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Sestriere regala un percorso a Stefano

Si rafforza sempre più il legame tra Sestriere ed il mondo dell’atletica. In questi giorni al Colle si stanno allenando i gemelli Bernard e Martin Dematteis (nella foto con alcuni giovani atleti del vivaio azzurro), pluri campioni europei di Corsa in Montagna, che torneranno poi a luglio con l’intera squadra nazionale.

Restando in tema di nazionali Sestriere è stata scelta anche dalla rappresentativa coreana di maratona quale sede di ritiro in vista dei mondiali in programma a Londra ad inizio agosto. Stesso obiettivo anche per il primatista norvegese Sondre Nordstad Moen anche lui in allenamento a Sestriere.

In mezzo a tanti atleti di oggi, un grande atleta del passato sarà a Sestriere lunedì 26 giugno per un motivo speciale. Si tratta di Stefano Baldini, ex maratoneta e mezzofondista italiano, vincitore di innumerevoli eventi tra cui spicca la maratona alle Olimpiadi di Atene del 29 agosto 2004.

Oggi Baldini riveste il ruolo di Direttore Tecnico Giovanile e per lo Sviluppo della Federazione Italiana di Atletica Leggera. A lui il Comune di Sestriere ha deciso di intitolare un anello di 700 metri in terra battuta, ideale per lavorare in quota a ritmi più intesi, situato sulla collinetta che affianca la pista di atletica di Sestriere. La cerimonia di intitolazione si terrà in mattinata alle ore 11.(ecodelchisone.it)

 

Mega intervista sulla Gazzetta di Modena

 

Stefano Baldini: "La mia maratona adesso la corro in una vita nuova"

 

Il campione è direttore tecnico nelle giovanili «Un’altra sfida. Il meglio deve ancora venire»

di GIOVANNI BALUGANI

I ragazzi corrono, saltano e lanciano in un bel sabato pomeriggio di primavera. Al Campo scuola è in corso un importante raduno giovanile di atletica leggera. A guardare quei giovani c’è un altro ragazzo, che il 25 maggio ha compiuto 46 anni: Stefano Baldini. È lì in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili, ma anche per la passione infinita che ha per questo sport.

 

SPORT E SCUOLA

«Non è mai stato un problema andare a scuola e fare sport insieme - racconta l’olimpionico di Atene -. Io già dalla seconda superiore facevo gare nazionali, viaggiando nel weekend. Riscontro la stessa capacità organizzativa nei ragazzi di oggi: non hanno tempo da perdere, sanno ottimizzare i tempi. Non è un caso che chi fa sport a certi livelli quasi sempre vada bene a scuola. A me piacevano le materie tecniche e anche oggi mi interesso di statistica, gestione di budget e risorse umane. Tutte materie che mi hanno aiutato come atleta nella programmazione del lavoro, d’altronde uno sportivo è il manager di se stesso. Lo sport, poi, negli anni della scuola mi ha dato la possibilità di sognare, attraverso i viaggi: già a 16 anni giravo in Europa e nel mondo. È una delle cose che amo di più, ho imparato ad essere un cittadino del mondo e sentirmi a casa ovunque. È altrettanto vero che lo sport mi ha privato di qualcosa: non sempre potevo uscire con gli amici, ma sono sacrifici che poi vengono ripagati. L’amicizia non si perde, anzi le amicizie vere non finiscono mai. Tuttora esco con ragazzi con cui andavo in giro da adolescente e facciamo di tutto per ritrovarci il più possibile».

 

SPORT E FATICA

«La fatica nello sport è relativa ed è comunque uno stimolo a superare se stessi. Lo sport, e l’atletica in particolare, ti fa sognare di poter raggiungere un obiettivo. Se in allenamento hai avuto la capacità di resistere alla fatica e di fare anche cose di cui non avevi voglia, allora anche in gara avrai la stessa capacità. E così succede nella vita di tutti i giorni. Chi fa sport ha sempre una marcia e mezzo in più rispetto agli altri».

 

L’ADDIO ALLO SPORT

«Mi divertivo ancora negli ultimi anni di carriera e forse per quello ho smesso con un po’ di ritardo. Quando si fa attività ad altissimi livelli per molto tempo si ha un po’ la paura del dopo e di dover ripartire da zero. Ma io mi ero preparato e poi ho cercato nuovi stimoli attraverso la formazione, seguendo un corso di management e facendomi ricoinvolgere nel mondo dell’atletica con la massima umiltà. Spogliarsi degli abiti del campione non è semplice, bisogna scendere dal podio. Io ad esempio non sarò mai un grande allenatore, perchè chi fa risultati straordinari difficilmente riesce a vedere gli atleti in maniera diversa da se stessi. Allora ho cercato un’altra strada, lavorando come tecnico che fa supervisione. Un’opportunità che ho colto al volo e in cui mi sono calato come uno studente. Il mio grande vantaggio è essere innamorato di questo sport e di essere curioso. È stimolante come essere un atleta e i ragazzi lo avvertono e allora bisogna dare il massimo per ripagare la loro fiducia. Lo sport nelle scuole? Il ministero della scuola se ne frega altamente, sono le società di atletica che dovranno andare nelle scuole.

 

LA FAMIGLIA

«Con i miei figli cerco di essere il più presente possibile, l’unica “eccezione” è con la maggiore quando si trova sulla pista d’atletica: cerco di starle a distanza siderale (ride, ndr). Poi ci sono i due piccoli, di 5 e 2 anni, e con loro cerco di esserci sempre, anche se con il mio lavoro non è facile. Ci sono periodi dell’anno in cui sono via anche 5 giorni a settimana, ma ce la metto tutta, anche se essere perfetti è impossibile».

 

MAI SMETTERE DI CORRERE

«Correre mi aiuta a risolvere problemi, trovi soluzioni che quando sei seduto ad una scrivania non immagini neanche. Poi lo sport è credibilità e quindi devo presentarmi bene e in forma se voglio avere un ruolo di dirigente. Senza dimenticare che correre mi permette di sedermi a tavola... Certo una volta facevo 200 chilometri a settimana, ora 40».

 

LA MIA MODENA

«Sono legato indissolubilmente al Campo scuola, in cui mi sono allenato per tantissimi anni. Qui ritrovo sempre un’atmosfera speciale ed è casa mia. Poi adoravo correre ai Tre Olmi, dove c’è un circuito molto bello. Oppure sugli argini del Secchia o a Stradello degli Orsi».

 

LA MEDAGLIA DI ATENE

«Sono abituato a guardare avanti e non indietro, sono gli altri a ricordarmi il passato. Quell’impresa per me nasce da cose semplici che per altri erano difficili, come venire a Modena e farmi dieci ripetute sui mille metri oppure sei volte i duemila. Anche grazie al prof. Gigliotti, che è stato maestro di vita e di sport. Ce la siamo spassata, vivevamo quel periodo con la leggerezza e la consapevolezza di fare grandi cose. Tenendo conto che ci sono gli altri: se sono più bravi ci si vede la prossima volta. Ma il giorno migliore deve ancora venire».

Il Presidente Mattarella visita il Coni e saluta gli Olimpionici

 

Mattarella abbraccia gli azzurri al CONI

 

Il presidente della Repubblica ha fatto visita al CONI per la prima volta nella storia. Presenti il presidente FIDAL Alfio Giomi, Maurizio Damilano, Gabriella Dorio, Stefano Baldini e Fabrizio Donato.

Un incontro unico, il primo nei 103 anni di storia del Comitato Olimpico Italiano. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita al CONI e abbracciato gli azzurri fra cui quattro campioni di sempre dell’atletica leggera come l’oro olimpico di Mosca Maurizio Damilano, quello di Los Angeles Gabriella Dorio, quello di Atene Stefano Baldini e il bronzo olimpico di Londra Fabrizio Donato, presenti al Foro Italico insieme al presidente della FIDAL Alfio Giomi. Un incontro reso ancora più speciale dallo scenario mozzafiato del Foro Italico di Roma, con un palco allestito per l’occasione nel piazzale fra Palazzo H e lo Stadio dei Marmi, in cui il presidente Mattarella ha ricevuto l’omaggio di un mondo e di un luogo nato e concepito per lo sport.

Sergio Mattarella ha dimostrato la sensibilità e la vicinanza della massima istituzione dello Stato nei confronti del movimento agonistico nella sua accezione globale. Erano presenti oltre 602 medaglie olimpiche, mondiali ed europee tutte insieme a rappresentare l’eccellenza dello sport tricolore. All’evento hanno partecipato i presidenti delle Federazioni Sportive Nazionali e Paralimpiche, delle Discipline Sportive Associate, delle Associazioni Benemerite, degli Enti di Promozione Sportiva, dei Comitati Regionali, del mondo paralimpico, nonché una folta rappresenta di atleti in attività e del passato. A fare gli onori di casa il Presidente del CONI, Giovanni Malagò che ha accolto Mattarella unitamente al Ministro dello Sport, Luca Lotti, e al Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli.

Mattarella ha celebrato e abbracciato tutti i presenti con un messaggio emozionante. "Sbagliano quanti considerano lo sport come marginale nella vita sociale, come un tempo di ricreazione. Lo sport è invece una leva di grande efficacia sul piano sociale, culturale, educativo, con rilevanti ricadute economiche. Vogliamo occupare un importante pezzo di welfare attivo del Paese e grazie allo sport coltivare tanti sogni e tante speranze.

Il nostro più grande risultato sarà quando saremo consapevoli di aver regalato un sogno, una speranza in più a tanti ragazzi".

 "Questo incontro intende riaffermare non soltanto i valori dello sport, ma la sua importanza, ampia e crescente, nella società, nella formazione dei giovani, nello sviluppo equilibrato delle persone e delle nostre comunità", le parole del Capo dello Stato, che nella sua visita al Palazzo H è rimasto colpito dalla 'Sala delle fiaccole' e in particolare da quella dei Giochi invernali di Torino 2006. "Lo sport è, insieme, causa e conseguenza di una passione collettiva che accompagna gare e campionati, e talvolta contribuisce a farci sentire un popolo - aggiunge Mattarella -. Nello sport si specchia la nostra società in misura molto maggiore di quanto taluni credono: per questo lo sport italiano ha consapevolezza di rappresentare l'immagine dell''Italia. Chi si impegna per lo sport, chi lo diffonde, aiuta l'intero Paese. Auspico che l'Italia abbia nei prossimi anni la forza e la capacità di guardare allo sport per trarre un nuovo slancio verso traguardi sempre piu ambiziosi. Se sapremo fare squadra nessuna sfida, neanche la più difficile, sarà irrealizzabile. E i nostri sogni, anche i più arditi, potranno diventare realtà". Poi, rivolgendosi alla platea di presidenti e atleti: "Non posso che augurarvi i migliori successi. In tutti i campi. Buona gara a tutti voi. Il mio augurio riguarda il vostro contributo al miglioramento della società del nostro Paese".

Malagò ha rimarcato che “purtroppo Roma 1960 resterà per molti anni ancora l'unica edizione dei Giochi estivi disputata nel nostro Paese. L'Italia dello sport ha conquistato sul campo un prestigio indiscutibile che difendiamo strenuamente ogni giorno con il nostro lavoro e i nostri sacrifici, senza consentire a nessuno di offuscare, ogni tanto con scelte miopi e ingiustificabili, la stima che abbiamo acquisito in Italia e fuori dai nostri confini". 

Che lo sport abbatte, perché "è l’antidoto vero contro la paura. Chi fa sport coltiva l'amicizia, non l'odio - ricorda il ministro Lotti -.

Voglio affermarlo con forza e con chiarezza: lo sport è una delle risposte più efficaci che il nostro mondo ha da offrire anche ai signori del terrore".

Erano presenti gli olimpionici Elia Viviani (ciclismo), Diana Bacosi (Tiro a Volo), Niccolò Campriani (Tiro a Segno) e, tra gli altri, Fabrizio Donato (Atletica), Matteo Castaldo (Canottaggio), Marta Pagnini (Ginnastica Ritmica), Gabriele Detti (Nuoto), Francesca Piccinini (Pallavolo), Riccardo De Luca (Pentathlon Moderno), Mirco Scarantino (Pesi), Margherita Granbassi (Scherma), Valentina Marchei (Sport del Ghiaccio), Francesca Lollobrigida (Sport Rotellistici), Filippo Volandri (Tennis), Claudia Mandia (Tiro con l’Arco), Alessandro Fabian (Triathlon), Flavia Tartaglini (Vela), Veronica Yoko Plebani (Canoa Kayak), Anika Niederwieser (Handball), Luigi Busà (Karate), Yuri Farneti (Squash), Alessia Mesiano (Pugilato), Luca Marziani (Sport Equestri), Giacomo Redondi (Motociclismo), Alberino Pascale (Armi Sportive da Caccia), Alessia Zecchini (Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Gianluca Formicone (Bocce), Rosario Maddaloni (Badminton), Letizia Ingrosso (Danza Sportiva), Erika Piancastelli (Baseball e Softball), Renato Paratore (Golf), Chiara Colantoni (Tennistavolo), Davide Spinosa (Taekwondo), Dalila Mirabella (Hockey), Thomas Degasperi (Sci Nautico), Sara Gama (Calcio), Fabio Andolfi (Automobil Club), George Biagi (Rugby), Renato Molinari (Motonautica), Alex Righetti (Pallacanestro), Sofia Goggia (Sport Invernali), nonché la rappresentanza di atleti delle Discipline Sportive Associate, tra cui Laura Rogora (Arrampicata Sportiva), Cosimo Zecca (Bowling), Marco Zanetti (Biliardo), Gayashan Munasinghe Ranga De Silva (Cricket), Ilaria Giunchiglia (Tiro Dinamico Sportivo), Daniele Macali (Dama), Mauro Sabatini (Giochi e Sport Tradizionali), Christine Kirchlechner (Orientamento), Federico Merighi (Palla Tamburello), Massimo Vacchetto (Pallapugno), Michele Godena (Scacchistica), Dario Botta (Canottaggio Sedile Fisso), Federica Gasparini (Wushu Kung Fu), Luisa Gullotti (Kickboxing Muay Thai Savate), Daniele Zambito (Twirling), Paolo Sensi (Turismo Equestre) e quella dei Rappresentanti degli Atleti e dei Tecnici in Consiglio Nazionale.

Hanno inoltre partecipato – tra gli altri - Raffaello Leonardo (Canottaggio), Daniele Lupo (Pallavolo), Clemente Russo (Pugilato), Paolo Maldini (Calcio) e una rappresentanza di grandi campioni della Walk of Fame, tra cui Nino Benvenuti, Gianni Rivera, Dino Meneghin, Gabriella Dorio, Mario Fiorillo, Ezio Gamba, Mauro Numa, Carmine Abbagnale, Giuseppe Abbagnale, Giuseppe Di Capua, Josefa Idem, Novella Calligaris, Giorgio Lamberti, Jury Chechi, Stefano Baldini, Domenico Fioravanti, Maurizio Damilano, Paola Pigni, Nicola Pietrangeli.

Per il mondo paralimpico protagonisti Alex Zanardi, Bebe Vio, Valerio Taras, Tiziano Capitani, Paul Eghaghe Osarobomwen Iyobo, Andrea Lanfri, Marco Ferrazza, Chiara Coltri, Simone Ianiro e Davide Bendotti. Hanno presenziato anche i Commissari Tecnici della Nazionale Italiana di Calcio, Giampiero Ventura, e della nazionale italiana di pallavolo maschile, Gianlorenzo Blengini, oltre a Claudio Ranieri.

(da coni.it, foto GMT)

 

Un abbraccio a Laura Biagiotti

E' stato un piacere sfilare per te. Un grande bacio a Lavinia.

Per fortuna non capita spesso, ma ho visto tante carriere ostacolate, ritardate, a volte rovinate da allenatori che quando scoprono il talento si ostinano a gestirlo senza aiuti, rifiutando la consulenza di specialisti anche quando la Federazione li mette a loro disposizione. Confrontiamoci sempre.
Stefano Baldini
 

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