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Rio 2016, il commento alla cerimonia di apertura su Gazzetta dello Sport

  • Pubblicato: Domenica, 07 Agosto 2016 14:31
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Intervista su Radio Popolare

  • Pubblicato: Sabato, 06 Agosto 2016 12:35
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“L’ultima medaglia di questi Giochi olimpici è d’oro, è italiana, va a Stefano Baldini“.

Il 29 agosto del 2004 il giornalista Rai Franco Bragagna raccontava così il successo di un maratoneta azzurro nella gara più prestigiosa dei Giochi a Cinque Cerchi. Un’impresa che è ancora leggenda.

Oggi Stefano Baldini, 45enne emiliano che pochi davano per favorito allo stadio Panathinaiko, è allenatore federale. Non ha mai abbandonato il mondo dell’atletica.

“Oggi è dura, per colpa dello scandalo doping – dice – è sempre più difficile comunicare ai ragazzi i valori della nostra disciplina”.

Baldini, che ancora ricorda con emozione “l’ingresso all’imbrunire tra il marmo bianco” dell’arena ateniese, commenta il caso Schwazer e auspica una serie di medaglie “belle e sofferte” per la selezione azzurra.

 

Ascolta l’intervista cliccando qui

Verso Rio2016, intervista sul portale running di Gazzetta dello Sport

  • Pubblicato: Martedì, 21 Giugno 2016 15:18
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Rio 2016: Baldini, “social importanti, attenti all’effetto boomerang”

 

Lino Garbellini (clicca qui per andare all'articolo)

 

Meno di 50 giorni all’Olimpiade di Rio 2016 (dal 5 agosto al 21 agosto 2016), una manifestazione sportiva che, più di ogni altra, sarà raccontata sui social media, anche per quanto riguarda il running. “I pregi dei social  in queste grandi manifestazioni sportive sono tanti“, spiega Stefano Bladini, medaglia d’oro olimpica in maratona ad Atene 2004, “per esempio la possibilità per chiunque d’essere sempre a diretto contatto, di sapere in tempo reale cosa sta succedendo nelle varie gare, ma anche cosa provano i ragazzi impegnati nelle competizioni. Sono strumenti che hanno moltiplicato le possibilità di comunicazione e quelle di farsi conoscere per gli atleti, d’altra parte i ragazzi devono essere intelligenti nell’utilizzarlo, bisogno comunicare solo quando c’è un messaggio altrimenti si rischia l’effetto boomerang”, basta pensare in passato a quanto erano costati cari dei tweet non troppo ponderati a Mario Balotelli.

Oltre all’hashtag ufficiale #Rio2016, od oggi menzionato più di 30 milioni di volte, #OlympicFlame e #RoadToRio sono stati annunciati ufficialmente dalla leggenda del calcio Perè (@Pele) sul suo account. Con il profilo @OlympicFlame è possibile  seguire tutta l’avventura della fiamma olimpica, fino all’arrivo a Rio de Janeiro il 4 agosto, giorno precedente l’inizio ufficiale dei giochi. “Instagram lo trovo più adatto ai ragazzini, per quanto riguarda lo sport, gli addetti ai lavori utilizzano più Twitter, Facebook è trasversale, amato da tutti”, testimonia Stefano riguardo alle varie piattaforme, “l’obiettivo degli atleti con questi strumenti a mio parere è ispirare i giovani e stimolarli a praticare l’attività sportiva, Rio 2016 sarà anche una grossa occasione per Snapchat per emergere, con la possibilità d’arrivare a milioni e milioni di contatti“.

Nel corso degli anni i record di Tweet, in particolare quelli “al minuto” sono  sempre coincisi con dei grossi risultati sportivi, molti in occasione dei Giochi Olimpici, probabile quindi che, anche per Rio 2016, ci sia da aspettarsi un record di cinguettii. Il  76% degli utenti italiani dichiara che userà Twitter per vedere ciò che gli altri dicono sui Giochi e l’80% per avere informazioni real-time su tutti gli eventi sportivi.

“Le nuove possibilità mediatiche non devono deconcentrare gli atleti dall’obiettivo e dai Giochi, come sempre ci vuole giusto equilibrio, saper gestire le cose da dire e da comunicare tramite il Web, senza dimenticare la concentrazione per l’allenamento e le gare, in questo modo i social possono diventare un alleato potente”, continua Baldini, “a mio parere per gli sportivi di un certo livello bisognerebbe fare un corso di formazione su questi temi, spesso è l’ufficio stampa a gestire anche i canali digital, ma nella nostra epoca è molto meglio meglio insegnare ai ragazzi ad usarli in prima persona con relativi rischi e vantaggi. L’Olimpiade offre momenti di grande popolarità nei giorni in cui si svolge, poi anche personaggi molto popolari rischiano di diventare oggetto d’interesse solo degli addetti ai lavori. A mio parere, i social media sono un modo molto importante per farsi conoscere da parte degli atleti di livello non altissimo, questi possono guadagnarsi un posto sotto i riflettori, si creano nuove opportunità anche per chi sfiora il podio, a patto che sappia comunicare e abbia una personalità“. 

(running.gazzetta.it)

 

Intervista su Carlino Reggio

  • Pubblicato: Lunedì, 02 Maggio 2016 12:57
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Milano Marathon relay, ci sarà il Deejay Training Center

  • Pubblicato: Sabato, 02 Aprile 2016 09:52
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Stefano anima del progetto "CorriAmo" di Gazzetta dello sport

  • Pubblicato: Giovedì, 24 Marzo 2016 09:49
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Intervista di IlCoach.net

  • Pubblicato: Lunedì, 19 Ottobre 2015 12:19
  • Visite: 1315

Stefano Baldini, un’icona del mezzofondo e del fondo Azzurri. Di sicuro non ha bisogno di grandi presentazioni, famoso, sia tra gli appassionati di atletica che tra i meno affezionati, per la spettacolare vittoria della Maratona Olimpica ad Atene 2004.
Un percorso da atleta lungo e ricco di successi, non soltanto nelle gare su strada, ma anche in pista, con 6 titoli italiani assoluti, una Coppa Europa e la partecipazione a 2 Europei, 2 Mondiali e a 1 Olimpiade.

Terminata la carriera da atleta ha cercato di trasmettere le sue esperienze da atleta di alto livello alle nuove generazioni, prima col ruolo di Tutor del Settore Giovanile Fidal (dal 2010 al 2012) ed in seguito di Direttore Tecnico del Settore Giovanile Fidal (dal 2012 in poi).

Ovviamente per arrivare a tale ruolo ha dovuto formarsi, ottenendo vari diplomi (Diploma al Corso di Management Sportivo della Luiss Business School-Scuola dello Sport Coni, Diploma al Corso per Direttore Tecnico Giovanile della Scuola dello Sport Coni, Allenatore 2° Livello Fidal, Diploma al Corso di Tecnico IV° Livello Europeo della Scuola dello Sport Coni).

Abbiamo intervistato Stefano, curiosi di sapere come sta andando il progetto del Settore Giovanile della Fidal.

Grazie Stefano per aver accettato il nostro invito.
È ormai terminata la stagione. A livello giovanile vi sono state grandi soddisfazioni per i colori azzurri, durante le manifestazioni mondiali ed europee. Segno che il lavoro e la programmazione pagano.
Le soddisfazioni non sono solo per i risultati in azzurro. Il settore giovanile è diverso dall’assoluto, dove si guardano i numeri nudi e crudi. Noi, e per noi intendo Società, Dirigenti, Tecnici, Atleti e Fidal, dobbiamo valutare un movimento nel suo complesso, dal corso di avviamento all’atletica di un qualsiasi campo sportivo alla gara di provincia, fino alla maglia azzurra. Quello che mi è piaciuto di queste tre stagioni è l’atteggiamento di tutti nei confronti del dialogo, della programmazione e della voglia di crescere, che ho ereditato dall’ottima gestione precedente e che spero di mantenere ed accrescere se possibile.

Quale è stato il risultato che più ti ha stupito?
Sicuramente le Staffette del miglio di Eskilstuna agli Europei Junior, quando si è creato un clima di squadra talmente favorevole che ha fatto si che ragazzi e ragazze abbiano dato il massimo. Eravamo l’unica nazionale al completo sugli spalti a fare casino. Davvero un gruppo di ragazzi eccezionali.


Ora il compito più difficile è di riuscire a far corrispondere questi ottimi risultati anche in chiave assoluti. Come pensi di operare in merito?
Cerco di far passare il più possibile il messaggio che fino a Junior ci si allena all’atletica, che c’è tempo per maturare e crescere, soprattutto dopo. Ognuno di noi, che lavora coi giovani, è cosciente della responsabilità che ha e sa quel che deve fare per il meglio dei ragazzi. Per i grandi è stato scelto un modello tecnico ben preciso, spero possa dare frutti a medio-lungo termine.

Questi risultati dimostrano che anche i tecnici italiani meritano considerazione. Qual è stato il rapporto che hai avuto con loro durante questo percorso?
Abbiamo tecnici di ottimo livello, con tutti ho avuto un buon rapporto anche nella discussione, a volte accesa. Peccato che molti non abbiano il tempo che meriterebbero per stare sul campo ad allenare, confrontarsi e crescere. In giro per il mondo ce ne saranno anche di migliori, ma io mi tengo volentieri questi. Se mi paragono con nazioni che hanno decine di Prof. distaccati dalla scuola o professionisti, devo dire che l’atletica italiana giovanile fa davvero i miracoli.

Ha stupito i più la scelta di fermare Filippo Tortu. Dalla nostra pagina abbiamo elogiato la scelta. Cosa ne pensi?
Scelta assolutamente ragionevole, che ho appoggiato dall’inizio. Salvino, Filippo, e l’Atletica Riccardi pensano al futuro, modello da seguire.

Ci avviciniamo a RIO 2016, secondo te quanti dei giovani protagonisti di questa stagione potremo vedere impegnati alle Olimpiadi?
Almeno un paio, e se non passeranno un turno, saranno aria fresca per la squadra.

Che consiglio ti senti di dare ad un tecnico che allena il settore giovanile ed ha tra i suoi atleti un potenziale talento?
Di rispettare le tappe di passaggio fondamentali di costruzione. Età biologica, numero di ore dedicate allo sport fino a quel momento, maturazione psicologica, interiorizzazione di gesti tecnici e tattiche di gara. Infine anche utilizzo di cronometro e fettuccia.

Come consigli di gestire i primi risultati positivi che arrivano?
Facendo il pompiere. I risultati servono come verifica del lavoro svolto e per stimolare l’ambiente di un campo. Ricordiamo ai ragazzi, che tendono a “battezzare” subito chi ha talento e chi no, che si può arrivare a ottimi risultati anche senza sembrare in partenza dei fenomeni.

Fino a che età è consigliabile vivere l’atletica quasi come un gioco ed a che età è invece bene iniziare a fare sul serio intensificando gli allenamenti?
Un ragazzo che ha iniziato dalla categoria ragazzi, da secondo anno Junior può iniziare a fare un po’ più sul serio, allenandosi tutti i giorni in modo adeguato alla sua maturità psicofisica.


Quest’anno il movimento dell’atletica italiana giovanile ha fatto un passo in avanti davvero notevole. Così tante medaglie a livello mondiale ed europeo non si vedevano da parecchi anni. Cosa ha portato a dei risultati così interessanti?
Nel totale abbiamo preso una medaglia in più del 2013, quando con gli Junior giocavamo in casa a Rieti, quindi si è mantenuto un alto rendimento internazionale. Se facciamo il confronto con edizioni di Europei Junior da una medaglia sola all’attivo dobbiamo sorridere ma ripeto, i metalli under 20 hanno importanza relativa, l’atletica da professionista e professionale inizia poi.

La tua storia di campione di maratona è famosa in tutto il mondo. Quali sono state le emozioni più grandi nella tua carriera?
Tutte le prime volte hanno avuto un sapore speciale, davvero tante soddisfazioni nei 20 anni trascorsi tra la prima e l’ultima maglia azzurra. Ovviamente Atene 2004 è stato il top, ma lo score sarebbe stato ugualmente migliore di qualsiasi bel sogno di ragazzo.


Ci racconti brevemente qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a vincere l’olimpiade di Atene sulla distanza dei 42km? Una costruzione tecnica e fisica lunga e partita da lontano immaginiamo.
Sono partito dal mezzofondo veloce e mi sono specializzato sempre più sul prolungato. Da Junior Europei e Mondiali sui 5000, poi Coppa Europa e Giochi di Atlanta sempre in pista. Da li è stato inevitabile scegliere: le attitudini erano quelle del maratoneta di tipo veloce. Non ho mai abbandonato la pista, la palestra e il cross per preparare al meglio la strada. Ho avuto solo due allenatori. Benati fino a quando il suo lavoro gli ha permesso di seguirmi nei ritagli di tempo, poi dai 21 anni Gigliotti. La particolarità è che è stato proprio Benati a chiedere a Lucio di allenarmi, assecondando le mie ambizioni nello sport da professionista a tempo pieno piuttosto che le sue (legittime) di allenatore part-time. Non finirò mai di ringraziarlo.
Alla terza maratona ho battuto il record italiano di Bordin, alla sesta ho vinto gli Europei e, dopo qualche infortunio di troppo, tra il 2001 e il 2004, da atleta ormai maturo, nove maratone una meglio dell’altra fino a Atene, dove sono riuscito a condensare nelle due ore più importanti tutte le esperienze fatte. Era la maratona numero 17, me ne sono accorto dopo.
Qui la video-intervista ad Emilio Benati.

Qualche atleta potrebbe ripercorrere la tua carriera diventando un ottimo maratoneta?
Ci sono ragazzi che hanno possibilità infinite, che hanno fame e voglia di fare, lunghe distanze incluse. Dobbiamo toglierci quel velo di pigrizia figlio delle comodità e andare a fare atletica dove ci sono le condizioni migliori per farla. L’alto livello è una piccola parentesi durante la vita, vale davvero la pena di affrontarla al meglio.

Quali sono state le mosse, come responsabile tecnico giovanile, che hanno portato agli ottimi risultati di questa stagione?
Come dicevo, l’atletica giovanile ha radici profonde in tutta Italia, più concentrate al centro-nord, fatte di società e tecnici che sono il vero oro dell’atletica Italiana. Il grazie va a loro, io devo soltanto buttare benzina sul fuoco delle motivazioni delle persone e usare tutto l’equilibrio e il buon senso che mamma e papà mi hanno regalato.

Grazie a Stefano per la grande disponibilità!!!

Roberto Goffi

Intervista su "La Provincia" di Cremona

  • Pubblicato: Venerdì, 16 Ottobre 2015 17:10
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Baldini: per i più giovani una esperienza speciale

Il campione olimpico, oggi direttore tecnico del settore giovanile Fidal, presenta il meeting tra Italia e Francia sui 10km «L' atletica richiede sacrifici ma dà anche grandi soddisfazioni. Guidare la Nazionale maggiore? Chissà» «Ho chiamato Michel Solzi perché questi eventi internazionali hanno bisogno di organizzatori reattivi, capaci e affidabili»

di Felice Staboli

CREMONA. La Maratonina di Cremona, che si corre domenica per la 14esima volta, ospita anche un evento eccezionale: il meeting internazionale Juniores e Under23 Italia-Francia, sui 10 chilometri. Partenza in contemporanea, alle 9,30, quelli della Mezza maratona da corso XX settembre, i giovani dal Boschetto. «Devo ammettere che non era nei nostri piani ospitare un evento nell'evento», spiega Michel Solzi, presidente del Cremona Runners, «ma quando Stefano Baldini ci ha contattato per chiedere la nostra disponibilità, abbiamo subito accettato con entusiasmo>. E ormai quasi alla vigilia del mmeting, Baldini (oro olimpico nella maratona di Atene 2004, uno dei più grandi atleti dello sport italiano), nelle vesti di direttore tecnico del settore giovanile Fidal, Spiega perchè sarà una giornata speciale.

Baldini, come è nata l'idea di portare il meeting a Cremona? «Ho chiesto a Michel Solzi di darci una mano. Ogni anno ci incontriamo con Francia e Svizzera. Quest'anno sarebbe toccato agli svizzeri che però si sono defilati. Non volevo perdere l'appuntamento ed eccoci qua».

Come mai proprio Cremona? «Per queste iniziative ci vogliono organizzatori giovani, reattivi, capaci ed affidabili. Ho cercato Michel Solzi, conosco la maratonina di Cremona e chi la organizza: sono andato a colpo sicuro».

Da un punto di vista tecnico che cosa offre il meeting internazionale giovanile talia-Francia? «I nostri ragazzi Juniores e Under 23, hanno l'occasione di indossare la maglia azzurra e posso garantire che è sempre un'emozione unica. Poi, si metteranno alla prova, su una distanza che rappresenta già qualcosa di importante. Ci muoviamo anche in vista degli Europei di cross ma, più in generale, proprio in chiave futura. Ma non e tutto».

Cioè? «Correranno nello scenario della Mezza maratona di Cremona, appuntamento di alto livello, che si sviluppa in uno scenario stupendo. Sarà uno stimolo in più per loro, una esperienza che porteranno a lungo dentro».

Come fa un campionissimo e un tecnico come Baldini a motivare i giovani che devono affrontare una attività così dura? «La nostra disciplina richiede tanti sacrifici, ma può dare anche enormi soddisfazioni. Del resto, ogni sport comporta un lavoro impegnativo, ma posso garantire che il fascino nel praticare l'atletica è sempre di primissimo livello. E poi c'è una regola che vale sempre, ieri come oggi: niente arriva da solo, senza lavoro o grandi sacrifici».

E Baldini? Quali sono gli obiettivi principali? «Sto facendo tante cose, con soddisfazione. Mi è sembrato giusto mettermi a disposizione della Fidal: lo sport mi ha dato tanto e io cerco di restituire un po' di quanto ho ricevuto».

Punta anche alla Nazionale maggiore? «Un giorno chissà, mi piacerebbe, si vedrà. Intanto, ho una bimba di 3 anni e un altro figlio appena arrivato. Mi dedico molto anche a loro. Non potrei permettermi ora di stare 5 giorni a Roma, mi accontento di andare una o due volte alla settimana, però in futuro non escludo niente».

Gli sportivi, dell'atletica e non solo, vorrebbero vedere Baldini anche alla guida della Fidal, anche alla luce dei recenti risultati ai mondiali di atletica. «Sarebbe bello. Ma io mi vedo più allenatore che dirigente. Comunque sto frequentando il corso di terzo livello per allenatore, a Pietrasanta, frequenza obbligatoria. Anche per questo non potrò essere a Cremona domenica, ma ci saranno fior di tecnici».

Baldini, quanti chilometri corre ancora al giorno? «Circa 60 alla settimana, giusto per non perdere l'abitudine». 

Intervista sul quotidiano "Il Centro"

  • Pubblicato: Martedì, 13 Ottobre 2015 14:00
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Baldini: "l'atletica ha bisogno di più professionalità"

L'oro di Atene 2004 responsabile del settore giovanile: «In Abruzzo talenti interessanti, è una bella realtà»

SULMONA Stefano Baldini, campione olimpico di maratona ad Atene 2004, è osservatore interessato dei campionati Cadetti in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili. Un'occasione nella quale avrà l'opportunità di vedere all'opera i migliori giovani under 16. In attesa delle gare che inizieranno oggi, ha già individuato dei talenti potenzialmente campioni del domani? «A questa età è difficile dare giudizi. C'è chi fa atletica da anni e chi ha appena cominciato, chi è già cresciuto fisicamente e chi deve ancora svilupparsi. Limitiamoci a monitorare e a goderci le gare e la spensieratezza di questi ragazzi». 11 mezzofondo italiano è tra le specialità più depresse. Non ritiene che, oltre alla fisiologica dispersione dei talenti, alla crisi di vocazioni, nel mezzofondo giovanile vi sia un'eccessiva anticipazione delle tappe della progressione dell'allenamento? «Non penso, abbiamo avuto buoni risultati in questi due anni anche con ragazzi under 18 e under 20. I risultati vanno rapportati anche al resto del mondo. Troppo spesso crediamo fortissimi ragazzi italiani che a livello mondiale sono fuori dai primi venti, e io preferisco averli così fino alla categoria senior, quando inizia la vera atletica». In un recente libro, il professor Carlo Vittori sostiene che per evitare la perdita di talenti, occorrerebbe una formula di competizione internazionale a squadre, a livello under 18 e under 20, che eviti le esasperazioni agonistiche. «Sono d'accordo con Vittori. Purtroppo le regole le fa la Iaaf e la European Athletics e, l'Italia, essendo membro di queste federazioni, deve partecipare». Alla luce dei risultati contraddittori dell'atletica italiana (bene a livello giovanile nelle rassegne internazionali, anonima ai Mondiali di Pechino) qual'è la reale dimensione? «Abbiamo bisogno di professionalizzare l'atletica di quei 50 atleti di livello internazionale che abbiamo. Nel resto del mondo si lavora 30/40 ore la settimana sul campo con tecnici e staff professionisti». Lei porta ad esempio il suo percorso tecnico, quando da giovane il suo allenatore le consigliò di affidarsi a uno più esperto, Lucio Gigliotti, che poi l'ha portata a vincere l'Olimpiade. Un passo indietro che molti tecnici non sono disposti a fare. «Il mio è l'esempio da seguire, laddove il tecnico sociale non ha la possibilità di conoscenze e tempo per far fare il salto di qualità al proprio atleta, altrimenti è giustissimo che il binomio vada avanti. L'importante è non chiudersi e confrontarsi con gli altri costantemente». L'Abruzzo negli ultimi anni ha espresso giovani interessanti: agli italiani Cadetti si presenta con quattro atleti capofila stagionali Come giudica il movimento regionale? «Sono felicissimo che, nonostante le statistiche dicano che il baricentro dell'atletica si stia spostando al centro-nord, vengono a volte smentite da realtà come quella abruzzese. Abbiamo bisogno di tutti, sia dal punto di vista della promozione che da quello organizzativo, e colgo l'occasione per ringraziare Sulmona e il comitato regionale Abruzzo per aver organizzato questo Criterium».(Roberto Ragonese)

 

Articolo su Gazzetta di Parma

  • Pubblicato: Martedì, 06 Ottobre 2015 08:35
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Un'inedita lezione di sport: il campione olimpico di Atene 2004 al Ballotta con gli alunni di Zani e Vianello. La scuola media Zani e la scuola media Vianello hanno incontrato ieri al campo sportivo Ballotta Stefano Baldini, medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene dei 2004. Una mattinata di sport, organizzata dalla società Forti e Liberi Atletica di Gian Carlo Chittolini, in cui gli studenti hanno avuto l'occasione di «provare l'atletica» cimentandosi nella corsa, nel lancio e nel salto. Al progetto «Prova l'atletica», promosso dalla Forti e Liberi, prendono parte in totale circa 600 ragazzini. «In questa giornata i ragazzi hanno la possibilità di provare le varie discipline dell'atletica. Abbiamo invitato Stefano Baldini per enfatizzare i valori dello sport. Ringrazio la dirigente scolastica Lorenza Pellegrini che, insieme alle docenti di educazione motoria Sandra Dini, Paola Iemmi, Gabriella Affaticati e Alessandra Manini, hanno accolto il nostro progetto». Nel corso della mattinata i ragazzi hanno avuto, quindi, l'occasione di provare le diverse specialità dell'atletica leggera, sotto la guida dei loro insegnanti e di Chittolini e con il contributo di Daniela Zatorri, Ambra Gatti, Steve Abe e Giacomo Zilocchi. A fare da tecnico audio e video è stato Stefano Dioni del Vespa Club Cavallo. Stefano Baldini, omaggiato dal pasticcere Claudio Gatti di Tabiano con una delle sue famose focacce, ha parlato dell'importanza dello sport. «Partecipo spesso a eventi come questo. E' importante far provare l'atletica nella scuole. Per alcuni può essere l'inizio di qualcosa di importante. L'atletica è la disciplina più varia e quella che sta alla base di tutte le altre», ha spiegato. Secondo Baldini la pratica sportiva nelle scuole è fondamentale: «Tanti bambini fanno sport, ma tanti altri no. Quindi farlo nelle scuole diventa fondamentale. Innanzitutto per imparare a muoversi e prevenire eventuali difficoltà motorie - ha sottolineato - . Importante è anche farlo con un po' di agonismo, organizzando qualche piccola gara. Si impara a vincere e perdere e, quindi, a superare le difficoltà e gli ostacoli della vita». Infine Baldini, reggiano, ha parlato del suo legame con Fidenza: «Vado sempre volentieri nelle scuole dove c'è la voglia di far provare l'atletica. A Fidenza, inoltre, mi lega l'amicizia con Gian Carlo Chittolini, Maurizio Pratizzoli e Paola Iemmi».(Gazzetta di Parma, foto Chittolini)

Press Zone del 6 settembre/Il Resto del Carlino

  • Pubblicato: Domenica, 06 Settembre 2015 13:51
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Non posso salvarla da solo”

L'attuale CT Federale delle giovanili italiane si è goduto le vacanze in Spagna e torna al lavoro

E' bello che molti ricordino l'oro di 11 anni fa”

di Claudio Lavaggi

Stefano Baldini si è goduto le sue ferie a Barcellona e Palma di Maiorca nel momento in cui l'atletica giovanile, di cui è il c.t. Federale, riposava, mentre gli occhi di tutti erano erano puntati sui mondiali di Pechino.

Allora è tornato sul luogo del delitto?

Mi ero ripromesso di tornare a Palma, dopo che vinsi 19 anni fa il mondiale di mezza maratona su questo lungomare. Sono legatissimo a questa gara e così mi sono fatto immortalare proprio sul traguardo di allora e sono andato nello stesso albergo in cui festeggiammo il titolo. Da atleta, il turista non si riesce a fare.”

E poi gli 11 anni dall'oro olimpico

Beh, fa piacere che molti ricordino il 29 agosto, ma ora preferirei festeggiare i risultati dei nostri ragazzi.”

Ai recenti mondiali di Pechino 'zero tituli' e zero medaglie con pochissimi piazzamenti

Io non c'entro con gli assoluti, né per le scelte, né per la trasferta. Però non è bello che si parli di atletica solo in caso di doping o per i flop”.

Ma la sua opinione ce la può dare?

Il discorso sarebbe davvero lungo da fare, se avete due pagine...Diverse nostre punte erano infortunate, alcuni per ottenere il minimo si sono spremuti prima e sono arrivati fuori condizione. Poi c'è da dire che l'atletica mondiale ha fatto passi giganteschi, con 45 secondi netti sui 400 non sei nei primi 25 al mondo, ma sarebbe ampiamente il primato italiano...”

I gruppi militari croce e delizia. Professionismo di stato ma anche appagamento da stipendio sicuro?

Senza gruppi militari cosa facciamo, solo dilettantismo? Nel mondo ci sono atleti che investono su se stessi o sono supportati dai club o dalle federazioni e tendono al professionismo puro. Oggi mi pare difficile che ci sia una ditta come per me fu la Corradini Calcestruzzi che possa investire a medio e lungo termine su un atleta.”

Bacchetta magica da usare?

Usare tanto equilibrio per gestire le risorse che abbiamo, gruppi militari compresi, ma anche gli allenamenti quotidiani.”

I risultati dei suoi giovani, però, sono stati ottimi e vanno in controtendenza. Ce li può ricordare?

Volentieri, 9 medaglie ai campionati europei juniores con ben 27 finalisti; 2 medaglie ai mondiali allievi e 4 ai giochi europei Eyof.”

Quindi il movimento di base c'è

Io dico di sì, noi abbiamo convocato 300 giovani all'anno ai vari raduni con la risposta pari al 90%, segno che ragazzi e allenatori credono in questo progetto.Tra l'altro abbiamo sempre convocato il giovane ed il suo allenatore, in un quadriennio di lavoro, 1200 tra allievi e juniores mi pare una bella cifra”.

E il livello dei tecnici?

A me pare adeguato. Poi ci sono alcuni che possono seguire il giovane nella sua evoluzione a senior, altri che non possono anche a livello di tempo”.

Ma la grande novità è che anche lei è un tecnico

Vero, da pochi mesi alleno l'azzurro Andrea Lalli, un atleta valido sia in maratona che nel cross e in pista. Deve ritrovarsi e decidere il suo obiettivo, per me è stimolante seguirlo, ma anche un dovere perchè Lalli è un atleta della nazionale”.

Un noto giornale italiano ha buttato lì un'idea. Perchè non affidare a Stefano Baldini la ripresa dell'atletica italiana?

Qui non si tratta di una persona che di colpo risolva tutti i problemi che abbiamo. Ci vuole una squadra e molto valida”.

Lei non si annoia mai, vero?

No, tra famiglia (tre figli, n.d.r.) i raduni dei giovani e il commento per Sky dei meeting internazionali non ne ho proprio il tempo.

Intervista Tuttosport: "In crociera per fare sport"

  • Pubblicato: Martedì, 28 Aprile 2015 10:18
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Vacanza salutistica con la leggenda della maratona a bordo dell'Allure of the Seas. Tuttosport è pronto a regalare una vacanza da sogno a tutti gli appassionati dello sport. Ci sarà anche il principe della maratona Stefano Baldini a bordo dell'Allure of the Seas, il gioiello galleggiante di Royal Caribbean che partirà da Civitavecchia il prossimo 27 agosto. Medaglia d'oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene 2004, dopo aver detto addio alle corse nel 2010, Baldini ancora oggi coltiva la sua passione nei panni di Direttore Tecnico del settore giovanile della Fidal cercando di trasmettere la sua esperienza a tutti quei ragazzi che sognano di ripetere le sue gloriose gesta sportive.

Perché hai deciso di salire a bordo di questa "crociera dello sport"? Per curiosità, nel senso che mi piace conoscere persone nuove soprattutto quelle neofite dello sport e che hanno voglia di cominciare a muoversi. E poi perché chi vuole fare dello sport ha una forte motivazione personale e sono persone dalle quali c'è sempre qualcosa da imparare.

L'Allure of the Seas è la nave più grande al mondo. Posto ideale per correre in mare aperto? Può essere il luogo ideale nel momento in cui saremo in navigazione, ma a questo legheremo anche la possibilità di andare a correre nei porti nei quali attraccheremo e le due cose insieme saranno, per chi parteciperà, un bel ricordo e magari una motivazione fortissima per continuare a correre anche dopo.

Quindi gli allenamenti saranno strutturati sia a bordo che sulla terraferma? Sì, faremo delle attività di formazione dove ci incontreremo per parlare e scambiarci delle opinioni e anche dell'attività fisica vera e propria sia sulla nave durante la navigazione, ma anche nei porti dove allestiremo un percorso sui lungomare. Abbiamo pensato un programma molto carino e rilassante.

La crociera è la vacanza per eccellenza del relax e anche dove si mangia tanto. Come invoglierai gli ospitl a seguire le tue lezionl? Dobbiamo far funzionare bene il nostro corpo. Nessuno si priverà del buon cibo e delle possibilità che la nave offre, ma cercheremo di rendere la vacanza piacevole anche dal punto di vista salutistico, muovendoci e consumando quello che mangiamo.

Pensi che Il fatto di trovarsi a seguire delle lezioni con un campione come te, possa avvicinare curiosi e soprattutto giovani a uno sport come la maratona? Lo spero proprio. lo mi spoglio dei miei vestiti da campione per mettermi allo stesso livello dei nostri ospiti, proprio perché mi piacerebbe far passare il messaggio che qualcuno che è riuscito a ottenere dei grandi risultati nello sport è una persona normalissima. Questo per dire che ognuno di noi può raggiungere degli ottimi risultati praticando sport senza puntare per forza a una medaglia d'oro, ma anche solo allo star bene quotidiano.

Nel tuo palmares anche la medaglia d'oro alle Olimpladi di Atene. È questa la vittoria che porti sempre nel cuore? Al di là della vittoria olimpica, io sarei comunque stato soddisfatto di quello che avevoportato a casa prima. Sono riuscito a tirare fuori il meglio da me stesso nelle occasioni più importanti e questa è per uno sportivo la vittoria più bella. Poi è chiaro che il sogno per chi fa le Olimpiadi è quello di partecipare e magari vincere e quando lo realizzi è davvero il massimo.

Oggi sei il direttore tecnico del settore giovanile della Fidal, quali gli obiettivi che ti sei posto? Abbiamo un settore giovanile eccellente. L'ho ereditato e cerco di continuare la linea già tracciata. Dobbiamo cercare di mettere tutti i giovani nelle possibilità di dare il massimo e creare loro le condizioni migliori per esprimere al meglio il proprio talento.

L'estate è alle porte e approfitto della tua esperienza per chiederti un consiglio per tutti coloro che si improvvisano corridori. Come comportarsi? L'improvvisazione porta spesso a degli effetti collaterali. Bisogna informarsi bene e non esagerare. Ci vuole gradualità. Per avere dei benefici bisogna correre almeno tre ore e mezza alla settimana, ma come tutte le cose bisogna avere pazienza perché effetti immediati non ce ne sono e conquistarsi i risultati giorno dopo giorno.

Chiudiamo con un invito al lettori a salire a bordo con te. Sicuramente ci divertiremo perché staremo del tempo insieme e darò la possibilità a tutti di esprimersi in base alla propria personalità. Inoltre darò dei consigli che non saranno invadenti, ma saranno dei correttivi a eventuali errori e cercherò a mia volta di imparare qualcosa dalle persone che avrò di fronte.

Tel. 06 454101 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Intervistato dal blog vadodicorsa

  • Pubblicato: Venerdì, 24 Aprile 2015 16:04
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Chissà perché si pensa ai grandi atleti come a persone sfuggenti e altezzose, Stefano Baldini è tutto il contrario: è sorridente, accogliente e disponibile. Ci sediamo, parliamo di del più e del meno. Difficile trovare una domanda a cui non abbia già risposto. Chiedere qualcosa di originale è impresa quasi impossibile e mi scoccia continuare a fargli sempre le stesse domande. Allora mi limito ad abbozzare qualche argomento e ad ascoltare attenta, cercando di cogliere le emozioni che stanno dietro alle parole e ai contenuti: “Sono nato in una famiglia numerosa con undici figli (6 maschi e 5 femmine), per ricevere attenzione da piccolo dovevo sgomitare. Correre mi ha dato la possibilità di uscire di casa e fare esperienze che mi hanno portato a crescere come persona. La corsa ha contribuito fortemente a far uscire una parte di me che senza non sarei mai riuscito a tirare fuori. Peraltro lo sport fatto ad un certo livello devi già sapere che non sarà sempre la tua strada, dura poco è una parentesi della propria esistenza, bisogna cercare di godersi questo periodo perché è uno dei più belli della vita e quando finisce lo si rimpiange tantissimo. Mi è sempre piaciuto gareggiare, la tensione dei momenti importanti, quelli di quando metti il numero sul petto, per questo ho cercato di portare più avanti possibile questa fase, ma sapendo che finisce ho cercato di viverla al massimo e nel modo più soddisfacente possibile. Momenti difficili ce ne sono stati, ce ne sono sempre , però devi avere la voglia di ripartire e avere vicino persone che ti fanno vivere nel modo giusto il quotidiano, ovvero insegnandoti che non tutto va bene, che è più difficile vincere che perdere, ma che dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Quando poi riesci ad arrivare ad un buon risultato, magari dopo tante battute d’arresto, il successo ha un sapore decisamente più buono rispetto alle cose che arrivano invece un po’ per caso. La corsa è democratica: vede tutte le persone partire dalla stessa linea, correre sullo stesso percorso, davanti allo stesso pubblico e tagliare lo stesso traguardo, non esiste uno sport come questo.

 

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Made in Emilia Romagna su Gazzetta dello Sport

  • Pubblicato: Venerdì, 24 Aprile 2015 14:20
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Made in Emilia Romagna. Storie di campioni.

Il mio Kenya, l'aria buona e i cappelletti

Stefano Baldini, il più grande maratoneta italiano, va indietro nel tempo quando “le nebbie in Padania erano toste e correndo quasi ti perdevi”. “Noi emiliani siamo gente allegra, che lavora. E mangia bene: mia mamma cucinava come per un albergo”.

Di Pierangelo Molinaro

Stefano Baldini, il più grande maratoneta italiano di sempre, oro olimpico nel 2004 sul leggendario percorso di Atene, parla con fierezza della sua Emilia. Quart'ultimo di 11 fratelli a Castelnuovo Sotto, nella parte settentrionale della provincia di Reggio Emilia, ha conosciuto tutto il buono della terra. Papà Tonino alleva mucche da latte per il Parmigiano Reggiano., il panorama era di infiniti prati d'erba per il foraggio e cereali. “Molti si sono chiesti perchè, nonostante tutto il correre che facessi, non soffrivo mai di anemia, né di allergie, recuperavo bene e avevo sempre un buon tono muscolare – racconta Stefano, ora c.t. della nazionale giovanile di atletica -. Il segreto era nell'aria buona e quello che mangiavo. Il latte proveniente dalla stalla, la carne di bestie che sapevi come le avevi allevate, la verdura e la frutta dell'orto. Sì, lo confesso, sono abituato ai cibi migliori. Colpa anche di mia madre, della sua pasta fatta in casa con le uova delle nostre galline, dei suoi cappelletti, degli arrosti. Anche se, quando eravamo a tavola tutti e 13 per lei era cucinare per un albergo. Se mettevi il salame sulla tavola per cominciare, ne servivano almeno tre. L'oro della terra, ma anche le nebbie della pianura Padana. “Adesso non ci sono più, ma quando correvo da ragazzo erano toste, quasi ti perdevi. Ma quello era il mio Kenya. Costeggiavo i canali e dopo dieci, dodici chilometri arrivavo al Po, la riva destra, quella meridionale. Una terra splendida, un'aria incredibilmente pulita. Me ne sono reso conto sino in fondo solo dopo, ci ero nato dentro e non me ne accorgevo. Penso alla cascina dove vivevamo: ancora si arriva solo con una strada bianca. Però quando la corsa per Baldini è diventata una cosa seria, è stato costretto ad emigrare. “A Rubiera, sempre provincia di Reggio, ma a due passi da Modena. Correvo per la Corradini, azienda locale di cementi per cui ho lavorato dal 1992 al '99. A Rubiera mi sono trasferito definitivamente nel 1999, quando mi sono sposato con Virna. E' diversa da Castelnuovo, più città, con incroci di autostrade, ma basta fare un chilometro e sei di nuovo in campagna. Quando il mio allenatore, Luciano Gigliotti, mi portava a fare i “lunghi” e correvo per 40 chilometri, riuscivo a rimanere anche 20 minuti senza vedere un'auto. Anche qui l'aria è pulitissima, il paesaggio bello, ma in questa terra durante la carriera difficilmente sono rimasto più di sei mesi l'anno, con i raduni e le gare. In inverno andavamo a cercare temperature più miti in Toscana, in riva al mare, in primavera in Namibia; in estate, per i grandi appuntamenti, a St Moritz. Ma era sempre bello tornare a casa, vedere la mia gente”. “Si, sono fiero di questa terra, dei miei conterranei. Guardate il terremoto del 2012. Devastante. Ma la gente si è rimboccata le maniche e, praticamente senza aiuti, ha già ricostruito tutto. Ecco, noi siamo solo quello che produciamo, Parmigiano, Lambrusco e motori: gli emiliani sono allegri, ma badano al sodo, credono nel lavoro, si rimboccano le maniche e ci mettono l'anima”.

Stefano in visita a Gazzetta dello Sport

  • Pubblicato: Sabato, 11 Aprile 2015 15:29
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«CORRERE E' UNA FEDE MA SERVE PIU' CULTURA»

«Si guarda il cronometro e si perde il bello. Il vero obiettivo è la salute»

di PIERANGELO MOLINARO

Della maratona Stefano Baldini sa tutto. Ne ha corse 26 vincendo quella più importante, l'olimpica di Atene 2004. E non ha smesso di correre: a novembre ha corso ancora a New York, a 43 anni. «Per il piacere di correre nel gruppo, di vedere la città dal centro della scena», dice. Domenica a Milano Stefano sarà alla partenza, poi infilerà la cuffia di Radio DeeJay e la racconterà con Linus e Davide Cassani.

Un nuovo percorso. Le piace? «Forse non tutti lo ameranno perché ci sono molte curve, ma io lo preferisco. Prima si partiva dalla Fiera di Rho, tanto rettilineo, ma strade deserte. Propendo per la città perché ai lati c'è la gente, il paesaggio cambia più in fretta. Non è facile disegnare un percorso rispettando le esigenze della gente, il fatto è che bisogna poter aprire le strade appena passa l'ultimo concorrente». Scusi Baldini, ma ad esempio a Berlino per la maratona chiudono il centro per due giorni.«Altra cultura... Ma c'è una cosa che cambierei, l'ora della partenza. Domenica la maratona di Milano parte alle 9.30. Io la anticiperei di un'ora o anche più. Perché si riaprono prima le strade e poi chi chiude in quattro ore ha almeno metà gara sotto un grande caldo». Parlava di cultura. Cosa ci manca?«Molto, e il nostro Paese ne sta perdendo ancora. Anche nella corsa manca cultura. Vedo troppa gente fra gli amatori inseguire il cronometro. Sbagliato. La corsa va goduta, serve a migliorare la salute. La gente si consuma per affrontare la maratona. Ma ci può essere agonismo anche senza sfidare il tempo. In altri paesi è diverso, ci sono ad esempio molte più 10 km».Per questo non abbiamo un nuovo Baldini?«E? un discorso complesso. C'è la scuola, dove vedo però che lo sport tende più a uscire che ad entrare. In atletica il futuro è nel privato, le società. E pure la scuola deve sfruttare il privato, i suoi tecnici. Penso che lo sport a scuola debba essere obbligatorio. Mancano i soldi? Leviamolo dall'ultimo triennio delle superiori, dove un ragazzo è già indirizzato, e pratichiamolo alle elementari. La nostra sta diventando una malattia sociale, i ragazzi soffrono di incapacità motorie e poi si tende all'obesità. Una giusta dose di movimento, quindi una popolazione più sana, limita in prospettiva anche le spese sanitarie. E scusate se è poco...»La realtà è che dopo il suo ritiro fatichiamo a trovare maratoneti. La fatica fa paura?«Non è vero, a tanti ragazzi piace faticare. E, come responsabile dell'atletica giovanile, vi dico che esprimiamo talenti, anche come numeri, ma poi non sappiamo valorizzarli».Qualche anno fa i bianchi avevano rinunciato alla corsa resistente davanti allo strapotere africano. Ora Paesi come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rialzato la testa.«La federazione francese ha più di 100 allenatori distaccati e pagati dal ministero della Pubblica Istruzione, i britannici hanno sfruttato al meglio la spinta ed i fondi stanziati per l'Olimpiade di Londra, gli Stati Uniti hanno ancora il loro punto di forza nel sistema scolastico. Noi dobbiamo fare un passo indietro, ripensare il lavoro di programmazione a lungo termine, mettere insieme i migliori perché si stimolino a vicenda in un luogo adatto. Ma non ci possiamo lamentare, abbiamo il campione europeo Meucci e Lalli, che penso possa fare buone cose sulla maratona. E poi le donne, anziane forse, ma veloci. Certo, ci vorrebbe qualche giovane in più».Ci mancano i «nuovi italiani».«Stanno arrivando, siamo solo alla seconda generazione, la Francia è già alla terza. Ma c'è pure un fenomeno nuovo, quello degli italiani che vanno a studiare negli Stati Uniti, dove è decisamente più facile conciliare scuola e sport. Sono già una dozzina. Luca Cacopardo ad esempio è al Mit di Boston, Jacopo Spanò, il velocista, a Washington. Questa estate almeno 5 nostri atleti che parteciperanno agli Europei juniores andranno a studiare oltre oceano».Torniamo alla maratona. Qual è l'età migliore per iniziare?«La maratona ce l'hai già dentro. Quando vidi alla televisione Bordin vincere all'Olimpiade di Seul avevo 17 anni, ma capii che quella sarebbe stata anche la mia strada. Corsi per anni in pista, ma sapevo che sarei finito su quella distanza».

La sua è stata una carriera immacolata, ma l'hanno convocata anche per il caso Schwazer. «Sono stato convocato due volte, la prima a Firenze e poi a Bolzano. Ero stato chiamato come testimone e la stampa mi ha trattato come fossi imputato. No, non è stato affatto piacevole e ho letto falsità e sospetti lanciati a caso. Potrei anche adire alle vie legali, ma per il lavoro che sto facendo preferisco stare zitto per il bene dell'atletica leggera e del ruolo che ho nei confronti dei giovani”.