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L' odissea Roma-Ostia

Raccontare questa Roma-Ostia 2004 resta per me difficile: ci sono stati talmente tanti casini che non so da dove cominciare. Innanzitutto sono già contento di aver gareggiato perchè ad un certo punto non credevo nemmeno di esserci: dovevo infatti raggiungere Roma in aereo sabato pomeriggio, ma il maltempo ha fatto si che la competizione più difficile l'abbia corsa proprio quel giorno, obiettivo raggiungere i miei compagni di gara alla caserma delle Fiamme Gialle vicino a Ostia. Constatata verso mezzogiorno l'impossibilità di una riapertura dell'aeroporto di Bologna a causa di una tormenta di neve che non pareva finire mai, decido di passare a prendere in macchina Luciano Gigliotti (il mio coach) e recarmi in stazione per raggiungere Roma in treno, che a dirsi è una stupidaggine, ma il risultato è stato che ho messo i piedi sul binario 5 della stazione Termini a mezzanotte e mezza. Poi, superando un ingorgo causato dal concerto di Baglioni, sono andato a letto quasi alle due. Solita sveglia tre ore prima della gara (quindi alle 6,30), colazione e via in autobus fino all'Eur. Fiocchi bianchi cadevano alla partenza, ma non erano fastidiosi quanto quelli che avevano imbiancato i primi 6 km del percorso tre ore prima e la neve, sciogliendosi, era diventata acqua ghiacciata, che sulle gambe ha avuto l'effetto di indurirle parecchio. Così sono stati i primi 10 km, con i due keniani (Kirui e Songoka) a strappare in salita e staccarci (io e Daniele) su quella del camping. Solo al 10° km ho iniziato a correre meglio, più decontratto, perchè prima sembrava una gara di diecimila metri, tutta tira e molla. Sono rimasto solo al 12° km, sempre a 8/10" da Songoka mentre Kirui volava via e faceva un gran crono. Gli ultimi km sono stati molto duri, con le energie finite da un pezzo e Songoka che non si avvicinava neanche un metro. I parziali sono stati ottimi fino al 15° km (43'31") e questo è positivo in previsione maratona, mentre nel finale sono un pò calato; il terzo posto è u' iniezione di fiducia. Il tempo finale, 1h01'48" è buono sommando tutte le peripezie di questi due giorni, quindi adesso posso ripartire per Windhoek con serenità e motivazione verso le ultime settimane, che sono le più importanti, prima di Londra. Ci sentiamo dalla Namibia. Ciao e a presto.

Roma-Ostia, bella "mezza".

Provo a pensare a quante "mezze" ho corso in vita mia, non sono tantissime a dir la verità, forse meno di venti in tutto, quasi quasi ho fatto più maratone. Sarà che tante volte si testa la condizione con gare più brevi e le distanze da maratona si fanno in allenamento. Ma la 21097 metri resta una gara che gradisco tantissimo per via di trascorsi gloriosi (come la medaglia d'oro ai Mondiali di Palma de Maiorca 1996) e crono di un certo livello (12 volte sotto 1h02');. Delle mezze cui ho partecipato due danno ricordi particolari: Lisbona, dove ho corso 3 volte (2° nel 97) con tempi sempre buoni, e la Roma-Ostia, che ho fatto solo due volte, ma con una vittoria e un terzo posto. Di quella del 1997 le cose migliori: venivo dal ritiro della Maratona di New York dove vinse Leone ed ero il Campione Mondiale in carica sulla distanza; entrambi eravamo al via dopo il rientro da un raduno in Namibia (il primo della serie) dove il caldo l'aveva fatta da padrone e la condizione non pareva al massimo. Si sa, quando vai ad allenarti in un posto nuovo non conosci le reazioni del rientro, diciamo che le immagini. Fatto sta che corsi i primi 10 km malissimo, con le gambe che non rispondevano, e al passaggio di metà gara l'organizzatore, Luciano Duchi, ci dice che siamo transitati in 31'00" e che possiamo fare il record italiano (1h01'03" di Modica); io faccio 2+2 e penso: "Come posso fare 30' netti da qui alla fine se sono già stanco?". Invece accade che finalmente a Casal Palocco le gambe si sbloccano all'improvviso come spesso mi è capitato al rientro da stages in altura e, nonostante un Leone agguerritissimo quel giorno, piazzo un primo attacco al 16° e la stoccata decisiva al 18° correndo gli ultimi 3 km in 8'20" con volata finale, perchè sapevo di essere li sul filo dell'ora e uno. Bellissimo tagliare lo striscione d'arrivo da vincitore in 1h00'56", nuovo record italiano, grande soddisfazione personale perchè arricchivo il mio palmares di gare su strada vinte con una classica di gran valore. L'anno scorso le cose sono andate un pò diversamente, perchè arrivavo da un periodo di scarsa forma e fino all'ultimo non sapevo se gareggiare o meno, in più la gara è stata tirata dall'inizio da un paio di keniani e ho arrancato 20 km prima di piazzare un allungo perentorio all'ultimo 1000 e raggiungere un terzo posto (1h01'39") che alla vigilia era insperato. La Roma-Ostia dell'anno scorso è stata la mia ultima mezza, domenica si ripete: nel 2003 fu test importante prima di Londra, quest'anno sarà lo stesso, speriamo riporti la stessa fortuna di allora. Ciao e a presto.

Windhoek, Tirrenia..., sempre in raduno!

Dopo un tranquillo rientro da Windhoek, la Capitale namibiana che ci ha "ospitato" per oltre tre settimane, sono tornato alla routine quotidiana con voglia e motivazione. La cosa accade da sempre: si va in raduno volentieri, soprattutto quando d'inverno vai in un posto caldo, ma è altrettanto bello tornare a casa e apprezzare la quotidianità, lo stare in famiglia, il correre sui percorsi abituali. Stavolta ho fatto appena in tempo a riassaporare casa che immediatamente ho rifatto le valigie per questi dieci giorni a Tirrenia, nel centro CONI dove ho trascorso parecchio tempo della mia vita sportiva, ma che non mi vedeva presente ormai dal 2001. Stiamo affrontando le prime battute del programma di allenamento in vista delle maratone primaverili e in Pianura Padana fa ancora molto freddo: ottima scelta allora venire qui, ci sono sempre 6/8 gradi in più rispetto a casa e una compagnia super, praticamente tutta la nazionale. In più mi sono portato anche moglie (che prepara i Campionati Italiani Indoor di sabato e domenica a Genova) e figlia (l'aria di mare fa sempre bene), perciò è come essere a Rubiera. Dopo la finale dei CDS di Società di Cross a Roma, dove non ho brillato in modo particolare, le cose vanno molto meglio appena metto i piedi sull'asfalto, mio terreno preferito, e i riscontri cronometrici di questi giorni vanno benone: ho fatto un lungo di 38 km, un lavoro sul ritmo gara di 19 km e dei 1000m in pista giusto ieri; venerdi faremo l'ultimo workout di 28 km di medio-veloce in progressione prima di rientrare a casa e rifinire qualche giorno prima della Roma-Ostia, la mia prossima gara.

Un posto fuori dal comune

Anche quest' anno Windhoek, capitale della Namibia, è la meta che ho scelto per allontanarmi tre settimane dal clima rigido della pianura padana, che mi ha sempre impedito di allenarmi nel modo migliore. Ci tornerò altri venti giorni a marzo, quando rifinirò la preparazione per la maratona di Londra. E' la nona volta che vengo qui, la prima nel 1997, quando avevamo deciso di cambiare la sede del raduno invernale in altura. Difatti in precedenza ero stato un paio di volte a Johannesburg, in SudAfrica, ma l' inquinamento cittadino e i problemi di sicurezza ci consigliarono di cambiare meta. La prima volta siamo venuti qui un pò al buio, nel senso che Windhoek ci era stata consigliata da Elio Locatelli, ex C.T. della nazionale, che allora lavorava al progetto Africa della IAAF e aveva avuto la possibilità di conoscere questo posto meraviglioso. Difatti all' inizio abbiamo avuto difficoltà a trovare i percorsi e a misurarli, ma il clima caldo, secco, i colori e gli sterrati incontaminati mi avevano già fatto innamorare. In particolare il "giro del medio", un anello di 10 km scarsi, è quello che preferisco: si tratta di un percorso ingannevole, che ti invita a correre veloce nella prima parte, per poi tagliarti le gambe con i secondi 5 km in leggera salita che ti mettono a dura prova, soprattutto per il vento (sempre presente) se contrario in quel tratto. Un altro percorso molto bello è la strada che da Windhoek porta a Walvis Bay, cioè al mare; è uno sterrato che inizia a una ventina di km dal nostro albergo, sale fino a 2000 metri sul livello del mare al Kupferberg Pass da dove partiamo per il lungo lento che supera l' ora. Domenica scorsa ci abbiamo fatto 31 km. L' Indipendence Stadium è l' Olimpico della Namibia, avrà una capienza di 20000 spettatori e la pista a otto corsie. Possiamo andarci quando vogliamo per sedute di allenamento, esercitazioni tecniche o allunghi dopo la corsa lunga, anche se per questi ultimi optiamo spesso per il campo da golf adiacente il nostro albergo. Altri percorsi sono lungo la ferrovia locale, oppure adiacenti alle strade principali (dove comunque non c'è molto traffico), mentre le salite le facciamo sulla Frankie Frederiks Drive, la strada che hanno intitolato al grande velocista che incontriamo di tanto in tanto al campo e non: infatti ieri era al golf del nostro albergo e ci ha invitato a casa sua per una cena! Alla prossima vi racconto com' è andata.

Training: il mio programma della settimana

Visto che in molti mi hanno chiesto come mi sto allenando in questo periodo, eccovi il programma della prossima settimana. Saranno sette giorni di "carico", quindi molto impegnativi, anche se il chilometraggio non è quello da maratoneta. Il programma è naturalmente a cura di Luciano Gigliotti. LUNEDI Mattino: riscaldamento 30' + 3 x 15'circuit training (es. tecnica + 200m in 36" per 12' + 1 km 2'45") Pomeriggio: 50' facili MARTEDI Mattino: 1h con 10 allunghi Pomeriggio: 50' + stretching MERCOLEDI Mattino: 20' + 14 km Fondo Medio Variato (1500m 4'45"/4'50"+ 500m 1'24"/1'26") Pomeriggio: 40' facili GIOVEDI Mattino: 1h15' con 10 allunghi + massaggio Parazza Pomeriggio: 50' + potenziamento tronco VENERDI Mattino: 40' + 15 x 100m e 2 x 300m sprint in salita recupero 1' 15" Pomeriggio: 40'/50' SABATO Mattino: Riscaldamento + 10 x 1000m recupero 200m in 60" (training in pista con chiodate) Pomeriggio: 40' DOMENICA Mattino: 1h30' collinare

 
 

Consigli

 

Se voleste dei consigli interessati e interessanti potete leggere questi  libri che ho scritto dopo i Giochi di Atene:

Maratona per tutti

"Maratona per tutti" è l'ultimo nato, per chi sogna i 42km e 195 metri, con tabelle di allenamento e consigli utili.

Quelli che corrono

"Quelli che Corrono" è il mio secondo libro edito da Mondadori, per chi vuole iniziare a muovere i primi passi di corsa.

Con le ali ai piedi

“Con le ali ai Piedi”, edito da Mondatori che è stata una bellissima soddisfazione personale, e contiene aneddoti della mia carriera e consigli per chi vuol cominciare a correre per stare in forma o con l’obiettivo maratona.

Per passione

“Per passione” edito da Disney e rivolto per lo più ai ragazzi più giovani , che è stato realizzato insieme ad altri campioni azzurri quali Aldo Montano, Federica Pellegrini e Giorgio Rocca.



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