Su Runner's World la recensione di "Sempre con le ali ai Piedi"

«Ci vuole un fisico bestiale per fare un lavoro come il mio, ma basta un fisico normale, adeguatamente allenato, per tentare e, quasi sempre, vincere l’impresa di portare a termine una maratona. Con un adeguato allenamento possiamo trovarci fianco a fianco in uno sforzo non solo sostenibile, ma straordinariamente piacevole».

Sempre con le ali ai piedi di Stefano Baldini è un piccolo grande libro: 42 brevi capitoli e 195 consigli per entrare in modo perfetto, anche dal punto di vista numerologico, nel mondo magico della maratona. Non inganni l’esiguità delle pagine che, al contrario, ne è il punto di forza, l’elemento che consente di puntare all’essenziale. Non un manuale, quindi, ma un libro che con tanta umiltà restituisce il “senso” di una passione, che poi è il senso di una vita dedicata allo sport. Certo, Baldini è Baldini, un campione inarrivabile che è riuscito a mietere successi straordinari fino alla mitica vittoria di Atene 2004 che Linus, nella sua prefazione, celebra facendone l’apologia: «Quella di Stefano non è stata solo una vittoria, ma una specie di sublimazione, l’apice di un percorso che non sarebbe stato più lo stesso».

Male la prima. La carriera di Baldini è eccezionale, certamente frutto di una genetica superlativa che lo ha dotato di tutte le qualità biomeccaniche indispensabili per competere ad alti livelli, ma anche di un carattere che gli ha consentito di affrontare i tanti momenti difficili, primo fra tutti, nel 1995, quello successivo alla sua prima maratona, a Venezia, chiusa con un deludente sesto posto finale, allorquando pensò di dire addio a quel genere di gare. «Più che battuto dagli avversari – scrive – mi sentivo battuto dalla distanza. La maratona era stata più forte di me e avevo la sensazione che non avrei mai potuto sconfiggerla». L’anno successivo per Stefano è «straordinario, con una forma fisica e mentale fantastica», tale da consentirgli brillanti affermazioni su pista; concedersi una seconda possibilità è del tutto ragionevole, ma ecco che l’esperienza successiva, se possibile, è ancora più devastante. La maratona di New York è «un naufragio totale. Sulla First Avenue, dopo 30 km corsi con buona lena, finii di colpo la benzina e iniziai a camminare. Ero così distrutto dai dolori alle gambe e dalla mancanza di energia che per rientrare in albergo mi ci volle un taxi». Una disfatta che avrebbe annientato chiunque, ma che per Stefano Baldini riesce a essere il punto di ripartenza. Baldini e il grande Luciano Gigliotti, suo allenatore, capiscono che bisogna avere il coraggio di cambiare, è ora di intraprendere un programma specifico per la maratona e dedicarle i successivi cinque mesi di durissimo lavoro. Così a Roma, finalmente, quella distanza tanto temibile è domata: Stefano è primo.

La forza di andare oltre. I successi da quel momento in poi si susseguono, ma non mancano problemi fisici grandi e piccoli. Le Olimpiadi di Sydney, poi, sono un flop clamoroso e il campione italiano vi arriva Papa e ne esce cardinale. Sconfortante e, ancora una volta, un bivio: «Mollare tutto e farsi un’altra vita, oppure ripartire da zero e mettere Atene nel mirino, allontanando di quattro anni il giorno nel quale attaccare le scarpe al chiodo». Nello sport praticato a quei livelli la delusione e la conseguente frustrazione sono cocenti, l’equilibrio è messo a dura prova dall’alternarsi di «molti momenti esaltanti ad altrettanti momenti deprimenti. È quindi fondamentale lavorare con la testa, mettere a punto la capacità di leggere le situazioni in modo lucido, esaltarsi e rammaricarsi il giusto, indipendentemente dallo stato di forma del momento». In tale ottica la capacità di interpretare e gestire le proprie emozioni maturata da Baldini è eccezionale e costituisce la forza propulsiva in grado di condurlo, nel 2004, al trionfo della medaglia olimpica di Atene, patria della maratona. Sono passati quasi quindici anni da allora e questo straordinario campione, tutt’altro che arroccato sulla torre d’avorio dei suoi mirabolanti successi, testimonia che «correre è facile, divertente, fa star bene» e continua a vivere la corsa con il piacere di un tempo, «felicemente immerso in questo fluttuare di giovani, di gente che si muove correndo, di gare di tutti i livelli, dal top dell’atletica alla corsa di paese».(http://www.runnersworld.it/libro-ali-piedi-baldini-6893)

Stefano su Sportweek per Asics

Sportweek, il magazine di approfondimento di Gazzetta dello Sport che esce ogni sabato, dedica una pagina a Stefano, testimonial del brand Asics dall'anno 2000, per parlare e promuovere la nuova Gel Nimbus 20.

Triangolare U20/23 Ita-Fra-Ger, 10 volte Italia Team

Giovani a Nantes: 10 volte Italia Team!

Il bilancio del DT al settore giovanile e Sviluppo Stefano Baldini all'indomani del Triangolare Indoor e di lanci lunghi (guarda il video dell'intervista)

10-1-10: dieci successi individuali, un record italiano e dieci primati personali. Ecco il bottino finale dell'Italia Team all'Incontro Internazionale Indoor (under 20) e di lanci lunghi (under 20 e under 23) con Francia e Germania a Nantes. "Niente male, soprattutto a livello individuale - il commento del DT del settore giovanile e allo Sviluppo Stefano Baldini -. Sono vittorie che danno il termometro di una squadra con delle punte di assoluto valore. In questo periodo dell'anno ci fa davvero bene incontrare Francia e Germania perché ci aiuta a capire le prospettive e la portata internazionale del nostro movimento giovanile. Abbiamo visto i padroni di casa supermotivati e molto competitivi, la Germania stavolta ha lasciato scoperta qualche specialità". "Per noi - continua l'olimpionico di maratona ad Atene 2004 - è stata una trasferta complicata da alcuni piccoli imprevisti: dall'andata in un momento in cui in mezza Europa non era semplice viaggiare in aereo a causa del maltempo, alle aste che per tre su quattro dei nostri atleti non sono arrivate a destinazione. Per fortuna, ci hanno dato una mano i nostri amici francesi". Nantes che cosa lascia nella valigia dell'Italia Team per la stagione all'aperto? "Torniamo a casa con tante certezze e qualche assenza che si è fatta sentire. Mi è piaciuta la reazione di alcuni ragazzi: chi è caduto si è subito rialzato, chi aveva l'influenza ha fatto di tutto essere comunque in gara e chi era in condizione ha chiuso come si deve questo inverno sotto il tetto. Avevamo anche tanti atleti della categoria allievi, per molti era la prima esperienza in Nazionale, per altri come la triplista Zanon sono arrivati addirittura la vittoria e il record italiano". Prossime tappe dell'onda azzurra dell'atletica? "Continuiamo ad essere competitivi anche di fronte a Nazioni che di solito nelle placing table delle rassegne internazionali ci finiscono davanti. L'anno prossimo tocca a noi organizzare in Italia questo Triangolare. Adesso, però, pensiamo al futuro, soprattutto a quello imminente perché l'onda azzurra non si ferma e ora deve preparasi per un'estate proiettata sui Mondiali under 20 a Tampere e sugli Europei under 18 a Gyor". a.g. www.fidal.it

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