campione d'Europa, i consigli di Stefano

  • Pubblicato: Martedì, 19 Agosto 2014 14:39
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Baldini: «Deve spendere meno e competere coi più forti»

L'OLIMPIONICO 2004 «PUÒ' BATTERE IN FRETTA IL MIO RECORD»

«Meucci è sulla buona strada: ora allenamenti sempre e soprattutto per la maratona» ZURIGO Stefano Baldini ha seguito la gara di Meucci dalla Toscana, in vacanza con la famiglia di ritorno da un periodo di lavoro in Brasile. «Sapevo che poteva farcela, perché ha grandi potenzialità - dice al telefono l'oro olimpico di Atene 2004 -. E poi il contesto degli Europei ti permette di gestire bene la prima parte di gara, quella più difficile». Quando ha capito che avrebbe vinto? «Quando ha lanciato l'attacco. Aveva un passo diverso dagli altri. E quando alle sue spalle è scoppiata la battaglia, anche se era in riserva, era già al sicuro». Dove può arrivare? «Spero che batta al più presto il mio primato italiano (2h07'22" del 2006 a Londra, ndr). Se farà le cose giuste, potrà arrivarci in fretta». E quali sono le scelte giuste? «Il suo obiettivo deve essere diventare competitivo anche in un contesto olimpico, fra due anni a Rio. Per il salto di qualità gli servono due o tré maratone di alto livello. Deve modificare la meccanica di corsa, renderla meno dispendiosa, abituare il suo organismo a bruciare più grassi che zuccheri». Allora deve abbandonare la pista? «Non del tutto, ma allenandosi sempre e soprattutto con l'obiettivo maratona. Io ai Mondiali '97 corsi in pista, come agli Europei 2002. La pista ti da velocità, sempre più importante nelle grandi maratone, ma la resistenza resta fondamentale. Deve correre al fianco dei più forti per affinare le sue sensazioni in gara». Non è un'operazione facile. «Per niente. Uno come Panetta, per esempio, sulla maratona non ha raggiunto i livelli dimostrati in pista. Passare alla maratona significa cambiare il motore, abbassare i giri, consumare meno. Meucci però dimostra di essere già sulla buona strada. Ma vorrei dire ancora una cosa...» Che cosa? «A Lalli. Non deve abbattersi per il ritiro. Per come l'ho visto muoversi, ha un grande potenziale sulla maratona che deve coltivare. Potrà levarsi grandi soddisfazioni». pa.m.(Gazzetta dello Sport)

 

IL CONSIGLIO DELL'EROE DI ATENE 2004

Baldini: Ti spiego come imitarmi «Puoi puntare all'oro olimpico, ma devi migliorare la meccanica di corsa

ZURIGO - II 29 agosto, alle 19.10, Stefano Baldini festeggerà nella sua Rubiera i 10 anni dall'oro olimpico di Atene, correndo una 10 km con un migliaio di fans. E' il giorno e l'ora della sua impresa del 2004. Oggi è il responsabile tecnico del settore giovanile Fidai («Siamo uscitia testa alta dai Mondiali junior di Eugene»). Dove può arrivare Meucci? «Finora è cresciuto atleticamente in condizioni favorevoli, in un ambiente famigliare molto positivo. Non gli pesa fare lunghi stage all'estero. Se resterà in salute può raggiungere qualsiasi traguardo». Anche l'oro olimpico come ha fatto lei e ancora prima Bordin? «Può arrivarci. Ma deve ancora mettere in cascina più maratone per arrivare a correre in 2h07, vale il mio record italiano (2h07:22 a Londra nel 2006, ndr). Lui ha Zurigo ha corso solo la terza maratona, ma un big normalmente deve arrivare a correre una decina di mara tone di alto livello e questo si ottiene tra la quarta e la quindicesima uscita sui 42 km». Ma il progresso registrato a Zurigo fa ben sperare. «In 10 anni è cresciuto molto, anche come mentalità, ma deve ancora migliorare la meccanica di corsa, deve essere più economico, abituare l'organismo a bruciare più grassi che zuccheri». E come? «Correndo almeno tré maratone veloci: gli servirà per incrementare la capacità organica e migliorare anche la meccanica. Ha detto che negli ultimi tré km a Zurigo era stanco, ma deve imparare a finire su ritmi veloci quando la concorrenza lo richiede. Oggi Daniele corre più da mezzofondista che da maratoneta». Ci faccia capire, lei ha seguito la corsa di Meucci in tv, come ha capito che la sua tecnica non è ancora fluida? «Le sue frequenze sono ancora troppo basse, così deve spingere muscolarmente. A occhio per fare 10 falcate impiega 6,5-7 secondi. Quando arriverà a 6-6,5 secondi consumerà anche meno in gara». hi cosa si differenzia da lei? «La struttura fisica è abbastanza simile. Lui però è più veloce e una muscolatura più potente della mia». Altrimenti non farebbe bene anche i 10.000. Dovrà continuare a farli? «Gli serviranno per mantenere velocità, visto che tante maratone ormai si vincono in volata. Ma dovrà correre in pista con la testa alla maratona». Però anche lei ogni tanto tradiva la maratona per la pista. «Sì, è vero. Li ho corsi ai Mondiali '97 e agli Europei 2002, ma sempre con la testa del maratoneta. La pista ti da velocità, la maratona resistenza». Magnani dice che Meucci percorre 190-200 Ion a settimana, privilegiando più la qualità che la quantità. E' d'accordo? «Direi di sì. I maratoneti moderni oggi girano su dosi di 200 km, ma è aumentata la qualità a scapito della quantità. E Meucci è tra questi. La velocità media in allenamento è salita a 3:40, non si corre più m 4:30 come si faceva negli anni 70 e 80. Io ero una via di mezzo, arrivavo anche a 250 km a settimana». Come si trova con il suo nuovo impegno tecnico coi giovani? « E' affascinante. Ci sono tanti talenti che vanno seguiti nella crescita. A me piace stare sul campo, troppo facile rimanere incollati sempre davanti a un computer. Ho voglia di incidere di più nella struttura tecnica federale. Ne parlerò con il presidente Giorni». f.fa.(Corriere dello Sport)

 

 

Da Corriere.it:”Buffon e gli altri sportivi, la passione per la finanza”

  • Pubblicato: Sabato, 10 Maggio 2014 09:05
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Il portiere della Juventus è socio di maggioranza della Zucchi. L’olimpionico Baldini ha una quota in Enervit

di Giacomo Ferrari

Dalla maglia numero uno, fra i pali di un campo di calcio, a proprietario di un marchio storico dell’imprenditoria italiana. Gianluigi Buffon, portiere della Juventus neo campione d’Italia e della nazionale azzurra, è diventato nel gennaio scorso il socio di maggioranza assoluta (con il 56,2% del capitale) della Zucchi. Lui è stato l’apripista. Ma gli sportivi che si avvicinano alla Borsa sono sempre più numerosi.

L’olimpionico

Fra i pochi che, dopo Buffon, hanno investito stabilmente in una società di Piazza Affari c’è per esempio il campione olimpionico Stefano Baldini, oro nella maratona ai giochi di Atene 2004. Non solo Baldini ha superato la soglia del 2% in Enervit (secondo le ultime rilevazioni al 2,003%), ma pochi giorni fa è stato cooptato nel consiglio di amministrazione della stessa società nota per gli integratori alimentari e quindi molto vicina all’ambiente dello sport. Non a caso, accanto all’azionista di maggioranza, la famiglia Sorbini, è presente Nerio Alessandri, il fondatore di Technogym, leader mondiale nelle attrezzature per palestre. Baldini è il quarto azionista di Enervit, ma soprattutto è diventato il primo atleta a raggiungere in Italia i vertici di una società quotata. Buffon, infatti, che aveva iniziato la sua scalata alla Zucchi nel 2010 prima di arrivare nel gennaio scorso a controllare saldamente la società, non fa parte del consiglio, avendo preferito delegare alcuni professionisti di sua fiducia. Non è escluso che, sulla scia di Baldini, decida in futuro (magari al termine della carriera sportiva) di scendere in campo in prima persona.

Le partecipazioni

Poi ci sono gli sportivi che con la Borsa hanno molta dimestichezza, pur non investendo somme importanti in una singola società. Impossibile individuarli dai documenti ufficiali: per la Consob l’obbligo di comunicazione riguarda soltanto gli azionisti che superano il 2% del capitale. Al di sotto di questa soglia la platea di calciatori e atleti di altri sport (molti i tennisti e i golfisti) che seguono quotidianamente la Borsa sarebbe comunque, secondo le indiscrezioni che circolano fra gli analisti, particolarmente folta. Senza contare chi, consigliato da esperti finanziari, si dedica al trading, senza transitare quindi sui libri soci. C’è infine chi, attaccate le scarpette al chiodo, ha fatto della Borsa la sua professione abituale. E’ il caso di Giampiero Marini, ex centrocampista dell’Inter che ha fatto parte della nazionale italiana guidata da Enzo Bearzot, vincitrice del mondiale del 1982 in Spagna. Ebbene, oggi Marini, che molti ricordano intento a studiare grafici e listini azionari negli intervalli degli allenamenti, quando gli altri si rilassavano giocando a carte, è un apprezzato broker finanziario.(corriere.it)