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Su Runner's World la recensione di "Sempre con le ali ai Piedi"

  • Pubblicato: Martedì, 06 Febbraio 2018 15:40
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«Ci vuole un fisico bestiale per fare un lavoro come il mio, ma basta un fisico normale, adeguatamente allenato, per tentare e, quasi sempre, vincere l’impresa di portare a termine una maratona. Con un adeguato allenamento possiamo trovarci fianco a fianco in uno sforzo non solo sostenibile, ma straordinariamente piacevole».

Sempre con le ali ai piedi di Stefano Baldini è un piccolo grande libro: 42 brevi capitoli e 195 consigli per entrare in modo perfetto, anche dal punto di vista numerologico, nel mondo magico della maratona. Non inganni l’esiguità delle pagine che, al contrario, ne è il punto di forza, l’elemento che consente di puntare all’essenziale. Non un manuale, quindi, ma un libro che con tanta umiltà restituisce il “senso” di una passione, che poi è il senso di una vita dedicata allo sport. Certo, Baldini è Baldini, un campione inarrivabile che è riuscito a mietere successi straordinari fino alla mitica vittoria di Atene 2004 che Linus, nella sua prefazione, celebra facendone l’apologia: «Quella di Stefano non è stata solo una vittoria, ma una specie di sublimazione, l’apice di un percorso che non sarebbe stato più lo stesso».

Male la prima. La carriera di Baldini è eccezionale, certamente frutto di una genetica superlativa che lo ha dotato di tutte le qualità biomeccaniche indispensabili per competere ad alti livelli, ma anche di un carattere che gli ha consentito di affrontare i tanti momenti difficili, primo fra tutti, nel 1995, quello successivo alla sua prima maratona, a Venezia, chiusa con un deludente sesto posto finale, allorquando pensò di dire addio a quel genere di gare. «Più che battuto dagli avversari – scrive – mi sentivo battuto dalla distanza. La maratona era stata più forte di me e avevo la sensazione che non avrei mai potuto sconfiggerla». L’anno successivo per Stefano è «straordinario, con una forma fisica e mentale fantastica», tale da consentirgli brillanti affermazioni su pista; concedersi una seconda possibilità è del tutto ragionevole, ma ecco che l’esperienza successiva, se possibile, è ancora più devastante. La maratona di New York è «un naufragio totale. Sulla First Avenue, dopo 30 km corsi con buona lena, finii di colpo la benzina e iniziai a camminare. Ero così distrutto dai dolori alle gambe e dalla mancanza di energia che per rientrare in albergo mi ci volle un taxi». Una disfatta che avrebbe annientato chiunque, ma che per Stefano Baldini riesce a essere il punto di ripartenza. Baldini e il grande Luciano Gigliotti, suo allenatore, capiscono che bisogna avere il coraggio di cambiare, è ora di intraprendere un programma specifico per la maratona e dedicarle i successivi cinque mesi di durissimo lavoro. Così a Roma, finalmente, quella distanza tanto temibile è domata: Stefano è primo.

La forza di andare oltre. I successi da quel momento in poi si susseguono, ma non mancano problemi fisici grandi e piccoli. Le Olimpiadi di Sydney, poi, sono un flop clamoroso e il campione italiano vi arriva Papa e ne esce cardinale. Sconfortante e, ancora una volta, un bivio: «Mollare tutto e farsi un’altra vita, oppure ripartire da zero e mettere Atene nel mirino, allontanando di quattro anni il giorno nel quale attaccare le scarpe al chiodo». Nello sport praticato a quei livelli la delusione e la conseguente frustrazione sono cocenti, l’equilibrio è messo a dura prova dall’alternarsi di «molti momenti esaltanti ad altrettanti momenti deprimenti. È quindi fondamentale lavorare con la testa, mettere a punto la capacità di leggere le situazioni in modo lucido, esaltarsi e rammaricarsi il giusto, indipendentemente dallo stato di forma del momento». In tale ottica la capacità di interpretare e gestire le proprie emozioni maturata da Baldini è eccezionale e costituisce la forza propulsiva in grado di condurlo, nel 2004, al trionfo della medaglia olimpica di Atene, patria della maratona. Sono passati quasi quindici anni da allora e questo straordinario campione, tutt’altro che arroccato sulla torre d’avorio dei suoi mirabolanti successi, testimonia che «correre è facile, divertente, fa star bene» e continua a vivere la corsa con il piacere di un tempo, «felicemente immerso in questo fluttuare di giovani, di gente che si muove correndo, di gare di tutti i livelli, dal top dell’atletica alla corsa di paese».(http://www.runnersworld.it/libro-ali-piedi-baldini-6893)

Vuoi diventare un Asics FrontRunner? Hai tempo fino all'11 Febbraio.

  • Pubblicato: Martedì, 06 Febbraio 2018 15:19
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COSA SERVE PER ENTRARE NEL NOSTRO TEAM?

I membri del team ASICS FrontRunner sono Ambasciatori del movimento. Condividono la loro passione per il movimento, la corsa e lo sport. Ispirano. Motivano. Tanto offline quanto online. Vivono e amano semplicemente quello che stanno facendo: passano la maggior parte del loro tempo libero ad essere attivi e muovendosi e facendo muovere gli altri. Ti sembra familiare? Bene, allora dovresti considerare di unirti a noi e compilare alcuni dettagli nel nostro questionario. Vogliamo sapere di più su di te!

ESSERE UN ASICS FRONTRUNNER - QUALI VANTAGGI OTTENGO? Oltre ad appartenere ad una squadra che condivide la stessa passione per il movimento, ci sono molti altri vantaggi ad essere un ASICS FrontRunner, tra cui:

Accesso esclusivo alla nostra community internazionale ASICS FrontRunner


Fornitura stagionale gratuita di esclusivi capi e calzature da running ASICS FrontRunner


Partecipazione gratuita agli eventi ASICS


Avrai la possibilità di partecipare ad ASICS FrontRunner training camp internazionali


Scatti fotografici esclusivi


Accesso ad eventi esclusivi


Pettorali gratuiti per gare ASICS selezionate in tutto il mondo


Incontri con atleti di massimo livello


Consigli dagli esperti e dai professionisti ASICS FrontRunner


Riunioni della community degli ASICS FrontRunner (che saranno davvero divertenti)


Possibilità di partecipare alle nostre campagne promozionali e alle storie PR


Test prodotto (in molti casi relativi a prodotti pre-lancio)


Un sacco di ragioni per tenerti in movimento

PER QUANTO TEMPO FARÒ PARTE DEL TEAM? Il nostro obiettivo è motivarti a rimanere parte della squadra per un lungo periodo. In effetti, siamo felici di dire che molti dei nostri membri fanno parte della famiglia ASICS FrontRunner da anni. Per garantire che ognuno stia vivendo in pieno il movimento, si sia integrato con il resto della community e voglia ancora far parte del team, controlliamo tutti gli iscritti alla fine dell'anno. In caso di disinteresse per la comunità o nessuna partecipazione a gare o eventi (eccetto in caso di infortunio), in alcuni casi abbiamo purtroppo bisogno di escludere il membro dal guppo.

CHE TIPO DI IMPEGNO È RICHIESTO? Vorremmo vedere il nostro ASICS FrontRunner orgoglioso di appartenere a questa community esclusiva. Vorremmo vedere quell'orgoglio mediante la condivisione sui social media, durante eventi e manifestazioni. Dovresti essere un fan del marchio che indossi, dovresti provare i nostri capi e le nostre scarpe e se ti piacciono, raccontarli sul nostro blog e raccomandarli. Partecipare agli eventi del team almeno due volte all'anno, interagire e scambiare opinioni e interessi con il team, tanto offline quanto online. Rappresentare ASICS e il concetto di "Mens sana in corpore sano" come uno dei nostri "Ambassadors del movimento" all'interno del team ASICS FrontRunner, ispirare e motivare la comunità dei runner e degli sportivi. Produrre testi, immagini o video sulla tua passione.

POSSO AVERE ALTRI SPONSOR? Non ci sono problemi in caso di altri sponsor, basta che non siano dei competitor diretti di ASICS. Candidandoti a entrare nel nostro team, dichiari di non avere altri fornitori come sponsor. Nel caso in cui tu stia già collaborando con un altro fornitore, faccelo sapere.

Stefano su Sportweek per Asics

  • Pubblicato: Domenica, 14 Gennaio 2018 08:11
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Sportweek, il magazine di approfondimento di Gazzetta dello Sport che esce ogni sabato, dedica una pagina a Stefano, testimonial del brand Asics dall'anno 2000, per parlare e promuovere la nuova Gel Nimbus 20.

La mia recensione di Asics Gel Nimbus 20

  • Pubblicato: Giovedì, 11 Gennaio 2018 14:35
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E’ inutile negarlo, nella corsa, con gli anni che passano, le velocità di percorrenza e i tempi di appoggio al suolo si allungano. Si tratta di un andamento fisiologico assolutamente normale. Sta capitando anche a me, con la necessità di variare più spesso i modelli di scarpe da corsa rispetto ai 2 che abitualmente calzavo quando facevo 200km a settimana orientati alla performance massimale.

La GEL Nimbus taglia un traguardo importante come quello dei 20 anni, ed è una scarpa che sto utilizzando sempre più spesso nelle mie abituali uscite da 15km. La calzata è ottima, grazie alla tomaia a rete stampata in 3D, con il collo del piede morbido e perfettamente a suo agio grazie agli occhielli separati più deformabili. Rispetto al modello precedente si ha quasi la sensazione di aver bisogno di un mezzo numero in più e se la pianta del mio piede fosse appena più larga prenderei quella direzione.

Nella Nimbus c’è tutto quel che serve per esaltare la mia meccanica di corsa, dall’Adaptive GEL inserito nell’avampiede e nel tallone al perfetto connubio tra Speva e FlyteFoam che rendono l’intersuola della 20 la migliore da me mai provata in una scarpa neutra. Apprezzo da sempre la conchiglia esterna che mi offre un confort decisamente sopra la media e ospita l’inserto 3M fondamentale nelle uscite serali.

Ormai ci ho corso 350 km e le sensazioni sono ancora quelle del terzo allenamento, anche quando decido di cambiare ritmo, abbassare i tempi di appoggio a terra e concludere la mia uscita con delle variazioni di ritmo o in forte progressione. Il grip è al top, molto importante nei mesi invernali, da la sensazione di assoluto controllo e sicurezza in ogni appoggio e su tutti i terreni, nelle curve più strette e negli improvvisi cambi di direzione. Buon compleanno Nimbus 20.

Peso 305 g ▪ Differenziale di 10 mm ▪ Calzabilità ampia ▪ Calzabilità personalizzata ▪ Collo del piede morbido ▪ Protettivo ▪ Comfort eccezionale durante la corsa ▪ IGS ▪ Intersuola FluidRide ▪ Strato superiore in SpEVA ▪ Strato inferiore dell'intersuola in FlyteFoam ▪ Intersuola in SpEVA 45 ▪ Soletta interna in Ortholite X-40 ▪ Gel nell'avampiede e nel tallone ▪ Conchiglia del tallone esterna ▪ Guidance Trusstic ▪ Guidance Line ▪ 3M riflettente ▪ Ammortizzazione specifica per uomo/donna ▪ Da donna +3MM ▪ Suola in spugna di gomma AHAR ▪ Tassello del tallone in AHAR

Stefano fa visita al raduno U20 di Grosseto

  • Pubblicato: Sabato, 06 Gennaio 2018 09:34
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Gli azzurri del mezzofondo si allenano in Maremma

A Grosseto per preparare la nuova stagione. Il periodo festivo riunisce alcuni dei migliori giovani dell’atletica italiana, da martedì 2 a sabato 6 gennaio nel capoluogo della Maremma. In questo raduno nazionale sono convocati 41 azzurri fra lanciatori, mezzofondisti e marciatori, dai 15 ai 18 anni di età (nati dal 1999 al 2002) e quasi tutti accompagnati dai relativi tecnici personali, insieme a medici e fisioterapisti dello staff federale. Molto articolato il programma dello stage: non soltanto l’attività tecnica al campo Zauli, ma anche diversi test metabolici e muscolari di valutazione. Presente il direttore tecnico delle nazionali giovanili Stefano Baldini, olimpionico della maratona ad Atene 2004, affiancato come sempre dal suo vice Tonino Andreozzi e dal capitano delle squadre nazionali giovanili Gabriella Dorio, mentre nel settore lanci a coordinare l’attività c’è il tecnico maremmano Francesco Angius. “Dopo gli Europei under 20 della scorsa estate – dichiara Baldini – a Grosseto c’è un patrimonio che rimane, con due impianti rinnovati grazie agli investimenti che sono stati fatti. Torniamo in Maremma a due mesi dal raduno di novembre ed è utile monitorare la crescita dei ragazzi, visto che ormai siamo nel cuore della preparazione invernale. E poi qui gli allenatori personali sono presenti al 70 per cento, un dato che per noi è doppiamente importante: perché ai raduni ci si allena ad allenare e perché dimostra quanto questo tipo di attività sia apprezzato anche dal lato coach”. (ilgiunco.net)

Gli U20 dell'atletica in raduno a Formia e Grosseto

  • Pubblicato: Sabato, 06 Gennaio 2018 09:25
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Formia e Grosseto: l'onda azzurra in raduno

Gli Under 20 di Stefano Baldini iniziano il 2018 con 5 giorni di allenamento collegiale: "Mirino su Mondiali U20, Europei U18 e Olimpiadi Giovanili". Supera il 95% l’adesione ai due maxi raduni Under 20 di gennaio, convocati, dal 2 al 6 gennaio 2018, da Stefano Baldini nel Centro di Preparazione Olimpica Bruno Zauli di Formia e negli impianti di Grosseto che in estate hanno ospitato la rassegna continentale di categoria. Il Direttore Tecnico Giovanile e allo Sviluppo, che in questi giorni ha diviso la propria presenza fra le due sedi, snocciola cifre: “Sono presenti 98 dei 113 ragazzi convocati, un dato che ci gratifica dopo uno sforzo organizzativo non indifferente.

Abbiamo convocato i ragazzi il 16 novembre, volutamente con grande anticipo, e ricevuto il pieno supporto delle società. Gli allenatori personali sono presenti al 70%, un dato che per noi è doppiamente importante: perché ai raduni ci si allena ad allenare, e perché dimostra quanto questo tipo di attività sia apprezzato anche dal lato coach”. La lettera di chiamata è arrivata a 113 azzurrini: il più numeroso è il gruppo di Formia (72 convocati), che in questi primi giorni dell’anno vede al lavoro sprinter, ostacolisti, saltatori e multiplisti, mentre in Maremma si allenano mezzofondisti (che così possono sfruttare la vicina pineta), lanciatori e marciatori. I ragazzi si allenano e svolgono i test metabolici, ma si confrontano anche con nutrizionisti e psicologi e, sempre in tandem con i propri allenatori, con lo staff medico e fisioterapico per risolvere o anticipare eventuali problematiche. A fianco dell’oro olimpico di Atene 2004, come sempre, il vice DT Tonino Andreozzi e il capitano delle squadre giovanili Gabriella Dorio. “Siamo a pieno regime – continua Baldini - e con lo staff al gran completo, arricchito anche dalla presenza del Medico Federale dott. Andrea Billi e della dott.ssa Antonella Ferrario per la parte di valutazione e recupero infortuni”. In raduno dunque, per sfruttare al meglio la pausa dagli impegni scolastici e lanciarsi verso un 2018 che si preannuncia impegnativo, con tre grandi appuntamenti internazionali segnati in calendario: “Parteciperemo ai Mondiali U20, agli Europei U18 e alle Olimpiadi Giovanili. Non andremo invece alla Gymnasiade di Marrakech, perché l’agenda degli allievi è già fitta: con loro puntiamo sulla rassegna continentale di Gyor, in Ungheria, e sulle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires”. Nel primo caso gli standard permetteranno una partecipazione ampia, in linea con l'ultima edizione. Più selettiva – anche per il sistema di griglie IAAF – sarà invece la partecipazione alla rassegna a Cinque Cerchi in Argentina. Gli Under 20, invece, hanno già il mirino puntato su Tampere per la rassegna iridata: “Dove vogliamo una partecipazione estesa ma qualificata, con atleti in grado di passare almeno un turno o, nei concorsi, di puntare a un posto in finale. Per la Finlandia partiranno pochissimi allievi, solo quelli inseriti nelle quattro staffette”.

GIOVANI: LE DATE DELLA STAGIONE INTERNAZIONALE 2018 - Campionati Europei under 18 - Gyor (HUN), 5-8 luglio 2018 - Campionati Mondiali under 20 - Tampere (FIN), 10-15 luglio 2018 - Olimpiadi giovanili (under 18), Buenos Aires (ARG), 11-17 ottobre 2018 (fidal.it)

2017: l'onda azzurra dei giovani

  • Pubblicato: Sabato, 30 Dicembre 2017 16:35
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9 medaglie italiane agli Europei under 20 di Grosseto, 8 in quelli under 23 di Bydgoszcz e all’Eyof di Gyor nella stagione appena conclusa

di Nazareno Orlandi

Eguagliato il maggior numero di medaglie mai vinte agli Europei under 20. Pareggiato il massimo bottino di podi mai raggiunto agli Europei under 23. Come altro fotografare, se non con questi due clic, la stagione dei giovani azzurri? C’è profumo di futuro sulle piste d’atletica di tutta Italia e nel 2017 lo si è respirato a furia di medaglie, di primati e di emozioni travolgenti nelle rassegne di categoria, da Grosseto a Bydgoszcz, passando per Gyor e Samorin. Ma al di là dei numeri, pur decisivi per scattare il selfie dei dodici mesi che stiamo per salutare, quello che rimane negli occhi è l’entusiasmo, lo spirito di gruppo, il lavoro quotidiano della “cantera” azzurra per tenere fede al ricambio generazionale ormai ampiamente in corso.

Obiettivo 2018. Quando si ospita una rassegna continentale come quella di Grosseto, con il luccichio degli under 20 migliori d’Europa, e si conquista la prima piazza nel medagliere maschile, è il segnale che la via tracciata dal d.t. delle squadre giovanili Stefano Baldini, con il supporto di tutta la struttura tecnica, è quella giusta. Lo stesso può dirsi per il medesimo risultato centrato in Polonia. Tra conferme e novità, l’annata ha evidenziato il confortante stato di salute di cui gode il settore, che deve servire da stimolo e da traino per tutto l’ambiente, con l’obiettivo di rimettersi in marcia anche nelle competizioni assolute già a partire dagli Europei di Berlino 2018 quando molti dei giovani interpreti di questa stagione potranno regalarsi il salto di qualità. Nel mappamondo del prossimo anno vanno segnate anche Marrakech per le Gymnasiadi (4-8 maggio 2018), Gyor per gli Europei under 18 (5-8 luglio), Tampere per i Mondiali under 20 (10-15 luglio), Buenos Aires per le Olimpiadi giovanili (11-17 ottobre).

Tris tricolore. Alcuni degli azzurrini, già in questo 2017, si sono meritati la platea internazionale globale, la vetrina scintillante dei Mondiali di Londra. Automatico pensare a quel fenomeno della natura di Filippo Tortu e alla stagione pazzesca che ha vissuto, oscillata tra l’urlo del nuovo record italiano junior dei 100 metri siglato a Savona il 25 maggio (10.15/0.9) e l’abisso dell’infortunio alla caviglia sinistra nella serata del Golden Gala (20.34/0.6 sui 200, quarto azzurro di sempre) che poteva costargli Grosseto e il sogno di Londra. Il brianzolo delle meraviglie ha dribblato la sfortuna che lo stava aspettando sull’ultimo gradino della scalinata di piazza di Spagna e in poche settimane - pur privo della condizione ideale - ha trafitto il vento di Grosseto (10.73/-4.3) per diventare il ragazzo più veloce d’Europa. Qualche settimana dopo, al debutto tra i grandi del mondo nella City, si è spinto fino alla semifinale dei 200 metri (20.62/2.1) e ha assaporato le sensazioni che gli torneranno utilissime nella prossima avventura tra le frecce dell’Olympiastadion. Stesso campo di allenamento di Tortu (Giussano), stesso vizietto: l’oro. Quando un giorno Vladimir Aceti ripenserà a questo 2017 la pelle si riempirà di brividi. La sua apoteosi di Grosseto è tra le maggiori imprese di tutta l’atletica italiana: il biondo venuto dalla Russia, adottato a cinque anni da una famiglia brianzola, si è catapultato per la prima volta sotto i 46 secondi nei 400 metri. Primo junior italiano a osare così tanto, infrangendo dopo sei anni il primato che era detenuto da Michele Tricca: con 45.92 ha scompaginato le ambizioni di tutta la concorrenza del continente e fatto sgolare i compagni di squadra durante Mameli. Bellissimo. Titolo europeo individuale, ma non solo, perché con la sua forma straripante ha pure lanciato la 4x400 che ha fatto esplodere lo Zecchini nell’ultima gara in programma agli Eurojunior. Un finale da film. L’esplosione di una stella.

L’oro di Bydgoszcz. Per restare agli ori, che spettacolo la tripletta Crippa-Chiappinelli-Folorunso agli Europei U23 di Bydgoszcz. Yeman Crippa arrivava in Polonia forte di un primato assoluto in tasca, quello dei 5000 indoor firmato a Birmingham (13:23.99, trentacinque anni dopo Venanzio Ortis) nel pomeriggio in cui Mo Farah ritoccava il record europeo e regalava al trentino la canotta: quella che fa bella mostra in camera di Yeman insieme al bouquet di medaglie europee (adesso dieci). Il Crippa di Bydgoszcz è soprattutto la linguaccia mostrata al traguardo dei 5000: un’esultanza incontenibile al termine di una rimonta-show, dopo averne inceneriti quattro nel rettilineo finale con un cambio di passo che a molti ha ricordato quello di Cova ai Mondiali di Helsinki del 1983. Con il bronzo di fine anno a Samorin, agli Eurocross, ha infilato il poker di podi consecutivi tra i prati, ma la rabbia che gli ha lasciato la medaglia d’oro sfumata potrà solleticare la sua fame di successi. Yoghi Chiappinelli terrà a memoria soprattutto due frame: la notte del Golden Gala col suo personal best dei 3000 siepi (8:27.34), quanto bastava per danzare al ballo dei debuttanti di Londra, e la finale di Bydgoszcz, gestita con saggezza sulla pista che l’anno precedente lo aveva visto quinto ai Mondiali tra gli under 20. Il suo esordio iridato assoluto è stata la prima nuotata nelle acque in cui dovrà tuffarsi con costanza dal 2018, come anche per Ayo Folorunso che nelle rassegne giovanili ha fatto scorpacciata di medaglie, per la prima volta del metallo più prezioso: al titolo europeo vinto in Polonia nei 400 ostacoli ha pure aggiunto il trionfo alle Universiadi di Taipei con lo stagionale di 55.63, nonostante qualche problema fisico l’abbia limitata nel mese di giugno.

Generazione Grosseto. Grosseto, wow! La banda dell’Italia Team si è scatenata: oltre ai tre ori, anche cinque argenti e un bronzo, per un totale di 24 piazzamenti tra i primi otto. Il 2017 ha dato visibilità e il giusto riconoscimento a tanti junior e allievi che costituiscono l’intelaiatura della nazionale che verrà. Spaziale il campionato europeo di Alessandro Sibilio, di nuovo a medaglia, dopo il titolo di Tbilisi 2016: argento in Maremma nei 400 ostacoli con una rimonta strepitosa nel rettilineo conclusivo. Ma per completare l’esordio-bomba nella nuova categoria - il prossimo anno potrà stupire anche ai Mondiali under 20 - il napoletano ha aggiunto l’epica cavalcata nell’ultima frazione della staffetta 4x400 coniando quello che ormai è un marchio di fabbrica: l’Effetto-Sibilio. Nel dream team, oltre al già citato Aceti, va sottolineato anche il contributo di Edoardo Scotti ancora in età da allievo, capace quest’anno di sbriciolare i primati nazionali under 18 dei 400 sia al coperto (47.77) che all’aperto (46.87), e di Klaudio Gjetja, a testimonianza della profondità del settore. Altre due le conferme post-Tbilisi. Andrea Dallavalle addirittura avrebbe potuto ritrovarsi in mezzo ai gladiatori di Londra con il 16,87 graffiato a Grosseto, sorprendente minimo mondiale e miglioramento-monstre: il piacentino a inizio giugno contava ancora su un personale di 15,81, azzannato in Toscana tra Firenze (16,46 ai Tricolori junior) e Grosseto (Europei U20), prima di rinunciare alla rassegna iridata preferendo non affrettare i tempi. Colpo dopo colpo, anche Carolina Viscaha strattonato le liste all-time, nel giavellotto, fino a fissare per ora il record italiano junior a 56,15 e a replicare l’argento vinto un anno prima in Georgia, con vista sul mondiale finlandese del 2018 da prendere a spallate. Nei 10.000 l’Italia ha scoperto il talento di Sergiy Polikarpenko che mentre continua a sfogliare la margherita tra atletica e triathlon si è concesso una soddisfazione mica da ridere: argento. Il bronzo di un’altra figlia d’arte come Nadia Battocletti sui 3000 è stato un festival di energia e grinta, ma non l’unico acuto della millennial trentina che agli Eurocross di Samorin ha saputo condurre il sestetto azzurro under 20 a uno storico argento a squadre con il quinto posto individuale e ha pure festeggiato l’oro alla WMRA International Youth Cup di Gagliano del Capo come Alain Cavagna (e a proposito di corsa in montagna: Daniel Pattis gambe d’argento tra i Mondiali di Premana e gli Europei di Kamnik). Grosseto ha esaltato un’altra staffetta. Soltanto la Germania è stata inarrivabile per gli eccentrici moschettieri della 4x100: con Tortu anche Alessandro Zlatan, Nicolas Artuso e Mario Marchei, primatisti italiani (39.50) ventidue anni dopo Alaimo-Ibba-Paggi-Comparini a Nyiregyhaza. Da record anche le reginette della 4x400 (Rebecca Borga, Linda Olivieri, Elisabetta Vandi, Ilaria Verderioseste in 3:35.86). Ha mancato la medaglia (quarta allo Zecchini) ma non si può non menzionare la capitana femminile Elisa Di Lazzaro, inarrestabile nella prima parte dell’anno con un primato dietro l’altro nei 60 ostacoli (8.22) e nei 100 ostacoli (13.24/0.8), oppure - sempre con uno sguardo complessivo sulla stagione - le nuove speranze della velocità Sofia Bonicalza (primato italiano junior indoor sui 200, 23.96) e Dalia Kaddari (record allieve sui 200, 23.68/0.5, a 17 anni dalla Calì). Da Grosseto a Gyor, nello stadio degli Europei allievi 2018, in Ungheria, gli azzurrini hanno raccolto otto medaglie all’Eyof con lo squillo di Diletta Fortuna nel disco e la doppia gioia di Carmelo Musci tra peso (argento) e disco (peso).

Promesse da podio. Del terzetto Yeman, Yoghi, Ayo s’è detto. Ma Bydgoszcz (tre ori, tre argenti, due bronzi, 29 finalisti) è stata terra di conquista non soltanto per loro. Entrato a febbraio nell’olimpo degli ottometristi italiani del lungo (8,05 nella strabiliante finale degli Assoluti indoor di Ancona con anche Jacobs e Howe sopra gli 8 metri), Filippo Randazzo mirava al bersaglio grosso agli Europeri under 23, e un certo fastidio per quest’argento (7,98/2.1) non l’ha mai nascosto. Ha sorriso, e tanto, un ritrovato Ahmed Abdelwahed, rinato con il trasferimento a Camerino dopo due anni ai box, argento nei 3000 siepi per completare la doppietta azzurra con Chiappinelli. È stata anche la stagione della rivelazione Christian Falocchi che in inverno si è guadagnato il passepartout degli Euroindoor di Belgrado quando ancora non aveva mai indossato l’azzurro e che in estate si è unito al club dei medagliati giovanili azzurri dell’alto (con il pb outdoor di 2,24). In Polonia anche i sigilli di altri due atleti già vincitori di medaglie in contesti internazionali: di bronzo il peso di Sebastiano Bianchetti così come l’alto di Erika Furlani, salita in stagione all’1,92 valido per il vestito da sera di Londra. Nella categoria, frizzante il 2017 dei lanci con le nuove migliori prestazioni italiane di Daisy Osakue (disco, 58,06), Paola Padovan(giavellotto, 57,21) e Sara Fantini (martello, 68,24) protagonista della squadra under 23 per la prima volta sul podio della Coppa Europa di lanci, in Spagna, a Las Palmas.

MEDAGLIERE GIOVANILE 2017 Campionati Europei under 20, Grosseto 3 ori: Filippo Tortu (100), Vladimir Aceti (400), Vladimir Aceti, Edoardo Scotti, Klaudio Gjetja, Alessandro Sibilio (4x400) 5 argenti: Sergiy Polikarpenko (10.000), Alessandro Sibilio (400hs), Andrea Dallavalle (triplo), Alexandru Zlatan, Nicholas Artuso, Mario Marchei, Filippo Tortu (4x100), Carolina Visca (giavellotto) 1 bronzo: Nadia Battocletti (3000)

Campionati Europei under 23, Bydgoszcz (Polonia) 3 ori: Yeman Crippa (5000), Yohanes Chiappinelli (3000 siepi), Ayomide Folorunso (400hs) 3 argenti: Ahmed Abdelwahed (3000 siepi), Christian Falocchi (alto), Filippo Randazzo (lungo) 2 bronzi: Sebastiano Bianchetti (peso), Erika Furlani (alto)

Festival olimpico della gioventù europea, Gyor (Ungheria) 1 oro: Diletta Fortuna (disco) 2 argenti: Giuseppe Filpi (110hs), Carmelo Musci (peso) 5 bronzi: Enrico Sancin (100), Ivan De Angelis (asta), Davide Favro (triplo), Carmelo Musci (disco), Assia El Maazi (2000 siepi)

Campionati Europei di corsa campestre, Samorin (Slovacchia) 1 argento: Nadia Battocletti, Francesca Tommasi, Elisa Cherubini, Micol Majori, Laura De Marco, Ludovica Cavalli (squadra under 20) 1 bronzo: Yeman Crippa (under 23)

Campionati Mondiali di corsa in montagna, Premana 1 argento: Daniel Pattis (under 20) 2 bronzi: Daniel Pattis, Andrea Prandi, Andrea Rostan, Stefano Martinelli (squadra under 20), Paola Varano, Linda Palumbo, Gaia Colli, Anna Frigerio (squadra under 20)

Campionati Europei di corsa in montagna, Kamnik (Slovenia) 1 oro: Daniel Pattis, Andrea Prandi, Andrea Rostan, Matteo Bonzi (squadra under 20) 1 argento: Daniel Pattis (under 20) 1 bronzo: Andrea Prandi (under 20)

International Mountain Running Youth Cup, Gagliano del Capo 3 ori: Alain Cavagna (individuale), Nadia Battocletti (individuale), Nadia Battocletti, Francesca Annoni, Emma Garber, Ludovica Cavalli, Samantha Bertolina (squadra femminile) 1 argento: Alain Cavagna, Andrea Rota, Alessandro Rossi, Alderico Tonin (squadra maschile)

www.fidal.it Foto Colombo/Fidal

stefanobaldini.net vi augura Buone Feste

  • Pubblicato: Domenica, 24 Dicembre 2017 14:36
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L'augurio più affettuoso di passare un periodo di serene Festività, a tutti gli amici, da Stefano e dallo Staff di stefanobaldini.net.....sempre di corsa.

Asics festeggia i vent'anni della Gel Nimbus

  • Pubblicato: Venerdì, 22 Dicembre 2017 22:49
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La regina delle scarpe da corsa si presenta in una nuova versione più tecnologica e avvolgente. A raccontarla lo storico ambassador Stefano Baldini Per molti, se non per tutti, la serie Gel Nimbus di Asics è sinonimo di running. Uno dei migliori modelli di scarpa da corsa di sempre, buona davvero per tutti. La serie compie ora vent’anni e introduce una grande quantità di miglioramenti per la nuova edizione. Sempre sotto il cappello della filosofia del padre storico Kihachiro Onitsuka, che ha fondato il gruppo nel 1949 e nel 1977, dopo una fusione, ha mutato il nome in Asics, Anima sana in corpore sano: il punto di partenza per immaginare e realizzare ogni prodotto è infatti quello di osservare e analizzare i movimenti del corpo umano. Dunque la Gel Nimbus festeggia un compleanno importante con un aggiornamento, già disponibile nei negozi (180 euro), che riparte dalle ultime modifiche – soprattutto quelle lanciate nel 2014 – per introdurre una nuova tomaia realizzata in un nuovo Gradient Jacquard mesh che la rende più leggera e traspirante. Ricorda un tessuto knit ma si tratta di un materiale diverso, per giunta con rinforzi termosaldati nelle parti più critiche che allungano la vita alla scarpa. Del progetto fanno parte anche sovrapposizioni strategiche stampate in 3D. Migliora anche la vestibilità, viene rinnovato il collare sul tallone e il disegno appare più avvolgente. Si rivede l’intersuola in Flytefoam, viene introdotta la mescola in SpEva a contatto col piede e non manca ovviamente il gel su talloni e metatarsi. Gel Nimbus 20 ha fatto una cura dimagrante: pesa poco più di 300 grammi, la versione femminile(realizzata secondo i parametri del “Plus 3 and Gender Specific Cushioning”) 250. La differenza fondamentale è l’intersuola diversa, con un drop di 13 millimetri. Stefano Baldini, storico ambassador del brand, a distanza di 13 anni dal suo successo olimpico della maratona di Atene (era il 2004) celebra oggi la ricorrenza della regina delle calzature da corsa:«Una dimostrazione della longevità e dell’affetto di cui gode il marchio tra gli sportivi di tutto il mondo – racconta una nota dell’azienda – la Nimbus, il cui significato è “Nuvola” è la scarpa in grado di librarsi in aria, di rendere leggera e fluida ogni singola movenza, elevando ogni individuo ad una dimensione finora inesplorata». Prima di lui un altro gigante del fondo aveva indossato un paio di Asics per una vittoria leggendaria. Nel lontano 1960 il maratoneta etiope Abebe Bikila raggiunse infatti la fama dopo aver vinto a Roma la maratona olimpica a piedi scalzi. È proprio dopo questo traguardo che venne convinto da Onitsuka in persona a indossare un suo modello di scarpe alle Olimpiadi di Tokyo di quattro anni dopo, dove replica gloriosamente la vittoria. «Il nostro obiettivo con la Nimbus è sempre stato quello di farli correre più leggeri e comodi, quasi come se fosse in una nuvola – ha non ha caso commentato Gerard Klein, Senior general manager, global performance running footwear, Asics Corporation – Non a caso in latino Nimbus significa “nuvola”».(Simone Cosmi, vanityfair.it)

Europei di Cross a Samorin, Italia doppio podio

  • Pubblicato: Domenica, 10 Dicembre 2017 22:40
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Il Direttore Tecnico del settore giovanile e allo Sviluppo Stefano Baldini traccia il bilancio della squadra azzurra a Samorin (guarda il video).

L'Italia dell'atletica saluta la 24esima edizione dei Campionati Europei di corsa campestre con due medaglie al collo: il bronzo under 23 di Yeman Crippa e il bell'argento della squadra under 20 femminile che mai era salita sul podio della rassegna continentale. Per il Direttore Tecnico del settore giovanile e allo Sviluppo Stefano Baldini è tempo di bilanci sulla spedizione azzurra che ha appena affrontato la trasferta di Samorin (Slovacchia). "E' stata una manifestazione - spiega l'olimpionico di maratona ad Atene 2004 - che ci ha presentato un percorso molto veloce, sicuramente non tra i nostri preferiti in questa fase della stagione. Siamo arrivati vicini al target ideale che avevamo preventivato che era quello di una medaglia individuale e una a squadre tra gli under 23 e una con le under 20. Ci siamo andati vicino anche grazie a un gruppo di giovani ragazze come la Battocletti e la Tommasi che quest'anno avevamo già messo alla prova ai Mondiali di cross a Kampala". Crippa di nuovo a medaglia, la decima della sua giovane carriera nelle categorie under, anche se le sue ambizioni puntavano più in alto. Fuori dal podio il "dream team" degli under 23. Che cosa è successo? "E' mancato qualcosa nella squadra. Ad esempio Chiappinelli mi sarebbe piaciuto vederlo più avanti, ora è demoralizzato, ma sono sicuro che saprà trarre insegnamento da questa esperienza. Yeman ha corso molto bene, ma si è trovato di fronte un campionato di altissimo livello con avversari molto determinati e in crescita. Qui non ti aspetta nessuno se non sei al 100% per di più in una giornata come questa segnata da freddo e vento. Del resto, quando sei l'uomo faro della gara è giusto prendere in mano la situazione e fare pure poi i conti con i rischi che comporta". Tra i seniores, Samorin 2017 ha visto puntualmente sotto i riflettori le super potenze del cross del Vecchio Continente. Entrambe le formazioni azzurre devono, invece, accontentarsi del nono posto, con la staffetta mista sesta. "Abbiamo visto una Gran Bretagna che si conferma al vertice del medagliere e una Turchia che vince con tanti atleti naturalizzati. A livello senior noi abbiamo faticato, anche perché nelle tre prove di selezione non si è vista una grande partecipazione in questa categoria e qui abbiamo raccolto quello che abbiamo seminato. OK comunque Lorenzo Dini che, malgrado una caduta in avvio, ha saputo gestire la situazione e rimontare. Bene la capitana Valeria Roffino che si è espressa al suo livello. C'è da lavorare, ma all'orizzonte ci sono giovani leve che confidiamo potranno dare nuova energia alle squadre assolute". (fidal.it) a.g.

Europei di Cross, azzurri pronti a lottare.

  • Pubblicato: Sabato, 09 Dicembre 2017 22:32
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Europei Cross: azzurri pronti a lottare

La squadra italiana è alla vigilia della rassegna continentale di corsa campestre a Samorin in Slovacchia

di Alessio Giovannini

Campionati Europei di corsa campestre, domani è il gran giorno. La 24esima edizione della rassegna continentale prenderà il via domenica 10 dicembre sui prati di Samorin (Slovacchia). In mattinata gli azzurri hanno svolto il warm-up del percorso che si snoda nel cuore dell'attrezzatissimo ippodromo che caratterizza l'impianto in cui spicca la gigantesca statua argentata di un cavallo al galoppo. Non lontano c'è il Danubio, l'aria è tipicamente invernale con un vento gelido che a tratti spettina il tracciato. Il fondo è pianeggiante e al 90% erboso con una serie di ostacoli artificiali (tre dossi e altrettanti tronchi, oltre a un passaggio in piccola pozza d'acqua) e culmina con un tratto sulla terra dell'anello dell'ippodromo. Per Yeman Crippa la giornata è, quindi, continuata con la conferenza stampa in cui l'azzurro ha fatto centro con la battuta pronta e il suo sorriso da guascone per poi essere richiestissimo dalle varie tv straniere accreditate. A tutta la squadra è giunto anche un messaggio speciale da parte di Gabriele Meucci, Ambasciatore d'Italia a Bratislava: "Portate con orgoglio fino al traguardo il nostro tricolore". Sarà l'obiettivo di ogni azzurro in gara domani. Si comincia alle 9 in punto e l'Italia Team schiera un totale di 36 atleti con una formazione in ogni categoria (senior, under 23 e under 20, maschili e femminili) per concludere alle 13:10 con la novità della staffetta mista.

BALDINI: "AZZURRI PRONTI A GALOPPARE" (guarda il video) Il Direttore Tecnico del settore giovanile e allo Svilippo Stefano Baldini non ha perso un attimo ed è subito andato a fare un giro sul percorso di Samorin: “Siamo in un ippodromo e quindi gli azzurri dovranno essere pronti a galoppare. Ci aspettavamo un percorso veloce come questo, in un bell’impianto, con un’erba che tiene nonostante la neve della scorsa settimana e un po’ di pioggia negli ultimi giorni. Le nostre gare di selezione si sono svolte su tracciati di tipo diverso, che hanno comunque messo in luce le potenzialità degli atleti in questo momento, e sono abbastanza fiducioso. Mi viene quasi voglia di correre!”. “La squadra maschile under 23 in questi anni - continua l'olimpionico di maratona di Atene 2004 - ci ha portato grosse soddisfazioni. Attualmente i ragazzi stanno tutti bene ed è un’Italia che mi piace. Però nella campestre, soprattutto in questa fase della stagione, è difficile riuscire a dire cosa possiamo fare qui. È un po’ il bello degli Europei di cross: arrivare e mettersi alla prova praticamente al buio, senza conoscere esattamente la situazione degli avversari, perché è da un po’ di tempo che i ragazzi non si confrontano a livello internazionale”. “Credo che anche le due formazioni under 20 siano competitive. Al femminile con Nadia Battocletti e Francesca Tommasi in buona condizione, tra gli uomini il gruppo è molto compatto con Sergiy Polikarpenko in grande crescita. E possiamo dire la nostra a livello di team anche nella gara under 23 femminile. Da quest’anno 3 atleti portano punteggio, non più 4, quindi dobbiamo cambiare anche il nostro modo di pensare. Il nostro quarto o quinto atleta deve lottare fino in fondo, perché può togliere punti preziosi alle altre squadre”.(fidal.it)

Stefano, con Garmin, testomonial di "Moovin' Bergamo"

  • Pubblicato: Martedì, 05 Dicembre 2017 22:08
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Anche Stefano Baldini, campione olimpico di maratona all’edizione dei Giochi di Atene, partecipa a “Moovin’ Bergamo” il progetto voluto da Ats, Comune di Bergamo e Università degli Studi di Bergamo per invitare la cittadinanza al movimento, base di una vita attiva e salutare. Una vera e propria squadra che comprende anche il gruppo SESAAB con il compito di coinvolgere la popolazione, Garmin, azienda leader nel settore della tecnologia GPS e dispositivi outdoor ed Eco Race Events, società organizzatrice di alcune delle più importanti manifestazioni sportive del territorio. Obiettivo di Moovin’ Bergamo è di riuscire a incentivare su larga scala l’attività fisica, riconosciuta come un «comportamento sociale» da stimolare e sostenere. Consce di quanto sia importante muoversi, sempre più persone, infatti, si dedicano all’attività fisica, ma solo il 35,5% - secondo i dati rilevati dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute – in Lombardia, raggiungono il livello soglia raccomandato, ovvero: fanno moto per 30 minuti al giorno, almeno 5 volte alla settimana. Il 42,6% rientra nella fascia dei «parzialmente attivi», ma, ancor più grave, il 21% può essere definito un «sedentario». Proprio per combattere la sedentarietà, fattore di rischio per molte malattie croniche, si è deciso di puntare sulla competizione. Il progetto, che durerà un mese – i dall’aprile al maggio 2018 – si baserà sul lancio di un contest che monitorerà il movimento a piedi dei partecipanti. I cittadini della provincia e della città di Bergamo saranno coinvolti in una vera propria e competizione, sia individualmente che all’interno di gruppi, con protagonista l’attività fisica e i suoi efficaci risultati. Lo strumento tecnologico per il monitoraggio del movimento sarà finanziato da Garmin, che ha stanziato la somma di 5.000 euro per premiare la migliore app per la rilevazione e l’organizzazione dei dati rilevati durante il periodo del contest. A poter partecipare alla gara saranno studenti o ex studenti neolaureati e ancora privi di impiego che abbiano compiuto gli studi all’Università di Bergamo o che siano residenti sul territorio della Provincia di Bergamo. Tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione alla gara per la realizzazione della app sono disponibili sul sito www.moovinbergamo.it. In attesa del fischio d’inizio, sul sito di Moovin’ Bergamo sarà inoltre possibile inserire il proprio indirizzo mail per rimanere aggiornati sulle tappe del progetto. Stefano Baldini, uno dei personaggi di maggior spicco della storia dell’atletica leggera in Italia: con la sua straordinaria carriera agonistica, in cui spiccano la vittoria della maratona olimpica di Atene all’edizione 2004 dei Giochi e il tempo di 2h07’22” che lo colloca in cima alla classifica dei maratoneti italiani di tutti i tempi, Stefano è un emblema dell’attività motoria portata al massimo delle potenzialità umane. Ancora oggi un modello e una guida in ambito agonistico in virtù del suo ruolo di Direttore Tecnico Giovanile e per lo Sviluppo della Federazione Italiana di Atletica, Stefano è ambassador di Garmin, marchio con cui la collaborazione è nata “naturalmente” data la condivisione di principi morali e sportivi, nonché la sensibilità nella promozione di attività che favoriscono uno stile di vita attivo e salutare. (mi-lorenteggio.com)

A Baldini il Memorial Chiarino Cimurri

  • Pubblicato: Mercoledì, 29 Novembre 2017 21:51
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Non passa l’affetto nei confronti del comitato Orgoglio Reggiano onlus, presieduto da Angelo Zanetti: un gruppo di tifosi della Reggiana che da 13 anni mette in campo l’iniziativa Galà dello Sport e della solidarietà, andato in scena ieri sera alla Sala Maramotti di Albinea. 300 i cittadini e gli sportivi riuniti nel nome della beneficenza: il ricavato di quest’anno andrà alla coop sociale Anemos. La serata è scivolata via piacevolmente tra vari interventi (tra cui quelli dell’assessore allo Sport di Albinea Simone Caprari, dei genitori e dei ragazzi di Anemos, dell’ex pilota reggiano di Formula 1 Mauro Baldi) e la tradizionale asta: alcuni sportivi hanno donato le loro maglie perchè fossero vendute per beneficenza. Tra le altre, sono state ‘battute’ le maglie di Carlini e di Spanò della Reggiana, nonché quella di Stefano Baldini: al maratoneta è stato assegnato il Memorial Chiarino Cimurri di quest’anno. La consegna da parte della famiglia Cimurri. (guarda l’intervista) (reggionline.it)