stefanobaldini.net

bald052.jpg
J33051.jpg

Stefano alla Chief Coach Youth Academy in Germania

 

Il DT del settore giovanile e allo Sviluppo ha preso parte ad una sei giorni di formazione internazionale all'Accademia di Mainz (Germania)

"Chief Youth Coach Academy" per esplorare il presente e il futuro delle nuove generazioni dell'atletica europea. La DLV-Trainerakademie di Mainz (Germania), dal 27 agosto al 1° settembre, ha ospitato sei intense giornate dedicate alla formazione dei Direttori Tecnici nazionali giovanili del Vecchio Continente. Un'importante occasione di confronto a livello internazionale organizzata da IAAF, EA e DLV (la Federatletica tedesca) che per l'Italia ha visto la partecipazione del DT allo Sviluppo Stefano Baldini.

"E' stata un'esperienza molto interessante - spiega l'olimpionico azzurro di Atene 2004 - e ricca di spunti. Eravamo una ventina di DT under 18 al lavoro per 10-12 ore al giorno. Gli argomenti trattati hanno spaziato su diversi ambiti: dalla parte tecnica a quella psicologica, passando per fisiologia e genetica. Il focus era ovviamente sull'attività giovanile tra sviluppo e allenamento, con in primo piano le problematiche che spesso portano del drop out. Un fenomeno che ovviamente non riguarda solo la realtà italiana".

A coordinare i lavori sono stati Günter Lange (IAAF Senior Education Manager) e Wolfang Killing (Direttore DLV Academy Mainz). Tra i vari interventi in programma quelli dello statunitense Loren Seagrave (velocità) e dei tedeschi Herbert Czingon (asta), Elmo Neuberger (genetica), Pericles Simon (fisiologia), Scott Grace, Dietmar Chounard, Jorg Peter (psicologia) e Jurgen Bernhart (tecnico DLV Academy).

Che cosa porta a casa Stefano Baldini da questa esperienza? "Sono rimasto molto colpito dal livello di strutture come quella dell'Academy tedesca e dall'organizzazione sportiva del sistema scolastico che in pratica affianca e coinvolge in maniera crescente i giovani studenti dai 9 ai 18 anni. La Gran Bretagna, invece, investe molte risorse nell'atletizzazione degli under 15 con un sistema premiante meno legato ai risultati e più concentrato sulle abilità che si maturano nel corso del tempo. Si chiama Athletics 365 e prevede, come nel karate, una gradazione di livelli basata su dieci colori. La CYCA continua fino alla prossima estate con la presentazione del project work su cui ognuno di noi sta lavorando e che nel mio caso riguarderà il percorso di avvicinamento e costruzione della squadra azzurra per gli Europei U18 del 2018". E l'Italia dell'atletica? "Diversi colleghi di altri Paesi hanno apprezzato la capillarità della nostra attività giovanile su tutto il territorio e nel corso di tutto l'anno".

Da questo punto di vista quali sono i prossimi appuntamenti riservati ai giovani dell'atletica italiana? "In agosto una quarantina di atleti del comparto endurance (mezzofondo e marcia, ndr) si sono allenati in altura a Sestriere. Dal 31 ottobre al 4 novembre a Grosseto organizzeremo il consueto raduno abbinato alla conferenza di programmazione dell'attività degli under 20 proiettati sugli Europei U18 di Gyor (Ungheria, 5-8 luglio) e sui Mondiali U20 di Tampere (Finlandia, 10-15 luglio). Contiamo di coinvolgere un centinaio tra allievi e juniores con i rispettivi tecnici".(fidal.it)

Su lastampa.it si parla di Sestriere

 

Baldini: “Sogno la corsa in montagna ai Giochi”

A Sestriere l’ex olimpionico di Atene 2004 a cacca di talenti ed eredi

 

Luca Casali

Stefano Baldini alza la testa e sorride. A Sestriere, a fianco della pista di atletica, c’è un sentiero di appena 700 metri. Si chiama “sentiero Stefano Baldini”, intitolato all’ultimo italiano a vincere una maratona olimpica, ad Atene, nel 2004; l’uomo al quale la Fidal ha dato il bastone di comando del settore “Giovanile e dello “Sviluppo”. Perché l’Italia dell’atletica ha bisogno del suo carisma e al suo essere vincente per un rilancio che, dopo i mondiali di Londra con zero medaglie, non più aspettare. Baldini guida i giovani e sceglie Sestriere. La sua pista e le sue strutture. E sposa la filosofia della corsa in montagna. 

 

Trail, ultra trail, endurance trail: sono la nuova frontiera della corsa in montagna che sta portando a correre sui sentieri milioni di nuovi podisti in tutto il mondo. E’ d’accordo Stefano Baldini su questo modo di intendere l’atletica? O è una forzatura?  

“Nessuna forzatura, tutto il movimento che produciamo in natura o su un percorso misurato, piuttosto che su una pista di gomma si chiama atletica, benessere e performance. Non tutti hanno il cronometro come obiettivo, è anche bello misurarsi con se stessi su un percorso impegnativo, l’importante è essere pronti e preparati”. 

 

Il futuro dell’atletica leggera passa, anche, dalla corsa in montagna?  

“Abbiamo una bella tradizione, che si rinnova nel tempo grazie alle imprese dei ragazzi che si specializzano nella corsa in montagna. Ci sono anche atleti che la utilizzano come preparazione a maratone o per il cross, io stesso sono stato assiduo frequentatore dei percorsi in natura quando finalizzavo le gare più importanti, nei giorni di rigenerazione”. 

 

In pista i talenti azzurri fanno fatica ad emergere: potrebbe essere diverso in montagna ?  

“In pista la concorrenza si è moltiplicata e questo rende tutto più impegnativo; l’Africa è sempre più dura da battere. Lo spazio per far bene c’è ancora, i nostri ragazzi devono andare a prenderselo con pazienza e dedizione, niente arriva da una stagione all’altra. Bisogna sudarsi ogni piccolo miglioramento, celebrarlo e dimenticarlo in fretta per guardare avanti. In montagna siamo sempre competitivi, peccato che non si possa poi coltivare un sogno olimpico in questa specialità”. 

 

Quanto conta avere una corretta dinamica di corsa per districarsi sui sentieri e stare sulle gambe per ore e ore che sono necessarie per coprire distanze che raggiungono e superano anche i 100 chilometri?  

“Fondamentale a tutte le velocità e su qualsiasi fondo mantenere una meccanica di corsa naturale, agile e economica. Risparmiare energie è la base di tutto perché chi sa correre arriva lontano. Anche gli allenamenti sulla forza hanno grande importanza per chi corre distanze lunghe e su sentieri accidentati, ovviamente non per avere le masse muscolari di lanciatori e velocisti, ma per abbassare i consumi e essere sicuri in discesa”. 

 

Sestiere e l’atletica leggera: infine la ripresa dell’attività. Una pista che sarà rifatta nuova nel 2018 e la Fidal che crede nell’attività di preparazione in altura sulla pista e sui sentieri, come quello intitolato a lei, del Colle.  

“Da qualche anno siamo sempre più presenti e nel 2017, oltre agli stage della corsa in montagna con Paolo Germanetto, abbiamo iniziato un percorso educativo all’allenamento in quota con 30 mezzofondisti che corrono dagli 800 metri alla maratona, oltre ai marciatori e tutti Under 25. La pista nuova ci darà la possibilità di mettere le scarpe chiodate ogni giorno e i pistard più forti, anche stranieri, grazie al passaparola, verranno a provare un anello a 2050 metri di altitudine. Il percorso Baldini è una piacevole sorpresa. Vicinissimo alla pista, va bene come riscaldamento ma anche per correre forte su uno sterrato davvero bello: sono onorato e orgoglioso dell’iniziativa del Comune; lo stiamo usando parecchio”. 

 

Stefano Baldini sarebbe mai potuto essere un trailer?  

“Sono un uomo di pianura che ha imparato ad amare la montagna, così come amo la velocità. Correre forte, senza l’ausilio di nessun mezzo meccanico, è la cosa che mi ha emozionato di più nella vita. Mi manca molto”. 

 

Corre ancora, oggi?  

“Corro 3 o 4 volte la settimana, senza un programma di allenamento, giusto per stare bene e divertirmi, di solito corro dai 10 ai 15 km in progressione, ma a volte mi piace ancora fare delle prove su distanze brevi. Ogni tanto faccio qualche gara per iniziative benefiche, la grinta e la passione per il movimento ci sono sempre”.

Gazzetta.it compie 20 anni e celebra venti storie da prima pagina

 

Baldini 2004, ai Giochi di Atene il capolavoro del dio di Maratona

L'azzurro si esalta sui 42 km e conquista un oro da brividi battendo il brasiliano De Lima, aggredito a 6 km dal traguardo da uno squilibrato, e scalando così l’olimpo dell’atletica

03 SETTEMBRE 2017 - MILANO

Fra i tanti titoloni della prima pagina della Gazzetta che hanno fatto storia accanto, anzi due anni prima, dell'imbattibile "Tutto vero" dei Mondiali di calcio 2006 c'è sicuramente "Dio di maratona". Perché non suonò blasfemo? Perché in quel 29 agosto del 2004 all'Olimpiade di Atene Stefano Baldini realizzò veramente il massimo delle imprese concesse a un uomo di sport, perché sul traguardo dello stadio Panathinaiko apparve veramente come un semidio. Appunto dio di maratona, come e forse ancora di più di Gelindo Bordin, il veneto con cui condivideva l'allenatore Luciano Gigliotti, che nell'88 a Seul lo aveva preceduto nella stessa impresa ma senza la cornice mitologica che solo l'antica Grecia e il percorso caro a Fidippide potevano concedere. Certo, parliamo di un'epoca in cui i corridori africani non avevano ancora preso le misure dei 42 chilometri e 195 metri (per la verità non le hanno prese del tutto ancora adesso) ma Stefano a 33 anni era allora all'apice di una carriera prestigiosa che l'aveva portato a correre con i migliori alle maratone di New York e Londra ed era fra i favoriti anche ad Atene.

POEMA OMERICO — Quell'oro olimpico vale più di qualsiasi vittoria nelle classiche del podismo, perfino più di un'accoppiata Boston-New York: non solo perché ottenuto sul più prestigioso traguardo della maratona ma anche per i colpi di scena della gara che fu degna di un poema omerico. Era previsto dal copione che nell'ultima giornata di quell'Olimpiade trionfale per i colori azzurri toccasse al nostro Baldini controllare il plotone che accompagnava il favorito d'obbligo, il keniano Paul Tergat. Era previsto dal copione anche che qualcuno, in questo caso il sudafricano Ramaala e il brasiliano Vanderlei de Lima, provasse ad andare in fuga per risvegliare quell'andatura sonnolenta. Era meno previsto invece che l'uomo diventato ultimo tedoforo all'Olimpiade di Rio, cominciasse a fare sul serio costringendo proprio l'azzurro a quell'inseguimento che passerà alla storia dell'atletica. La cronaca sportiva racconta del cedimento clamoroso del campione mondiale Gharib (solo 11° all'arrivo) e del primatista mondiale Tergat (solo 10°) mentre uno sconosciuto eritreo rifugiato negli Usa, Meb Keflezighi, lascia un'ombra imprevista alle spalle della maglia bianca dell'azzurro.

AGGRESSIONE — La cronaca "nera" mostra invece un fanatico religioso in gonnellino scozzese, tale Cornelius Horan, che a sei chilometri dall'arrivo invade il tracciato come aveva già fatto al Gran Premio di Silverstone del 2003. Sono immagini che non appartengono solo alla storia dello sport: il brasiliano aggredito che viene sorretto e rimesso in gara da un corpulento uomo barbuto, Baldini che stacca Keflezighi e raggiunge De Lima a tre km dal traguardo sono nei nostri occhi ancora oggi. Una rimonta su cui si discuterà a lungo: Baldini ha sempre sostenuto (a ragione) che l'aggancio sarebbe avvenuto anche senza l'aggressione, Lima ha riveduto solo nelle interviste all'Olimpiade di Rio la posizione secondo cui senza lo stop sarebbe arrivato da solo al traguardo. A 108 anni dal pastore-contadino Spyridon Louis toccava dunque a un ex contadino emiliano entrare per primo nello stadio Panathinaiko con 2h10'55" davanti a Keflezighi e allo stesso Lima. Quell'immagine del dio di maratona, oggi c.t. giovanile degli azzurri, col pugno alzato è ancora oggi la più diffusa icona mondiale della maratona.Fausto Narducci

Gazzetta.it 2004 L'importanza del Coach e del Team

Il professor miracolo

Pubblicato nell'edizione del 30 agosto 2004

Gigliotti, l' allenatore di due olimpionici: Bordin e Baldini. «Stefano è eccezionale»

Il Prof ride, il Prof piange, il Prof non sa cosa fare, il Prof non ci sta più dentro: «Fatemi chiamare casa per dire che sono ancora vivo...». Il Prof, il grande Prof, è Luciano «Lucio» Gigliotti, settant' anni splendidamente portati, un bel paio di furbi baffetti, una parlata con inflessione modenese e una carica infinita. E' più di un allenatore. Senza di lui, forse, l' atleta Stefano Baldini non esisterebbe. Anzi, che diamine: il campione olimpico Stefano Baldini. E non ci sarebbe nemmeno questa notte da brividi. Con la maratona che va da Maratona fino al cuore di Atene, lungo il percorso più suggestivo, lungo quarantaduemilacentonovantacinque metri che profumano di gloria. E il Panathinaiko che, col suo carico di fascino e di tradizione, di colpo si colora di bianco, di rosso e di verde. Che spettacolo, che gioia, che impresa. In Italia dire maratona equivale a dire Lucio Gigliotti da almeno vent' anni. Il primo importante successo internazionale di un suo allievo risale all' 86 quando Gelindo Bordin vinse gli Europei di Stoccarda. Già, Gelindo, Gelindoro. Dopo Seul ' 88, ecco Atene 2004. L' attesa e l' incantesimo di un' Italia senza olimpionici per sedici anni, lo hanno rotto dieci giorni fa Ivano Brugnetti e la sua cavalcata trionfale nella venti chilometri di marcia. Ma c' è un lungo filo sottile che unisce le maratone a cinque cerchi della Sud Corea e questa di Grecia. Il comun denominatore è appunto Gigliotti, il Prof. Uno che, dopo Bordin, ha guidato a vittorie che hanno fatto la storia campioni come Alessandro Lambruschini, oggi suo genero e Maria Guida, campionessa continentale di maratona in carica. Lucio è nell' atletica da cinquant' anni: «Nel ' 57 - ama ricordare - sulla carbonella del Giuriati di Milano, corsi un 800 in 1' 55"». Famiglia a parte, ha un altro grande amore: il rugby. Col Modena ha giocato una partita in serie A, poi ne è stato a lungo dirigente. Lucio sapeva, Lucio non bluffa mai: «Non firmerei per il bronzo» aveva detto alla vigilia. Ieri ha accompagnato Stefano alla partenza. E' stato con lui fino a quando ha potuto. Poi, in fretta e furia, coi mezzi dell' organizzazione, ha fatto ritorno ad Atene. S' è diretto al Panathinaiko e quando si è seduto in tribuna presso la postazione Rai, circa cinquanta minuti di gara se ne erano già andati. Seguirne gli sviluppi al suo fianco è stata un' emozione nell' emozione. «Troppo piano, stanno andando troppo piano - ha sbuffato poco dopo il passaggio al 15° chilometro -: così rischiano di coinvolgere nel gioco anche degli outsider e l' accelerazione sarà violenta». Non s' è spaventato quando Raamala ha provato ad allungare, non ha aperto bocca quando è stata la volta di Lima. Baldini è sempre stato nelle posizioni di testa: «E' bello, è bello, si vede che sta bene» ha spiegato il coach poco dopo la mezza. Poi, finalmente, s' è mosso l' iridato Gharib, un califfo: «Era l' ora - ha esclamato Gigliotti - adesso la gara entra nel vivo». Il vantaggio di Lima, però, è salito fino a 42 secondi: «Non mi piace - ha sentenziato - potrebbe diventare un' azione pericolosa». Lì è cominciato il Baldini-show: «Sta correndo sciolto, ha tutto per arrivare fino in fondo - ha commentato l' allenatore -: Tergat, invece, ha un' ampiezza eccessiva». E infatti: il gruppo, sotto l' azione dell' azzurro, si riduceva e anche il keniano era costretto a rallentare. Fino all' invasione, al corpo a corpo con Keflezighi, al sorpasso su Lima e agli ultimi interminabili dieci minuti di azione solitaria. «E' fatta, è fatta» ha presto gridato il Prof, mentre altri suggerivano ancora prudenza. Di colpo, dal suo zainetto, è comparso un vessillo tricolore: «Sta qui dentro da sei mesi - ha svelato - dal giorno in cui abbiamo cominciato a pensare a questa maratona. Sapevo che stasera ci avrebbe fatto comodo. Il ragazzo ha fatto una cosa enorme, da infarto. Rispetto a Bordin mi ha fatto soffrire ancora di più, perché quella di Gelindo non fu un' impresa annunciata, mentre sapevo in che condizioni stava Stefano. Ero addirittura preoccupato tale era la sua sicurezza. Del resto è un uomo con qualità speciali, lucido, serio, determinato e capace di finalizzare al meglio gli obiettivi. E' solo lui l' artefice di questa impresa, ma voglio ringraziare chi ci ha sempre seguito con professionalità e passione, in particolare il dottor Pierluigi Fiorella e il fisioterapista Daniele Parazza». Anche loro due hanno ricevuto i grazie dei tifosi e i complimenti degli staff stranieri: «Lavoro con Stefano dal ' 93 - spiega Parazza anche a nome di Fiorella -. E' una persona eccezionale, con una grande carica umana. Quest' oro è nato in Namibia, nei due raduni di gennaio e marzo a 1860 metri di quota. Poi ci sono state tante altre tappe e tanti altri stage. Ma quel che ha fatto la differenza è il carattere dell' atleta. Erano di mercoledì gli ultimi test sul lattato: eravamo rimasti sbalorditi. Lavorare con Stefano è un onore». Anche la maratona è una disciplina di squadra. Andrea Buongiovanni (Gazzetta.it)

Oggi la carriera degli atleti si può estendere fino ai 40 anni. Eppure una gran parte di top runner italiani non vive ragionando da professionista. C'è questo strano pudore a usare il termine "professionista", che fa sì che molti di loro brucino malamente il periodo più bello della vita.
Stefano Baldini
 

"Maratona per tutti" è l'ultimo nato, per chi sogna i 42km e 195 metri, con tabelle di allenamento e consigli utili.

"Quelli che Corrono" è il mio secondo libro edito da Mondadori, per chi vuole iniziare a muovere i primi passi di corsa.