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Atletica TV dell'11 aprile con Stefano ospite

  • Pubblicato: Giovedì, 12 Aprile 2018 19:56
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Puntata di Atletica TV del 11 aprile con Stefano Baldini ospite. Maratone e giro del mondo con le interviste ai nostri atleti in raduno. Guarda il video.

 

Il drop nelle scarpe da corsa

  • Pubblicato: Giovedì, 15 Marzo 2018 08:45
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Intervista di Daniele Menarini, Direttore di "Correre", per parlare un po' di drop nella scarpe da corsa.

Guarda il video 

Atletica TV del 14 marzo con Stefano ospite

  • Pubblicato: Mercoledì, 14 Marzo 2018 20:18
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In questa puntata del 14 marzo si parla di lanci e cross con ospite Stefano nello studio di Anna Chiara Spigarolo. Guarda il video.

Atletica TV del 28 febbraio con Stefano

  • Pubblicato: Mercoledì, 28 Febbraio 2018 20:25
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Puntata del 28 febbraio con Stefano ospite per parlare di lanci e indoor. Guarda il video.

Atletica TV del 7 febbraio con Stefano ospite

  • Pubblicato: Mercoledì, 07 Febbraio 2018 20:07
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Puntata di Atletica TV con Stefano Baldini ospite nello studio di Alessio Giovannini. Si parla di indoor e cross. Guarda il video.

Su Runner's World la recensione di "Sempre con le ali ai piedi"

  • Pubblicato: Martedì, 06 Febbraio 2018 15:43
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«Ci vuole un fisico bestiale per fare un lavoro come il mio, ma basta un fisico normale, adeguatamente allenato, per tentare e, quasi sempre, vincere l’impresa di portare a termine una maratona. Con un adeguato allenamento possiamo trovarci fianco a fianco in uno sforzo non solo sostenibile, ma straordinariamente piacevole».

Sempre con le ali ai piedi di Stefano Baldini è un piccolo grande libro: 42 brevi capitoli e 195 consigli per entrare in modo perfetto, anche dal punto di vista numerologico, nel mondo magico della maratona. Non inganni l’esiguità delle pagine che, al contrario, ne è il punto di forza, l’elemento che consente di puntare all’essenziale. Non un manuale, quindi, ma un libro che con tanta umiltà restituisce il “senso” di una passione, che poi è il senso di una vita dedicata allo sport. Certo, Baldini è Baldini, un campione inarrivabile che è riuscito a mietere successi straordinari fino alla mitica vittoria di Atene 2004 che Linus, nella sua prefazione, celebra facendone l’apologia: «Quella di Stefano non è stata solo una vittoria, ma una specie di sublimazione, l’apice di un percorso che non sarebbe stato più lo stesso».

Male la prima. La carriera di Baldini è eccezionale, certamente frutto di una genetica superlativa che lo ha dotato di tutte le qualità biomeccaniche indispensabili per competere ad alti livelli, ma anche di un carattere che gli ha consentito di affrontare i tanti momenti difficili, primo fra tutti, nel 1995, quello successivo alla sua prima maratona, a Venezia, chiusa con un deludente sesto posto finale, allorquando pensò di dire addio a quel genere di gare. «Più che battuto dagli avversari – scrive – mi sentivo battuto dalla distanza. La maratona era stata più forte di me e avevo la sensazione che non avrei mai potuto sconfiggerla». L’anno successivo per Stefano è «straordinario, con una forma fisica e mentale fantastica», tale da consentirgli brillanti affermazioni su pista; concedersi una seconda possibilità è del tutto ragionevole, ma ecco che l’esperienza successiva, se possibile, è ancora più devastante. La maratona di New York è «un naufragio totale. Sulla First Avenue, dopo 30 km corsi con buona lena, finii di colpo la benzina e iniziai a camminare. Ero così distrutto dai dolori alle gambe e dalla mancanza di energia che per rientrare in albergo mi ci volle un taxi». Una disfatta che avrebbe annientato chiunque, ma che per Stefano Baldini riesce a essere il punto di ripartenza. Baldini e il grande Luciano Gigliotti, suo allenatore, capiscono che bisogna avere il coraggio di cambiare, è ora di intraprendere un programma specifico per la maratona e dedicarle i successivi cinque mesi di durissimo lavoro. Così a Roma, finalmente, quella distanza tanto temibile è domata: Stefano è primo.

La forza di andare oltre. I successi da quel momento in poi si susseguono, ma non mancano problemi fisici grandi e piccoli. Le Olimpiadi di Sydney, poi, sono un flop clamoroso e il campione italiano vi arriva Papa e ne esce cardinale. Sconfortante e, ancora una volta, un bivio: «Mollare tutto e farsi un’altra vita, oppure ripartire da zero e mettere Atene nel mirino, allontanando di quattro anni il giorno nel quale attaccare le scarpe al chiodo». Nello sport praticato a quei livelli la delusione e la conseguente frustrazione sono cocenti, l’equilibrio è messo a dura prova dall’alternarsi di «molti momenti esaltanti ad altrettanti momenti deprimenti. È quindi fondamentale lavorare con la testa, mettere a punto la capacità di leggere le situazioni in modo lucido, esaltarsi e rammaricarsi il giusto, indipendentemente dallo stato di forma del momento». In tale ottica la capacità di interpretare e gestire le proprie emozioni maturata da Baldini è eccezionale e costituisce la forza propulsiva in grado di condurlo, nel 2004, al trionfo della medaglia olimpica di Atene, patria della maratona. Sono passati quasi quindici anni da allora e questo straordinario campione, tutt’altro che arroccato sulla torre d’avorio dei suoi mirabolanti successi, testimonia che «correre è facile, divertente, fa star bene» e continua a vivere la corsa con il piacere di un tempo, «felicemente immerso in questo fluttuare di giovani, di gente che si muove correndo, di gare di tutti i livelli, dal top dell’atletica alla corsa di paese».(http://www.runnersworld.it/libro-ali-piedi-baldini-6893)

Atletica TV del 31 gennaio con Stefano

  • Pubblicato: Mercoledì, 31 Gennaio 2018 20:27
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Puntata di Atletica TV con Stefano ospite di Alessio Giovannini insieme a Antonella Palmisano, per parlare di marcia e di indoor. Guarda il video.

Mega intervista su Gazzetta di Modena

  • Pubblicato: Giovedì, 01 Giugno 2017 07:32
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Stefano Baldini: "La mia maratona adesso la corro in una vita nuova"

 

Il campione è direttore tecnico nelle giovanili «Un’altra sfida. Il meglio deve ancora venire» di GIOVANNI BALUGANI

 

I ragazzi corrono, saltano e lanciano in un bel sabato pomeriggio di primavera. Al Campo scuola è in corso un importante raduno giovanile di atletica leggera. A guardare quei giovani c’è un altro ragazzo, che il 25 maggio ha compiuto 46 anni: Stefano Baldini. È lì in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili, ma anche per la passione infinita che ha per questo sport.

 

SPORT E SCUOLA

«Non è mai stato un problema andare a scuola e fare sport insieme - racconta l’olimpionico di Atene -. Io già dalla seconda superiore facevo gare nazionali, viaggiando nel weekend. Riscontro la stessa capacità organizzativa nei ragazzi di oggi: non hanno tempo da perdere, sanno ottimizzare i tempi. Non è un caso che chi fa sport a certi livelli quasi sempre vada bene a scuola. A me piacevano le materie tecniche e anche oggi mi interesso di statistica, gestione di budget e risorse umane. Tutte materie che mi hanno aiutato come atleta nella programmazione del lavoro, d’altronde uno sportivo è il manager di se stesso. Lo sport, poi, negli anni della scuola mi ha dato la possibilità di sognare, attraverso i viaggi: già a 16 anni giravo in Europa e nel mondo. È una delle cose che amo di più, ho imparato ad essere un cittadino del mondo e sentirmi a casa ovunque. È altrettanto vero che lo sport mi ha privato di qualcosa: non sempre potevo uscire con gli amici, ma sono sacrifici che poi vengono ripagati. L’amicizia non si perde, anzi le amicizie vere non finiscono mai. Tuttora esco con ragazzi con cui andavo in giro da adolescente e facciamo di tutto per ritrovarci il più possibile».

 

SPORT E FATICA

«La fatica nello sport è relativa ed è comunque uno stimolo a superare se stessi. Lo sport, e l’atletica in particolare, ti fa sognare di poter raggiungere un obiettivo. Se in allenamento hai avuto la capacità di resistere alla fatica e di fare anche cose di cui non avevi voglia, allora anche in gara avrai la stessa capacità. E così succede nella vita di tutti i giorni. Chi fa sport ha sempre una marcia e mezzo in più rispetto agli altri».

 

L’ADDIO ALLO SPORT

«Mi divertivo ancora negli ultimi anni di carriera e forse per quello ho smesso con un po’ di ritardo. Quando si fa attività ad altissimi livelli per molto tempo si ha un po’ la paura del dopo e di dover ripartire da zero. Ma io mi ero preparato e poi ho cercato nuovi stimoli attraverso la formazione, seguendo un corso di management e facendomi ricoinvolgere nel mondo dell’atletica con la massima umiltà. Spogliarsi degli abiti del campione non è semplice, bisogna scendere dal podio. Io ad esempio non sarò mai un grande allenatore, perchè chi fa risultati straordinari difficilmente riesce a vedere gli atleti in maniera diversa da se stessi. Allora ho cercato un’altra strada, lavorando come tecnico che fa supervisione. Un’opportunità che ho colto al volo e in cui mi sono calato come uno studente. Il mio grande vantaggio è essere innamorato di questo sport e di essere curioso. È stimolante come essere un atleta e i ragazzi lo avvertono e allora bisogna dare il massimo per ripagare la loro fiducia. Lo sport nelle scuole? Il ministero della scuola se ne frega altamente, sono le società di atletica che dovranno andare nelle scuole.

 

LA FAMIGLIA

«Con i miei figli cerco di essere il più presente possibile, l’unica “eccezione” è con la maggiore quando si trova sulla pista d’atletica: cerco di starle a distanza siderale (ride, ndr). Poi ci sono i due piccoli, di 5 e 2 anni, e con loro cerco di esserci sempre, anche se con il mio lavoro non è facile. Ci sono periodi dell’anno in cui sono via anche 5 giorni a settimana, ma ce la metto tutta, anche se essere perfetti è impossibile».

 

MAI SMETTERE DI CORRERE

«Correre mi aiuta a risolvere problemi, trovi soluzioni che quando sei seduto ad una scrivania non immagini neanche. Poi lo sport è credibilità e quindi devo presentarmi bene e in forma se voglio avere un ruolo di dirigente. Senza dimenticare che correre mi permette di sedermi a tavola... Certo una volta facevo 200 chilometri a settimana, ora 40».

 

LA MIA MODENA

«Sono legato indissolubilmente al Campo scuola, in cui mi sono allenato per tantissimi anni. Qui ritrovo sempre un’atmosfera speciale ed è casa mia. Poi adoravo correre ai Tre Olmi, dove c’è un circuito molto bello. Oppure sugli argini del Secchia o a Stradello degli Orsi».

 

LA MEDAGLIA DI ATENE

«Sono abituato a guardare avanti e non indietro, sono gli altri a ricordarmi il passato. Quell’impresa per me nasce da cose semplici che per altri erano difficili, come venire a Modena e farmi dieci ripetute sui mille metri oppure sei volte i duemila. Anche grazie al prof. Gigliotti, che è stato maestro di vita e di sport. Ce la siamo spassata, vivevamo quel periodo con la leggerezza e la consapevolezza di fare grandi cose. Tenendo conto che ci sono gli altri: se sono più bravi ci si vede la prossima volta. Ma il giorno migliore deve ancora venire».

 

 

Direzione Tecnica Fidal, articolo sulla Gazzetta

  • Pubblicato: Lunedì, 19 Dicembre 2016 14:07
  • Visite: 557

Articolo su Gazzetta d. Sport

  • Pubblicato: Venerdì, 16 Dicembre 2016 15:41
  • Visite: 766

Articolo su Gazzetta dello Sport di oggi

  • Pubblicato: Mercoledì, 30 Novembre 2016 16:35
  • Visite: 712

Articolo su Carlino Reggio

  • Pubblicato: Giovedì, 17 Novembre 2016 17:01
  • Visite: 679

Articolo GazzaLook

  • Pubblicato: Domenica, 30 Ottobre 2016 16:52
  • Visite: 729

Intervista sul Giornale di Vicenza

  • Pubblicato: Martedì, 04 Ottobre 2016 17:03
  • Visite: 852

 

Flop Rio? Difficile fare di più Del Buono l’aspetto a Tokyo

 

In greco Stefano significa "incoronato". Evidentemente l'oro conquistato da Stefano Baldini ai Giochi di Atene 2004, nella maratona, celebrato sul podio con la corona di ulivo attorno al capo, era scritto nel destino e nella carriera. L'ex azzurro, ora direttore tecnico del settore giovanile della federazione, è stato ospite del Panathlon Schio-Thiene. Accolto dal presidente Giuseppe Franco Falco, Baldini ha parlato della situazione dell'atletica italiana dopo Rio e lanciato Federica Del Buono verso Tokyo 2020.

Baldini, è eccessivo parlare di flop dell'atletica azzurra alle ultime Olimpiadi?

La prendo da distante: sono felice per quanto ha fatto vedere l'Italia nel complesso, molto meno per i risultati ottenuti dall'atletica. In realtà parlare di flop mi pare esagerato. Abbiamo raccolto quanto ci si aspettava.

Cioè nessuna medaglia?

Abbiamo perso le carte più pesanti per strada e parlo soprattutto di Tamberi.

E poi?

Il discorso è ampio. L'atletica, non dobbiamo dimenticarlo, è uno degli sport con la più alta incidenza di infortuni.

E poi è difficile da preparare e organizzare, oltrechè da praticare. Sono tante le ragioni per cui la disciplina non gode di grande fortuna ultimamente.

Gli altri problemi?

L'atletica ha bisogno di sbriciolare la teoria dell'alibi. E vedo troppo poco il lavoro di squadra. Negli ultimi anni è vero che noi siamo calati, ma non scordiamoci che si sono affacciati di prepotenza i paesi caraibici.

E a livello giovanile come va?

Si fanno più gare che allenamenti e così non va bene.

Per quanto riguarda gli appuntamenti clou della stagione?

Dal prossimo anno non si disputeranno più i mondiali under 18; mancano gli organizzatori.

Il suo nome è accostato soprattutto alla medaglia d'oro di Atene...

Sono uno abituato a guardare avanti, ma quella vittoria mi ha restituito tantissimo. Non è stata tanto la soddisfazione della medaglia, ma in quelle due ore, le più importanti della mia vita, ho messo tutto quello che avevo imparato dentro e fuori dal campo.

Cosa ricorda di Atene 2004?

Dovevano premiarmi e non trovavano il podio. Ero così felice che ho proprio detto agli organizzatori che non importava, potevano fare tutto in semplicità.

In gara?

Il momento più bello è quando mi sono trovato a correre da solo e ho fatto quattro chilometri in undici minuti.

A Rio l'unico vicentino è stato Galvan, mentre Del Buono non ce l'ha fatta ad andare. C'è lei nel futuro dell'atletica azzurra?

Quando troverà continuità nella salute, Federica saprà fare benissimo perchè è un'ottima atleta. E quella di Tokyo sarà la sua Olimpiade. Non deve scoraggiarsi. Io stesso, nel passaggio dal settore giovanile all'atletica dei grandi, ho avuto dei problemi fisici.

AV Despar è un modello per l'atletica italiana?

È una realtà importante, che ho avuto modo di apprezzare. Ha avuto la capacità di mettere insieme diverse forze vicine dell'atletica e di fare suo il concetto di multilateralità, ristrutturando un impianto disponibile ad ospitare grandi eventi.

Un consiglio ai maratoneti?

Non trascurate la forza, perchè abbassa il costo energetico del gesto. E una buona tecnica di corsa previene gli infortuni.

E agli sportivi?

Chi fa sport è una persona migliore.

La maratona è destinata ad avere la pelle nera?

Alle Olimpiadi ci sarà ancora spazio per la vittoria di un bianco.

Giochi di Roma 2024. Come è finita?

Avevamo bisogno di questi Giochi. Se non ci proviamo mai, non miglioreremo l'indole palazzinara.

Come lascerà a fine anno il movimento giovanile?

In ottima salute. Personalmente resto a disposizione della federazione. (giornaledivicenza.it)

 

Intervista su Radio Vaticana

  • Pubblicato: Martedì, 09 Agosto 2016 12:32
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Le Olimpiadi non sono solo una delle massime espressioni dello sport internazionale, ma rappresentano un momento unico di incontro tra nazioni, culture e anche religioni diverse, accomunate dall’universalità dello spirito olimpico. Salvatore Tropea ha raccolto la testimonianza di Stefano Baldini, atleta italiano vincitore della medaglia d’oro nella maratona ad Atene 2004 e attualmente Direttore Tecnico del settore giovanile della Federazione Italiana di Atletica Leggera.

 

R. – Io ho avuto la possibilità di partecipare a quattro Olimpiadi da atleta, in quattro Continenti diversi. Ogni volta è stato bello poter vivere qualche giorno – qualcuno fortunato, anche un paio di settimane – all’interno del Villaggio Olimpico, che è l’espressione del mondo concentrato in un quartiere, che ospita qualche migliaio di persone durante i Giochi Olimpici. E il farlo attraverso l’espressione della forza, della tecnica all’interno di una gara sportiva, secondo me, è una delle esperienze che restano fra le più belle all’interno di un percorso che facciamo in questa vita.

D. – All’interno del Villaggio Olimpico, come si convive con chi sarà poi un avversario sul campo?

R. – L’avversario sul campo lo diventa nel momento della gara. Lo spirito giusto, l’educazione che dobbiamo dare ai nostri ragazzi, è quella di vivere il momento agonistico sia nella condivisione di una gioia sia in quella di una sconfitta. Io ricordo, in modo particolare, gli attimi che precedono le gare: sono momenti di concentrazione, di tensione, nei quali c’è grandissimo rispetto per gli avversari. Avversari che poi, con lo stesso spirito, ritrovi subito dopo al traguardo, quando ci si fa i complimenti, soprattutto con chi è stato più bravo.

D. – Lei da vincitore della maratona, la disciplina per eccellenza dei Giochi Olimpici, sa bene quale valore abbiano il sacrificio e il duro lavoro per raggiungere un obiettivo…

R. – Per me la partecipazione ai Giochi Olimpici è stata un’esperienza che mi ha messo di fronte a tutte le situazioni che poi ti allenano al quotidiano. Questo, infatti, deve essere lo sport, alla fine, per i nostri giovani e i nostri ragazzi: un allenamento per superare gli ostacoli che la vita ci mette davanti tutti i giorni e, soprattutto, aiuta nei momenti difficili.

D. – Secondo lei, gli atleti a Rio vivranno i Giochi in modo diverso rispetto alle altre edizioni, per via dell’allarme terrorismo ormai globale?

R. – Io penso che sarà, più o meno, la stessa musica delle altre edizioni dei Giochi Olimpici. Penso che le Olimpiadi siano diventate talmente importanti e cassa di risonanza mediatica che la tensione, da quel punto di vista, è sempre molto, molto alta. E lo è già, purtroppo, da tantissime edizioni.

D. – Un’ultima battuta sugli italiani in gara. Possono aspirare a riempire il medagliere?

R. – Faremo sicuramente la nostra bella figura. Per quanto riguarda il riempirlo, dipende da quali sono le nostre aspettative. Io piuttosto che quantificare, sarei per guardare alle prestazioni dei nostri ragazzi. Chi riesce a confermare o a migliorare la propria migliore performance, durante i Giochi, è un atleta che è già arrivato al successo. Questo è il messaggio che voglio passare ai ragazzi: chi riesce a dare il massimo nel momento che conta, ha già vinto.

 

Ascolta l’intervista cliccando qui